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  • 14/07/2005 Gli ETF's non Battono il Mercato, ma e' Ovvio (Giuseppe D'Orta, www.aduc.it)

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    Lettera di un promotore finanziario
    Io sono un PF ed ho letto le faq sugli investimenti finanziari, premetto che sono d'accordo con quasi tutto quello che scrivete, ed io viaggio con la raccolta delle vs. faq in valigia per illustrare, ai miei clienti i motivi si alcune mie scelte. Io non propongo, capitale garantito, Pip, Index e Unit linked, ma mi limito ai fondi comuni, alle sicav ed ai fondi pensione aperti.
    Dove non sono d'accordo sono al punto 10 ed al punto 11, dove si parla dei fondi comuni e degli Etf. Voi definite che e' una "favola l'esperto che sa' quando comprare e quando vende" che la gestione attiva e' un trucco e che il rendimento medio e' il rendimento di mercato meno i costi di sottoscrizione.
    Tutte queste affermazioni sono pressapochistiche, e mi sorge il dubbio che non sappiate esattamente cosa fanno i gestori che utilizzano la gestione attiva.

    Dietro ad un fondo comune ci sono staff di persone che cercano di battere il mercato con soluzioni di tipo qualitativo e quantitativo ed impostazioni sul medio lungo termine, visitano le aziende in cui decidono di investire ne valutano i bilanci, confrontano le societa' coi loro competitori, insomma fanno un lavoro che e' giusto venga remunerato, poi non tutti sono ben gestiti, ma ce ne sono moltissimi che battono regolarmente il mercato.
    Invece fate l'elogio degli Etf, ebbene dovete precisare che gli Etf non batteranno mai l'indice di riferimento, che i costi non sempre sono cosi' lievi (sugli azionari vanno da 0,40 a 0,80) e che questi prodotti sono gestiti coi software e che quindi non hanno un lavoro intelligente continuo.
    Inoltre gli etf sono soggetti, vista la loro semplicita' di negoziazione, ad acquisti o vendite emotive, e che gli emittenti sono anche market maker, ovvero lucrano sugli spread tra le proposte in acquisto e vendita. Io tutti i giorni vedo i danni fatti dal fai da te, gli Etf saranno i prossimi casi di incaglio, cosi' com'e' successo con tanti titoli azionari, c'e' da scommeterci.

    E' un prodotto pericoloso, perche' illude la gente che sia facile gestire e battere i gestori professionisti, e che l'unico problema delle eventuali mancate performance di questi ultimi siano i costi.
    Credo che non facciamo un bel servizio ai risparmiatori se non abbiamo il coraggio di dire tutta la verita', e se non abituiamo le persone a scegliere i migliori a scapito di chi pensa solo a lucrare commissioni. Non dimentichiamo che questo paese in pochi anni ha bruciato diverse decine di miliardi di euro con scelte sbagliate, che si basavano o solo sulla ricerca dei rendimenti o sull'avidita' e sulle mode del momento. Distinti saluti.
    Roberto, da Cavallino

    Risposta
    Se ben oltre i tre quarti dei fondi comuni nemmeno pareggia il mercato di riferimento crediamo che quella del "gestore che sappia cosa comprare e cosa vendere, e quando", sia appunto una favola raccontata per vendere fondi. Lei parla di staff di persone, analisi quantitativa, valutazione delle aziende, ma nella stragrande maggioranza dei casi queste persone cosa ci stanno a fare se poi i loro fondi manco riescono a pareggiare il mercato? E non si parla di uno o due casi, appunto.

    Gli ETF's sono strumenti passivi ed e' quindi ovvio che non battano l'indice per il semplicissimo motivo che gli ETF's non nascono per battere il mercato bensi' per replicarlo fedelmente, e sono cose che noi ripetiamo continuamente (anche nelle FAQ che ha letto).
    L'ETF non e' un prodotto che fa miracoli ma semplicemente e' un prodotto onesto, che non dichiara il falso (non si inventa uno "staff di persone che sanno cosa comprare e cosa vendere e quando", appunto) e preleva delle giuste commissioni, vale a dire bassissime, per il lavoro di replica che compie. La sua critica ai costi degli ETF's, poi, e' davvero fuori luogo: quanti sono i costi effettivi totali dei fondi comuni? E davvero vuole paragonarli ai costi degli ETF's?

    La realta', quindi, ci dice che la stragrande maggioranza dei possessori di fondi comuni farebbe bene a venderli immediatamente per comprare i rispettivi ETF's risparmiando qualche punto percentuale all'anno (e non e' cosa da poco) sotto forma di risparmio di costi inutili.

    Gestori competenti ci sono, ma sono pochissimi e quasi mai si trovano nei prodotti piu' diffusi tra il pubblico, visto che il settore e' dominato dai venditori e non da un pubblico consapevole.
    E quando non si hanno le competenze per individuare i fondi comuni validi si fa molto meglio ad investire in ETF's perche' le probabilita' di incappare in fondi gestiti male sono molto elevate.

    Nelle decine di miliardi di euro bruciati di cui parla deve far rientrare anche le commissioni inutili, infine. I soldi non si perdono solo per via dell'andamento negativo del mercato o dei crack veri e propri, ma si perdono anche quando si comprano prodotti costosissimi e spacciati per "gestioni professionali" quando invece nemmeno pareggiano il loro mercato di riferimento. Se si poi disposti ad investire tempo nello studio del settore, a quel punto entrano in gioco i fondi migliori, ma tutti gli altri investitori farebbero bene ad evitare gli "staff di persone che studiano i mercati per coglierne le opportunita'", altra frase del marketing dei fondi.


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