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17/9/2005 Attacco alla Sovranità Irachena (a cura di Against the GRAIN e Focus on the Global South - traduzione di lc)

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    Al momento di partire da Baghdad nel giugno del 2004 per il presunto "trasferimento di sovranità" Paul Bremer, ex amministratore della Coalition Provisional Authority (CPA), ha lasciato dietro di sé un centinaio di ordini emanati in qualità di capo dell'autorità di occupazione in Iraq. Tra questi c'è l'ordine 81 su "Brevetti, Design Industriale, Circuiti Integrati e Varietà Vegetali" [1]. Questa disposizione emenda la precedente legislazione iraqena sui brevetti del 1970 e, a meno che o fino a quando sia riveduta e corretta da un nuovo Governo iraqeno, avrà a tutti gli effetti forza di legge [2]. Un provvedimento che avrà drastiche conseguenze sui contadini e sul futuro dell'agricoltura in Iraq e che rappresenta l'ennesima componente del tentativo USA di trasformare radicalmente l'economia iraqena.

    Ordine 81: chi ci guadagna?
    Per intere generazioni i piccoli contadini iraqeni hanno operato in un sistema di fornitura di sementi essenzialmente privo di regole e informale. Per lungo tempo la base della pratica agricola è stata un misto di autoproduzioni, innovazione gratuita e scambio di materiali e sementi tra le comunità di contadini. Secondo la nuova legge tutto ciò è diventato illegale. I semi che è ora concesso agli agricoltori di piantare - con varietà "protette" portate in Iraq da corporations transnazionali in nome della ricostruzione agricola - saranno di proprietà delle corporations.
    Mentre storicamente la costituzione iraqena proibiva la proprietà privata di risorse biologiche, la nuova legge sui brevetti imposta dagli USA introduce un sistema di diritti monopolistici sulle sementi. Nella precedente legislazione sui brevetti è stato inserito un intero nuovo capitolo sulla Protezione delle Varietà Vegetali (PVV), che si occupa della "protezione di nuove varietà di piante". Il PVV è un Diritto di Proprietà Intellettuale (DPI), ovvero un tipo di brevetto sulle varietà vegetali, che dà un diritto di monopolio esclusivo sui materiali da semina ai selezionatori agricoli che sostengano di aver scoperto o sviluppato una nuova varietà.
    Quindi il concetto di "protezione" contenuto nel PVV non ha nulla a che vedere con la conservazione, ma si riferisce alla salvaguardia degli interessi commerciali di privati agricoltori (di solito grandi corporations) che sostengono di aver creato nuove piante. Per ottenere il PVV le varietà agricole devono rispettare gli standard della Convenzione UPOV [3] che richiede che siano nuove, distinte, uniformi e stabili. Le sementi dei contadini non possono soddisfare questi criteri, rendendo i semi protetti da PVV di dominio esclusivo delle corporations. I diritti garantiti ai selezionatori agricoli in questo schema includono l'assoluta esclusiva nella produzione, riproduzione, vendita esportazione importazione e stoccaggio delle varietà protette. Questi diritti si estendono ai raccolti, incluse intere piante o parti di piante ottenute dall'uso di varietà protette. Questo tipo di sistema PVV è spesso il primo passo verso la totale brevettabilità di intere forme di vita. E senza dubbio in questo caso la legge di per sè non esclude la futura brevettabilità di piante o animali.
    Il termine del monopolio è di 20 anni per le varietà di semi e di 25 per alberi e vitigni. Durante questo periodo la varietà protetta diviene de facto proprietà di chi l'ha selezionata, e nessuno la può piantare o usare altrimenti senza pagare il produttore. Questa nuova legge significa che i contadini iraqeni non possono né piantare né conservare legalmente semi di quelle varietà che la nuova legge tutela [4]. Ciò priva i contadini di quello che ritengono, insieme a molti altri nel mondo, il diritto inalienabile a conservare e ripiantare dei semi.

    Controllo corporativo
    La nuova legge è presentata come necessaria ad assicurare la fornitura di sementi di buona qualità in Iraq e a facilitare l'accesso dell'Iraq al WTO [5]. I reali effetti saranno di facilitare la penetrazione nel sistema agricolo iraqeno dei giganti corporativi, che controllano il commercio di semi a livello globale, come Monsanto, Syngenta, Bayer e Dow Chemical. Eliminare la competizione dei contadini è, per queste compagnie, un prerequisito all'apertura di operazioni in Iraq, e la nuova legge garantisce loro questo risultato. Appropriarsi del primo scalino della catena alimentare sarà il prossimo passo.
    Inoltre la nuova legge sui brevetti promuove specificamente la commercializzazione di semi geneticamente modificati (GM) in Iraq. Nonostante la accanita resistenza di contadini e consumatori in tutto il mondo le stesse compagnie stanno spingendo i contadini in varie parti del mondo all'utilizzo di sementi che incrementeranno i profitti aziendali.
    Contrariamente a quanto sostenuto dall'industria, le sementi GM non riducono l'uso di pesticidi, ma pongono una minaccia all'ambiente e alla salute pubblica incrementando allo stesso tempo la dipendenza dei contadini dal business agricolo. In alcuni paesi come l'India il rilascio "accidentale" di colture GM è stato manipolato deliberatamente [6], visto che la separazione di colture GM e colture non-GM non è realizzabile. Una volta introdotto nel ciclo agricolo/ecologico, non c'è via d'uscita o soluzione all'inquinamento genetico [7].
    Secondo il WTO l'Iraq avrebbe una serie di opzioni legali per attenersi alle regole dell'organizzazione sulla proprietà intellettuale ma gli USA hanno semplicemente deciso che l'Iraq non deve conoscerle o sperimentarle.


    L'Iraq non rappresenta che l'ennesimo fronte nel tentativo globale di far passare leggi sui brevetti delle sementi che garantiscano diritti monopolistici alle corporations multinazionali, a danno dei contadini locali. Durante lo scorso decennio diversi paesi del Sud del mondo sono stati convinti [8] ad adottare leggi sui brevetti delle sementi tramite accordi bilaterali [9]. Gli USA hanno spinto per legislazioni in stile UPOV al di sotto degli standard DPI del WTO tramite accordi bilaterali con paesi come Sri Lanka [10] e Cambogia [11]. Parimenti, altri paesi post conflitto sono stati presi di mira.
    Per esempio gli USA hanno firmato con l'Afghanistan [12] un Accordo Cornice su Commercio e gli Investimenti, che fa parte del pacchetto ricostruzione, in cui sono inclusi argomenti che riguardano i DPI. L'Iraq è un caso particolare in cui l'adozione di leggi sui brevetti non faceva parte di negoziati tra due stati sovrani. Neanche sul piano applicativo c'è stato un verdetto di un corpo legislativo sovrano che riflettesse il volere del popolo iraqeno. In Iraq la legge sui brevetti è solo l'ennesimo elemento nella totale e radicale trasformazione nell'economia del paese occupato, portata avanti dalle forze occupanti secondo linee neoliberiste. Questa trasformazione prevede non solo l'adozione di leggi favorevoli, ma anche la messa in piedi di istituzioni che siano favorevoli ad un regime di libero mercato.
    L'Ordine 81 è solo uno dei 100 ordini lasciati da Paul Bremer, e tra di questi c'è anche il controverso Ordine 39, che a tutti gli effetti pone la cornice legale dell'economia iraqena dando agli investitori stranieri gli stessi diritti degli iraqeni nello sfruttamento del mercato intermno iraqeno. Prese insieme, tutte queste leggi che coprono virtualmente tutti gli aspetti dell'economia - incluso il sistema dei commerci, il mandato della Banca Centrale, la regolamentazione delle attività sindacali, etc. - pongono le basi per il principale obiettivo USA di instaurare in Iraq un regime neo liberista.
    L'ordine 81 dichiara esplicitamente che le proprie disposizioni dipendono dall'avvento in l'Iraq di "una transizione da un'economia centrale e pianificata non trasparente ad un libero mercato caratterizzato da una crescita economica sostenibile tramite la costituzione di un settore privato dinamico e dal bisogno di decretare riforme istituzionali e legali che la rendano effettiva". A spingere per queste "riforme" in Iraq ci ha pensato la US Agency for International Development Program for Iraq (ARDI) (Agenzia USA per il Programma di Sviluppo Internazionale in Iraq) sin dall'ottobre 2003.
    Per portarlo avanti è stato firmato un contratto di una anno da 5 milioni di US$ con la compagnia Usa di consulenze Development Alternatives Inc [13], con l'Università A&M del Texas [14] come partner. Parte del lavoro è stata subappaltata alla australiana Sagric International [15].
    Lo scopo dell'ARDI nel ricostruire nominalmente il settore agricolo è di sviluppare le opportunità commerciali nel settore e quindi fornire mercati per prodotti agricoli e servizi d'oltreoceano. Il lavoro della ricostruzione, quindi, non riguarda essenzialmente il ripristino di economie e capacità locali, quanto il consentire a corporations appoggiate dall'autorità d'occupazione a capitalizzare su opportunità di mercato in Iraq. La cornice legale impiantata da Bremer assicura che se anche le truppe USA dovessero lasciare l'Iraq nel prossimo futuro, la dominazione USA sull'economia dell'Iraq è destinata a durare [16].

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