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25/10/2012 Dalla Fed nessuna sorpresa. Il vero banco di prova è a dicembre (Alberto Susic, http://www.trend-online.com)

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Ieri la Fed ha confermato la sua volontà di mantenere i tassi bassi fino a metà 2015 e di portare avanti il piano di quantitative easing annunciato a settembre. Bernanke non si sbilancia prima delle elezioni e la partita più importante si giocherà ora nell’ultimo meeting dell’anno. In linea con le previsioni, la riunione della Federal Reserve conclusa ieri non ha riservato alcuna sorpresa e del resto le attese del mercato erano molto basse, visto che non erano stati messi in conto nè interventi sui tassi nè alcuna novità sul fronte degli stimoli monetari. Al termine della riunione di politica monetaria iniziata martedì, la Banca Centrale americana ha deciso di mantenere invariato il costo del denaro nel range 0%-0,25%, ribadendo ancora una volta che i tassi di interesse rimarranno su livelli ecceziomalmente bassi almeno fino alla metà del 2015. Nel documento che ha accompagnato l’annuncio ufficiale sul costo del denaro, la Fed ha spiegato che l’economia americana ha continuato ad espandersi ad un ritmo moderato negli ultimi mesi, mentre la crescita dell’occupazione è stata lenta e il tasso di disoccupazione è rimasto elevato. Il Board guidato da Bernanke ha inoltre segnalato che da una parte le spese delle famiglie sono aumentate un po’ più velocemente, mentre hanno registrato una frenata gli investimenti da parte delle imprese. Un miglioramento c’è stato per il mercato immobiliare che sembra inviare qualche segnale di ripresa dal livello di depressione in cui si trovava fino a poco tempo fa. Nel documento viene inoltre segnalato un certo aumento dell’inflazione a causa del rialzo dei prezzi dell’energia, ma le aspettative sull’andamento di lungo termine restano stabili. La Fed ha parlato ancora una volta di significativi rischi al ribasso per l’economia, derivanti anche dalle tensioni sui mercati finanziari. In questa direzione è stato palesato il timore che senza sufficienti politiche di accomodamento, la crescita economica potrebbe non essere abbastanza solida da generare un sostenuto miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Anche per questo motivo la Banca centrale americana ha confermato la sua volontà di proseguire con il piano di quantitative easing annunciato a settembre, che prevede l’acquisto mensile di 40 miliardi di dollari di titoli garantiti da mutui. Inoltre fino a fine anno sarà portata avanti la cosiddetta operazione Twist che prevede la vendita di Treasuries di breve scadenza e l’utilizzo dei proventi per l’acquisto di un ammontare analogo di titoli con scadenza compresa tra i 6 e i 30 anni. La Fed proseguirà con il QE3 anche dopo che l’economia si sarà rafforzata e fino a quando il mercato del lavoro non avrà registrato un significativo miglioramento. La Banca Centrale americana ha ribadito del resto che continuerà a monitorare le informazioni sull’economia e gli sviluppi finanziari e nel caso in cui le previsioni sul mercato del lavoro non migliorassero in maniera rilevante, continuerà ad utilizzare tuttli gli strumenti appropriati finchè non sarà raggiunto l’obiettivo in un contesto di stabilità dei prezzi. La Fed appare dunque determinata a portare avanti la sua politica monetaria accomodante, anche se questa linea non è condivisa all’unanimità. Ancora una volta Jeffrey lacker, presidente della Fed di Richmond, ha espresso parere contrario sia in merito all’acquisto di bond che relativamente al linguaggio utilizzato per descrivere la durata delle azioni di stimolo. In sostanza nessuna novità di rilievo è arrivata dalla Fed e a tal proposito gli analisti di BNP Paribas hanno fatto notare che raramente si è avuto un comunicato dl FOMC con quasi nessun cambiamento rispetto ai precedenti. L’assenza di novità però è in linea con le attese e di fatto ribadisce gli impegni presi dalla Fed a settembre. A detta degli esperti di Deutsche Bank, il Board guidato da Bernanke aveva dei buoni motivi per mantenere un profilo basso in vista delle elezioni presidenziali di novembre. Ricordiamo che il candidato Romney ha già fatto sapere che non intendere confermare Bernanke alla guida della Fed, essendo contrario all’attuale politica monetaria. E se da una parte il meeting degli ultimi due giorni non ha riservato sorprese, dall’altra sarà ben più rilevante quello in programma a dicembre. L’ultima riunione dell’anno infatti si terrà dopo le elezioni presidenziali e quindi sarà più chiaro il modo in cui si intenderà affrontare il cosiddetto fiscal cliff. Sarà da capire quindi se la Fed confermerà la sua politica monetaria o se piuttosto ricorrerà a nuovi strumenti, per prepararsi a fronteggiare le conseguenze infauste che l’eventuale attivazione della stretta fiscale potrebbe avere sull’economia, non solo americana ma globale.

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