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  • 04/06/2006 Un Brevetto Made in Europe (Francesca Lotti, Enrico Santarelli, www.lavoce.info)

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    La riduzione dei costi di registrazione dei brevetti rientra tra le priorità della Commissione europea. Nella passata legislatura il Governo italiano è andato oltre queste indicazioni programmatiche, cancellando con l’ultima legge Finanziaria parte delle tasse brevettuali. Siamo sicuri che si tratti di un intervento realmente idoneo a promuovere l’attività innovativa?

    Vantaggi del brevetto europeo

    Varo del brevetto europeo e, in generale, individuazione degli strumenti più efficaci per tutelare gli interessi degli inventori, senza limitare in modo troppo rigido l’accesso alle nuove conoscenze, sono temi più volte riportati al centro del dibattito di politica industriale da lavoce.info (LINKDaveri, 4 ottobre 2005; Orsini e Portolani, 20 giugno 2005; Bono e Santarelli, 15 marzo 2005).
    Vi sono tuttavia alcuni aspetti che meritano un ulteriore approfondimento. Tra questi, il fatto che l’armonizzazione si interrompe con il rilascio del brevetto, e gli aspetti legali relativi alla sua tutela restano diversi da un paese all’altro. In particolare, uno dei passaggi più delicati dell’iter di riforma dell’European Patent Convention (http://www.european-patent-office.org/legal/epc/) è la possibile introduzione di una corte d’appello specializzata, come già avvenuto negli Stati Uniti, per risolvere le dispute legali su titolarità e utilizzo dei brevetti.
    È comunemente riconosciuto che la tutela della proprietà intellettuale rappresenta uno strumento per incentivare l’innovazione, espandere l’insieme di conoscenze disponibili per fini produttivi e sostenere la crescita economica. Tra il 1992 e il 2002 le richieste di brevetto depositate in Europa, Giappone e Stati Uniti sono cresciute di oltre il 40 per cento, per effetto sia dell’aumentata propensione a brevettare delle imprese, sia dell’emergere di nuove aree tecnologiche come l’Ict e le biotecnologie. Per assecondare tale evoluzione, i sistemi di protezione della proprietà intellettuale hanno subìto importanti cambiamenti, orientandosi verso un rafforzamento dei diritti di sfruttamento da parte del titolare.
    In questa prospettiva, la creazione di un autentico brevetto comunitario offre l’occasione per rafforzare l’economia europea. Le politiche di protezione dei diritti di proprietà intellettuale (Ipr) generano infatti esternalità che travalicano i confini nazionali: un regime di protezione forte e omogeneo crea incentivi all’innovazione, e , potenzialmente, contribuisce ad attirare verso l’Unione Europea nuove attività di ricerca e sviluppo e al contempo a indurre un aumento dei costi delle invenzioni successive nei paesi al di fuori di essa.
    L’armonizzazione e la centralizzazione delle procedure di appello è dunque opportuna anche per evitare problemi collegati a possibili comportamenti opportunistici, Non necessariamente, però, deve ricalcare l’esperienza degli Stati Uniti. Avere un regime di tutela degli Ipr stringente e pregiudizialmente pro-titolari di brevetti, come è avvenuto negli Usa, non significa fornire automaticamente incentivi all’innovazione. Creando rendite di monopolio, per i consumatori aumentano infatti i costi di innovazioni che si sarebbero realizzate anche con un regime più debole. Inoltre, è probabile che si verifichino duplicazioni negli investimenti in R&S.

    Tre direzioni da seguire

    Nel disegnare l’evoluzione del sistema brevettuale europeo, anche in ottemperanza degli accordi di Lisbona, si dovrebbe a nostro avviso operare in almeno tre direzioni.Innanzitutto, è necessario assicurare ampio accesso alle invenzioni di base, ancora lontane dall'applicazione industriale, ma che possono essere fondamentali per il progresso della ricerca., Dopo le riforme degli anni Ottanta, negli Stati Uniti si è aperta una corsa sfrenata a brevettare, che ha spesso precluso il progresso dell'innovazione e ne ha fatto aumentare i costi per problemi di licenze. (1) Per attenuare il problema, andrebbero stabilite regole precise e uniformi per le eccezioni riguardanti la ricerca, necessarie per assicurare continuità agli investimenti in ricerca e sviluppo. (2)
    In secondo luogo, gli uffici brevettuali dovrebbero migliorare la gestione delle nuove aree tecnologiche, nelle quali è difficile stabilire con esattezza i domini di brevettabilità e l’ampiezza del salto innovativo. In queste aree, la protezione brevettuale non dovrebbe rappresentare uno strumento per bloccare l’accesso ad altri inventori. Specialmente nei settori emergenti, quando ancora manchi l’esperienza da parte degli uffici brevettuali, sarebbe auspicabile che fosse analizzato l’impatto economico delle invenzioni e che questo fosse confrontato con sistemi di tutela alternativi, come ad esempio il copyright o la totale non brevettabilità.
    Infine, si dovrebbe promuovere la qualità dei brevetti. Brevetti di scarsa qualità, con un salto innovativo ridotto o con una dubbia utilità, sono dannosi da un punto di vista sociale: la loro proliferazione fa aumentare il carico di lavoro degli uffici; e crea incertezza sulla validità del sistema brevettuale nel suo complesso. Un efficace meccanismo di opposizione da parte di terzi successivamente al rilascio del brevetto può costituire una soluzione, ma non servirebbe ad alleggerire gli uffici brevettuali dalle per invenzioni di scarsa utilità.
    Le tasse brevettuali potrebbero essere invece un incentivo per gli inventori a effettuare una scrematura preventiva delle loro richieste di brevetto. Si potrebbe disegnare una tariffa differenziata: una tassa alta "di ingresso" per chiunque depositi una richiesta, che poi si riduca nel caso in cui il brevetto sia effettivamente rilasciato. Abolire del tutto e indiscriminatamente la tassa comporterebbe invece il rischio di un deterioramento della qualità dei brevetti, favorendo una proliferazione delle domande per pseudo-invenzioni che non soddisfano i requisiti cruciali dell’utilità, della non ovvietà e dell’originalità. Per una volta, dunque, la formula magica del taglio delle tasse potrebbe rivelarsi un autentico boomerang.

    Per saperne di più

    Meller, P. (2006), "Italy move on fees endangers EU patent effort", International Herald Tribune, 17 gennaio.

    (1) Questo fenomeno è noto in letteratura con il nome di tragedy of the anticommon. Le proprietà che vanno sotto il nome di anticommons sono speculari a quelle definite commons. Quando una risorsa tende a essere sovrautilizzata poiché sono in troppi a farne uso e nessuno può escludere l'altro, si è di fronte alla tragedy of the commons. Al contrario, una risorsa è sottoutilizzata in una tragedy of the anticommons, quando un gruppo di proprietari esercita il diritto di escludere gli altri dall’utilizzo della risorsa con il risultato che nessuno di loro ha il privilegio effettivo di farne uso.
    (2) Si tratta del principio cosiddetto di "eccezione dell’uso sperimentale", che prevede il diritto di svolgere ricerca, per soddisfare la curiosità del ricercatore, su materie coperte da brevetto.

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