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27/01/2007 Hebron, la brutalità dei coloni (Elle Emme, http://www.altrenotizie.org)

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Il filmato della colona israeliana di Hebron che molesta una ragazzina palestinese ha fatto il giro del mondo. Nel video, la colona insulta ossessivamente la ragazzina e la spinge dentro la sua casa, urlandole di non uscire dalla sua gabbia. Ma l'immagine che più disturba è forse quella del soldato israeliano che se ne sta lì di fronte a guardare senza far nulla. Il filmato ha creato enorme scalpore e innescato feroci discussioni sui media e nel mondo politico israeliano: ma il dato che emerge con chiarezza da queste reazioni è soprattutto la totale ignoranza che l'opinione pubblica israeliana dimostra riguardo alla situazione dei palestinesi nei Territori Occupati. Tra i vari commenti istituzionali alla vicenda, uno dei pochi sensati è stato quello del direttore del museo dell'Olocausto, che ha ricordato come “tali episodi di violenza e persecuzione fossero quotidianamente subiti proprio dagli ebrei europei durante gli anni trenta” e ora la storia sembra ripetersi al contrario.

Il premier Ehud Olmert ha “provato vergogna dinanzi a tanta malvagità” e il ministro della difesa Peretz si è dichiarato “preoccupato per l'immagine sbagliata dell'IDF che questo filmato trasmette al mondo: l'esercito israeliano verrà percepito come complice delle azioni dei coloni.” Le associazioni israeliane per i diritti umani gli hanno subito fatto notare che l'IDF in realtà complice lo è, e a tutti gli effetti, perché sulla carta il regolamento imporrebbe ai soldati di intervenire per proteggere i palestinesi dalle violenze dei coloni. Anche se ovviamente ciò che accade quotidianamente è il contrario.

L'episodio documentato dall'associazione israeliana B'Tselem si è svolto a Hebron, la città della West Bank che forse più di ogni altra vive quotidianamente la violenza del conflitto tra coloni israeliani e residenti palestinesi. Nella città vecchia, che si inerpica sulle colline attorno alla tomba dei Patriarchi, vivono circa ventimila palestinesi. Tra di loro, si sono insediati circa cinquecento coloni. Con la consegna ufficiale di proteggere questi ultimi, i soldati dell'IDF presidiano ogni angolo della città. Le strade del mercato, un tempo fiorente e rinomato in tutta la Palestina, sono da due anni sigillate da muri di cemento e filo spinato: i coloni hanno picchiato i negozianti palestinesi e bruciato i loro negozi, costringendoli ad andarsene insieme alle loro famiglie. Le strade della città vecchia sono quasi sempre deserte, a parte i bambini che, seduti sui muretti, guardano i soldati passare. Ma ciò che resta impresso in maniera indelebile nella memoria è soprattutto un particolare: tutte le porte e le finestre delle case palestinesi sono protette da griglie di ferro. Persino i terrazzini sono completamente chiusi da gabbie protettive e i bambini passano la giornata a guardare il mondo esterno attraverso le sbarre.

I residenti palestinesi della città, stanchi di trovare tutte le mattine i vetri spaccati a sassate dai giovani coloni (e di essere sbeffeggiati dalla polizia israeliana quando vanno a sporgere denuncia), hanno provveduto nell'unico modo possibile: non avendo altro posto dove andare, hanno deciso di proteggersi trasformando le proprie case in gabbie. Proprio come si vede nel video che ha sollevato le recenti polemiche. L'elenco delle violenze quotidiane inflitte dai coloni è senza fine. Intere famiglie palestinesi vengono spesso cacciate dalle loro abitazioni, che vengono poi occupate da giovani coloni. In genere, pochi giorni dopo l'avvenuta occupazione, pattuglie dell'IDF requisiscono anche le case vicine per “motivi di sicurezza” e vi si accampano stabilmente. Ogni anno, ettari di vigneti palestinesi vengono sradicati dai coloni, per impedirne la vendemmia. Innumerevoli sono poi le testimonianze filmate delle aggressioni che i bambini palestinesi subiscono all'uscita da scuola, dove insieme alle loro madri vengono picchiati da squadre di coloni, che poi fuggono all'arrivo dell'esercito, puntualmente in ritardo.

Di fronte a queste continue brutalità, fa quasi sorridere per la sua ingenuità il video della donna colona che insulta la ragazzina palestinese. Tuttavia, il cittadino medio israeliano è rimasto scioccato da quelle crude immagini: la percezione che egli ha dei Territori è annebbiata, gli hanno solo detto che è meglio non andarci, perché è pieno di terroristi. E comunque preferisce non pensarci. Vedere con i proprio occhi che il proprio esercito, di cui anch'egli ha fatto parte, è complice delle violenze e del disprezzo dei coloni, crea un senso di profondo disagio.

Il commento del ministro dell'interno, alla vista del video, dà l'idea dell'ignoranza, o forse malafede: il ministro ha affermato che “non è tollerabile che i coloni agiscano come dei fuorilegge, la legge deve essere uguale per tutti i cittadini israeliani.” Ma a quale legge si riferiva il ministro? Se si riferiva alle leggi israeliane, allora evidentemente crede che Israele abbia già annesso i Territori Occupati. Ma nella West Bank è in vigore la legge militare che regola lo stato di occupazione. Quindi a tutti gli effetti i coloni possono continuare ad agire indisturbati, come dei veri e proprio banditi legalizzati, anzi protetti dall'esercito del proprio paese. La stessa polizia di confine, di stazione a Hebron, ha confermato che le violenze dei coloni sui palestinesi sono molto frequenti, ma spesso vengono compiute da coloni ancora minorenni e quindi non perseguibili.

L'ignoranza sulla reale situazione nei Territori non riguarda solo gli israeliani che vivono al di qua della Linea Verde, ma anche i politici stranieri. Alcuni giorni fa, Xavier Solana, responsabile della politica estera dell'Unione Europea, ha avuto modo di rendersi conto di persona della situazione. In visita ufficiale per colloqui con Olmert e Abbas, è stato poi accompagnato in un insolito tour di Gerusalemme Est e dei vicini villaggi arabi. Al termine si è detto “profondamente scioccato” dal deteriorarsi della situazione, dall'estensione del Muro che taglia a metà interi villaggi palestinesi e dalla continua crescita delle colonie israeliane attorno a Gerusalemme, che stanno “di fatto rendendo impraticabile l'opzione dei due popoli-due stati”. Solana ha quindi invitato Israele a bloccare immediatamente l'ampliamento delle colonie e la costruzione del Muro, essendo ambedue i progetti contrari alla road map e alla legalità internazionale.

Le polemiche innescate dal recente video della colona israeliana, tuttavia, non porteranno probabilmente a nessun miglioramento tangibile. Nonostante l'indignazione politically correct del premier e di alcuni ministri, infatti, nessuno ha alzato un dito per fermare nemmeno una delle recenti leggi della vergogna approvate dal governo. Nessuno si è opposto all'estensione della legge che vieta il ricongiungimento familiare tra palestinesi che vivono nella West Bank e cittadini arabi-israeliani. Nessuno ha mosso obiezioni alla legge che vieta a cittadini israeliani e stranieri di trasportare nella propria macchina residenti della West Bank, a meno che non si tratti di datori di lavoro israeliani che trasportano propri impiegati.

Quest'ultima legge risulta particolarmente odiosa, in quanto sancisce legalmente il rapporto subalterno di classe tra occupanti e occupati. Resta da chiedersi quanti altri documenti sulle violenze dei coloni saranno necessari prima che la società civile israeliana apra gli occhi sulla brutalità dell'Occupazione e del criminale progetto della colonizzazione della West Bank, che sta minando sempre di più le flebili possibilità di soluzione del conflitto.

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