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29/03/2007  Valle d'Aosta, il distretto che non c'e' (Andrea Goldstein, www.lavoce.info)

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La capacità dei sistemi produttivi locali di reagire rapidamente al mutare della congiuntura e all’emergere di nuove opportunità è stata a lungo uno dei tratti marcanti dell’economia italiana. In anni recenti, questa capacità si è affievolita, non solo e non tanto per il venir meno dell’arma della svalutazione, quanto per la rigidità dell’offerta. In particolare, sono ormai tanti a indicare nella taglia modesta delle imprese, nella bassa capacità di spesa in ricerca e sviluppo e nella debolezza degli investimenti diretti esteri tre fattori che ostacolano la ripresa.
L’inverno appena finito, senza neve, è un momento opportuno non solo per discutere di cambio climatico, ma anche di come questi fattori si estrinsecano nel microcosmo della più piccola regione italiana. La Valle d’Aosta ha sofferto negli ultimi anni come e più del resto del paese: il prodotto interno lordo è calato dello 0,7 per cento nel 2005, secondo i dati della Banca d’Italia; domanda e attività produttiva nel manifatturiero continuano a manifestare una perdurante debolezza – nel decennio intercensuale, la dimensione media delle unità locali è diminuita in misura più accentuata rispetto alla media nazionale.

Prima e dopo le partecipazioni statali

La storia industriale regionale è legata a doppio filo alle vicende della Cogne e delle partecipazioni statali. Venuta meno la dinamica del settore siderurgico, il volano della crescita sembra essere passato nelle mani di un altro settore ad alta intensità capitalistica, quello della produzione idroelettrica, che del resto soggiaceva alla scommessa della Finsider di Cogne. In un contesto che, per svariati a spesso ovvi motivi, è profondamente diverso da quello del Mezzogiorno, anche in Valle d’Aosta è mancato il contributo delle piccole e medie imprese del made in Italy.
Ci si può interrogare in particolare sui motivi della debolezza del comparto dell’abbigliamento sportivo e per la montagna, dove la Valle d’Aosta potrebbe giovarsi delle interazioni tra domanda sofisticata e capacità artigianale consolidata. È vero che alcune imprese erano sorte negli anni Novanta, per esempio Green Sport Monte Bianco, più nota con il marchio di Napapijri, ma il boom è stato di breve durata. Acquistata nel 2003 dall’americana Vf Corporation, un colosso del casual outdoor, nel 2005 Napapijri ha delocalizzato altrove non solo la produzione, ma anche la concezione e la logistica.

Le scelte dell’Haute Savoie

Il contrasto è particolarmente evidente con il contiguo dipartimento francese della Haute Savoie, dove il distretto della montagna è raddoppiato in sei anni e conta ormai duecento imprese specializzate. Si va da Rossignol, passata due anni fa nella mani di Quiksilver e in procinto di costruire una seconda unità di produzione per gli sci Dynastar a Sallanches, agli americani di Patagonia, che hanno recentemente trasferito dalla banlieue parigina di Boulogne-Billancourt ad Annecy la propria sede per l’Europa, o al gruppo Decathlon, la cui marca Quechua raggiunge ormai 400 milioni di fatturato e alle pendici del Monte Bianco occupa 170 persone con funzioni di design, ingegneria, modellizazione e test tecnici.
Perché queste sorti così diverse? Oltralpe si è puntato sulle infrastrutture, sulla ricerca e sulle risorse umane. Il progetto Sports et Loisirs presentato da 35 soci della regione Rhône-Alpes (imprese, laboratori universitari e centri di competenza) ha ottenuto finanziamenti nel quadro dell’azione di promozione dei poli di competitività. L’offerta regionale in Sciences et techniques des activités physiques et sportives comprende tre dottorati, otto master e tre scuole di ingegneria. In compenso, la Valle d’Aosta negli ultimi anni non sembra essere sfuggita al progressivo deterioramento della capacità di programmazione dello sviluppo economico che caratterizza il nostro paese e le sue regioni. Enti locali e investitori privati hanno puntato su edilizia e immobili residenziali, favoriti in questo dalle agevolazioni fiscali previste per le ristrutturazioni. Secondo i dati del ministero dell’Economia, citati dalla Banca d’Italia, nei primi nove mesi del 2006 il numero di richieste di detrazioni Irpef è aumentato del 2,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I contenuti sono stati messi in secondo piano. Un esempio tra gli altri è la sede di Aosta del Politecnico di Torino, che non dispone di nessun laboratorio seppur remotamente connesso all’interfaccia uomo-materiali, alla biomeccanica, ai nuovi materiali, all’intelligenza strategica o alla modellizzazione-simulazione su prototipo, ovvero alle competenze necessarie per far crescere un vero distretto della montagna. L’università della Val d’Aosta offre invece un master in Pedagogia interculturale e dimensione europea dell’educazione.

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