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  • 14/09/2006 Il Petrolio e le Guerre Iraq, Afghanistan, Libano. Il Petrolio negli Equilibri Geopolitici (Giuseppe Brindisi, www.strategiaglobale.com)

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    Il saggio è rivolto a tutti I soggetti politici, ed essendo l’uomo notoriamente un “animale politico”, a chi ha capacità d’intendere un normale discorso.

    Purtroppo, i discorsi politici, che dovrebbero essere intesi da tutte le persone normali, sono comprensibili a pochi iniziati e, spesso, nemmeno a questi; sicché il politico fa noiosi soliloqui

    Questo per tranquillizare i pseudo intellettuali convinti che problemi seri debbano essere spiegati con espressioni astruse.

    Si tenta, con le argomentazioni di seguito espresse, di equilibrare lo scarso peso conferito dagli analisti al problema energetico quale causa concorrente alla conflittualità mediorientale e cecena

    L'espandersi e la virulenza di tale conflittualità, interessando le aree petrolifere, sia l'effetto di molteplici cause, compresa, quella primaria dei bisogni energetici.

    Si spiegano, così, le feroci resistenze alla politica USA tesa ad imporre un Nuovo Ordine Mediorientale.

    Il petrolio è energia non rinnovabile e, quindi, destinato ad esaurirsi. Esso, in quanto energia, è calore, è lavoro fisico. E’ anche materia prima preziosissima per numerosi processi chimici (quali: Farmaci, fertilizzanti, materie plastiche, vernici…)

    Per approfondimenti sul problema consultare il

  • Pagina Petrolio

    Tanto si premette per sottolineare la vitale importanza del petrolio per l’economia mondiale basata su risorse non rinnovabili.

    E' indubbio che la guerra in Iraq ha rapporti strategici con il problema energetico. Tutta l'area medio-orientale è in relazione agli interessi strategici energetici del pianteta. Il consumo di petrolio aumenta del 2% e più all'anno.

    Il mondo dipende da questa indispensabile fonte di energia; in mancanza, l'umanità non potrebbe evitare un'immane catastrofe.

    Il controllo dei pozzi di petrolio è strategicamente vitale. Assurdo pensare che lo stesso petrolio possa diventare monopolio di una o poche entità planetarie.



    Ancora più assurdo sarebbe che le organizzazioni terroristiche internazionali si impossessassero del petrolio del Medio Oriente.

    La sola Arabia Saudita possiede il 50% delle capacità mondiali. Di qui le correlazioni strategiche tra guerra in Iraq e petrolio. L'Iraq e l'Afganistan sono immense basi per il controllo del medio Oriente e del'Asia centrale e quindi di alto valore strategico per l'egemonia della regione.

    E' anche ovvio che il petrolio non sia la causa principale ed immanente della guerra generalizzata. Semplicistico affermare che gli USA hanno invaso Afganistan ed Iraq per prendersi il petrolio dell'Iraq. Semmai l'errore razionalmente inspiegabile è stato quello di "svegliare la tigre che dorme: gli USA" così come fece il Giappone con l'attacco a Pearl Harbour. Il grafico che segue mostra i consumi mondiali di petrolio. Gli USA consumano il 30% più dell'Europa , il 90% di piuì di tutti i Paesi Africani, l'80% di più dell'America Latina. Si rammenta ancora che il petrolio è energia, è lavoro, è produzione industriale. Fino a quando non sarà esaurito, il petrolio costituirà l’ossigeno necessario all’umanità industrializzata per vivere e sopravvivere.

    L’importanza strategica di una risorsa vitale è ovvia.

    La sicura disponibilità delle riserve di petrolio, potrebbe essere assicurata da un complesso di fattori che vanno dal possesso delle fonti petrolifere, alla capacità di difenderle da attacchi tendenti alla loro neutralizzazione, alla disponibilità delle tecnologie estrattive, alla possibilità di scelta degli acquirenti , quindi, vitale autonomia antitrust, al dominio dei mari per la sicurezza delle rotte petrolifere,

    Le capacità difensive devono includere quelle per contrastare efficacemente attacchi missilistici ed aeronavali. Questi requisiti (possesso delle fonti, difendibilità, capacità antitrust ..) sono possedute senz’altro dagli USA, in minor misura dalle potenze nucleari contro ipotetici attacchi USA o reciproci. Le osservazioni sono altrettanto valide per le centrali nucleari.

    I Paesi come l’Iran hanno solo la possibilità di scegliere se farsi occupare per poi combattere come la guerriglia in Iraq o morire di fame per la distruzione dei loro pozzi petroliferi.

    Le “sparate” degli Ayatollah contro Israele e l’America, restano sceneggiate alla Mario Merola.

    Se il Vietnam e la Corea del Nord, al tempo deile rispettive guerre con gli USA, fossero stati possidenti di petrolio ed economicamente petroliodipendenti come i Paesi arabi - in un sistema unipolare- sarebbero morti di fame in pochi mesi dopo la distruzione a tappeto dei pozzi petroliferi.


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