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02/03/2011  Dalla Camera via libera al Federalismo.  Il magro bottino del Bossi secessionista (http://www.ilfattoquotidiano.it)

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A favore 314 deputati, 291 contrari. Dopo aver votato, Berlusconi ha indossato il fazzoletto verde
Oggi i padani esultano per la tassa di soggiorno comunale. Sembra lontanissimo il '98, quando il senatur distribuiva un documento intitolato "Attacco generale per la liberazione dei nostri popoli"



La perfezione non esiste ma quella sul federalismo è una buona legge". Così Umberto Bossi ha commentato, poco prima del voto di fiducia, la riforma bandiera del Carroccio. Il coro "Bossi, Bossi" ha accolto la dichiarazione del capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, che ha parlato di "riforma rivoluzionaria". Dai banchi dell'opposizione qualcuno ha risposto al coro con "scemi, scemi". Il senatur, negli anni, ha abituato i suoi elettori ad abbassare l'asticella delle pretese, facendo dimenticare la secessione, che negli anni '90 veniva teorizzata in un "piano di rinascita padana" (leggi l'articolo di Elisabetta Reguitti). Per farlo, lo stato maggiore del partito ha dovuto accettare compromessi ed eliminare il dissenso interno: ne sa qualcosa Davide Lovat, espulso via sms per aver sollevato la questione morale in Veneto (leggi l'articolo di Emiliano Liuzzi). Ma anche Marco Marsili, assistente di un'assessore leghista in Lombardia, licenziato in tronco perché ha scritto un libro sul bunga bunga (leggi l'articolo di Eleonora Bianchini). Intolleranti alle critiche, i dirigenti leghisti sono rimasti accondiscendenti con gli esponenti capaci di alimentare gli istinti xenofobi della pancia dell'elettorato. Come Danilo Narduzzi, capogruppo in Friuli Venezia Giulia, che oggi ha dichiarato: "Gli immigrati dalla Libia? Li manderei nei campi di lavoro in Aspromonte" (leggi l'articolo). Per lui non sono previsti provvedimenti disciplinari

  • IL CARROCCIO PRONTO A STRAPPARE UN ALTRO MINISTERO

  • "Il 29 MAGGIO SARA' FESTA REGIONALE". IN LOMBARDIA LA LEGA FA LA VOCE GROSSA

    02/02/2011 Il Carroccio pronto a strappare un altro ministero (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Se dovessero essere confermate le voci che vogliono Giancarlo Galan al ministero dei Beni culturali al posto del dimissionario Sandro Bondi, la Lega strapperebbe un altro ministero, quello alle Politiche agricole, uno dei posti molto cari al senatùr e ai suoi. La conferma ufficiale non c’è, ma sarebbe la contropartita naturale per i parlamentari del Carroccio dopo due mesi di tempesta Ruby. Più di una volta i vertici della Lega sono arrivati al punto di staccare la spina al governo Berlusconi, ma hanno retto. Anche a costo di rimmetterci. E Berlusconi non ha nessuna intenzione di sbarrare la strada a un altro ministro leghista.

    Che il piccolo rimpasto sia pronto lo lascia intendere anche Umberto Bossi, dopo il voto di fiducia sul federalismo municipale. “Io non so niente ma Bricolo ha la faccia da agricoltore. Poi abita a Sommacampagna… è nel destino”. Umberto Bossi scherza con i cronisti a Montecitorio e risponde così a chi gli chiede se il capogruppo della Lega al Senato Federico Bricolo possa essere indicato come nuovo ministro dell’Agricoltura. E pure se dovesse invece essere il “siciliano Saverio Romano” il prossimo ministro, Bossi non vede nessun problema: “A noi va bene tutto – dice – Basta che si risolva problema delle quote latte”.

    Un rimpasto che nemmeno Galan, uno dei diretti interessati, ha smentito. Alle domande dei cronisti ha risposto di essere molto contento del lavoro fatto fino a oggi.

    “Il ministero dei Beni culturali è il più bello, ma a me dispiacerebbe lasciare quello dell’Agricoltura”. Galan non nega il corteggiamento di Berlusconi. “Bondi – ha spiegato Galan – non aveva più voglia di fare il ministro. Che il ministero della Cultura fosse per me il più bello di tutti, il più affascinante, questo non è un mistero. Però – ha aggiunto – adesso mi dispiacerebbe lasciare il ministero dell’Agricoltura perché mi sto divertendo, sto anche facendo delle cose non male, lo sto gestendo in modo diverso dalla stragrande maggioranza dei miei predecessori, che ci ha fatto solo delle clientele. Poi bisogna dire che i mariti – ha ironizzato – sono sempre gli ultimi a sapere”. E chi prenderà la decisione? “Non lo so, io no di sicuro”, ha concluso Galan.

    Le voci del rimpasto che girano riferiscono che Paolo Bonaiuti andrebbe al posto Ronchi alle politiche europee, Bricolo diventerebbe appunto ministro dell’Agricoltura e Galan alla Cultura.

    La poltrona di viceministro alle Attività produttive verrebbe occupata da Anna Maria Bernini, molto apprezzata da Berlusconi. Solo in un secondo momento, invece, verrebbero nominati i sottosegretari: il premier vuole usare quest’arma per allettare quanti più parlamemtari possibili a fare il salto nella maggioranza. Anche perché il rimpasto averrebbe solo con la Camera a quota 625 per la maggioranza, mentre adesso stenta ad arrivare a 320. Una campagna acquisti che evidentemente non è terminata e, questa volta, il giusto compenso sarebbero le poltrone da sottosegretario.

    Rimarrebbe fuori dal giro Fabrizio Cicchitto, che alla Cultura sarebbe andato più che volentieri: sarebbe stato Berlusconi stesso a fermarlo perché in questa fase non potrebbe permettersi di fare a meno del suo uomo ombra, uno dei più esposti dal punto di vista mediatico e colui che in questi ultimi tempi ha retto meglio di altri allo stress del Rubygate.

    http://www.ilfattoquotidiano.it
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