La politica monetaria subirà un cambiamento dal risultato delle elezioni presidenziali? e quali conseguenze per i prossimi anni? Secondo un' articolo apparso su MF DJ al nuovo inquilino della Casa Bianca, spettera' il compito di nominare il nuovo presidente della Fed. Il mandato di Bernanke scadra' nel gennaio del 2014 e, stando alle voci che circolano a Washington, non sembra intenzionato ad accettare un nuovo incarico.

Un problema che, scrive MF, in ogni caso non si proporrebbe nel caso di vittoria del candidato repubblicano Mitt Romney, che durante la campagna elettorale ha piu' volte rilasciato dichiarazioni critiche nei confronti dell'operato della Fed e ha gia' comunicato che, se eletto, non conformerebbe Bernanke. La scelta del nuovo presidente della Fed avra' un impatto molto forte sulla condotta della politica monetaria gia' a partire dal gennaio 2014. Bernanke, infatti, dovrebbe portare a scadenza il mandato anche in caso di vittoria di Romney, al fine di evitare lo scoppio di un conflitto istituzionale.

Ma mentre Obama potrebbe scegliere un presidente orientato a mantenere le politica ultra-espansiva di Bernanke, pur non circolando ancora nomi sulla sua possibile identita', Romney potrebbe nominare un presidente meno propenso a intervenire sui mercati con forti iniezioni di liquidita'. In particolare, un forte cambiamento della politica monetaria potrebbe avvenire se Romney nominasse quello che e' considerato oggi uno dei candidati piu' credibili: si tratta di John Taylor, professore a Stanford, sottosegretario al Tesoro ai tempi di Bush e soprattutto ideatore della formula che porta il suo nome, e che si propone di determinare il livello ottimale dei tassi sui Fed Fund tenendo conto di inflazione e capacita' produttiva inutilizzata (la differenza tra il pil potenziale e quello reale)

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