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17/01/2008 Ceppaloni connection (Jacopo Matano, http://www.aprileonline.info, http://www.canisciolti.info)

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Quando intorno alle 14.30 la polizia giudiziaria, su mandato della procura di Santa Maria Capua Vetere bussa a casa Mastella a Ceppaloni i giochi sono fatti. Nel cerchio chiuso dal gip Francesco Chiaromonte (che ha firmato il provvedimento), e dal pm Alessandro Cimmino, sono destinate a cadere altre 23 teste, a parte quella di Sandra Lonardo, che piantonata in casa scopre la notizia dalle agenzie e rilascia un’intervista telefonica a RaiNews 24, e del Guardasigilli, anch’egli indagato.

CEPPALONI, BENEVENTO - Delle misure di custodia cautelare eseguite oggi dai Carabinieri del comando provinciale di Caserta, quattro sono arresti e diciannove le ordinanze di restrizione domiciliare. Pezzi grossi dell’Udeur, stretti a doppio legame, in alcuni casi anche familiare, con la dinasty di Ceppaloni. L’inchiesta parte da lontano, e segue i filoni che si dipanano nei feudi campani dell’Udeur e coinvolgono nomi -eccellenti o meno- del partito in merito a pressioni su appalti e nomine. In carcere finiscono il segretario generale dell’autorità per il bacino del Sele – e consuocero del ministro- Carlo Camilleri ed il suo collaboratore Antonello Scrocca, oltre al difensore civico della Regione Campania Vincenzo Lucariello e al professor Domenico Pianse, docente di idraulica all’università Federico II. Ai domiciliari sono il sindaco di Benevento Fausto Pepe, gli assessori regionali all’ambiente Luigi Nocera e al personale Andrea Abbamonte. Oltre al capogruppo regionale del partito del Campanile Ferdinando Errico, ed al presidente della Prima commissione regionale Nicola Ferraro. Vengono invece interdetti dagli uffici il magistrato del Tar Campania Ugo di Maio, il prefetto di Benevento Giuseppe Urbano e l’agente della municipale di Alvignano (Caserta) Luigi Treviso.

I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere al falso in atto pubblico, alla corruzione, alla turbativa di appalti, alla concussione. E proprio di concussione è accusata Sandra Lonardo in relazione ad una telefonata indirizzata al direttore di un' azienda ospedaliera, in cui la donna avrebbe protestato per la nomina di un primario. “I primari ospedalieri non venivano nominati dai direttori generali della Asl sulla base delle loro capacità professionali, bensì sulla base delle indicazioni fornite loro da esponenti politici di rilievo”, scrive il procuratore capo Mariano Maffei in un comunicato. L’avvocato della moglie del Guardasigilli Titti Madia sminuisce: “una grande sfuriata telefonica, quindi solo un contrasto di carattere politico e nulla a che vedere con dazioni di denaro o vantaggi di altro tipo”.

UN CONSUOCERO SPECIALE – Ma non solo di sanità, e non solo di telefonate si tratterebbe. Il procuratore Maffei parla di «un tessuto fatto di trame fitte, di connivenze e di complicità così forti tanto che molti enti pubblici regionali e molti enti locali campani hanno conformato le loro scelte non già improntando ogni valutazione al perseguimento di interessi pubblici, bensì asservendo il bene della cosa pubblica agli interessi di un gruppo ristretto di persone che facendosi forte del potere politico amministrato dal partito Udeur orienta di fatto ogni scelta e ogni decisione di enti locali in cui sia presente uno schieramento politico di tale partito». La mente ed il cuore di questo gruppo è, per Maffei, Carlo Camilleri, consuocero del ministro. Camilleri, ingegnere di Benevento e segretario dell’Autorità del bacino del Sele, era già sotto gli occhi della Procura di Santa Maria Capua Vetere per la partecipazione di una sua ditta ad una serie di gare di appalto tra cui quella lanciata due anni fa dall’azienda ospedaliera di Caserta per la costruzione del nuovo padiglione di medicina, come raccontava l’otto novembre scorso il Mattino di Napoli. L’appalto, il consuocero di Mastella non lo vinse subito, ma soltanto dopo il ritiro delle altre tre aziende partecipanti. Le indagini di Cimmino e dei Carabinieri si sono concentrate su questo strano ritiro, e su altri episodi (come alcuni lavori di bonifica e di consolidamento commissionati dai consorzi intercomunali per lo smaltimento dei rifiuti). “La mia competenza professionale nel settore dell’edilizia ospedaliera, dell’ingegneria idraulica e della difesa del suolo è nota a tutti gli addetti ai lavori, ed è documentata dai tanti incarichi professionali svolti in tutto il territorio nazionale, fuori ed al di là di ogni appartenenza politica degli amministratori”, tuonava in polemica con il quotidiano partenopeo Camilleri, oggi ufficialmente in arresto (anche se è stato raggiunto dal provvedimento in ospedale, dove è ricoverato da ieri per un malore)

IL COMMISSARIO ABBATE - Per il ministro della Giustizia e per gli assessori regionali il reato ipotizzato sarebbe invece quello di concussione. Secondo i magistrati Mastella avrebbe fatto pressione sul presidente della Regione Campania Bassolino per imporre una “sua” nomina ai vertici dell’Asi, il Consorzio di sviluppo industriale di Benevento. Ricostruendo l’intricata vicenda si finisce nel filone di un’inchiesta avviata dagli stessi pm e riportata, all’epoca, sempre dal Mattino. La pressione del Guardasigilli su Bassolino riguarderebbe l’ex segretario dell’Udeur beneventana Gino Abbate, investito della nomina di commissario straordinario dell’Asi attraverso una procedura denunciata come “anomala” e più volte contestata dall’ex presidente dello stesso consorzio Pellegrino Paolucci e da esponenti provinciali dei Ds. Al posto di Abbate, infatti, avrebbe dovuto esserci -secondo gli accordi politici- un esponente della Quercia. Ma sulla nomina di Abbate intervenne direttamente Bassolino attraverso un’ordinanza presidenziale che ratificava una decisione della giunta regionale. A nulla valsero, allora, le proteste dei Ds provinciali contro il Governatore collega di partito. Il presidente della regione Campania, nell’ambito di queste “interferenze” e ben prima della drammatica vicenda dei rifiuti, aveva ricevuto un avviso di garanzia ed era stato chiamato dai giudici a spiegare i motivi della nomina di Abbate. L’atto, impugnato dal comitato direttivo dell’Asi, fu considerato legittimo dai giudici del Tar. Ma tre degli stessi magistrati amministrativi campani -Carlo D’Alessandro, Francesco Guerriero e Ugo di Maio- comparivano un mese fa nell’elenco degli indagati del pm Cimmino. E l’ultimo è da oggi interdetto dagli uffici.

Jacopo Matano - aprileonline

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