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  • 06/06/2005 Commenti - Lo spread Btp-Bund in Tempo di Euro (Carlo Favero, www.lavoce.info)

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  • Commenti presenti

     
    30-06-2005 18:24:00
    Pierluigi Coriazzi
    Evoluzione dell'avversione al rischio
    L'articolo offre l'ineccepibile descrizione del c.d. fenomeno di flight to quality: un aumento dell'avversione al rischio riduce la domanda di titoli rischiosi, quindi ceteris paribus ne determina riduzione di prezzo e aumento di tasso. Restando comunque vero che la riduzione di prezzo / aumento di tasso si verifica anche nel caso che, a parità di avversione al rischio, si riduca la (percezione della) solidità finanziaria di un'emittente.
    Sono quindi d'accordo con Lei Prof Favero? Nell'analisi sì ma non nella risposta alla domanda che Lei pone: "Dobbiamo preoccuparci?" Domanda alla quale io sono incline a rispondere sì.
    La premessa che porta la mia opinione a distanziarsi dalla Sua è, credo, il giudizio sull'evoluzione dell'avversione al rischio, che io non valuto in riduzione.
    Indubbiamente questo è l'argomento più opinabile; se per le probabilità di insolvenza da Black in poi un framework unificato di riferimento per quanto delicato esiste, per una variabile latente come l'avversione al rischio di modelli econometrici che si propongono coraggiosamente di stimarla ce ne sono forse persino troppi. E per un'analisi che vede l'avversione al rischio (come l'ultimo rapporto annuale della BIS) probabilmente ne esiste sicuramente almeno un'altra che afferma il contrario
    Cordiali saluti
    Pierluigi


     
    14-06-2005 17:02:00
    Gianluca Galletto
    Rapporto causa effetto
    Premetto che la spiegazione dell'andamento dello spread BTP-Bund dat i n questo articolo e' molto interessante. Ma non mi convince fino in fondo. Nel senso che resta parziale.
    Il fatto che l'andamento dello spread sia fortemente correlato con lo spread fra il 10Y Swap e il 10Y Treasury, non comporta necessariamente che sia questa variabile a determinare l'andamento della prima, ne' che la variabile che influenza la seconda sia la stessa che determina l'andamento dello spread BTP-Bund. Andrebeb verrificato che la stessa correlazione esiste con gli spread col Bund degli altri paesi dell'arera euro con caratteristiche simili a quelle dell'Italia, o quanto meno con lo stesso rating. Inoltre, sebbene questa variabile possa spiegare l'andamento nel tempo dello spread BTP-Bund, non spiega perche esso ci sia in "the first place". Venuto meno il rischio cambio, rimane il rischio credito e fattori tecnici (liquidita e simili) a differenziare i rendimenti fra Italia e Germania. E il nostro rischio di credito resta piu alto a causa dei nostri fondamentali (livello debito/pil principalmente). Se questo rischio (o la percezione di esso) aumentano - la liquidita' non e' certo il problema in caso di BTP-, aumenta anche lo spread BTP-Bund ed e' plausibile che in momenti di riduzione della propensione al rischio generale nei mercati mondiali, anche la percezione della differenza fra rischio di credito fra due emittenti diventi piu' elevata.
    La risposta per il signor Galletto è in "government bond spread" by Codogno et al. in Economic Policy 37, October 2003.

     
    14-06-2005 11:59:00
    Davide Cantoni
    propensione al rischio
    Affinché la propensione al rischio possa spiegare il differenziale BTP/Bund ci vuole, però, un qualche rischio intrinseco che sia considerato dai mercati superiore in Italia rispetto alla Germania. Se non ci fosse nessuna differenza di rischio (=identica probabilità di default per Italia e Germania) i cambiamenti nell'avversione al rischio non si rifletterebbero in un differenziale tra BTP e Bund.
    Bisogna quindi sottolineare che - comunque - i mercati vedono un rischio di default (o altra sciagura finanziaria) più alto in Italia rispetto alla Germania.
    Esatto, il mercato percepisce più alto il rischio default per l'Itali vs la Germania.
    Solo che quando la propensione al rischio diciamo così "generale" è alta, i mercati sono disposti a comprare questa differenza di probabilità di default.


     
    14-06-2005 10:18:00
    luca zappa
    Correlazioni e cause
    La commistione in una analisi scientifica tra eventi da una parte e correlazioni/cause dall'altra è assai pericolosa. Mi sembra, con il dovuto ripetto, che lei confonda una correlazione (correlazione tra asw spread sui titoli americani e differenziale dei rendimenti italo tedesco) con la causa che determina gli eventi stessi, quando ben altri e chiari sono i motivi. La scienza economica dovrebbe andare oltre la ricerca di probabili algoritmi volti a spiegare l'evolversi dei fenomeni sociali. L'economia è molto scienza sociale, ma poi arriva sempre qualcuno che introduce le aspettative razionali e soprattutto i comportamenti razionali dell' homo economicus e soprattutto dei traders....
    Detto questo mi permetto altresì di aggiungere che in un mondo finanziario basato su una serie impressionante di "convenzioni" matematiche e carta, bisognerebbe stare molto attenti ad accendere fuochi nelle vicinanze. Questa è la situazione italiana con l'euro. A presto.
    Luca Zappa
    La sua affermazione che io confondo correlazione con causa che determina gli eventi stessi mi è incomprensibile. Quali sarebbero gli altri motivi ben altri e chiari ? Sono invece d'accordo, come penso appaia chiaramente da quello
    che dico sulla pericolosità di "accendere fuochi nelle vicinanze". A condizione di aver ben inteso quello che Lei vuol dire.


     
    10-06-2005 11:36:00
    Vincenzo Pinto
    Conclusioni
    Mi scusi Prof. Favero, ma la chiusura dell'articolo mi sembra in contraddizione con tutto il resto. Lei dice:
    "L’evidenza empirica ci dice che il recente rialzo dello spread Btp-Bund può essere spiegato interamente da fattori totalmente indipendenti dall’andamento dei fondamentali fiscali italiani".
    Mi pare di capire che i mercati finanziari, più che guardare ai nostri fondamentali fiscali guardano alla reputazione del paese, che nel nostro caso è comunque considerato più "rischioso" della Germania, nonostante la situazione fiscale - ed economica - sottostante. Come si sposa questo con la conclusione:
    "Questi fatti reiterano l’importanza di rimanere nell’Euro e di perseguire rigorosamente la disciplina fiscale".
    D'accordo per il rimanere nell'Euro, in questo modo confondiamo la nostra posizione con quella degli altri paesi dell'UEM e in più trasferiamo pure un po' di rischio di default all'estero. Ma concludere che la disciplina fiscale rimane importante in sé mi sempra una contraddizione; a meno che non volesse dire che è importante nella misura in cui cerchiamo di replicare la dinamica fiscale tedesca.
    E' il (leggero) cambiamento nella propensione al rischio dei mercati che spiega l'incremento dello spread. questo è indipendente dai fondamentali fiscali italiani, a meno dell'improbabile scenario in cui i fondamentali
    fiscali italiani influenzano lo asset swap-spread statunitense.

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