TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni




    VAI ALLA MAPPA DEL SITO

    Google analytics


    eXTReMe Tracker


  • 01/03/2006 Il Protezionismo dei Francesi. E il nostro (Federico Ghezzi, www.lavoce.info)

  • Pagina Internazionali
  • Pagina 11 Settembre
  • Tutti i Temi Archivio
  • Tutti i Temi
  • Pagina Guerra
  • Ricerca personalizzata

    Come ci si poteva aspettare, l’affaire Enel-Gdf-Suez ha scatenato, tagliente e rissosa, la critica contro il protezionismo del Governo francese. Non fosse perché la frase è stata coniata contro gli inglesi, si potrebbe gridare "perfida Albione".

    I campioni dell’italianità

    Pur senza condividere le scelte strategiche del Governo francese, guardando al nostro "orticello" vengono in mente le pagine di un giornale enigmistico, in cui il personaggio ogni volta predica bene, ma razzola male. Anzi malissimo.
    Ora, proprio su queste pagine abbiamo letto una appassionata difesa dell’italianità delle banche da parte di senatori che appartengono alla coalizione governativa. Ma queste posizioni non erano certo isolate, nuove, né appannaggio della sola maggioranza di governo. (1) Quando il Governatore Fazio, qualche anno or sono, andò in Parlamento per illustrare alcune scelte, assai contestabili e non certo solo con il senno di poi, in materia di autorizzazione all’acquisto di banche nazionali da parte di "stranieri", i membri dell’apposita commissione, di fronte a un "io li ho fermati (gli stranieri, n.d.r.). Se il Parlamento non è d’accordo me lo dica, e lasciamo entrare tutti", applaudirono convinti. (2)
    Si trattava, è bene notare, di acquisizioni di banche "private" nazionali da parte di banche "private" estere. Forse, acquisizioni non volte a creare "valore", ma unicamente a assorbire gli elevatissimi margini tipici delle banche italiane, è vero. Ma verosimilmente anche tali da stimolare la concorrenza, una migliore allocazione del credito, e più convenienti tassi e condizioni per la domanda.
    Poi c’è stata la vicenda Edf. Un "cattivo" monopolista francese - cattivo in quanto statale, seppur più efficiente del nostro formalmente "privatizzato", ma sostanzialmente pubblico "national champion" - vuole entrare in Italia, acquisendo un (piccolo) concorrente di Enel, Edison. Tutti contro. Perché è un "male" che la proprietà delle imprese italiane passi in mano allo straniero, in barba, peraltro, ai principi comunitari di libera circolazione dei capitali. Perché Edf è un’impresa pubblica - ma il trattato europeo spinge per la parità di trattamento tra imprese pubbliche e private. Per questioni di reciprocità. È molto, molto interessante la circostanza che quasi nessuno si sia chiesto se questo ingresso fosse un bene o un male per il paese, per i suoi consumatori, per la generazione di energia e i costi della sua distribuzione. (3) Fosse cioè in grado di aumentare o ridurre il benessere economico generale. Ovviamente, neanch’io conosco la risposta. Né so fare previsioni. Mi stupisce, però, che questo a mio avviso non irrilevante problema sia stato del tutto espunto dal dibattito sul caso. E la soluzione politica alla crisi Edf, come ben racconta Carlo Scarpa su queste pagine, è stata ancora peggiore, un tentativo, oggi abortito, di scambiarsi favori tra i Governi francese e italiano, attraverso una specie di interlocking dell’energia, tale da garantire una situazione di non belligeranza tra le imprese pubbliche dei due paesi nei rispettivi settori. Un accordo forse positivo per i rispettivi campioni nazionali, ma certamente dannoso per la concorrenza.

    Alcune domande ai politici

    Dove siamo, oggi? Contestiamo le politiche "protezionistiche" del Governo francese. In compenso, ci "scordiamo" che stiamo difendendo un’operazione condotta da una impresa controllata dallo Stato, non particolarmente efficiente, se è vero che il costo dell’energia in Italia è tra i più alti (per usare un eufemismo) d’Europa, e che, in passato, oltre a subire le pressioni e le distorsioni dovute al controllo pubblico ha anche, eccome, beneficiato dei vantaggi che ne derivano.
    E, perché probabilmente non faccio parte della élite (cricca) di economisti autoreferenziali che scrivono solo di loro stessi, nei loro "siti" privati, come ha affermato il ministro Tremonti qualche giorno fa sul Corriere, mi sorgono spontanee alcune domande. Mentre sbandieravano e disquisivano sulle privatizzazioni e sulle liberalizzazioni nei programmi di governo per le prossime elezioni, dove erano i rappresentanti italiani nelle riunioni europee sugli orientamenti politici generali da assumere in materia? Sembrerebbe, guarda caso, che negli ultimi incontri i nostri rappresentanti abbiano brillato per la loro assenza. Dove erano i nostri politici quando si trattava di rilanciare la politica energetica nazionale, e magari il nucleare, oltre che le fonti alternative, vista l’ampia maggioranza parlamentare che sostiene il Governo? Dove erano i nostri politici quando si trattava di spingere per il principio di reciprocità nei settori liberalizzati - principio che per altro non è del tutto condivisibile, quantomeno dal punto di vista del benessere dei consumatori nazionali?
    Forse erano tutti a difendere, prima i nostri "immobiliaristi" e, poi, i nostri "finanzieri", bianchi, grigi o rosetti che fossero. In modo, purtroppo, assolutamente bi-partisan.
    Di là dalla scelta, rivelatasi a posteriori nefasta, dei cavalli, privati e pubblici, su cui puntare per difendere la proprietà italiana delle imprese, rimane una considerazione di fondo, o meglio, fondamentale, sugli interessi da proteggere.
    I più importanti studi sul grado di apertura dei sistemi economici nazionali dimostrano inequivocabilmente che ogni volta che si proteggono dalla concorrenza internazionale i mercati interni, sono le imprese locali, oltre che i cittadini, a perderci. Non sono in grado di prevedere se, almeno nel prossimo millennio, riusciremo a imparare questa lezione. Mi piacerebbe, quantomeno, che, quando si attaccano i sistemi protezionistici altrui, chi punta il dito fosse in grado di sostenere lo sguardo di fronte al detto "scagli la prima pietra" e, soprattutto, parlasse senza avere palesi conflitti di interesse. Il che, quantomeno per i ministri economici, azionisti controllori di Enel, evidentemente non è.


    (1)
    E, a leggere la stampa quotidiana, quantomeno in alcuni casi, si trattava, oltre che difesa dell’italianità, della difesa di interessi personali, se non personalissimi.

    (2) Antonio Fazio, Audizione del Governatore della Banca d’Italia nell’ambito della Indagine conoscitiva sui più recenti sviluppi del processo di ristrutturazione del sistema bancario italiano, di fronte alla VI Commissione Permanente "Finanze e Tesoro", XIII Legislatura, 20 aprile 1999, p. 33 del documento.

    (3) Si distingue solo qualche intervento dottrinale "anarchico", come quello di Massimo Motta nel Forum L’Edf in Italia. È un problema antitrust? in Mercato concorrenza Regole 3/2001, che ha visto la partecipazione anche di Giuliano Amato, Guido Rossi, e Mario Siragusa.


  • Pagina Internazionali
  • Pagina 11 Settembre
  • Tutti i Temi Archivio
  • Tutti i Temi
  • Pagina Guerra
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti



    VAI ALLA MAPPA DEL SITO