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02/11/2005 Un 5 per mille da Spendere in Volontariato e Ricerca (Luca Gandullia, www.lavoce.info)

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L’articolo 45 del disegno di legge finanziaria 2006 introduce in via temporanea e sperimentale un nuovo meccanismo di spesa pubblica tra le misure su "Sostegno alle famiglie, alla solidarietà, alla ricerca e sviluppo". Il meccanismo ripropone con alcune differenze l’8 per mille Irpef. Si prevede che il contribuente possa scegliere di destinare una quota del gettito Irpef, pari al 5 per mille, alle seguenti finalità: sostegno del volontariato; finanziamento della ricerca, scientifica e sanitaria, e dell’università; attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente.

Un provvedimento di spesa

Va innanzitutto chiarito che, pur riguardando l’imposta sul reddito, si tratta di un provvedimento di spesa, atipico perché la decisione di spesa, sia nel quantum (entro un tetto massimo) che nella destinazione, è demandata dallo Stato ai contribuenti. Infatti verrà destinato a titolo di 5 per mille del gettito Irpef solo l’importo risultante dalle scelte che saranno effettuate dai contribuenti. Pertanto, se tutti dovessero esprimere la scelta di destinare il 5 per mille, l’esborso per lo Stato sarebbe di 660 milioni di euro. La Relazione tecnica al disegno di legge stima infatti in 131.911 milioni di euro il gettito Irpef di competenza 2006. Se, poniamo, solo il 10 per cento dei contribuenti decidesse in tal senso, l’esborso si ridurrebbe a 66 milioni di euro. La Relazione tecnica stima in 270 milioni di euro la maggiore spesa, assumendo una percentuale di adesioni del 41 per cento, pari a quella che si registra per l’8 per mille. Il meccanismo è riferito al 2006, ossia ai redditi e quindi all’Irpef relativi al 2006, dunque la scelta del contribuente potrà essere effettuata in sede di dichiarazione dei redditi da presentarsi nel 2007. Sarà quindi solo a partire da quell’anno (ma più realisticamente dal 2008) che si registrerà la spesa a carico del bilancio dello Stato.

Un confronto tra 5 e 8 per mille

Vi sono affinità e differenze tra i due meccanismi del 5 e dell’8 per mille. Come per l’attuale 8 per mille, il singolo contribuente non destina una quota della "sua" Irpef; anche chi ha un debito Irpef nullo, con la sua scelta partecipa alla ripartizione del gettito complessivo. L’8 per mille venne introdotto per rispondere a una precisa esigenza di finanziamento della Chiesa cattolica e in seguito di altre confessioni religiose. Con questo meccanismo il contribuente può scegliere come ripartire l’8 per mille del gettito Irpef complessivo tra sette opzioni alternative: la Chiesa cattolica, altre confessioni religiose e lo Stato, che è vincolato a utilizzare le risorse per interventi straordinari quali la fame nel mondo, le calamità naturali, gli interventi caritativi, eccetera. (1)
Per il singolo contribuente partecipare o meno alla decisione, ossia esprimere o meno la scelta, incide sulla ripartizione delle risorse, non sull’ammontare che resta predeterminato: 8 per mille del gettito Irpef, pari a circa 900 milioni di euro. Quindi, chi consapevolmente non effettua la scelta, esprime indifferenza su come ripartire i fondi, non esprime invece una preferenza perché i fondi siano spesi per altri scopi dallo Stato.
Viceversa con il proposto 5 per mille, il contribuente con la propria scelta decide se destinare o meno questa quota del gettito Irpef complessivo ai settori prescelti (volontariato, ricerca, etc.); la scelta incide quindi sia sul quantum di risorse, sia sulla loro distribuzione. Quindi chi consapevolmente non effettua la scelta, esprime la preferenza perché i fondi siano spesi per altri scopi dallo Stato. La scelta resta comunque vincolata. I settori ai quali è possibile destinare il 5 per mille sono soltanto tre: volontariato, ricerca e attività sociali locali, e non altri. Inoltre, a differenza di quanto accadrebbe se le risorse venissero destinate direttamente dai privati, in forma di erogazione liberale, la distribuzione delle risorse tra i soggetti beneficiari verrà determinata con apposito decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Non sorprende che nelle prime reazioni il provvedimento sia stato accolto con una certa diffidenza da parte del settore non profit.

Manca un disegno coerente

Il 5 per mille viene presentato dal Governo come l’avvio di un cambiamento di rotta nei rapporti tra pubblico e privato e come uno strumento innovativo, pensato per ampliare le possibilità di scelta volontaria dei cittadini nel finanziamento dei settori di interesse collettivo. A ben vedere, si tratta dell’ennesimo intervento in un campo in cui è mancato in questi ultimi anni un disegno coerente di intervento. Mentre la legge delega fiscale, rimasta poi inattuata, aveva prospettato un riordino delle agevolazioni fiscali con l’obiettivo di premiare il non profit, il volontariato, le attività svolte nel campo sociale, si è invece approvato un provvedimento, noto come "più dai meno versi", inserito nel decreto competitività (legge 80/2005), che ha notevolmente ampliato le agevolazioni esistenti, utilizzando uno strumento (quello delle deduzioni), che finisce per premiare i contribuenti a maggior reddito e non, come sarebbe più opportuno, l’ammontare e la regolarità delle erogazioni liberali al non profit. Un altro ambito della legge delega, anch’esso rimasto inattuato, conteneva la detax; a fine 2003 si è invece introdotto a titolo sperimentale un meccanismo denominato nello stesso modo, ma nei contenuti ben differente. Anche questo peraltro rimasto sulla carta per assenza di regolamentazione attuativa.

Uno strumento efficace?

Il 5 per mille resta un provvedimento atipico di spesa, che come tale deve essere inquadrato nell’ambito più generale delle decisioni di bilancio dello Stato. Il meccanismo in sé avrebbe una ragione d’essere se le decisioni di spesa dello Stato non fossero modificabili ex post in funzione delle preferenze espresse ex ante dai contribuenti. Viceversa, se si guarda al bilancio pubblico e alle decisioni di spesa nel complesso, nulla garantisce che le decisioni di spesa espresse dai contribuenti non siano spiazzate da decisioni di segno opposto dello Stato. Ad esempio, a fronte di maggiori risorse destinate con il 5 per mille al sostegno del volontariato, potrebbe corrispondere una diminuzione di risorse allo stesso fine stanziate dal bilancio dello Stato.


(1)
Va però tenuto conto che 80 milioni all’anno, circa l’80 per cento del totale, sono stati sottratti a queste destinazioni dalla legge finanziaria del 2004

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