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  • 13/04/2007 Trapezzisti di umanità senza rete di sicurezza (Vincenzo Andraous)

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    In questi giorni ognuno ha detto, giudicato, assolto e condannato. Il circo delle giustificazioni da trapezio senza rete di sicurezza ha trasmesso il suo spettacolo migliore, nuovamente l’essere umano è stato dapprima dimezzato, poi gettato via come un  pezzo di carta inservibile. Mastrogiacomo è stato riportato a casa nostra, e quel che s’è fatto per salvarlo è stato comunque un atto di  giustizia a dir poco dovuto.

    Un po’ meno lo è per coloro che  ne hanno condiviso le  sofferenze e il sangue, e ora sono legati scompostamente al palo con la testa penzoloni.

    Si sprecano le manifestazioni, gli slogans, e nel frattempo la destra e la sinistra se le danno di santa ragione, colpi portati al basso ventre, dove il calcolo delle percentuali e delle opportunità è gridato come un  risultato calcistico:  1 a 5,  e non basta ancora, troppo caro il prezzo pagato per  uno spazio adibito a mattatoio. Così mentre gli uomini attendono ordini, Adjmal non è più vivo, diventa parte del prodotto interno lordo per assolvere potenti ignoti, e condannare improvvisati inquisitori: Adjmal non era carne di eccezione, né persona importante da conservare.

    E’ facile dimenticare  come Mastrogiacomo sia stato preso per i capelli per toglierlo dalla fossa, e quanto disperanti siano stati gli sgambetti dei  cultori  del politically correct, per permettere con il  nemico forgiato nell’intolleranza, le trattative intercorse, o più semplicemente l’accettazione di una carità che in guerra è chiamata volgarmente debolezza.

    Adjmal è l’altra faccia di una guerra che non consente mediazioni, quella di Mastrogiacomo è stata un’accezione malformata dal ricatto delle bombe, ora il musulmano Adjmal lascia tracce diverse persino nella sabbia, nelle orme estranee che non danno senso alla tragedia che rappresenta e che non colma il furore del ferro e del fuoco, per quella moneta gettata vicino al suo cadavere accartocciato.

    I saggi dei diritti umani, dei pari diritti culturali, fortunatamente hanno mostrato sufficiente onestà intellettuale  per credere in una liberazione possibile, quando lo sfinimento della pietà umana colava malamente da ogni bugia eletta a verità armata, eretta a difesa di interessi e scelte che non autorizzano ugualità.

    Sorpresa e sgomento per la morte di Adjmal, eppure nella celle di troppe prigioni afghane rimangono alla catena  altri eroi, anonimi, senza abbaglio di riflettori, medaglie, riconoscimenti, in nome di quella solidarietà umana che si ritrae senza la pretesa di qualche anomala confessione…… per tranquillizzare chi si sente innocente di essere colpevole.

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