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23/02/2005 Intervista controcorrente ad un economista (www.disinformazione.it)

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A cura di Pieraldo Frattini tratto da www.demetrainvestimenti.com

Sono poche le voci oggi che sanno riconoscere i problemi che si stanno profilando all’orizzonte e che non hanno niente da perdere, perché non succubi del potere dominante, dal lanciare un grido di allarme riguardo alla situazione economica mondiale, legata al destino di quella statunitense.  Questa è quella di un economista* che parlò del crollo del Nasdaq mesi prima che avvenisse. Anticipò il collasso delle Tigri Asiatiche nel 1998 e avvisò di inganni nei conti societari molto prima dell’affare Enron.
Data la rilevante serie di accurate anticipazioni, sempre contrarie a quelle degli economisti in linea col governo, penso che la seguente intervista con lui debba essere letta in modo attento.

D: Nel 1997  lei avvisò della presenza di potenziali gravi problemi per le economie “dei miracoli” (e molto indebitate) del lontano oriente. Cosa lo portò a lanciare l’allarme?
R: Il loro boom (espansione) era indotto dall’eccessiva disponibilità di credito. Si indebitarono molto per produrre più del necessario.

D: Sempre la solita storia…
R: Si, banconote in rapido aumento, crescita del credito disponibile e i tipici sintomi delle economie surriscaldate: inflazione, speculazione ed eccessi finanziari

D: Nel 1998 disse: “ L’economia americana rallenterà bruscamente”. Cosa vide?
R: Gli utili societari stavano vacillando, la aziende favorivano l’uso di alchimie finanziarie, la speculazione più sfrenata e l’uso improprio dei derivati. I risparmi e la formazione del capitale erano molto bassi.

D: Poi anticipò lo scoppio della bolla tecnologica ed il crollo del mercato. Come fece?
R: Nella storia le grandi follie speculative sono legate alle innovazioni che generano una grande euforia popolare. E’ accaduto anche con internet e con esso si ebbe il sempre presente eccesso di credito disponibile.

D: Alla fine del 2000 era diffusa la convinzione che l’economia USA fosse destinata ad un “atterraggio morbido”. Quali erano le sue idee allora?
R: Scrissi che gli eccessi di credito presenti a fine anni ’90, così come i disequilibri economici e finanziari, erano molto maggiori di quelli dei primi anni ’80 e perfino di quelli degli anni ’20.
C’era solo bisogno di guardare all’enorme deficit commerciale ed al tasso dei risparmi prossimo allo zero.

D: Fu questa la peggiore bolla del credito della storia?
R: Assolutamente si.

D: Cosa disse dell’immediata ripresa che allora tutti anticipavano?
R: Scrissi che  sarebbe stata una gran sorpresa la velocità dell’indebolimento dell’economia americana.

D: Come mai?
R: I profitti stavano crollando, le aziende erano molto indebitate e riducevano le loro spese e i loro investimenti. C’erano ovunque seri problemi.

D: Eccoci ad oggi. L’economia americana entrerà in recessione di nuovo?
R. Si, una profonda debolezza dell’economia statunitense è il grande shock che scuoterà il mondo. La discesa del dollaro diverrà un incubo.

D:Come può esserne così certo? La maggior parte degli economisti vede la ripresa?
R: Sono sbalordito dal basso livello del pensiero economico attuale. Processi economici accettati da tutte le scuole di pensiero per più di duecento anni sono sconosciuti, scartati o capovolti. Il fatto è che esistono problemi strutturali che escludono la possibilità di una crescita sostenibile.

D: Quali sono?
R: Il declino dei profitti, il crollo record dei risparmi e degli investimenti, un indebitamento ed una spesa dei consumatori senza precedenti, un enorme deficit commerciale e livelli record di debito dovunque.

D:Come mai nessun economista parla come lei?
R: Economisti, politici e la gente comune vogliono negare la gravità della situazione economica e finanziaria.

D: Perché?
R: Il problema principale è una mancanza di comprensione e la fiducia cieca nell’onnipotenza della Federal Riserve.

D:La Fed ha abbassato drasticamente i tassi. Nel passato ha funzionato…
R: Questa recessione è molto diversa da tutte quelle accadute nel dopoguerra. Non è stata causata dal rialzo dei tassi, ma da un insostenibile eccesso di spese che si è lasciato alle spalle un sistema finanziario indebolito.

D: Dice che i tassi bassi non funzioneranno?
R: Per la prima volta dal dopoguerra l’economia USA ed il mercato sono scesi nonostante la più aggressiva riduzione dei tassi e la maggior creazione di credito di sempre. Le forze che deprimono oggi l’economia sono radicalmente diverse da quelle che hanno prodotto le passate recessioni.

D: In che modo?
R: La riduzione dei profitti è la causa maggiore.

D: La Fed ha ridotto i tassi per stimolare la spesa. La gente se ne sta avvantaggiando, non è vero?
R: Giusto. L’America sta affrontando la recessione aggiungendo eccessi di spesa.

D: Non possono i consumatori con le loro spese tenere a galla l’economia?
R: La fiducia dei consumatori sta venendo meno.Nessuno vuole crederlo, forse perché non ci sono altre soluzioni.

D: Non sono in aumento i guadagni dei consumatori?
R: No, è molto che non salgono e molta della loro crescita è venuta dalla riduzione delle tasse.

D: Per cui la spesa dei consumatori potrebbe fermarsi?
R: Si, specialmente se essi devono aumentare i loro risparmi.

D: Perché?
R:Ogni aumento dei risparmi rallenta la crescita economica ed i profitti societari. Finora i consumatori hanno posticipato il giorno del giudizio indebitandosi ancora di più. Molto di questo debito non potrà essere ripagato.

D:Come lei dice, i consumatori hanno fede nelle autorità monetarie. Ecco perché continuano a spendere.
R: Questa fede è stupefacente. Va oltre i fatti. E’ basata sulla capacità della Fed di creare banconote senza limite, sul prestito e la conseguente spesa sconsiderata dei consumatori.
Nessuno pare capisca gli enormi eccessi da ambo le parti e come essi siano responsabili della prossima catastrofe economica.

D: Concordo con lei. La gente non riconosce le avvisaglie del brutto tempo.
R: E’ ora che lo facciano. Il mondo non ha mai sperimentato una tale distruzione di capitali in borsa, così come i profitti e le spese per investimento delle società non sono mai calate così tanto dalla depressione degli anni ’30. Inoltre non c’è nulla all’orizzonte che presagisca qualche miglioramento.

D: Perché la spesa per investimenti è così importante?
R: Perché essa crea la domanda, l’occupazione, i profitti ed anche porta a ripagare i debiti. Ricordi sempre che la formazione di capitale è strategica per la prosperità generale.

D: Cosa sta provocando la riduzione dei profitti che prosciuga la spesa per gli investimenti?
R: Una causa sono le riduzioni dei costi fatte dalle società i quali sortiscono l’effetto desiderato opposto sui profitti, cioè li riducono. La spesa per investimenti è la sorgente degli utili, non la spesa dei consumatori. La riduzione della spesa degli investimenti riduce i profitti. Profitti maggiori non vengono dalla riduzione generale dei costi. Inoltre le società si sono molto indebitate e le spese degli interessi sui prestiti rappresentano oggi il 100% dei profitti, contro il 23% del 1997.

D: I soldi presi in prestito non sono stati forse destinati agli investimenti per dare utili?
R: Molto pochi hanno preso quella direzione. La maggior parte è stata spesa per acquisizioni di altre società, fusioni, e riacquisto di azioni proprie, non aggiungendo niente alla capacità produttiva.

D: Questi soldi presi in prestito non hanno aiutato a fare profitti?
R: No, mentre i profitti calavano le società hanno devastato i loro conti.

D: Cos’altro ha ridotto gli utili?
R. Il più importante freno è stato il deficit commerciale USA il quale è volato in quattro anni da 100 a 500 milioni di dollari l’anno. Ciò ha diretto le spese dei consumatori dai beni prodotti in patria a quelli esteri, deprimendo i guadagni delle società americane ed aiutando quelli delle imprese estere.

D: Cosa implica il declino dei profitti per il mercato?
R: Le azioni americane sono molto sopravvalutate. La peggiore parte della discesa dei mercati deve ancora accadere e porterà con sé la totale distruzione del benessere finanziario creato dalla bolla economica degli anni ’90.

D: Alcuni anni fa si parlava di una nuova era, di una crescita senza fine. Cosa è andato storto?
R: Il nuovo capitalismo USA non ha funzionato. I manager erano focalizzati sul creare valore per gli azionisti attraverso il riacquisto delle azioni, riduzione dei costi, fusioni e acquisizioni; si comportarono come se avessero tutto da guadagnare nel breve termine e nulla da perdere nel lungo periodo. Questa strategie ha portato i prezzi azionari a valori assurdamente elevati mentre gli effetti sull’economia sono stati distruttivi.

D: Perché?
R: Queste strategie non portano profitti, non creano nuove imprese. Il benessere è causato dalla nascita di nuove società, non dagli aumenti di produttività. E’ solo la spesa per investimenti e non la spesa dei consumatori che porta alla crescita economica.
Le società hanno usato i soldi per l’ingegneria finanziaria, e per speculare in derivati piuttosto di adoperarli per costruire nuove industrie. Inoltre hanno falsificato i bilanci e lo continuano a fare.
La maggior parte dei profitti delle società dell’alta tecnologia derivarono da enormi guadagni sui mercati azionari.
L’importanza delle nuove tecnologie per creare benessere è stata molto sovrastimata.

D: Cosa può provocare la presenza di enormi livelli di debito?
R: Le società hanno un maggior difficoltà ad accedere a nuovo credito e rischiano il fallimento.

D: Cosa ne pensi del basso tasso di risparmi?
R: Essi sono la condizione indispensabile per la crescita economica. Sono stati sperperati per pagare le spese che i consumatori non potevano permettersi dal solo loro stipendio.

D: Come mai per la maggior parte degli economisti i risparmi così bassi non sono un problema?
R: C’è un rifiuto generale nell’affrontare la realtà.

D: Cosa succede ai paesi con un basso tasso di risparmi?
R: Essi hanno pochi investimenti, paghe limitate e profitti magri.

D: Gli economisti del governo e la Fed dicono che non bisogna risparmiare, ma che bisogna  spendere.
R: Non penso si possa cambiare un vizio in virtù.

D: Perché no?
R: Il credito crea capacità di spesa dal nulla. Il credito da solo non può sostenere a lungo la crescita economica. Il debito deve essere ripagato. Quando la maggior parte del debito è usata per scopi non produttivi come i consumi e la speculazione, si arriva ad una grave crisi. Il sistema finanziario USA è in precarie condizioni. E’ una casa di carte basata sull’eccesso di credito e sulla speculazione. Bisogna prepararsi per una recessione severa e protratta proporzionale agli eccessi record accumulati nella precedente fase di espansione.
L’eccesso di credito e i bassi tassi di interesse hanno solo posticipato l’inevitabile crisi.
La Fed e le altre banche centrali non possono porvi rimedio. Il destino dell’economia americana e della sua valuta, il dollaro, è segnato.

* L’economista vuole rimanere anonimo, ed è stato capo economista di una delle maggior banche europee

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