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  • 23/07/2006 La Guerra è un Racket II (Smedley Butler, Maggior Generale - Corpo della Marina degli Stati Uniti,http://lexrex.com, www.comedonchisciotte.org)

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    CAPITOLO DUE - CHI TRAE PROFITTI?

    La Guerra Mondiale, oltre a vedere il nostro coinvolgimento, è costata agli Stati Uniti circa 52 miliardi di dollari. Fate il calcolo. Significa $400 per ogni uomo, donna e bambino degli Stati Uniti. E non abbiamo ancora pagato tutto il debito. Lo stiamo ancora pagando, i nostri figli lo pagheranno, e i figli dei nostri figli probabilmente si ritroveranno ancora a pagare il costo di questa guerra.

    I profitti tipici di un'impresa commerciale negli Stati Uniti sono del sei, otto, dieci e qualche volta dodici per cento. Ma i profitti in tempo di guerra - ah sì! sono tutt'altri numeri - parliamo del venti, sessanta, cento, trecento, e anche ottocento per cento - il limite è il cielo. Un traffico immenso. Zio Sam ha il denaro. Andiamo a prendercelo.

    Naturalmente loro non metteranno le cose in modo così semplicistico, in tempo di guerra. Parleranno di patriottismo, di amore per il proprio paese, dicendo che "tutti dobbiamo tirarci su le maniche", intanto i profitti salgono a quote deliranti - e vengono messi al sicuro nelle loro tasche. Prendiamo giusto qualche esempio:

    I nostri amici, i Du Ponts, quelli della polvere da sparo - uno di loro non ha forse testimoniato davanti al comitato senatoriale giusto di recente, dicendo che era merito della loro polvere da sparo se si era vinta la guerra? Che si aveva salvato il mondo esportando democrazia? O qualcosa di simile? Cosa hanno fatto loro durante la guerra? Era una corporation patriottica. Ebbene, il profitto medio dei Du Ponts nel periodo dal 1910 al 1914 fu di 6 milioni di dollari per anno. Non era molto, ma i Du Ponts riuscirono a cavarsela. Ora diamo un'occhiata al profitto medio annuale che va dal 1914 al 1918. Scopriamo che era di 58 milioni di dollari all'anno! Quasi 10 volte quello che avevano in tempo di pace, e non è che in tempo di pace i loro profitti fossero così male. In pratica un aumento dei profitti ammontante a più del 950 per cento.

    Osserviamo ora una delle nostre compagnie siderurgiche, che mise patriotticamente da parte la produzione di ferrovie e di ponti a travata per passare ad occuparsi di materiale bellico. Bene, il loro profitto medio annuo nel periodo 1910-1914 era di 6 milioni di dollari. Poi arrivò la guerra e, da buoni e fedeli cittadini, la Bethlehem Steel cominciò a produrre armi. Secondo voi, i loro profitti sono saliti, o hanno fatto entrare Zio Sam nell'affare? Ebbene, la loro media nel periodo 1914-1918 era di 49 milioni di dollari l'anno!

    Vediamo come sono andate le cose per la United States Steel Corporation. I guadagni abituali durante i 5 anni prima della guerra erano di 105 milioni di dollari l'anno. Poi venne la guerra e i profitti salirono. Infatti la media annua per il periodo 1914-1918 fu di 204 milioni di dollari. Niente male.

    Finora abbiamo visto i guadagni per chi produceva acciaio e polvere da sparo. Ora spostiamo la nostra attenzione su qualcos'altro. Sul rame, per esempio. Anche lui rende bene, in tempo di guerra.

    La Anaconda Copper Mining Co., per esempio. I guadagni medi annuali anteguerra nel periodo 1910-1914 erano di 10 milioni di dollari. Nel periodo 1914-1918, invece, i profitti salirono a 34 milioni di dollari l'anno.

    O la Utah Copper. Media di 5 milioni di dollari l'anno per il periodo 1910-1914. Media annuale raggiunta nel periodo della guerra: 21 milioni di dollari.

    Raggruppiamo assieme queste cinque con altre tre piccole compagnie. La media annuale totale dei profitti per il periodo anteguerra 1910-1914 era di $137.480.000 . Dopo la guerra, la media crebbe verticosamente fino a raggiungere $408.300.000 .

    Un piccolo aumento approssimativamente del 200% ...

    La guerra fa guadagnare? A loro sicuramente sì. Ma non sono gli unici. Ve ne sono altri. Vediamo cosa succede con il cuoio.

    Per il periodo di tre anni prima dell'inizio della guerra, il totale dei profitti della Central Leather Company era di 3.5 milioni di dollari, ovvero approssimativamente di $1.167.000 all'anno. Nel 1916 la Central Leather ottenne profitti per un totale di 15 milioni di dollari, un piccolo aumento del 1.100 per cento... Questo è tutto. La General Chemical Company aveva totalizzato poco più di 800 mila dollari all'anno, nei tre anni prima della guerra. Durante la guerra i profitti arrivarono a 12 milioni di dollari, un salto equivalente al 1.400 per cento.

    La International Nickel Company - e non si può fare una guerra senza nichel - riportò un aumento dei profitti partendo da una media iniziale di 4 milioni di dollari l'anno e arrivando a una media di 73 milioni di dollari l'anno. Niente male, dite? Corrisponde a un aumento del 1.700 per cento.

    La media della American Sugar Refining Company era di 2 milioni di dollari l'anno, prima della guerra. Nel 1916 raggiunse il record di 6 milioni di dollari.

    Ecco cosa rivela il Documento del Senato nr. 259. Il Sessantacinquesimo Congresso, che riporta i guadagni delle aziende e delle rendite governative. E che calcola i profitti di 122 industrie della carne in scatola, 153 produttori di cotone, 299 fabbriche di indumenti, 49 acciaierie e 340 produttori di carbone durante la guerra. È rarissimo trovare dei profitti che siano al di sotto del 25 per cento. Per esempio le imprese del carbone totalizzavano da un 100 per cento fino a un 7.856 per cento del loro capitale azionario nel periodo della guerra. Le industrie della carne di Chicago hanno raddoppiato e triplicato i loro guadagni.

    E non dimentichiamoci dei banchieri che hanno finanziato la grande guerra. Se c'è qualcuno che ha tratto il massimo dei profitti, questi sono i banchieri. Essendo delle partnership più che delle imprese private, non sono tenute a fare il rendiconto agli azionisti. E i loro profitti sono rimasti tanto nascosti quanto più erano immensi. Come i banchieri si siano fatti milioni e miliardi di dollari non lo so, perché questi piccoli segreti non sono mai stati resi pubblici - nemmeno di fronte all'organismo investigativo del Senato.

    Ma ecco qui come alcuni industriali e speculatori patrioti si sono preparati la strada per ricavare profitti dalla guerra.

    Per esempio i produttori di scarpe. A loro la guerra piace. Gli porta un sacco di lavoro e dei profitti eccezionali. Traggono i loro guadagni vendendo le scarpe all'estero ai nostri alleati. Forse, come fanno i produttori di munizioni e quelli di armi, pure loro vendono al nemico. Perché un dollaro è un dollaro, che arrivi dalla Germania o dalla Francia. Ma se la cavano bene pure con Zio Sam. Per esempio, hanno venduto a Zio Sam 35 milioni di stivali pesanti. I soldati erano 4 milioni. Significa più di otto paia per soldato. Il mio reggimento, durante la guerra, disponeva di un solo paio di scarpe. Alcune di queste probabilmente ci sono ancora. Erano buone scarpe. Ma quando la guerra terminò, Zio Sam si è ritrovato con un'eccedenza di 25 milioni di scarpe. Comprate e pagate. E i profitti, registrati e intascati.

    C'era ancora molto cuoio lasciato invenduto. Così i produttori decisero di vendere a Zio Sam centinaia di migliaia di selle prodotte dalla McClellan per la cavalleria. Ma non esiste alcuna cavalleria americana fuori dagli Stati Uniti! Qualcuno doveva disfarsi di tutto questo cuoio, tuttavia. Qualcuno doveva guadagnarci sopra - e così ci siamo ritrovati con un sacco di selle della McClellan. E probabilmente ne abbiamo ancora ora.

    Inoltre c'era qualcuno che disponeva di un grande assortimento di zanzariere. Zio Sam ne ha comprate 20 milioni ad uso dei soldati oltremare. Suppongo che i nostri ragazzi se le mettessero addosso quando dormivano nelle trincee piene di fango - una mano che si gratta i pidocchi in testa e l'altra che cerca di afferrare i topi sgambettanti. Ebbene, nessuna di queste zanzariere è mai arrivata in Francia!

    Comunque, questi prudenti produttori volevano essere sicuri che nessun soldato ne fosse sprovvisto, perciò pensarono bene di venderne altri 40.000.000 al nostro Zio Sam.

    Pure i produttori di aerei e di motori ritennero di avere diritto anche loro a trarre dei profitti da questa guerra. Perché no? Ognuno aveva i suoi. E così Zio Sam spese un altro milardo di dollari - contateli se riuscite a vivere abbastanza a lungo per farlo - per la costruzione di motori d'aviazione che... non lasciarono mai la terra! Non un solo aereo, non un solo motore di questo ordine da un miliardo di dollari venne usato per le battaglie che ebbero luogo in Francia. Ma i loro produttori ottennero i loro profitti, del 30, 100 e forse anche del 300 per cento.

    Le canottiere per i soldati costavano alla produzione 14 centesimi: per acquistarle Zio Sam spese dai 30 ai 40 centesimi ciascuna - un profitto non male per i produttori di canottiere. E anche i produttori di calze, di uniformi, di cappelli e di elmetti in acciao ebbero il loro profitto.

    Quando terminò la guerra, i magazzini qui erano stipati con più di 4 milioni di set di attrezzature - bisacce e tutto ciò che le riempie. Ora sono da buttare perché le regolamentazioni sono cambiate. Ma i produttori intanto si sono fatti i loro guadagni - e rifaranno tutto di nuovo la prossima volta.

    C'erano molte idee brillanti per fare soldi durante la guerra.

    Un patriota molto versatile vendette a Zio Sam dodici dozzine di chiavi a settore da 48 pollici. Oh, erano delle chiavi molto carine. L'unico problema era che esisteva un solo tipo di dado mai costruito che fosse largo abbastanza per questo tipo di chiavi. Ovvero quello che serve per tenere serrate le turbine alle cascate del Niagara. Ebbene, dopo essere state acquistate da Zio Sam e il produttore essersi intascato i profitti, queste chiavi furono messe dentro vagoni merci e fatte girare per tutti gli Stati Uniti nella speranza di trovare qualche posto ove potessero essere utilizzate. Quando venne firmato l'armistizio fu davvero un brutto colpo per il produttore di chiavi. Stava giusto per fabbricare un po' di dadi che andassero bene per queste chiavi. Poi escogitò di vendere anche questi, a Zio Sam.

    Un altro ha avuto la brillante idea di pensare che i colonnelli non dovessero guidare le automobili, né andare a cavallo. Probabilmente ha visto una foto di Andy Jackson andare su un buckboard (NdT: tipico carro americano a sponde basse). Ebbene, ne sono stati prodotti e venduti 6.000 allo Zio Sam ad uso dei colonnelli! Non ne fu usato mai nemmeno uno. Ma il fabbricante intanto si fece su i soldi.

    Pure i costruttori di navi pensarono di avere diritto ad una fetta del bottino. Costruirono molte navi e ne ricavarono molto denaro. Per l'esattezza più di 3 miliardi di dollari. Alcune delle navi andavano pure bene. Ma ne fu prodotta una quantità pari ad un valore di 635 milioni di dollari il cui materiale principale era il legno, e non potevano nemmeno navigare. Le giunture si aprivano - e così le navi affondavano. Ma noi le avevamo pagate. E qualcuno si era intascato i profitti.

    È stato stimato da statisti ed economisti e ricercatori che la guerra costò a vostro Zio Sam 52 miliardi di dollari. Di questa somma, 39 miliardi vennero di fatto spesi per la guerra. Questa spesa produsse 16 milioni di profitti. Ecco come 21.000 miliardari e milionari sono diventati tali. Questi profitti non sono esattamente briciole. È una cifra spaventosa. Ed è finita nelle mani di pochi.

    Le indagini condotte dal Nye Committe sull'industria delle munizioni e i suoi profitti in tempo di guerra, nonostante le loro rivelazioni sensazionali, non hanno scoperto altro che la punta dell'iceberg.

    Ma ha sortito comunque degli effetti. Il Dipartimento di Stato ha studiato "per un certo tempo" alcuni sistemi per tenersi fuori dalla guerra. Il Ministero della Guerra subito decide di avere tra le mani un grande piano che deve essere portato alla luce. L'Amministrazione nomina un comitato - con i Ministeri della Marina e della Guerra abilmente rappresentati sotto la presidenza di uno speculatore di Wall Street - perché fossero limitati i profitti in tempo di guerra. A quale scopo non si è mai saputo. Hmmm. Magari in quel modo, i profitti del 300, e del 600, e del 1600 per cento di quelli che trasformavano il sangue in oro durante la Guerra Mondiale sarebbero stati limititi a poche persone.

    Apparentemente, comunque, il piano non faceva alcun riferimento al contenimento delle perdite - ovvero alla perdita della vita di quelli che la guerra la combattono. Per quanto mi è stato possibile capire, non c'è niente che faccia parte di questo piano atto a limitare la perdita per un soldato ad un solo occhio, o ad un solo braccio, o ad una sola ferita anziché tre. O a limitare la perdita della vita.

    Non c'è nulla in questo piano, a quanto sembra, che dica che non più del 12 per cento di un reggimento dovrà rimanere ferito, o che non più del 7 per cento di una divisione dovrà essere uccisa.

    Ma chiaramente, il comitato non può certo prendersi la briga di occuparsi di queste faccende di poco peso.

     



    [Lo Zio Sam vuole te!]

    Indice

  • 23/07/2006 La Guerra è un Racket Capitolo I
  • 23/07/2006 La Guerra è un Racket Capitolo II
  • 23/07/2006 La Guerra è un Racket Capitolo III
  • 23/07/2006 La Guerra è un Racket Capitolo IV
  • 23/07/2006 La Guerra è un Racket Capitolo V


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