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  • 15/11/2006 Iraq : Al Maliki in crisi , dove va il Paese? (Shorsh Surme*, www.osservatoriosullalegalita.org)

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    Sono passati più di cinque mesi dalla nascita del nuovo governo Iracheno di Al Maliki, che doveva ridare la speranza ai popoli dell'Iraq per un'avvicinamento concreto e graduale della pace tra le varie fazioni sia politici che gruppo di matrice religiosa, ma purtroppo sia al Centro che al Sud del paese non è cambiato niente anzi c'è stato un ulteriore peggioramento.

    Ricordiamoci che cinque mesi fa molti in Occidente - in primis gli Stati Uniti - espressero la loro soddisfazione nei confronti del governo di Nuri Al Maliki che doveva portare avanti il processo di democratizzazione dell'Iraq. Ma Maliki non è riuscito a fermare gli scontri confessionali tra gli Sciiti e i Sunniti e prendere in mano le redini della sicurezza in Iraq.

    Ora Al-Maliki, in una seduta a porte chiuse dell'Assemblea Nazionale, ha sollecitato un "rimpasto complessivo del governo", con modifiche "adeguate" per poter fare fronte "alla situazione in cui versa attualmente il Paese". Lo ha reso noto l'ufficio dello stesso Maliki in un comunicato diramato al termine della riunione parlamentare.

    Qui una domanda nasce spontanea: con il rimpasto del governo, Al Maliki davvero riuscirà a convincere la corrente sciita dell'Imam radicale sciita Moqtada al-Sadr a smettere di seminare il terrore tutti i giorni con il suo esercito Al Bader? O pure riuscirà a convincere i Sunniti che Saddam non c'è più, quindi devono lottare per un Iraq Unito? Non credo proprio, basterebbe leggere la notizia che oggi nel cuore del capitale Baghdad un commando di uomini armati ha rapito 150 persone durante un raid in un istituto di ricerca del Ministero dell'Università.

    Un altro aspetto della crisi del governo di al-Maliki è rappresentato dalla violenza sempre crescente che viene praticata oggi in Iraq, soprattutto quella a sfondo confessionale, che vede contrapporsi Sciiti e Sunniti, di volta in volta vittime o artefici di aggressioni ai rispettivi luoghi santi, e di massacri collettivi perpetrati sulla base dell'appartenenza confessionale.

    La varietà è che la crisi irachena è arrivata a tal punto che l'unica soluzione per uscire sia dagli atti terroristici sia dal conflitto tra gli Sciiti e i Sunniti è quello di creare tre Stati confederati, uno curdo al Nord del paese, in Kurdistan, uno al Centro per i Sunniti e uno al Sud per gli Sciiti.

    Solo cosi' si può affrontare l'attuale situazione dell'Iraq, anche se sono consapevole che molti non solo in Iraq ma anche negli altri Paesi Arabi ancora oggi interpretano il federalismo come la divisone del Paese, e non si rendono conto che il federalismo è unica forma che possa far convivere i popoli e le confessioni in un Paese come l'Iraq.

    * giornalista curdo-iracheno


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