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15/05/2006 Un Cuneo da tagliare. Con Cautela (Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra, www.lavoce.info)

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L’obiettivo di ridurre il cuneo fiscale sul lavoro raccoglie in linea di principio molti consensi: intercettando il favore di imprese e sindacati, entrambe le coalizioni hanno incluso questo obiettivo nei loro programmi elettorali, con l’impegno esplicito di Romano Prodi a ridurre di 5 punti il cuneo, in caso di vittoria.
Come mostrano i vari contributi che seguono, gli effetti di un intervento di questo tipo dipenderanno in modo cruciale, per quanto riguarda sia l’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi, sia la relativa perdita di gettito, da come la proposta sarà concretamente articolata e finanziata.

Quali contributi ridurre?

Una prima importante opzione riguarda i contributi su cui si intende intervenire.
Una riduzione dei contributi previdenziali, che non incidesse sull’ammontare delle pensioni future, scardinerebbe l’equivalenza attuariale tra contributi e prestazioni introdotta con la riforma Dini (1995). Si potrebbe allora ipotizzare di rendere progressivo il contributo (ponendo la decontribuzione, decrescente al crescere del salario, a carico della fiscalità generale).
L’impatto sul gettito sarebbe più contenuto e l’agevolazione sarebbe concentrata sui lavoratori di fascia retributiva più bassa (con possibili effetti positivi anche sull’emersione del sommerso).
La riduzione del costo del lavoro potrebbe, in alternativa, interessare i cosiddetti oneri impropri (disoccupazione, maternità, malattia, Cuaf). Anche in questo caso vi sarebbe il vantaggio di concentrare l’agevolazione sulle fasce retributive più basse. L’intervento andrebbe accompagnato da una riforma degli assegni familiari e dei trattamenti di disoccupazione.

Aliquote più uniformi

Alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, il centrosinistra propone di affiancare una maggiore uniformità nel trattamento contributivo dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori atipici e dei lavoratori autonomi, al fine di evitare, da un lato, lo sviluppo di forme contrattuali diverse dal lavoro dipendente motivate unicamente dal desiderio di conseguire un risparmio fiscale, dall’altro, pensioni troppo basse in futuro.
L’aumento dell’aliquota contributiva sui lavoratori atipici e sugli autonomi non potrà servire, se non nel breve periodo, come fonte di finanziamento per la riduzione del cuneo sul lavoro dipendente, in quanto ai maggiori contributi faranno seguito maggiori pensioni in futuro.
Reperire le risorse necessarie per finanziare lo sgravio fiscale promesso è quindi il vero scoglio della proposta: complesso e di esito incerto il ricorso alla tassazione delle rendite finanziarie; non immediati e di difficile previsione, gli introiti della lotta all’evasione.
Un motivo in più per limitare l’intervento, che stando anche a quanto si legge nel programma dell’Unione, dovrebbe essere selettivo e riguardare le fasce lavorative a più basso tasso di partecipazione e a più bassa remunerazione.

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