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  • 20/04/2006 Microfinanza, Crocevia dello Sviluppo (Leonardo Becchetti, www.lavoce.info)

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    Il rapporto 2006 della Banca Mondiale “Equity and development” sintetizza efficacemente gli interventi per risolvere problema della povertà e delle disuguaglianze in tre filoni principali, riassumendo la vita economica in tre momenti cruciali: i) dotazione iniziale di risorse; ii) sviluppo dei propri talenti tramite accesso al credito e all’istruzione; iii) realizzazione dei risultati misurati dal reddito percepito.

    Il primo tipo di intervento agisce sull’eterogeneità delle dotazioni di partenza degli individui con effetti redistributivi (ad esempio, con strumenti come la tassa di successione). Il secondo interviene sui risultati finali redistribuendo gli esiti monetari dell’attività economica (ad esempio, con l’imposta progressiva sul reddito). Il terzo agisce sul secondo momento consentendo, anche a individui privi di dotazioni sufficienti, l’accesso a credito e istruzione in modo da poter realizzare i propri talenti. Questo terzo tipo di interventi ha oggi un ruolo e un’importanza crescente in quanto capace di far coincidere l’obiettivo delle pari opportunità con quello dello sviluppo economico che dipende in ultima analisi dalla capacità di tutti i “talenti” di un paese di sviluppare le proprie potenzialità.  

    Cos’è la microfinanza  

    La microfinanza appare uno degli strumenti più interessanti perché consente l’accesso al credito di individui privi delle sufficienti garanzie patrimoniali normalmente richieste dalla banca come collaterale per il prestito bancario.

    Per poter essere efficace, la microfinanza deve superare “la legge di gravità” del prestito bancario che stabilisce come i tassi d’interesse debbano necessariamente raggiungere livelli proibitivi per consentire alle banche di non essere in perdita quando concedono prestiti di piccola entità in assenza di garanzie che aumentano il costo della non restituzione e in presenza di costi fissi amministrativi (monitoraggio, valutazione progetti, ecc.) che i guadagni di interesse non riescono ad ammortizzare.

    La ricerca teorica e la prassi degli ultimi decenni sono state indirizzate proprio all’identificazione di soluzioni e meccanismi particolari, in grado di rendere possibili questo tipo di prestiti in un contesto di asimmetrie informative nel quale i tradizionali problemi di ex ante hidden information (selezione della qualità dei prestatari), interim hidden action (impossibilità di monitorare l’impegno del prestatario durante l’erogazione del prestito) e ex post hidden information (difficoltà di monitorare il risultato del prestatario e rischio di “fallimento strategico” o missreporting) sono accentuati dall’impossibilità da parte della banca di coprire il rischio con garanzie collaterali.

     Vantaggi e limiti del prestito di gruppo  

    Il primo e più famoso degli strumenti utilizzati è il cosiddetto prestito di gruppo con responsabilità congiunta: la banca chiede ai potenziali debitori di organizzarsi in piccoli gruppi nei quali ognuno di essi ottiene un prestito individuale, ma subentra nella restituzione del debito contratto da un altro dei membri del gruppo qualora questi risulti insolvente. Il prestito di gruppo ha il vantaggio di ridurre il rischio della banca, di favorire l’autoselezione efficiente dei prestatari all’interno dei gruppi (tutti preferiscono membri del gruppo con buoni progetti e basso rischio di insolvenza) e di sfruttare a vantaggio della medesima il differenziale di asimmetria informativa quando l’informazione sulla qualità dei progetti tra i debitori è maggiore di quella tra banca e debitore..

    Il prestito di gruppo ha però anche importanti limiti. La riduzione di rischio per la banca è meno significativa se la correlazione positiva tra i risultati dei progetti all’interno del gruppo è elevata. Per i prestatari, il prestito di gruppo è più oneroso di quello individuale per via dell’obbligo di pagamento, anche in caso di successo personale, per il compagno di gruppo insolvente e per i costi di monitoraggio nei confronti degli altri membri del gruppo. Questi elementi possono scoraggiare individui, avversi al rischio ma con buoni progetti d’investimento, dall’entrare nel gruppo stesso e possono determinare fenomeni di “fuga dei debitori” qualora gli esiti dei progetti fossero sequenziali e trapeli la condizione d’insolvenza di uno di essi.

    Si sono perciò studiate soluzioni alternative, in grado di perseguire gli stessi obiettivi di fondo. Come il prestito progressivo individuale a tranche successive che si ripaga attraverso i cash flow generati dalle prime fasi del progetto; la fornitura di garanzie patrimoniali da associazioni di primo livello delle quali i prestatari fanno parte; il collaterale nozionale (utilizzo come garanzia collaterale di beni senza valore di mercato ma di elevato valore per il prestatario e dunque efficaci nel disincentivare lo stesso da comportamenti opportunistici); il risparmio forzato o altre forme similari attraverso le quali i prestatari diventano risparmiatori o addirittura soci della banca superando parzialmente il conflitto d’interessi tra loro e quest’ultima.

    Nuove promettenti direzioni di ricerca sono poi quelle di forme di prestito come le linee di credito automatiche (subordinatamente ad alcune condizioni) che riducono i costi di transazione relativi alla concessione dei singoli prestiti, i prestiti che coniugano elementi di debito con elementi assicurativi, i prestiti partecipati che combinano pagamenti di interessi con partecipazione agli utili della banca e hanno il vantaggio di aumentare il livello ottimale di prestito richiesto in presenza di investimenti la cui profittabilità dipende positivamente dall’entità investita.

      2005, anno internazionale del microcredito

     L’esperienza del microcredito è in rapida espansione. L’Onu ha proclamato il 2005 anno internazionale del microcredito. I dati del Microcredit Summit Campaign di fine 2004 parlano di circa 2.572 programmi di microcredito nel mondo che hanno raggiunto complessivamente 67 milioni 600 mila destinatari, di cui 41 milioni e mezzo sotto la soglia della povertà assoluta. Agli attori tradizionali (Grameen Bank, Bancosol, Action Aid, Bank Rajat) si sono aggiunti alcuni tra i principali istituti di credito (Citigroup, Abn Ambro, Deutche Bank) che, con un sistema “a tre pilastri” che prevede fondo di garanzia, banca che eroga formalmente il prestito e organizzazione non governativa che svolge il lavoro sul campo, riescono efficacemente ad abbassare il costo del prestito creando le premesse per una maggiore domanda futura (i “non bancabili” di oggi diventano buoni clienti domani).

    È del tutto evidente che un intervento che opera a livello microeconomico richiede, per generare sviluppo, un contesto virtuoso in termini di fattori che determinano la crescita a livello macro: infrastrutture, capitale fisico, qualità delle istituzioni, scolarizzazione, e così via. Tuttavia, il suo ruolo nella promozione di pari opportunità e inclusione degli esclusi pare destinato a divenire sempre più importante.  

    Per saperne di più

     Armendariz de Aghion, B. 1999, “On the design of credit agreement with peer monitoring”, Journal of Development Economics, vol. 60, pp 79-104.

    Armendariz de Aghion, B. and J. Morduch, 2005, The economics of microfinance, Mit press, Cambridge Massachusetts.

    Morduck J., 1999, “The microfinance promise”, Journal of Economic Literature, vol. 37, pp. 1569-1614.

    Prescott E. S., 1997, “Group lending and financial intermediation: an example”, Federal Reserve of Bank Richmond Economic Quarterly, vol. 83, pp. 23-48.

    Stiglitz J. E., 1990, “Peer Monitoring in Credit Markets,” World Bank Economic Review, vol. 4, pp. 351-366.

    World Bank Development Report 2006, Equity and Development.


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