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  • 30/10/2007 Farmacisti e obiezione di coscienza. Un diritto che fa discutere

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    L'appello del papa all'obiezione di coscienza dei farmacisti divide. Nel mondo politico si ripresentano le contrapposizioni ideologiche tipiche del dibattito sui temi etici, mentre anche le associazioni di categoria non stanno a guardare

    Come era prevedibile, l'appello del papa all'obiezione di coscienza dei farmacisti sta facendo discutere. Nel mondo politico si ripresentano le contrapposizioni ideologiche tipiche del dibattito sui temi etici, mentre anche le associazioni di categoria non stanno a guardare. Al centro della discussione, l'idea dell'obiezione come "diritto riconosciuto", specie in caso di medicine con "scopi immorali", come aborto ed eutanasia. Benedetto XVI aveva trattato ad ampio raggio questi temi nell'udienza che ha concesso ai partecipanti al congresso internazionale dei farmacisti cattolici, nel giorno in cui in Cile il ministero della Salute ha imposto una multa di 33 milioni di pesos a tre catene farmaceutiche che non vendono la pillola abortiva.

    Già in giornata, Franco Caprino, presidente di Federfarma, l'associazione che riunisce le 16 mila farmacie italiane, e l'Ordine dei farmacisti avevano fatto sapere che senza una modifica della legge, l'obiezione dei farmacisti non è possibile. "Siamo costretti, - aveva detto Caprino - dietro prescrizione medica, a consegnare il farmaco o a procurarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile. Se non si modifica l'articolo 38 del testo unico delle leggi sanitarie non si può fare altrimenti".

    In serata, tuttavia, il diritto all'obiezione è stato riaffermato con forza dal direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in un'intervista a Skytg24. ''I farmacisti, proprio come i medici - ha spiegato padre Lombardi - sono chiamati esplicitamente a non collaborare a ciò che va contro la vita in modo diretto''. E ancora: ''In questo discorso, il papa ribadisce un concetto classico che è già stato chiarito varie volte anche dall Accademia Vaticana per la Vita. Quella della richiesta dell'obiezione di coscienza è una linea molto chiara con cui la Chiesa pensa di poter testimoniare il suo servizio alla vita nella società di oggi". Concetto condiviso anche dai farmacisti cattolici che attraverso il presidente Pietro Uroda, fanno sapere di essere "intransigenti sull'obiezione di coscienza perché è una posizione a difesa della vita''. E ''non è vero che non è possibile fare oggi obiezione: ci sono - ha detto respingendo quanto affermato da Ordine e Federfarma - appigli legali tali da giustificare il no dei farmacisti a certi prodotti''.

    La posizione del papa non piace tuttavia a diverse organizzazioni. Federcasalinghe parla di abuso, mentre la Consulta di bioetica ricorda che è obbligatorio prestare servizi ai cittadini, ''indipendentemente da pregiudizi derivanti dalla sacralità della vita''. Nessuno, dice il presidente Maurizio Mori, ''nega il diritto all'obiezione di coscienza di farmacisti privati in condizioni normali, quando cioè ci sono altri professionisti che possono eventualmente soddisfare le esigenze dei cittadini. Il problema si pone nel caso delle farmacie pubbliche e di quelle private uniche sul territorio''. In questo caso, sottolinea, ''la presunta obiezione di coscienza risulta essere una mancata erogazione di servizi dovuti''.

    Scontata la posizione dei Radicali che, con il medico Silvio Viale, accusano il papa di essere in difficoltà sui diritti civili in tutto il mondo e di ricorrere all'obiezione come "ultima spiaggia per ricattare i Governi e imporre ai cattolici la propria volontà".

    29/10/2007  Il papa ai farmacisti: ''Diritto all'obiezione di coscienza'' (Angela Ambrogetti,  http://www.korazym.org)

    Monito ai farmacisti cattolici: "Diritto all'obiezione di coscienza in scelte non etiche come aborto ed eutanasia". Poi l'appello a garantire accesso alle cure e ai medicinali per tutti.

    Etica e  solidarietà sono le basi della professie del farmacista in un mondo in cui lo sviluppo  delle possibilità terapeutiche necessita anche di educazione all'uso dei farmaci". Il papa ha ricevuto oggi i partecipanti al 25°  Congresso Internazionale dei Farmacisti Cattolici, dedicato proprio alle nuove frontiere dell'azione farmaceutica. Ai farmacisti non è più chiesto solo di mescolare medicinali e polverine, ma di avere un preciso ruolo sociale nei confronti del pazienti. Le implicazioni etiche dell'uso di certi medicamenti possono cambiare le coscienze, dice il papa, che non devono invece essere anestatetizzate, "per esempio sugli effetti  delle molecole che hanno lo scopo di evitare l'annidamento dell'embrione o abbreviare le vita di una persona". 

    L'indicazione di Benedetto XVI è semplice e chiara: ai famacisti è richiesto di proteggere la vita dalla origine alla morte naturale e che i medicinali abbiano davvero un ruolo terapeutico. "Nessuna persona può essere usata e considerata come un oggetto o utilizzato per esperimenti. Questi poi si devono svolgere secondo protocolli etici". "E tutte le azioni farmaceutiche devono essere  indirizzate al maggior benessere della persona".

    Diritto all'obiezione di coscienza quindi anche per i famacisti quando si tratta di aborto ed eutanasia, con il rifiuto di fornire medicinali che abbiano per scopo  scelte chiaramente immorali. Altro fronte di impegno per i farmacisti quello della solidarietà. L'accesso ai farmaci di prima necessità deve essere garantito a tutti, ricorda il papa, in ogni paese. Ai farmacisti cattolici è chiesto un impegno speciale nella vicinanza ai malati non solo con una assistenza meramente professionale, ma anche con un sostegno morale per vivere nella speranza. Una attenzione particolare anche alla formazione dei giovani , su temi come la bioetica che rimette al centro l'uomo, immagine di Dio, come cuore delle scelte biomediche. Scienze al servizio dell'uomo. E il papa aggiunge: "Se così non fosse avrebbero solo un carettere freddo e inumano. Tutte le conoscenze scientifiche in questo settore sono al servizio del malato, nella sua interezza". Il papa ha concluso affidando i farmacisti cattolici al loro protettore Alberto Magno.

    A Benedetto XVI ha risposto immediatamente Federfarma. "Non possiamo fare gli obiettori di coscienza senza una modifica della legge", ha commentato Franco Caprino, segretario nazionale dell'associazione che riunisce le 16 mila farmacie italiane. "I farmacisti sono costretti, dietro prescrizione medica, a consegnare il farmaco o a procurarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile. Se non si modifica l'articolo 38 del testo unico delle leggi sanitarie non si può fare altrimenti".

    http://www.korazym.org
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