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22/09/2005 Al-Zarqawi è morto. Il suo nome è strumentalizzato dagli occupanti per rimanere in Iraq (Le Monde: Zarqawi è morto, Maurizio Blondet, www.effedieffe.com/fdf/giornale/giornale.php )

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    PARIGI - «Al-Zarqawi è morto. Il suo nome è strumentalizzato dagli occupanti per rimanere in Iraq»: così, nero su bianco, ha detto un importante imam sciita iracheno intervistato da Le Monde, e – ancora più inaudito – Le Monde lo annuncia nel titolo (1).
    L’intervistato è lo sceicco Jawad Al-Khalessi, imam sciita della moschea Al-Kazemiya a Baghad, e rettore della scuola teologica annessa.
    Ha parlato a Parigi, dov’era di passaggio dopo aver partecipato a Lione a un incontro inter-religioso della Comunità di sant’Egidio.
    La domanda di Le Monde: «Abu Mussa Al Zarqawi ha dichiarato guerra totale agli sciiti [in Iraq] e compie massacri. Che cosa pensate di questa dichiarazione di guerra?».
    Ed ecco la risposta di Al-Khalessi: «non credo che Al Zarqawi esista in quanto tale. E’ solo un’invenzione degli occupanti per dividere il popolo. [Al Zarqawi] è stato ucciso a nord dell’Iraq al principio della guerra, mentre si trovava con il gruppo Ansar Al-Islam, nel Kurdistan. La sua famiglia, in Giordania, ha persino eseguito una cerimonia per la sua morte. Al Zarqawi è un giocattoli usato dagli americani, una scusa per continuare l’occupazione dell’Iraq. E’ un pretesto per non abbandonare il paese».

    Ma perché, chiede il giornalista francese, dichiarare la «guerra totale” agli sciiti?
    «Per gettarli nella braccia delle forze d’occupazione», risponde l’imam: «per fare che gli sciiti si facciano proteggere dagli americani anziché congiungersi alla resistenza. Perché gli sciiti partecipano alla resistenza al sud, come dimostrano certi attentati compiuti recentemente, specie a Bassora».

    Che cosa pensa, domanda ancora il giornalista, della Costituzione che sta per essere sottoposta a referendum il 15 ottobre?
    «E’ un testo adottato in fretta per adeguarsi all’agenda degli americani. Non riflette le speranze del popolo iracheno, che è preoccupato di sopravvivere di giorno in giorno e della sua sicurezza. Il progetto è stato concepito nella ‘zona verde’ di Baghdad, sotto dettatura dell’ambasciatore americano. Come ha detto uno specialista britannico dell’Iraq, ‘ la Costituzione è come occuparsi di sistemare le sdraio sul ponte del Titanic che affonda’. L’Iraq sta affondando. In ogni caso, George Bush ha già pronta la sua dichiarazione, che dirà che la consultazione è stata un successo e un progresso sulla strada della democrazia. Ma cosa cambierà, per gli iracheni? ».

    Allora, secondo lei, qual è la soluzione per salvare l’Iraq?
    «Prima cosa: un calendario per il ritiro delle ruppe; secondo: mettere le competenze nazionali sotto la supervisione dell’ONU al servizio del Paese, e non più dei politici; terzo: dialogo nazionale con l’organizzazione di elezioni sotto il controllo internazionale. Se l’occupazione continua, la situazione non farà che peggiorare e sempre più iracheni si uniranno alla resistenza».

    Altrove (2) abbiamo raccontato come sia stata creata in USA la personalità di Al Zarqawi.
    Con varie incertezze da parte della CIA: nel 2003 lo si dava per amputato a una gamba per ferite riportate in Afghanistan; poi «membri dell’intelligence USA», nel maggio 2004, concludono che «ha ancora tutt’e due le gambe».
    Il 29 aprile 2004, il Dipartimento di Stato annuncia che Al Zarqawi «sta preparando un attentato sul suolo americano».
    Ma due settimane dopo, l’11 maggio, assicura che è Al Zarqawi l’individuo con maschera nera che appare nel video che ritrae la decapitazione dell’americano Nick Berg a Baghdad.
    Quel presunto Zarqawi ha entrambe la gambe, porta una vera d’oro al dito (cosa vietata ai musulmani) e non parla con l’accento giordano come dovrebbe, visto che il vero Zarqawi è nato in Giordania.
    Da quel momento in poi, Al Zarqawi infuria in Iraq con una serie di attentati massacratori contro gli sciiti (maggioranza nel Paese), con lo scopo evidente di scatenare una guerra civile sciito-sunnita.
    L’intervista di Le Monde dimostra che i leader sciiti non sono caduti nel tranello, e sono consapevoli che la politica dei massacri è parte di una «strategia della tensione» guidata dagli occupanti.

    Maurizio Blondet

    Note
    1) Michel Sole-Richard, «Abou Moussab Al-Zarkaoui est mort. Son nom est utilisé par les occupants pour rester en Iraq», Le Monde, 17 settembre 2005.
    2) Confronta. il mio «Israele, USA, Terrorismo islamico», Effedieffe, 2005, pagina 61, capitolo «La creazione di Al-Zarkhawi».


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