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  • 01/10/2006 Dodici Tesi sulla Guerra e la Pace nel Medio Oriente (James Petras, www.rebelion.org)

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    L’invasione dell’Iraq fu il prodotto di una sforzo concentrato dei sionisti americani che occupano posizioni strategiche nel Pentagono (secondo e terzo in carica), nel Consiglio di Sicurezza Nazionale e nell’ufficio di Pianificazione Speciale (OSP in inglese). Paul Wolfowitz, numero due del Pentagono, disegnó l’attacco; Duglas Feith, numero tre, pianificó la falsificazione dei documenti sulle armi di distruzione di massa e David Frum, altro sionista, scrisse i discorsi di Bush, inclusa l’espressione “Asse del Male”. In piú, le poderose lobbys giudee - come sono con tutto diritto chiamate in Israele – mobilizzarono il congresso attraverso la pressione diretta e la loro forte influenza sui mezzi di comunicazione. Le grandi compagnie petrolifere non fecero campagna pubblicitaria apertamente a favore dell’invasione poiché la guerra era percepita come elemento destabilizzante per i loro interessi. I sionisti nordamericani promossero la guerra per aumentare il dominio israeliano sul Medio Oriente ed indebolire l’opposizione araba alle sue politiche colonialiste in Palestina.

    2.
    La Maggiore opposizione alla invasione fu diretta dalle forze extraparlamentari di sinistra poiché i “parlamenti” in Medio Oriente sono automi debitori degli Stati Uniti. In Europa rispecchiano una varietá di forze, peró la loro opposizione alla guerra fu principalmente diplomatica ed inefficace. L’attivitá extraparlamentare in Iraq, in gran parte composta dai 300.000 ex poliziotti e militari laici che furono espulsi brutalmente dal servizio, e da forze religiose che vogliono uno stato mussulmano indipendente, mostró opposizione nei confronti della politica genocida degli Stati Uniti.

    3.
    La forza dei movimenti mondiali varia con gli effetti della resistenza interna all’Iraq. Piú di una dozzina di paesi hanno ritirato le proprie forze dall’iraq a causa dei caduti e perché la percezione che hanno é che le forze di invasione guidate dagli USA hanno giá perso la guerra. Le perdite in aumento (morti e feriti) in Iraq, circa 25.000 – e seguiremo contandoli -, hanno aumentato l’opposizione nazionale dal 15% all’ inizio dell’ invasione al 65% oggi (giunio del 2006). Non esistono movimenti sociali apolitici: il loro obiettivo principale é lo Stato, in particolare lo Stato Imperiale, quando chiedono riforma agraria, lavoro o nazionalizazione delle risorse naturali privatizzate. La grande sfida é convertire questa domanda in una lotta per un potere statale, un punto debole nei movimenti sociali.

    4.
    La coscienza liberale in Iraq é soprattutto un fenómeno della classe commerciante e di alcuni intellettuali, principalmente degli espatriati che vivevano negli USA o in Europa e sono tornati con l’invasione americana. Nella misura in cui questa coscienza liberale é esistita in Iraq, si é convertita in una difusa opposizione nazionalista all’occupazione nordamericana. Il maggior appoggio degli espatriati all’interno della classe politica é l’esercito nordamericano. La societá del Medio Oriente, incluso l’Iraq, contiene movimenti nazionalisti, socialisti, repubblicani, laici, moderati e religiosi. Varie forze fondamentalmente republicane e laiche si sono unite a movimenti religiosi per le risorse che possiedono. Non sempre c’é una distinzione chiara ed esplicita.

    5.
    L’invasione nordamericana dell’Iraq va piú in lá dell’espansione del potere israeliano e degli interessi geopolitici degli USA. Questo é l’ esempio classico di una guerra imperialista contro un movimento di liberazione nazionale. Ci sono differenze culturali, peró esistevano prima dell’invasione e continueranno ad esistere. In se stesse le differenze culturali o religiose non portano alla guerra. I conflitti tra interessi politici, economici e ideologici sono la forza motrice delle guerre.

    6.
    Gli effetti a corta e media scadenza della guerra imperialista hanno creato un'enorme ostilitá verso la presenza europea e nordamericana in Medio Oriente ed in tutte le parti; ostilitá che non si potrá superare con facilitá, soprattutto tenendo in conto la “Dottrina delle guerre preventive” degli USA e l’intervento terrorista globale.

    7.
    I principali beneficiari della “guerra contro il terrorismo” sono gli israeliani che occupano la terra palestinese, i movimenti sionisti globali, perché la guerra pone l’attenzione sulla loro “terra madre”, l’industria mercenaria multimillonaria (chiamata “agenzie di sicurezza”), che riceve i contratti militari ed il bottino, l’industria degli armamenti e la borghesia che approfitta delle risorse statali delle terre occupate e dell’aiuto straniero per l’arricchimento personale.

    8.
    Il terrorismo dal punto di vista statale sta in gran parte ancorato alla pratica governativa degli USA, di Israele ed Europa ed ai loro procuratori all’interno degli squadroni locali della morte, dei gruppi paramilitari e degli eserciti coloniali. La maggioranza dei governanti arabi (in Giordania, Egitto, Marocco, gli Stati del Golfo, Arabia Saudita ecc…) si dedicano nei loro paesi ad attivitá statali terroriste contro i dissidenti. Al-Qaeda e altri gruppi islamici sono attori marginali nel panorama delle attivitá terroriste mondiali, sommando meno del 5% degli attacchi contro i civili, se comparati con gli USA ed i suoi seguaci in Iraq, Israele e altri paesi, che sono responsabili della maggioranza degli assassinii di civili.

    9.
    La resistenza islamica di massa, inclusa la lotta in Iraq, é vista come un movimento di liberazione nazionale dalla maggioranza dei Paesi del Terzo Mondo. La maggioranza delle operazioni militari in Iraq é diretta dagli USA e dal suo regime tiranno e per questo non si dá alcuna risposta ai crimini e non si punisce nessuno. Gran parte della lotta avrá fine quando si obbligheranno le forze nordamericane ed europee a ritirarsi. Il voto democratico palestinese per Hamas e la sua ratificazione di alt al fuoco per 18 mesi nonostante gli assassinii israeliani di migliaia di innocenti civili, é un esempio della natura democratica e pacifica della maggioranza della popolazione palestinese, nonostante la provocazione violenta senza fine, le incursioni e gli assassinii degli squadroni della morte e delle truppe d’assalto israeliane. Il recente assassinio brutale di una famiglia di 7 persone nella costa marittima, le arroganti bugie nel conseguente occultamento della veritá da parte degli israeliani e la prevedibile ripetizione delle bugie di Tel Aviv da parte della lobby giudea nordamericana, rappresentano una reale ragnatela di terrore ed inganno.

    10.
    La risposta del mondo arabo all’11/9 fu varia, come in gran parte del Terzo Mondo ed incluso in occidente. Molte persone del Terzo Mondo guardarono all’9/11 come all’arrivo delle guerre di Washington in suolo nordamericano; avendo sofferto i bombardamenti e le invasioni degli USA nei loro propri Paesi, considerarono l’11/09 come l’estensione territoriale di conflitti giá in atto. La maggioranza delle classi medio alte di tutto il mondo inorridirono per l’attacco e la perdita di vite umane, specialmente quelli che mantengono vincoli benefici con i poteri occidentali, particolarmente nella classe istruita asiatica, latinoamericana e africana, che si identificano con la cultura d’elite occidentale.

    11.
    L’opinione pubblica occidentale, inclusa Europa e USA, é profondamente divisa sul caso dell’Iran. Molto pochi in Europa ed USA appoggiano la chiamata alla guerra della lobby giudea, anche tra gli ufficiali dell’esercito, professionisti e altri. Nessuno in Europa, incluso il primo ministro Tony Blair, appoggia un boicottaggio totale contro l’Irán. Russia e Cina sono sostenitrici della diplomazia. La fazione pro-guerra della classe dominante nordamericana é abbastanza isolata internazionalmente e debilitata internamente per la disastrosa politica della guerra in Iraq. Anche senza che le importi nulla di questo, l’amministrazione di ultradestra di Bush, aiutata e motivata dalla lobby giudea, organizzerá forse un attacco aereo contro l’Iran nello sforzo, pericoloso, di aumentare le sue oportunitá elettorali del novembre 2006. Questa guerra suppone un assassinio di massa di civili iraniani- che sorpasserebbe i quasi 250.000 giá assassinati in Iraq- e scatenerebbe un conflitto generale e soprattutto la rappresaglia a grande scala delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane che entrerebbero in Iraq, e di altri che potrebbero preparare attacchi militari nelle riserve petrolifere di USA ed Europa, facendo sí che i prezzi del petrolio si gonfino a piú di $100 al barile e ció porterebbe ad una recessione mondiale.

    12.
    Prima della Repubblica Islamica, l’Irán era governato da una monarchia dispotica nordamericana. Lo stato di polizia del Sah fu uno dei piú repressivi del mondo; torturó e assassinó decine di migliaia di persone e produsse un esilio di piú di 300.000 persone. Fu uno stato di enormi iniquitá, risultato del saccheggio della ricchezza del petrolio da parte di USA e delle compagnie petrolifere nordamericane e occidentali. Il Sah era un alleato militare di Israele e USA e ciascuno spalleggiava la dominazione dell’altro. La rivoluzione islamica fece terminare lo sfruttamento straniero, distribuí la terra, nazionalizzó l’industria del petrolio ed introdusse rigide e definite (dalla legge islamica) elezioni competitive. La cattiva amministrazione economica, il ritorno del capitale privato nei campi petroliferi, la corruzione statale, e la repressione dei movimenti sindacali e commerciali di sinistra hanno minato molte peró non tutte le riforme programmatiche della repubblica islamica. Il nuovo presidente promette di incrementare il benessere sociale, di difendere l’Iran dai predatori stranieri e promuovere la crescita economica. La questione dello sviluppo del potere nucleare dell’Iran viene alimentato da Washington come pretesto per far tornare l’iran al suo ruolo anteriore di somministratore di petrolio a poco prezzo. Israele e la lobby giudea assecondano un attacco militare per eliminare l’opposizione iraniana alla sua decisione di annettere la Palestina.

    James Petras
    Fonte:www.rebelion.org/
    Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=33292
    19-06-2006

    Ulises Juárez Polanco é membro dei collettivi di Rebelión e Tlaxcala (www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversitá linguistica.
    Caty R. É membro del collettivo.
    Questa traduzione é copyleft.

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VERONICA NATOLI


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