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04/06/2006 Innovare si può (Enrico Santarelli, Massimo Colombo, www.lavoce.info)

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Un Governo intenzionato a ridurre il gap di innovazione dovrebbe puntare sulla crescita di nuove imprese in settori ad alto contenuto tecnologico. Questo obiettivo, già proposto da Alfonso Gambardella (LINK Voce del 4 gennaio 2006), non è irraggiungibile: l’Italia ha avuto, e ha, elevati tassi di formazione di nuove imprese, oltre a storie imprenditoriali di successo nei settori low e medium tech, e non ne mancano neanche nell’high-tech. Per il periodo più recente, l’analisi di alcuni indicatori evidenzia incoraggianti segnali di risveglio delle giovani imprese ad alta tecnologia, New Technology Based Firms, o Ntbf.

Segnali positivi e carenze storiche

I segnali di risveglio nell’alta tecnologia sono confermati da una maggiore propensione delle imprese ad alta tecnologia a brevettare e a partecipare a progetti di ricerca Unione Europea (tabella 1); tassi di natalità in crescita delle start-up accademiche (Academic Start-ups, Asu) rispetto al totale delle Ntbf (tabella 2). Se le Ntbf svolgono in generale una funzione trainante nei settori high-tech, quelle originate dalle università ne rappresentano la porzione più innovativa, della cui crescente presenza non si può non rallegrarsi.
Se le giovani aziende ad alta tecnologia sono cruciali, un quesito al quale occorre dare risposta immediata riguarda gli strumenti attraverso i quali la politica dell’innovazione può favorirne la nascita. E far affluire verso di esse i finanziamenti necessari alla crescita, senza incorrere allo stesso tempo, nell’effetto peso morto e nell’effetto sostituzione perché entrambi determinerebbero un uso improprio di risorse pubbliche Il primo, infatti, si manifesta tipicamente quando a beneficiare dell’agevolazione sono imprese che sarebbero state comunque avviate con mezzi propri o finanziamenti a tassi di mercato. Il secondo emerge quando vengono agevolate imprese intrinsecamente marginali o comunque non in grado di innovare.
In questi ambiti, scontiamo carenze storiche dell’azione di policy. Le risorse impegnate sono poche, a causa del ruolo subordinato della politica per l’innovazione rispetto ad altri interventi. Senza dimenticare che le cifre ufficiali sovrastimano i trasferimenti effettivi alle imprese, perché conteggiano come contributo l’intero ammontare dei crediti agevolati concessi anziché, come sarebbe corretto, il solo delta interessi. Inoltre, le risorse sono spese male: i criteri di selezione sono discutibili, si privilegia l’allocazione a soggetti localizzati in aree depresse, vi è incertezza dell’erogazione, i meccanismi tecnici sono mal congegnati (credito agevolato con procedure di selezione dei beneficiari affidata alle banche).
Sono carenze da sanare nel corso della nuova legislatura, altrimenti l’obiettivo di ridurre il gap tecnologico diventerebbe irraggiungibile.

Una politica per l’innovazione

Ma quale politica per l’innovazione andrebbe attuata in Italia? Riteniamo si debba partire da interventi che creino un ecosistema favorevole alla nascita e crescita di Ntbf ad alto potenziale e che coinvolgano imprese, università e istituzioni finanziarie. Soggetti che dovranno avere ruoli distinti, seppur fra loro sinergici, senza nessuna funzione supplente dell’uno rispetto all’altro: ricerca di base delle università – ricerca applicata, sviluppo e ingegnerizzazione delle imprese; ruolo sussidiario del finanziamento pubblico rispetto a quello privato.
Questi interventi possono essere realizzati miscelando una serie di ingredienti. Si potrebbero introdurre interventi fiscali automatici orizzontali di sostegno alla creazione di imprese innovative (analoghi all’Enterprise Investment Scheme, Eis, nel Regno Unito) e all’attività di ricerca e sviluppo svolta da tali imprese, come il Plan Innovation in Francia, finalizzato alla valorizzazione dei risultati economici di R&S. Data la tendenza degli interventi automatici a generare comportamenti opportunistici, questa azione richiederà una delimitazione rigida e una definizione accurata dei criteri di eleggibilità, per evitare elusioni. Ad esempio, le agevolazioni potrebbero essere limitate ai salari di personale ad alta qualificazione addetto alla ricerca e ai contratti con istituzioni pubbliche di ricerca.
E si dovrebbe pensare a una fiscalità asimmetrica per favorire l’allocazione di capitali finanziari verso Ntbf ad alto tasso innovativo e ad alto rischio, che contrasterebbe l’effetto perverso di spiazzamento generato da una tassazione moderata del capital gain indipendentemente dalle caratteristiche dell’investimento (attrazione fatale verso imprese mature in settori protetti).
Una misura ulteriore potrebbe consistere nella creazione di un "fondo di fondi", evitando nello stesso tempo di riproporre nuovi soggetti pubblici in competizione con quelli privati.
Infine, si dovrebbero adottare politiche di allocazione delle risorse finanziarie al mondo accademico che premino le istituzioni, e all’interno di esse i gruppi di ricerca, che eccellono dal punto di vista della produzione scientifica. Questo renderebbe l’università tassello fondamentale della politica dell’innovazione, restituendole il ruolo istituzionale di promotrice dello sviluppo scientifico e dell’innalzamento del livello delle conoscenze di base.

Per saperne di più:

Sull’Enterprise Investment Scheme nel Regno Unito:

http://www.eisa.org.uk/TheEIS.html
Sul Plan Innovation in Francia: http://www.recherche.gouv.fr/plan-innovation/index.htm

Tabella 1 - Intensità innovativa delle NTBF per sottoperiodo e settore di attività

BREVETTI

PROGETTI UE

1992-1995

1996-1999

2000-2003

1992-1995

1996-1999

2000-2002

Manifatturiero ICT

2,79%

3,51%

6,83%

1,39%

2,69%

3,23%

Automazione e Robotica

0,88%

0,65%

3,92%

2,63%

1,96%

2,00%

Biotecnologie, Farmaceutica, Chimica e nuovi materiali

6,49%

11,58%

10,20%

0,00%

7,37%

9,46%

Fonte: Repertorio RITA, Politecnico di Milano

Tabella 2 - Indice di specializzazione anagrafica relativa delle start-up accademiche (ASU)

ANNO DI FONDAZIONE

Percentuale ASU/Percentuale NTBF

1980-1984

0,43

   
1985-1989

0,31

1990-1994

0,53

   
1995-1999

1,12

2000-2003

2,10

Fonte: Repertorio RITA, Politecnico di Milano

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