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21/01/2011 Federalismo in secca, il Carroccio si stacca? (http://www.ilfattoquotidiano.it)

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Dopo la protesta dei comuni, democratici e finiani chiedono una proroga dei tempi. Chiamparino:"provvedimento dominato da confusione e incertezza"


L’ultimatum era partito nella notte di mercoledì. E i toni, nonostante l’apparenza, erano tutt’altro che scherzosi: “O federalismo o morte!” aveva detto Bossi, sottolineando il placet di Berlusconi alle elezioni anticipate in caso di sconfitta. Pensava, Bossi, che alzando la voce, come di consuetudine, dopo aver detto al Cavaliere di “stare più calmo”, avrebbe costretto le opposizioni a serrare i ranghi e a far passare, senza scosse, il federalismo comunale pur di non precipitare nel grande buio delle elezioni anticipate. Un’illusione; il clima politico oggi è ben altro rispetto a solo una settimana fa. E ieri mattina, infatti, è arrivata la doccia gelata. Prima il Terzo polo, che ha chiesto di prendere ulteriore tempo per valutare la questione delle tasse comunali. Poi proprio il presidente della fondamentale commissione Bilancio del Senato, Mario Baldassarri, ha interrotto bruscamente i sogni del Senatur: “Il testo del federalismo così com’è non ci piace – ha spiegato il finiano – pertanto domani presenteremo un emendamento al ddl Milleproroghe per prorogare i tempi della delega; se ce lo bocceranno, noi voteremo no”. Non solo.

Mentre a Palazzo Madama si consumava questo strappo, a Palazzo Chigi il ministro Calderoli riceveva il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ricevendo da quest’ultimo una bocciatura senza appello della legge così com’è ora: “Così com’è non va assolutamente – ha commentato Chiamparino – è un provvedimento dominato da confusione e incertezza che probabilmente sono frutto dell’attuale fase politica che stiamo vivendo; preghiamo il governo di apportarvi le opportune modifiche”. Insomma, due stop forti per la legge bandiera della Lega nel giro di pochissime ore. Un segnale politico inequivocabile. Ora, fino a ieri il federalismo è stato il vero collante interno della maggioranza e dell’asse Bossi-Berlusconi. Ma nonostante la continua ostentazione di sicurezza da parte di Bossi (“il federalismo passerà al 100%”), dopo l’affaire Ruby, Berlusconi non appare più in grado di garantire in modo sicuro la tenuta del governo e, di conseguenza, il passaggio “morbido” del federalismo comunale. È più probabile, sostenevano anche fonti interne al Pdl, che sia preferibile lo slittamento del provvedimento anche solo di qualche settimana in modo da consentire “una mediazione sui punti più controversi”. Nella Lega, però, sanno che slittamento fa rima con “fine dei giochi”; la legge delega scade tra sei mesi e con questa maggioranza assolutamente claudicante non c’è modo di garantire nulla “al popolo padano”.

Meglio le elezioni, allora? Se nelle prossime ore diventerà chiaro che il federalismo non vedrà la luce nei tempi stabiliti, è più che probabile che Bossi decida di staccare la spina. Per andare alle elezioni casomai a maggio (tra il 9 e il 22, con un election day che tenga dentro anche le amministrative) senza logorare quel 13,5% di gradimento che gli elettori del nord, almeno sulla carta, sarebbero pronti a tributargli nell’urna. Difficile – sostengono a via dell’Umiltà, quartier generale del Pdl – che Bossi possa appoggiare un governo di transizione capitanato da Tremonti (Letta ha fatto sapere di non essere della partita) senza l’assicurazione di portare a casa, prima della scadenza, i decreti della legge delega. E il ministro dell’Economia, con la situazione di crisi in cui versa il Paese, non può promettere più di tanto. Ecco che, dunque, le elezioni anticipate si fanno più vicine.

Ieri dal Pdl hanno lanciato una nuova idea-offensiva: una grande manifestazione per la giustizia. Se faranno in tempo.

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