TuttoTrading.it

10/02/2005 Il gioco in Italia: Dati e Problemi (Roberto Perotti, www.lavoce.info)

Ricerca personalizzata
GIOCHI GIOCATTOLI
Articoli da regalo
Attività creative
Bambole e accessori
Bestseller generali
Burattini e tetrini
Calendari dell' avvento
Collezionabili
Costruzioni
Elettronica per bambini
Giocattoli da collezione
Giocattoli prima infanzia
Elettronica per bambini
GIOCHI GIOCATTOLI
Giocattoli da collezione
Giocattoli prima infanzia
Giochi di imitazione
Giochi da tavola
Giochi educativi
Modellismi
Peluche
Personaggi Giocattolo
Puzzle
Sport Giochi Aperto
Strumenti Musicali
Veicoli

Nel 2004, gli Italiani hanno speso per i giochi legali (quelli gestiti dall’ Amministrazione dei Monopoli, che ringrazio per avermi fornito tutti i dati che seguono) circa 24 miliardi di euro, più di 400 euro a persona. Ma poiché probabilmente non più di 25 milioni di individui diversi hanno giocato, ogni giocatore in media ha puntato almeno 1000 euro. Solo per il Lotto gli Italiani hanno puntato 11,7 miliardi.
Ma contrariamente a quanto si crede, l’ Italia non è il paese europeo con la più alta propensione al gioco. Nel 2003 (ultimo anno per raffronti internazionali) l’ Italia ha registrato una giocata annuale media pro-capite superiore alla Germania, simile alla Francia, e inferiore alla Spagna e soprattutto al Regno Unito. Nel 2004 le giocate italiane sono aumentate di quasi il 50 percento rispetto al 2003, ma anche così il dato italiano non è probabilmente superiore a quello spagnolo.

Una truffa organizzata?

Nel 2004, le vincite totali hanno rappresentato il 54 percento delle puntate, ma con notevoli variazioni tra giochi diversi: il 45 percento nel Lotto, oltre il 70 percento nelle scommesse sportive. Persino i casinò, non certo degli istituti di beneficenza, in media restituiscono ai giocatori di roulette circa i 36/37, ossia più del 97 percento, delle puntate totali. Le entrate erariali (incluse le destinazioni "sociali") dal gioco sono state nel 2004 di circa 7.5 miliardi di euro, circa 0,6 punti percentuali del PIL. Il gioco è dunque una truffa organizzata dallo Stato contro i suoi cittadini?
È importante distinguere tra controllo statale e tassazione dei giochi. Entrambi hanno una loro logica. La giustificazione classica per il controllo statale dei giochi è che altrimenti essi finirebbero nelle mani della malavita organizzata. In effetti, secondo esperti del settore, il lotto clandestino è oggi fortemente ridimensionato, grazie alla maggiore automazione e alla velocizzazione dei pagamenti del lotto legale a partire dal 1994. Rimangono alla malavita soprattutto le sale da gioco clandestine e le slot machines; ma anche quest’ ultime sono in drastica diminuzione negli ultimi due anni, per l’ ampliamento del mercato legale. Praticamente tutti i maggiori paesi europei, con la parziale eccezione del Regno Unito, hanno un regime di monopolio statale sui giochi.
Quanto alla tassazione, il gioco è una attività senza alcuna utilità sociale, anzi con molte esternalità negative, a partire dai suoi effetti sulle famiglie dei giocatori compulsivi. Come tutte le attività socialmente perniciose, è perfettamente razionale tassarlo, così come si tassano alcol e sigarette. Questo è infatti ciò che fanno tutti i paesi europei. Anche in questo caso, l’ aliquota fiscale implicita media, cioè la percentuale delle puntate totali che finisce all’ erario (più le destinazioni "sociali"), non è superiore ad altri paesi: sempre nel 2003, era tra il 25 e il 28 percento in Italia, Spagna e Francia, quasi il doppio in Germania, e decisamente inferiore solo nel Regno Unito.

La regressività delle tasse sul gioco

Senonchè le tasse sul gioco sono molto regressive. E questo non solo perché una gran parte dei giocatori appartiene alle classi di reddito più modeste, ma anche perché la stessa aliquota fiscale implicita è molto diversa a seconda dei giochi. Infatti, nel 2004 i due giochi con la più alta aliquota fiscale (il 42 e il 53 percento rispettivamente) sono stati il Lotto e il Superenalotto, che sono praticati soprattutto da individui con livelli di istruzione limitata e dai pensionati. L’ aliquota fiscale implicita media è stata invece solo del 5 percento sulle scommesse sportive, che sono praticate quasi esclusivamente da individui con livelli di istruzione superiori e con un reddito medio-alto.
La stessa composizione delle giocate porta a ritenere che la tassazione sul gioco sia più regressiva in Italia che in altri paesi europei. Infatti, il Lotto e le altre lotterie sono di gran lunga il tipo di gioco più popolare in Italia, con oltre il 60 percento delle giocate; le scommesse sportive hanno un ruolo prevalente in Francia e soprattutto nel Regno Unito.

Alzare o abbassare le tasse sul gioco?

Chi sottolinea gli aspetti perniciosi del gioco probabilmente vedrebbe di buon occhio un aumento dell’ aliquota implicita, così come alte tasse sono una parte integrante di ogni campagna contro il fumo e l’ alcol (si noti però che vi è un limite a questo aumento: oltre una certa aliquota, lo Stato riconsegnerebbe il gioco nelle mani della malavita organizzata). Chi sottolinea invece l’ iniquità e la regressività dell’ imposizione fiscale sul gioco vorrebbe diminuire l’ aliquota implicita del Lotto, magari alzando quella delle scommesse.
Purtroppo non è ovvio cosa succeda quando si cambia l’ aliquota implicita. Supponete che vincano i fautori di una aliquota più bassa. Da un lato, una aliquota minore (cioè vincite attese più alte per ogni euro puntato) aumenta il rendimento atteso di ogni euro puntato; dall’ altro fa sì che si debba puntare meno per ottenere la stessa vincita attesa. Il primo effetto (nel gergo degli economisti, l’ effetto sostituzione) porterebbe a giocare ancora di più; il secondo (l’ effetto reddito) a giocare meno. Se prevale il primo, il risultato sarà opposto a quello che molti probabilmente si augurano: ridurre la propensione al gioco delle categorie più deboli.

Più informazione

Come si vede, il problema non ha una soluzione facile, anche perché non possediamo gran parte delle informazioni di cui abbiamo bisogno per valutare gli effetti di un cambiamento. Ma credo si possano fare tre considerazioni.
Primo, ogni giocatore dovrebbe essere informato sulla percentuale di vincite media (per esempio nei precedenti 12 mesi) nel gioco su cui sta puntando. Ciò può essere fatto facilmente, per esempio obbligando i concessionari a stampare questa informazione su ogni foglio di giocata.
In questo momento, è lecito pensare che pochi si rendano conto che i giochi restituiscono in media solo il 54 percento delle giocate, e molto meno nel caso dei concorsi più popolari come Lotto e Superenalotto. A questo scopo, ho fatto una piccola indagine fra un campione rigorosamente non rappresentativo, i miei colleghi de lavoce.info e dell’ IGIER (Università Bocconi), chiedendo loro quale percentuale delle giocate va a vincite, erario, e concessionari e rivenditori. I risultati sono nella tabella in fondo all’ articolo. Gli economisti si confermano una categoria molto cinica: la media delle risposte sulla percentuale delle vincite è il 38,9 percento contro un dato reale del 54 percento nel 2004; di riflesso, la media delle risposte sulla percentuale all’ erario è il 38,9 percento, contro un dato per il 2004 del 31 percento. Ma ciò che è interessante è la straordinaria dispersione delle risposte: per gli intervistati, la percentuale delle vincite va da un minimo del 4 percento ad un massimo del 70 percento. Nemmeno gli economisti hanno un’ idea molto precisa del rendimento implicito dei giochi. Sarebbe interessante indagare se gli individui che giocano al Lotto (molti intervistati si sono premurati di comunicarmi che non lo fanno) si aspettano un rendimento atteso più alto degli economisti intervistati.
Per quanto detto prima, non è ovvio quale effetto una migliore informazione sul rendimento atteso avrà sul volume totale delle giocate. Ma sotto l’ aspetto morale non vi sono dubbi: uno Stato civile non può sfruttare l’ ignoranza dei suoi cittadini per sbancarli.
L’ Amministrazione dei Monopoli ha fatto della trasparenza un punto centrale delle proprie campagne pubblicitarie: ma in nessuna parte del suo sito sono riuscito ad ottenere dati chiari e sistematici sulle percentuali per l’ erario e le percentuali delle vincite. Basta invece digitare "Massachusetts Lottery" in Google per arrivare, dopo altri due clicks, al bilancio della Lotteria del Massachusetts – che, forse non a caso, ha pagato in vincite sia nel 2002 che nel 2003 il 71 percento delle giocate.

Chi ne beneficia, oltre allo Stato?

Secondo, un dato apparentemente anomalo dei giochi italiani è rappresentato delle alte commissioni. Il compenso per le ricevitorie del Lotto (il cosiddetto "aggio") è l’ 8 percento; il compenso di Lottomatica (al netto dell’ IVA) è stato nel 2003 del 5,7 percento delle giocate totali. Nello stesso anno la somma di commissioni, bonus e spese amministrative della lotteria del Massachusetts (circa 4 miliardi di dollari di giocate) era il 7,3 percento delle giocate, circa la metà del Lotto italiano.

Una campagna contro il gioco, non per il gioco

La terza considerazione è forse l’ unica conclusione certa che mi sento di offrire. Come abbiamo visto, ha perfettamente senso tassare il gioco per disincentivarlo. Ma è lecito dubitare che questo sia lo scopo dello Stato italiano: se lo fosse, non si spiegherebbero le dissennate campagne pubblicitarie per promuovere il gioco; né l’ introduzione di sempre nuove misure (come nell’ ultima finanziaria) per aumentare l’ offerta e l’ appetibilità dei giochi, con lo scopo evidente di raggiungere sempre più giocatori. La stessa discussione a livello di politica economica si è sempre centrata su come massimizzare i ricavi del gioco, arrivando persino a cartolarizzarli; mai si è discusso come minimizzarne i costi sociali.
Il gioco ha effetti individuali e sociali molto simili alla droga: crea assuefazione, rovina individui, distrugge famiglie, e alimenta la malavita. Eppure lo Stato non si sognerebbe mai di lasciar tappezzare le nostre strade da manifesti che magnificano le qualità dell’ ultima fornitura di eroina arrivata dall’ Afganistan. Allo stesso modo, lo Stato dovrebbe proibire la promozione di qualsiasi forma di gioco; dovrebbe invece impegnarsi in attività capillari per disincentivarlo, esattamente come ha fatto per alcol, fumo e droga.

Un piccolo poll non scientifico sui giochi legali

 

Percentuale vincite

Percentuale erario

Percentuale concessionari. Aggio, etc.

 

poll

Dati 2004

poll

Dati 2004

poll

Dati 2004

Media

38,9

54,3

38,9

31

21,8

14,7

Dev. Standard

18,9

 

15,1

 

8,9

 

Minimo

4

 

20

 

5

 

Massimo

70

 

70

 

40

 

Numero risposte

24

 

24

 

24

 

  • Archivio Gioco
  • Ricerca personalizzata
    LIBRI
    Adolescenti Ragazzi
    Arte Musica
    Bestseller Generali
    Biografie
    Consultazione ed Informaz.
    Diritto
    Economia e Business
    Fantascienza
    Fantasy
    Fumetti e
    Gialli e Thriller
    Hobbi e Tempo Libero
    Horror
    Humor
    Informatica e Internet
    Letteratura
    Libri altre lingue
    Libri inglese
    Libri bambini
    Lingue linguistica
    Narrativa
    Politica
    Religione
    Romanzi rosa
    Salute Benessere
    Scienze Medicina
    Self-Help
    Società Scienze Sociali
    Sport
    Storia
    Viaggi

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO