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  • 31/07/2006 Una Consip per la Finanza Locale (Marco Bigelli, Gianpaolo Rossini, www.lavoce.info)

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    La Consip è un’agenzia del ministero dell’Economia e finanze, per l’acquisizione accorpata di beni e servizi per le amministrazioni pubbliche e la consulenza informatica. È intesa soprattutto al risparmio. Un unico centro di spesa spunta condizioni di prezzo e di assistenza migliori. Non solo. Vi è un monitoraggio più accurato e maggiore trasparenza. Di certo un’esperienza positiva, ridimensionata però da recenti interventi legislativi.
    Una simile agenzia potrebbe dare buona prova anche in altri campi come quello dell’acquisto di risorse finanziarie da parte di enti pubblici territoriali. Molti di questi finora si sono avventurati sui mercati nazionali e internazionali in ordine sparso. Con il risultato di alti costi dei finanziamenti e situazioni di rischio da non sottovalutare.

    Enti locali costretti al fai-da-te

    La normativa (articolo 41 legge 448/2001, decreto attuativo 389/2003 e circolare esplicativa del 27 maggio 2004), ad esempio, impone un prestito incrociato in valuta (cross-currency swap) quando si emette un’obbligazione in valuta. Occorre poi una copertura (amortizing swap) con relativo fondo di ammortamento (sinking fund) se si prevede un rimborso in unica soluzione dell’obbligazione. Agli enti territoriali sono consentite altre operazioni in derivati, quali transazioni su tassi di interesse (interest rate swaps), e acquisto di opzioni sui tassi stessi (caps e collars). Limiti e obblighi mirano a ridurre i rischi finanziari.
    La complessità degli strumenti cela però pericoli come quello di corresponsione di prezzi non congrui per le coperture con derivati e, quindi, un maggior costo del debito. Inoltre, l’ente locale assume rischi legati agli andamenti dei tassi di mercato, o altri di ancor più complessa valutazione, come il rischio di credito e quello connesso alle attività del sinking fund di un prestito obbligazionario. Proiettati alla scadenza del derivato, possono tradursi in differenziali negativi privi di adeguata copertura.
    Sopra i 100 milioni è prevista la comunicazione dell’operazione al dipartimento del Tesoro, il quale, entro dieci giorni, può indicare il momento migliore per accedere al mercato. Ma non vi è una vera assistenza all’ente locale alle prese con complesse operazioni finanziarie concertate da primarie banche di investimento, spesso straniere. E questo è un vero guaio, visto che piccole e medie amministrazioni non dispongono di professionalità per interloquire con le banche di investimento. Né è realistico pensare che possano dotarsi di queste capacità, dati gli oneri che comporterebbero, non giustificati dal volume delle operazioni.
    Secondo la Corte dei conti, proprio per la mancanza delle dovute competenze finanziarie per operare con tali strumenti derivati negli enti di piccole e media dimensione, "dovrebbe essere assolutamente vietata la autocertificazione di operatore qualificato" richiesta dagli intermediari per escludere ogni dubbio in merito alla consapevole assunzione di rischio.

    Una centrale di acquisto delle risorse finanziarie

    Una centrale di acquisto delle risorse finanziarie potrebbe assumere personale in grado di interloquire con banche d’affari italiane e straniere nonché controllare le posizioni di rischio delle finanze locali.
    Non è un cammino a ritroso verso la centralizzazione. È un modo per impedire focolai di sofferenza finanziaria nel settore pubblico. La storia recente ci sollecita a prevenire. Nel gennaio 1999, una crisi finanziaria locale, nello stato di Minas Gerais in Brasile travolse l’intero cono sud del continente americano. Il sistema finanziario italiano non è paragonabile a quello del Brasile del 1999. Ma non possiamo sottovalutare il crescente peso di operazioni finanziariamente complesse con derivati e il progressivo ricorso ai mercati da parte degli enti locali per compensare minori trasferimenti statali. (1)
    All’aumentare di numero e volume delle posizioni, aumenta la probabilità che qualche ente locale incontri difficoltà per rischi finanziari consapevolmente o inconsapevolmente assunti.
    Il legislatore potrebbe seguire l’esempio della Consip per costituire un Centro cui gli enti locali siano tenuti a chiedere consulenza e valutazione nel ricorso a strumenti finanziari non sempre di facile comprensione. Alternativa, meno vincolante e rassicurante, potrebbe essere rappresentata dai consorzi volontari (previsti dal testo unico sugli enti: decreto legislativo 267 del 2000, articolo 31) per svolgere una consulenza nell’esclusivo interesse degli enti locali stessi.
    Né bisogna dimenticare che la Corte dei conti, con il suo attento attivismo, può chiamare gli amministratori locali a risarcimenti per l’eventuale serio pregiudizio alla finanza locale prodotto dal ricorso a tali operazioni.. Il Centro modello Consip, potrebbe essere dunque anche una difesa per gli amministratori stessi. Ma soprattutto può prevenire criticità finanziarie, anziché porvi rimedio dopo che si sono manifestate. Altrimenti, nella migliore delle ipotesi, gli intermediari finanziari seguiteranno a conseguire lucrose commissioni, mentre gli amministratori locali assumono rischi crescenti e i cittadini sostengono più elevati costi di finanziamento.

     


    (1)
    A maggio 2005 l’indebitamento era pari a circa il 6 per cento del Pil.

    Volumi di obbligazioni emesse da enti locali nel periodo 1996-2004 (Mln €)

     

    Volume emesso

    1996

    1997

    1998

    1999

    2000

    2001

    2002

    2003

    2004

    Totale

    BOC

    236

    222

    483

    704

    521

    601

    691

    1.027

    1.752

    6.237

    BOP

    -

    80

    149

    65

    35

    96

    339

    470

    1.055

    2.289

    BOR

    9

    513

    817

    1.695

    2.515

    1.708

    4.477

    2.520

    2.388

    16.642

    Totale

    245

    815

    1.449

    2.464

    3.071

    2.405

    5.507

    4.017

    5.195

    25.168

     

    Fonte: Dexia-Crediop


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