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  • 24/09/2009 Riusciremo mai a trarre una lezione dalla crisi dei mercati finanziari? (Alessandro Pedone, http://www.aduc.it)

    Ricerca personalizzata

    I mercati finanziari internazionali si stanno normalizzando.

    Si può discutere se questo sia sensato, alla luce dei dati macroeconomici e dei molti problemi che ancora continuano ad esistere, ma non si può ignorare che – allo stato attuale – molti degli indicatori finanziari che solo pochi mesi fa sembravano completamente impazziti (volatilità, differenza fra tassi interbancari e tassi ufficiali, solo per citarne un paio) sono tornati su livelli precedenti al crack di Lehman Brothers (considerato il punto più nero della crisi finanziaria).
    Mi tornano in mente, oggi, i numerosi contatti avuti in quelle settimane frenetiche con investitori terrorizzati dall'andamento dei mercati finanziari e da varie cassandre che profetizzavano i disastri finanziari più vari (in ordine sparso: l'Italia sarebbe stata esclusa dall'Euro, grandi banche italiane sarebbero "fallite", i titoli di stato italiani non sarebbero stati rimborsati e chi più ne ha, più ne metta... in proposito si legga l'editoriale del 23 Aprile 2009 "In quest'epoca di pazzi... ci mancavano i predicatori finanziari"). Sui media, quando rilasciavo interviste, la domanda più frequente era come mettere al riparo il patrimonio in caso di eventuale fallimento della propria banca. Non era affatto facile, allora, riuscire a mantenere i nervi saldi.
    Nel nostro piccolo abbiamo fatto di tutto per far riflettere gli investitori ed evitare che questi prendessero scelte sulla base dell'emotività.
    Il 10 Marzo scorso (per mera coincidenza, il giorno successivo al punto più basso dei mercati azionari), in un clima generale che eufemisticamente si potrebbe definire funesto, pubblicammo un editoriale che iniziava con tre domande e tre risposte a monosillabe:
    "Il mercato azionario mondiale è sottovalutato? Sì! 
    E' il momento di comprare? No! 
    E' il momento di vendere? No!"
    Naturalmente molti investitori hanno venduto azionario in preda al panico.
    Questi investitori hanno subito perdite irrecuperabili.
    Molti altri investitori hanno ricevuto danni sostanzialmente irrecuperabili da questa crisi finanziaria (che ha fatto seguito, ricordiamolo, ad una precedente crisi iniziata a Marzo del 2000).
    Viene spontaneo domandarsi se almeno questi danni serviranno a migliorare qualcosa per il futuro.
    A livello di sistema finanziario, purtroppo, pare proprio che questa crisi non abbia insegnato nulla.
    Le banche stanno tornando a macinare utili non grazie alla loro attività specifica (prestare denaro) bensì facendo speculazioni varie sui mercati finanziari.
    Si fa un gran parlare delle nuove regole che dovrebbero essere date al sistema finanziario mondiale, ma nessun progetto specifico sembra concretamente all'orizzonte.
    Mi piacerebbe sperare che almeno a livello individuale qualche investitore riuscisse a trarre una propria lezione da questa crisi.
    In primo luogo ci dovremmo tutti stampare ben in mente che i mercati finanziari non sono rischiosi, sono incerti (si veda in proposito l'articolo: "I mercati finanziari non sono "rischiosi"... (purtroppo)")! Questo aspetto ha implicazioni enormi, la portata della differenza fra incertezza e rischiosità non è affatto percepita, ma è la vero lezione di questa crisi. Abbiamo assistito in diretta a fatti che non erano contemplati nei modelli di gestione del rischio tradizionali. Se continuiamo a dare credibilità a questi modelli (sui quali si basa tutta la così detta industria del risparmio gestito) continueremo ad esporci a questi eventi senza neppure tentare di fare qualcosa di meglio.
    La seconda lezione riguarda senza dubbio la pericolosità del sistema finanziario, sia a livello sistemico, sia a livello individuale. Sono ormai svariati decenni che il sistema finanziaria, nel suo complesso, vive sistematicamente sull'ignoranza degli investitori comuni.
    Le banche ormai hanno praticamente smesso di fare le banche (cioè vivere sul differenziale dei tassi sul denaro custodito e quello prestato) e devono la maggior parte dei loro utili alle spropositate commissioni sui servizi finanziari (pericolosità a livello individuale) ed alle speculazioni finanziarie (pericolosità a livello sistemico).
    Se i singoli investitori non possono fare niente per quanto riguarda le pericolosità sistemiche (se non considerarle, all'interno dei loro progetti d'investimento), a livello individuale questa crisi finanziaria dovrebbe aver insegnato a non fidarsi nella maniera più assoluta dei prodotti venduti dagli intermediari finanziari nonché dei consigli interessati forniti dai loro rappresentanti.
    Speriamo che, almeno a questo, la crisi sia servita.


    http://www.aduc.it/

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