25/05/2004 Tossicità del Viruname (anti - AIDS) (www.disinformazione.it)

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  • STRATTERA
    (ATOMOXETINA)

    Possibili danni epatici con Strattera, un farmaco per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e di iperattività
    Eli Lilly ha comunicato che i pazienti che stanno assumendo Strattera ( Atomoxetina ) dovrebbero dismettere il farmaco qualora compaiano segni di danno epatico, tra cui ittero.
    Lilly è a conoscenza di due casi di gravi danni epatici dopo assunzione di Strattera.
    Questa reazione avversa è tuttavia considerata rara.
    Strattera trova indicazioni nel trattamento del disturbo da deficit di attenzione e di iperattività ( ADHD ).
    XagenaHeadlines2004

    MHRA: rari ma gravi disturbi epatici con Atomoxetina, un farmaco per il trattamento dell’ADHD
    L’inglese MHRA (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency ) ha emesso un warning ( avvertenza ) riguardo al rischio di rari ma gravi disturbi epatici con Atomoxetina ( Strattera ), un farmaco per il trattamento del disordine da deficit di attenzione ed iperattività ( ADHD ).
    Il rischio è stimato essere al di sotto di 1:50.000 pazienti trattati.
    Strattera è stata commercializzata in Gran Bretagna dal luglio 2004, ed è stata autorizzata nel novembre 2002 negli Stati Uniti. 
    Il farmaco viene impiegato nei bambini di 6 anni e più,  e negli adolescenti come parte di un programma di trattamento dell’ADHD.
    A livello internazionale sono stati segnalati 41 casi di disturbi epatici, tra cui 2 casi di grave epatite, forma acuta, con significativo aumento dei livelli degli enzimi epatici ( fino a 40 volte il limite normale superiore ) e di bilirubina ( fino a 12 volte ).
    In alcuni casi si osserva un peggioramento della funzionalità epatica, anche dopo sospensione del farmaco.
    Non sembra che alla base della tossicità del farmaco ci sia una relazione dose-effetto.
    Non è stata neppure osservata una relazione temporale.
    La grave reazione avversa si può anche presentare dopo alcuni mesi di trattamento.
    In Gran Bretagna sono stati segnalati 67 casi di reazioni avverse dovute all’Atomoxetina, comprendenti 3 casi epatici ( 1 caso di epatite, ittero, ed elevati livelli di bilirubina ). L’MHRA raccomanda di:
    -         monitorare la funzionalità epatica nei soggetti trattati con il farmaco;<br>
    -         sospendere il farmaco in presenza di ittero o di dati di laboratorio indicanti danno epatico.
    Fonte: MHRA, 2005

    www.xagena.it

    TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA

    La terapia ormonale sostitutiva è associata ad insorgenza di ictus
    Una meta-analisi ha valutato il rischio di ictus, susseguente alla terapia di sostituzione ormonale.
    Sono stati individuati 28 studi clinici che hanno coinvolto 39.769 soggetti.
    La terapia ormonale sostitutiva è risultata associata ad un significativo aumento del rischio di ictus totale ( odds ratio, OR: 1,29 ), ictus non fatale ( OR = 1,23 ), ictus fatale o ictus associato a disabilità ( OR = 1,56 ), ictus ischemico ( OR = 1,29 ).
    Non è stata invece osservata una correlazione tra terapia ormonale sostitutiva ed ictus emorragico o TIA ( attacco ischemico transitorio ).
    Gli Autori della meta-analisi hanno concluso che la terapia di sostituzione ormonale è associata ad un aumentato rischio di ictus, particolarmente di tipo ischemico.
    Nelle donne già colpite da ictus, l’assunzione della terapia sostitutiva sembra peggiorare l’outcome ( prognosi ).
    la terapia di sostituzione ormonale non può essere raccomandata nella prevenzione primaria o secondaria dell’ictus.
    Fonte: British Medical Journal, 2005
    XagenaHeadlines2005

    CELEBREX
    (INIBITORE COX-2)

    Aumento del rischio di infarto miocardico con Celebrex
    Uno studio clinico, sponsorizzato dal National Cancer Institute, è stato interrotto dopo che i pazienti che stavano assumendo Celecoxib (Celebrex) hanno presentato un rischio 2 volte maggiore di infarto miocardico, rispetto a coloro che assumevano placebo.
    Il Celebrex è un inibitore COX-2, che presenta un meccanismo d’azione simile a quello del Vioxx ( Rofecoxib ).
    Lo studio clinico stava valutando il Celecoxib nella prevenzione degli adenomi del colon-retto.
    L’antinfiammatorio era somministrato ai dosaggi di 400-800 mg.
    Questi risultati sembrano confermare l’ipotesi che il rischio cardiovascolare sia un effetto di classe, cioè sia dovuto al meccanismo d’azione di questi farmaci.
    Sarebbero, pertanto, coinvolti tutti gli inibitori COX-2: Etoricoxib (Arcoxia), Valdecoxib (Bextra), Celecoxib (Celebrex), Rofecoxib (Vioxx).
    Il 30 settembre Merck & Co ha ritirato dal commercio il Vioxx, a causa dei gravi effetti indesiderati cardiovascolari.
    Recentemente Pfizer ha comunicato che il proprio antinfiammatorio Valdecoxib ( Bextra ) è associato ad un aumento del rischio di coaguli ematici, infarto miocardico, ed ictus, nei pazienti sottoposti ad intervento di bypass coronarico. 
    www.xagena.it

    VIRAMUNE
    (anti-AIDS)

    NIH ha nascosto la tossicità del farmaco anti-AIDS
    I Responsabili del National Institute of Allergy and Infectious Diseases ( NIAID ) erano a conoscenza della tossicità del Viramune ( Nevirapina ) ma avrebbero nascosto i dati al Governo USA.
    Il Viramune è un farmaco impiegato nel trattamento dell'AIDS, commercializzato dalla società tedesca Boehringer Ingelheim.
    Negli studi eseguiti in Uganda 14 donne a cui era stato dato il farmaco sarebbero morte, e sarebbero stati osservati in gran numero effetti indesiderati.
    Ma questi dati sarebbero stati tenuti nascosti.
    Il Responsabile del Senate Finance Committee ha chiesto al Dipartimento della Giustizia americano di indagare sul comportamento dei National Institutes of Health.
    www.xagena.it

    ERITROPOIETINA
    (anti-anemico)

    Ortho BIotech società del Gruppo Johnson & Johnson ha dovuto interrompere diversi studi clinici che vedevano l'impiego  dell'Eritropoietina (Epoetina alfa) nel trattamento dell'anemia nei pazienti con tumore. Ci sono state diverse reazioni collaterali gravi a tal punto che la società farmaceutica ha deciso di interrompere gli studi.

    ALERT - Sospesi gli studi clinici che valutavano l’Eritropoietina nel trattamento dell’anemia nei pazienti con tumore , sottoposti a chemioterapia o a radioterapia. Johnson & Johnson ha sospeso gli studi clinici che stavano valutando l’impiego dell’Eritropietina (Procrit) nel trattamento dell’anemia dei pazienti con tumore , sottoposti a chemioterapia o a radioterapia.
    E’ stato osservato nei pazienti trattati con Eritropoietina un’alta incidenza di formazione di trombi. (Xagena 2003)
    Fonte: "The New York Times", November 27 2003 - Link :  www.xagena.it

    NEVIRAPINA
    (anti-virale)

    La Nevirapina ( Viramune ) è un NNRTI ( non-nucleoside reverse transcriptase inhibitor ) , che trova impiego nel ridurre il carico virale nell'infezione da HIV. I principali effetti indesiderati prodotti dalla Nevirapina sono : epatotossicità , sintomi gastrointestinali e reazioni dermatologiche.
    Ricercatori dell'Hammersmith Hospital e del Paterson Centre for Mental Health di Londra hanno riferito di 3 casi di pazienti con infezione da HIV, senza storia di malattia mentale, che dopo aver assunto Nevirapina hanno manifestato complicanze neuropsichiatriche.
    Un uomo di 35 anni, dopo una terapia di 2 settimane con Nevirapina, ha manifestato uno stato depressivo ed ha interrotto l'attività lavorativa a causa di disturbi cognitivi e perdita di coscienza. Ricoverato in ospedale per un'overdose di Nevirapina , il trattamento con l'antivirale è stato sospeso. Cinque giorni più tardi l'uomo ha tentato il suicidio. Poiché ciò, in un primo tempo, non è stato correlato all'impiego della Nevirapina , il trattamento farmacologico è stato ripristinato. Dopo un periodo di 2 settimane in cui il paziente risultava lucido , sono comparse allucinazioni visive ed altri disturbi neuropsichiatrici. La Nevirapina è stata sospesa e nell'arco di 3 settimane il paziente è diventato asintomatico.
    Una donna di 36 anni, dopo aver assunto per 2 settimane la Nevirapina , ha manifestato idee persecutorie e ideazioni suicidarie.
    Una donna di 42 anni ha sviluppato anch'essa idee persecutorie e depressione dopo 10 giorni di terapia con Nevirapina. ( Xagena )
    Wise MEJ et al , BMJ 2002 ; 324: 879

    Aggiornamento sulla Neviparina:
    IDS : l’MCC ha messo in discussione l’efficacia della Nevirapina nel ridurre la trasmissione verticale (da madre a figlio) dell’infezione da HIV-1
    Il South African Medicines Control Council ( MCC ) ha messo in dubbio le conclusioni dello studio HIVNET 012.
    Questo studio clinico (Lancet 1999) aveva confrontato la sicurezza e l’efficacia di un breve ciclo di trattamento con Nevirapina (Viramune) e con Zidovudina (Retrovir) durante il parto e nelle prime settimane di vita del neonato.
    La Nevirapina aveva mostrato di ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione da HIV-1 di circa il 50%. L’MCC ha invitato la società produttrice del Viramune, Boehringer Ingelheim a fornire entro 90 giorni altri dati di efficacia e sicurezza, pena il ritiro dell’autorizzazione alla vendita del prodotto.
    Il provvedimento del South African Medicines Control Council ha preso avvio dal riesame dello studio HIVNET 012, promosso negli Stati Uniti dai National Institutes of Health, dopo che l’FDA aveva respinto la nuova indicazione per la Nevirapina: “trasmissione verticale dell’infezione da HIV-1. ( Xagena 2003 ) 
    Fonte : Lancet , 9 August 2003 
    www.xagena.it

    VERAPAMIL
    (calcioantagonista)

    Il dibattito riguardo alla possibile relazione tra assunzione di farmaci calcioantagonisti ed insorgenza di cancro, è ancora aperto.
    I Ricercatori del Department of Pharmacoepidemiology & Pharmacotherapy dell’Utrecht Institute for Pharmaceutical Sciences in Olanda hanno analizzato i dati dello Studio Rotterdam , uno studio prospettico di coorte.
    Allo studio avevano preso parte 3.204 persone anziane ,di 71 anni ed oltre.
    Il rischio relativo di insorgenza di tumore nei pazienti che facevano uso di calcioantagonisti è stato di 1,4 ( 1,2 dopo aggiustamento ).
    Il Verapamil è risultato significativamente associato allo sviluppo di cancro con un rischio relativo di 2,1 ( 2,0 dopo aggiustamento ) , mentre nessuna associazione è stata trovata con altri calcioantagonisti ( Diltiazem , Nifedipina ).
    Altri farmaci antipertensivi ( beta-bloccanti , diuretici , ACE inibitori ) non sono risultati associati a neoplasie.
    Sulla base di questi dati , il Verapamil sembra associato ad un aumento del rischio di tumore. ( Xagena 2003 )
    Beiderbeck-Noll AB et al , Eur J Cancer 2003; 39: 98-105
    www.cardiologia.net

    ISOTRETINOINA

    L'Isotretinoina ( Accutane, Roaccutan ) può causare depressione, psicosi e raramente ideazione suicidaria, tentativi di suicidio e suicidio.
    Nessun meccanismo è stato finora individuato per spiegare l'insorgenza di disturbi psichiatrici con l'Isotretinoina. Inoltre l'Isotretinoina può essere associata alla comparsa di pseudotumor cerebri (ipertensione intracranica benigna). In alcuni casi la comparsa di psudotumor cerebri è stata osservata quando l'Isotretinoina era associata alla tetracicline.
    I segni ed i sintomi precoci di insorgenza di pseudotumor cerebri comprendono: papilledema, cefalea, nausea, vomito e disturbi visivi.
    La somministrazione di Isotretinoina al comparire di questi effetti indesiderati dovrebbe essere sospesa immediatamente. ( Xagena )
    Fonte FDA 2002 www.xagena.it


    LIPOBAY
    (anti-colesterolo)

    Complotto internazionale 

    Il caso Lipobay, il farmaco della Bayer contro il colesterolo ritirato dal commercio perché sospettato di aver causato la morte di più di 50 persone in tutto il mondo (ma il bilancio potrebbe essere ancora più drammatico) ha innescato una vera e propria psicosi, condita dalla comprensibile apprensione di chi ne ha fatto uso (almeno 400mila persone in Italia e da una informazione ancora molto insufficiente e frammentaria tanto da suscitare un allarmismo che le autorità sanitarie invano si affannano a definire eccessivo.
    Le statine
    Le statine, sul mercato da dieci anni, sono commercializzate dall’inizio degli anni ’90 e la cerivastatina, in particolare, dal 1997. Quest’ultima è venduta con i nomi commerciali di Lipobay, Cervasta e Stativa.
    Qual è il loro meccanismo di azione?
    Inibiscono la produzione di colesterolo da parte del fegato. Sono farmaci utili per la prevenzione delle malattie vascolari (riducono del 30% la mortalità fra i cardiopatici). Le affezioni vascolari sono la causa del 43% dei decessi nei paesi industrializzati. Il loro trattamento non va sospeso se non provoca disturbi.
    Quali sono questi sintomi?
    In media entro 15-30 giorni dall’inizio della terapia (ma l’intervallo di tempo è assai variabile) possono provocare danni al fegato e al sistema muscolare. Nel primo caso sono in grado di mimare i sintomi di una influenza e di alterare gli enzimi epatici (SGOT, SGPT, Gamma GT). Nel secondo caso provocano dolore e debolezze muscolare con incremento dei valori del CPK, l'enzina dell'attività muscolare.
    Le associazioni da evitare
    Controlli ancora più severi vanno effettuati in caso di eventuale associazione delle statine con i fibrati (gemfibrozil). Si tratta di farmaci usati contro le dislipidemie (alterazione di tutti i grassi del sangue), di cui le alterazioni del colesterolo fanno parte. Si basano su un diverso meccanismo d’azione e controllano la produzione delle apoproteine A1 e C, costituenti del colesterolo “buono” e dei trigliceridi. L'associazione con le statine è quella sospettata di aver causato i danni più gravi.
    Quali i controlli?
    Per le statine è bene valutare i livelli nel sangue delle SGOT, SGPT, Gamma GT e CPK ogni quindici giorni per i primi tre mesi e poi ogni sei mesi.
    Tratto da http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,2559,00.html 


    LONDRA (CNN) -- Sono 52, nel mondo, le persone morte dopo aver preso il farmaco anti-colestereolo Lipobay. Il bilancio è stato fornito dalla casa farmaceutica produttrice, il colosso tedesco Bayer, che nei giorni scorsi aveva ordinato il ritiro dal mercato del preparato.
    Finora il conto delle persone decedute in seguito all'assunzione del Lipobay sembrava essere più basso: secondo quanto denunciato da fonti sanitarie i morti erano 31 negli Stati Uniti, tre in Spagna, sei in Germania e uno in Francia. In tutto 41.
    Nonostante le gravi difficoltà legate al ritiro del medicinale, commercializzato anche con il nome di Baycol, l'amministratore delegato Manfred Schneider ha negato che la casa farmaceutica abbia bisogno "di un salvataggio".
    Schneider ha detto che due grandi gruppi hanno già mostrato interessa nell'acquisto della divisione farmaceutica. La vendita, ha aggiunto, è un'opzione possibile, ma non quella preferita dall'azienda.
    Il farmaco anti-colesterolo a base di cerivastatin era stato ritirato dal mercato mercoledì scorso quando erano emerse prove che il medicinale provocava il deterioramento dei tessuti muscolari, una condizione nota come rabdomiolisi, che causa forti dolori e può provocare blocchi renali e che aveva già provocato la morte di 40 persone.
    La decisione aveva provocato un crollo delle azioni della Bayer che, in un solo giorno, avevano perso il 18 per cento del loro valore.
    "Il responsabile della divisione farmaci della Bayer, David Ebsworth, ha però sottolineato che è difficile, in questo momento, avere certezze sul rapporto di causalità tra l'assunzione del farmaco e i decessi. "Non è facile - ha detto - trovare un legame causa-effetto certo".
    In seguito al ritiro Lipobay, la casa farmaceutica tedesca prevede una riduzione dell'utile di esercizio a tre miliardi di euro, l'equivalente di poco meno di 6.000 miliardi di lire (inizialmente la previsione per il 2001 era di 3,4 miliardi di euro).
    L'amministratore delegato ha comunque precisato che in qualsiasi caso "l'esistenza della Bayer" non è in discussione".
    "Le nostre vendite di quest'anno aumenteranno anche senza il Baycol" ha aggiunto, avvertendo comunque gli azionisti che la società quest'anno sarà costretta a ridurre i dividendi.
    C'è una forte pressione sulla società perché separi le attività nel settore chimico da quelle nel settore farmaceutico, o perché trovi un partner per quest'ultimo, in modo da riuscire a competere con colossi del calibro della britannica GlaxoSmithKline o della statunitense Pfizer.
    Tratto da http://www.cnnitalia.it/2001/ECONOMIA/08/13/bayer/index.html 


    Accusa dalla Gemania: è un complotto internazionale

    Lo scandalo del farmaco anticolesterolo della Bayer, il Lipobay, imputato della morte di 52 persone in tutto il mondo, sembra assumere anche i contorni di un giallo finanziario internazionale con tanto di complotto da parte delle multinazionali concorrenti ai danni del colosso tedesco di Leverkusen, con l'obiettivo segreto di acquistarlo a poco prezzo. Questa la tesi sostenuta ieri dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. L'inchiesta, redatta dal giornalista Udo Ulfkotte, suggerisce un intrigo industriale con al centro la Pfizer americana (uno dei tre potenziali acquirenti della Bayer, insieme alla britannica GlaxoSmithKline e all'anglo-svedese Astra-Zeneca) che produce il farmaco leader al mondo nella cura del colesterolo, il Lipitor che fattura 5 miliardi di dollari contro i 570 milioni di Lipobay. Sempre la Pfizer è produttrice del Viagra, la famosa pillola contro l'impotenza dalle molte controindicazioni. Ebbene, proprio la Bayer contava di lanciare a breve sul mercato una pillola concorrente del Viagra, la Vardenafil, che promette di avere molti meno effetti collaterali della rivale Usa. Il giornale tedesco richiama l'attenzione sul fatto che la Pfizer sia riuscita finora, nonostante le centinaia di morti (sarebbero 983), a impedire il ritiro dal mercato del Viagra e che nessun avvocato di fama internazionale le abbia intentato cause collettive per risarcimenti. Contro la Bayer, a seguito dello scandalo Lipobay ritirato dal mercato dalla casa l'8 agosto, è in arrivo invece una pioggia di denunce. E i legali che seguiranno le cause sono il top del mercato: l'americano Edward Fagan e il tedesco Michael Witti, che si sono guadagnati fama e onore seguendo le cause collettive degli ex lavoratori forzati durante il nazismo.
    Tratto da http://www.quibrescia.it/cronaca.htm 
     

    TAMOXIFEN
    (anti-cancro)

    Nei primi anni '70, si chiuse un vergognoso capitolo riguardante l'esteso impiego di un medicinale conosciuto come cancerogeno e distruttivo per il sistema endocrino, chiamato DES (Dietilstilbesterolo), il primo medicinale estrogeno sintetico, non-steroideo. Contro i consigli del suo inventore, Sir Charles Dodd, da quattro a sei milioni di donne in Europa e USA usarono inconsapevolmente il DES per prevenire problemi di aborto e complicazioni durante la gravidanza. Inoltre tale medicinale venne usato per la soppressione della lattazione, per il trattamento dell'acne, di certi tipi di cancro al seno e di quelli prostatici, come inibitore della crescita nelle adolescenti, come sostituto di estrogeni durante la menopausa e come "pillola del mattino dopo".
    Saranno necessari 30 anni per accettare quello che i test di laboratorio avevano indicato fin dal 1938 - che il DES era un medicinale altamente pericoloso e nocivo.
    Comparve all'orizzonte un nuovo farmaco che sarebbe presto stato proclamato una stella splendente nella guerra contro la dilagante epidemia di cancro al seno. Alla fine degli anni '60 l'industria farmaceutica sviluppò un farmaco chiamato Tamoxifen. Come complesso steroideo, non-steroidale con effetti ormonali, il Tamoxifen ha una struttura simile al DES. Infatti provoca gli stessi anormali cambiamenti osservati nelle cellule delle donne che assumevano estradiolo e DES.  Il Tamoxifen venne dapprima approvato dalla FDA per essere usato come pillola per il controllo delle nascite; comunque, si dimostrò di indurre l'ovulazione piuttosto che inibirla. Nonostante non funzionasse come contraccettivo, si scoprì che diminuiva il tasso di cancro alle mammelle negli animali. Gli studi sugli animali mostravano che il neo-farmaco impediva agli estrogeni di saldarsi ai siti recettori sulle cellule dei tessuti mammari. Inoltre riduceva anche l'incidenza di cancro alla mammella nei roditori.
    L'estrogeno è il legame comune tra molti fattori di rischio del cancro al seno, cioè genetico, riproduttivo, alimentare, ambientale e stile di vita. Stimola le divisioni delle cellule mammarie. Così si pensava che farmaci  come il Tamoxifen, che bloccano gli effetti degli estrogeni nel seno, potessero ridurre il rischio della ricorrenza di cancro al seno nelle donne in trattamento per quest'ultimo.
    Il Tamoxifen agisce come un debole estrogeno mettendosi in competizione per i recettori di estrogeni più come fanno i fitoestrogeni. Come quest'ultimi, il Tamoxifen ha proprietà estrogeniche medie, ma viene considerato un anti-estrogeno dato che inibisce l'attività degli estrogeni regolari. Più precisamente è un bloccante di estrogeni. Esso combatte il cancro al seno mettendosi in competizione con l'estrogeno per lo spazio sui recettori del tessuto tumorale. Ogni molecola di Tamoxifen che si aggancia ad un recettore impedisce ad una molecola di estrogeno di agganciarsi allo stesso posto. Senza un continuo rifornimento di estrogeno, le cellule tumorali non si sviluppano e la capacità del tumore di estendersi viene ridotta.
    Comunque il Tamoxifen mostrava due caratteristiche contraddittorie. Esso poteva agire come un anti-estrogeno che come estrogeno. Pertanto, mentre è un anti-estrogeno per il seno, allo stesso tempo agisce come estrogeno nell'utero e, in misura minore, in cuore, vasi sanguigni e ossa. Così, nonostante inizialmente mostrasse la tendenza a combattere la ricorrenza di cancro al seno, si sarebbe presto rivelato come promotore di cancri particolarmente aggressivi all'utero e al fegato. Come poi per il DES, i benefici del Tamoxifen vennero estesi al suo utilizzo come preventivo contro l'osteoporosi e i problemi cardiaci. Ora viene raccomandato a tutte le donne in pre-menopausa con ormoni tumorali positivi, così come a molte donne in pre-menopausa con cancro al seno e/o un numero sempre maggiore di donne con ormoni tumorali negativi. Il Tamoxifen (nome commerciale Nolvadex) è attualmente il più prescritto farmaco per il cancro al mondo. Venne sviluppato dall'azienda britannica Imperial Chemical Industries (ICI), una delle maggiori aziende chimiche multinazionali al mondo. La Zeneca, una sussidiaria della ICI, è responsabile della produzione e commercializzazione dell'ormone ed è attualmente la maggior azienda al mondo di farmaci per il cancro. La divisione agrochimica dell'ICI, che include la Zeneca, produce clorurati e altri componenti chimici industriali compresi erbicidi. Sono tutti velenosi, e molti sono conosciuti come distruttori endocrini che sono stati accusati di provocare il cancro al seno.
    Controindicazioni del Tamoxifen:
    - Sintomi della Menopausa: il Tamoxifen induce spesso sintomi di menopausa in donne nel periodo mestruale. Circa la metà delle donne provano caldane. Ritenzioni di liquidi e aumento di peso in circa il 25 per cento. Secrezioni e atrofie vaginali.
    - Danni alla vista: secondo uno studio del 1978 su Cancer Treatment Reports e un'altro pubblicato su Cancer nel 1992, circa il 6 per cento delle donne soffrono di danni alla retina, opacità della cornea e diminuzione della acutezza visiva.
    - Coaguli di sangue: irrita le pareti delle vene, e ne conseguono infiammazioni. Questo indebolisce le vene, causando perdite, coaguli, tromboflebiti, e nei casi peggiori ostruzioni.
    -Sintomi psicologici: la depressione è stata rivelata come importante effetto collaterale del Tamoxifen nel 30 per cento delle donne.
    -Altri effetti: può innescare attacchi d'asma e indebolimento delle corde vocali.
    - Effetti cancerogeni: si è trovato che il Tamoxifen, si fissa saldamente e irreversibilmente al DNA provocando una mutazione cancerosa. E' tossico per il fegato, e l'ultimo studio mostra un aumento di sei volte del cancro al fegato in donne che assumono Tamoxifen per più di due anni. Non solo ma si rilevò la crescita di polipi, tumori, ispessimenti endometriali e cancri all'utero.
    - Osteoporosi: Diverse sperimentazioni non riuscirono a dimostrare alcun effetto sulla densità delle ossa e pertanto sulla prevenzione dell'osteoporosi.

    -Alternative al Tamoxifen: L'estriolo, uno degli estrogeni prodotti dalle ovaie, è considerato un estrogeno sicuro. Vi è anche una convincente evidenza che il progesterone naturale abbia un importante ruolo nel trattamento e nella prevenzione del cancro al seno. Nel 1995, in uno studio pubblicato sul Journal of Fertility and Sterility, i ricercatori scoprirono che le donne che usavano localmente crema al progesterone avevano drammaticamente ridotto il tasso di moltiplicazione delle cellule del seno. Anche lo stile di vita gioca un ruolo significativo. Si scoprì che le donne che si allenavano almeno quattro ore la settimana durante il tempo libero, avevano una riduzione di rischio di cancro al seno del 37 per cento, se comparate con donne dalla vita sedentaria.

    Oltre al fallimento del DES, i disastri del Talidomide, degli impianti al silicone per il seno, della terapia di sostituzione degli estrogeni e ora del Tamoxifen continuano a dimostrare quanto prontamente sia stata sacrificata la vita delle donne per il conseguimento dei profitti.
    Comunque si potranno trovare soluzioni ricorrendo a cambiamenti nello stile di vita, nella dieta e nello stress, e riducendo o eliminando l'esposizione ai molti composti chimici conosciuti, tossici e cancerogeni, che inquinano l'ambiente, piuttosto che con la scoperta di alcuni miracolosi farmaci.
    Articolo tratto da NEXUS NEW TIMES edizione italiana n°19 1999

     

    PROZAC
    (anti-depressivo)

    La FDA americana, ha ricevuto più rapporti di reazioni avverse per il Prozac, che per qualsiasi altro prodotto negli ultimi 24 anni. Sino al Settembre 1993 erano pervenuti 28623 rapporti di reazioni serie al medicinale; cioè dieci volte il numero di quelli per Halcion. Tali reazioni includono: convulsioni, allucinazioni, aggressioni, deliri, ostilità violenta e psicosi. Aggiungete a questo i rapporti di 1885 tentati suicidi e 1734 morti, e la vera storia del Prozac salta fuori.
    Fonte: Perceptions, 1994


    Il Prozac, il Paxil, il Luvox e lo Zoloft sono farmaci etichettati come SSRI (inibitori selettivi risollevamento della serotonina) e che cercano di alleviare la depressione modificando i livelli cerebrali di una sostanza naturale, la serotonina. Il Prozac è l'arcinoto depressivo della Eli Lilly che è stato messo in relazione ad azioni di suicidio e omicidio.
    Il Dott. Joseph Tarantolo, psichiatra che esercita nel settore privato a Washington DC, e presidente della sezione della American Society of Psychoanalytic Psysicians di quella città, afferma: "... tutti gli SSRI inibiscono le sensazioni del paziente. Costui viene meno empatico, del tipo "non m'importa granché", il che significa "per me è più facile farti del male"..
    Il Dott.  Peter Breggin, eminente psichiatra e divulgatore, nella rubrica del giornale di Arianna Huffington del 9 luglio 1998, afferma: "non ho dubbi che il Prozac possa causare o contribuire a violenza e suicidi, casi di cui sono stato testimone più volte; in una recente sperimentazione clinica, il 6% dei bambini sono diventati psicotici a causa del Prozac, e la psicosi maniacale può condurre a comportamenti maniacali".
    Dal libro Prozac and Other Psychiatric Drugs di Lewis A. Opler: Quelli che seguono sono elencati come effetti collaterali del Prozac: apatia, allucinazioni, ostilità, idee irrazionali, reazioni paranoiche, comportamento antisociale, isteria e pensieri suicidi.
    L'effetto di questi farmaci - che alterano l'afflusso del neurotrasmettitore del cervello, la serotonina - viene spacciato da alcuni come una potenziale cura per comportamenti violenti. L'unico problema è che non esiste alcuna prova riconosciuta che la serotonina sia un fattore che scatena la violenza.
    Il Prozac ebbe vita dura sulla stampa; il 7 febbraio 1991, un articolo di Amy Marcus apparso sul Wall Street Journal aveva come titolo "processi per omicidio introducono la difesa del Prozac". Marcus ha scritto: "una valanga di processi per omicidio in cui gli imputati affermano di esseri diventati violenti quando assumevano l'antidepressivo Prozac stanno ora presentando una serie di problemi alla casa produttrice, la Eli Lilly & Co".
    Nel libro Toxic Psychiatry, pietra miliare del genere, il Dott. Breggin menziona che The Donahue Show (28 febbraio 1991) "riunì un gruppo di persone le quali erano diventate incontrollabilmente autolesioniste e omicide dopo aver assunto il Prozac, e la clamorosa risposta di audience e di telefonate confermò il problema".
    Non solo ma Breggin cita un inquietante studio di Teicher tratto dal American Journal of Psychiatry (147:207-210), che riferisce di "..sei pazienti depressi, precedentemente liberi da qualsiasi recente progetto suicida, i quali hanno sviluppato ossessioni suicide intense e violente dopo 2-7 settimane di trattamento con fluoxetina (Prozac). Le ossessioni suicide sono durate da tre settimane a tre mesi dopo il termine del trattamento.
    Tratto da Nexus New Times ed. italiana n°26 anno 2000


    Il Prozac viene accusato di trasformare gente sana e tranquilla in persone violente. Nella prima sperimentazione il dr. David Healy Direttore del Dipartimento di Medicina Psicologica del Galles del Nord ha somministrato il Prozac ad un gruppo di volontari adulti e mentalmente sani, trovando che persino il loro comportamento è stato influenzato. "Possiamo trasformare dei volontari sani in persone bellicose, paurose, tendenti al suicidio e persino pericolose per gli altri", ha detto.
    Negli Stati Uniti le sparatorie nelle scuole sono state collegate al numero di bambini cui è stato somministrato il Prozac ed altri antidepressivi. I medici qui stanno prescrivendo Prozac e Ritalin ad un numero sempre maggiore di bambini. Nel 1995, oltre 150.000 bambini - proprio nella fascia d'età tra i due e i quattro anni - sono stati trattati con farmaci simili al Prozac.
    Tratto da Guardian Weekly 2-8 MARZO 2000, e The Observer 12 marzo 2000


    PROZAC NELL'ACQUA DI RUBINETTO A LONDRA
    La notizia ha veramente dell’incredibile: a Londra, dai rubinetti scende acqua al Prozac!».
    Questa denuncia, pubblicata dal giornale «The Observer», parte dall’agenzia che si occupa della protezione ambientale: nel corso di normali ispezioni, il «Drinking Water Inspectorate» (Dwi) ha infatti inaspettatamente trovato tracce di Prozac® nell’acqua potabile.
     
     

    INFLIXIMAB
    (artrite e morbo di Crohn)

    Infliximab è un nuovo farmaco indicato per il trattamento dell'artrite reumatoide e della malattia di Crohn, che non rispondono alla terapia tradizionale.
    In alcuni pazienti trattati con Infliximab è insorta tubercolosi, in una forma grave, minacciante la vita.
    In molti casi questi report sono pervenuti da Paesi che hanno un'alta incidenza di tubercolosi ed anche nei pazienti che sono stati precedentemente trattati con immunosoppressori e/0 corticosteroidi.
    In un numero significativo di casi, l'inizio della tubercolosi in forma attiva è avvenuto dopo 3 infusioni o anche meno.
    Tuttavia l'impiego di Infliximab è ancora agli inizi e non si può ancora delineare l'esatto profilo di sicurezza del farmaco.
    È però opportuno segnalare la comparsa dei primi segni di infezione.
    Nel caso in cui sia sospettato l'inizio della infezione (tosse persistente, variazione di peso, febbre lieve) è necessario sospendere il trattamento con Infliximab, finchè l'infezione non sia stata controllata.
    Infliximab rimane un utile farmaco per il trattamento della malattia di Crohn e dell'artrite reumatoide nei pazienti che non hanno risposto ad altre terapie.
    (Fonte EMEA, 2000)
    (Xagena 2001)
    Consultare: www.farmacovigilanza.net 
    Tratto da Yahoo! notizie www.yahoo.it sabato 20 Gennaio 2001

     

    SIBUTRAMINA 
    (perdita di peso)

    La Sibutramina, nota anche con i nomi commerciali di Meridia e Reductil, è un inibitore del reuptake della serotonina e della norepinefrina.
    Trova indicazione nel trattamento dei pazienti con iniziali indici di massa corporea superiore o uguale a 30 kg/m2 e superiore o uguale a 27 kg/m2 in presenza di altri fattori di rischio, come il diabete, dislipidemia.
    La Sibutramina permette di ridurre il peso corporeo del 5-10% dopo 1 anno di terapia.
    Tuttavia il farmaco non è privo di effetti indesiderati. Dopo impiego della Sibutramina sono stati segnalati: disturbi ansiosi, costipazione, vertigini, secchezza delle fauci, insonnia , irritabilità, rinite, cefalea.
    Lo studio multicentrico STROM ( Sibutramine Trial of Obesity Reduction and Maintanance) ha dimostrato che il mantenimento della riduzione di peso ( superiore al 5%) dopo somministrazione di Sibutramina si ha in circa il 43% dei pazienti trattati.
    Nello studio STROM , pubblicato su The Lancet ( James WP et al, Lancet 2000; 356: 2119-2125), 605 pazienti con indice di peso corporeo ( BMI) compreso tra i 30 ed i 45 kg/m2 sono stati trattati con Sibutramina (10 mg/die) e dieta ipocalorica per un periodo di 6 mesi. I pazienti obesi che riuscivano a perdere il 5% o più del loro peso venivano randomizzati a ricevere per 18 mesi Sibutramina ( 10 mg/die, aumentabile fino a 20 mg/die) o placebo.
    Il principale effetto indesiderato, che ha provocato la maggior parte delle interruzioni dello studio, nei pazienti con Sibutramina è stato l’ipertensione. 
    La Sibutramina non deve essere somministrata nelle donne in gravidanza o che allattano.
    Il farmaco non deve essere usato nei soggetti con anoressia nervosa, aritmie cardiache, insufficienza cardiaca congestizia, storia di coronaropatia, storia di ipertensione polmonare, storia di ictus.
    Le controindicazioni sono estese anche  storia di malattia della colecisti, ipertensione. disfunzione epatica, glaucoma ad angolo stretto, storia di convulsioni.
    La Sibutramina non può inoltre essere somministrata contemporaneamente al Litio, agli Inibitori della MAO, agli Inibitori del reuptake della serotonina ( SSRI), al Triptofano.
    La Sibutramina può  scatenare la sindrome della serotonina, che può risultare anche fatale.
    I sintomi della sindrome della serotonina sono: eccitamento, ipomania, perdita della coscienza, confusione, disorientamento, ansietà, disartria, ipertermia, dilatazione pupilare, diaforesi.  
    Tratto da:  www.farmaci.net  aggiornamento 2002
     
     

    ROFECOXIB 
    (anti-infiammatorio)

    Rofecoxib ( Vioxx) è un farmaco anti-infiammatorio non-steroideo che agisce selettivamente sull’enzima Cox-2.
    Fino a luglio 2000 l’Agenzia di Controllo sui Farmaci inglese ha ricevuto un totale di 1120 report di effetti indesiderati attribuiti al Rofecoxib.
    Gli effetti a livello gastroenterico rappresentano circa la metà di questi ( 554), dei quali la maggioranza ( 84%) era nausea, dispepsia, diarrea, e dolori addominali.
    Inoltre ci sono stati 68 report ( 12%) di perforazioni, ulcerazioni, emorragie del tratto gastrointestinale superiore e si sono avuti 5 morti.
    La maggioranza dei pazienti che hanno presentato gravi effetti gastroenterici avevano un’età uguale o superiore a 65 anni.
    Il Rofecoxib è controindicato nei pazienti con ulcera peptica attiva a sanguinamento gastroenterico.
    Sono giunti 177 report di sospette reazioni avverse a livello cardiovascolare.
    I principali effetti sono stati: edema ( 101 report), ipertensione ( 31 report) e palpitazione ( 19 report).Ci sono stati 15 report di insufficienza cardiaca, o insufficienza cardiaca aggravata, 3 di quali hanno avuto esito fatale.
    L’infarto miocardico si è presentato in 9 pazienti, di cui 3 mortali.
    Nella maggioranza dei casi segnalati, il paziente presentava fattori di rischio per malattia cardiovascolare.
    Il Rofecoxib è controindicato nei pazienti con insufficienza cardiaca congestizia grave e particolare attenzione deve essere posta ai pazienti con storia di insufficienza cardiaca, disfunzione ventricolare sinistra, o ipertensione ed in pre-esistenza di edema.
    Sono state riportate anche reazioni psichiatriche: depressione ( 28 report), confusione ( 14 report) ed allucinazioni ( 11 report).
    Altri report riguardano: angioedemi ( 35 report), broncospamo o esacebazione d’asma ( 25 report), insufficienza renale ( 16 report), alterata funzionalità epatica ( 12 report) e rash.
    Committee on Safety Medicines / Medicines Control Agency ( MCA), UK  
    Tratto da  :  www.farmaci.net  


    L’FDA ha ricevuto la segnalazione di 7 casi di meningite asettica dopo trattamento con Rofecoxib ( Vioxx ).
    In 5 casi l’infezione si è sviluppata dopo pochi giorni dall’assunzione del farmaco e si è presentata con: febbre, cefalea, stato confusionale, rigidità nucale, fotosensibilità. 
    I sintomi sono cessati all’interruzione del trattamento. 
    I pazienti d’età compresa tra i 16 ed i 67 anni, stavano assumendo dosaggi di Rofecoxib che variavano da 12,5 mg a 50 mg.
    Il Rofecoxib ( Vioxx , Arofexx , Coxx ) è un farmaco anti-infiammatorio, inibitore selettivo della cicloossigenasi 2 ( Cox-2), indicato nell’osteoartrite, ed ora approvato in Usa anche per l’artrite reumatoide.
    La meningite asettica dopo Rofecoxib sarebbe da ascrivere ad un’ipersensibilità nei confronti del prodotto. 
    Bonnel RA et al, Arch Intern Med 2002; 162: 713-715
    Tratto da www.farmaci.net 

     

    PAROXETINA
    (antidepressivo SSRI)

    Gli inibitori del reuptake delal serotonina ( SSRI) sono un gruppo di farmaci antidepressivi.
    Al Committee on Safety of Medicines  ( CSM) inglese sono giunti 1625 report attraverso la Yellow Card i report di  effetti indesiderati  da sospensione degli SSRI.
    Già dal 1993 l’Autorità Sanitaria inglese aveva messo in guardia dagli effetti indesiderati provocati dalla sospensione della Paroxetina, un SSRI.
    La Paroxetina è stata associata al più ampio numero di report spontanei di reazioni avverse.
    Nella maggioranza dei casi i sintomi si presentano entro 3 giorni dall’interruzione della terapia.
    I più comuni sintomi: vertigini, cefalea, nausea, e parestesia.
    Inoltre il CSM inglese ha ripreso in considerazione la possibile associazione tra SSRI e comportamento suicida, anche se finora non risultano studi che hanno dimostrato questa correlazione.
    Committee on Safety Medicines / Medicines Control Agency ( MCA), UK
    Keywords: SSRI, inibitori selettivi del reuptake della serotonina, Paroxetina  
    Tratto da : www.farmaci.net  

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    PAROXETINA VIETATA AI MINORI DI 18 ANNI

    Gran Bretagna: l’MHRA ha raccomandato ai medici di non prescrivere l’antidepressivo Paroxetina ai pazienti pediatrici di età inferiore ai 18 anni
    L’MHRA (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency) ha raccomandato ai medici di non prescrivere l’antidepressivo Paroxetina (Paxil, Seroxat) ai pazienti con depressione maggiore e con età inferiore ai 18 anni.
    La decisione è stata presa dopo le segnalazioni di un aumento del comportamento suicidarlo dopo assunzione della Paroxetina.
    Attualmente in Gran Bretagna circa 7.000 pazienti in età pediatrica stanno assumendo la Paroxetina.
    Erano diversi mesi che la GlaxoSmithKline, società farmaceutica che ha sviluppato la Paroxetina, ha cercato di difendere il proprio farmaco dalle accuse lanciate da alcuni gruppi di pazienti, che avevano chiesto il ritiro dal commercio della Paroxetina a causa dei gravi effetti indesiderati.
    La GlaxoSmithKline ha comunicato che negli studi clinici eseguiti su più di 1.000 pazienti pediatrici , e trattati con la Paroxetina , nessun caso di suicidio è stato riscontrato. E’ stata invece osservata nei pazienti trattati con Paroxetina una maggiore ideazione suicidaria, e tentativi di suicidio tra gli adolescenti.
    La GlaxoSmithKline ha anche fatto osservare che in Gran Bretagna nessun farmaco antidepressivo è stato autorizzato nel trattamento della depressione maggiore nei pazienti in età pediatrica , e la stessa azienda non ha mai raccomandato l’uso di Seroxat nei bambini e negli adolescenti.
    Fonte : MHRA / GSK.com
    (
    Xagena 2003)

     

    CLOPIDOGREL
    (antiaggregante piastrinico)

    Il Clopidogrel, un antiaggregante piastrinico, meglio conosciuto con il nome commerciale di  Plavix, è un derivato della Ticlopidina.
    Il meccanismo d’azione delle due tienopiridine ( Clopidogrel e Ticlopidina)  è lo stesso. Agiscono bloccando i recettori ADP, prevenendo il legame del fibrinogeno al sito recettoriale. Il Clopidogrel era stato presentato come un superamento della Ticlopidina, soprattutto sotto l’aspetto della sicurezza e della tollerabilità.
    In realtà ben presto sono comparsi  gravi effetti indesiderati con questo nuovo farmaco.
    Sulla prestigiosa rivista ,The New England Journal Medicine ( Bennet CL et al, N Engl J Med 2000; 342: 1773-1777), è comparso un allarmante report su un grave , anche se raro , effetto indesiderato causato dal  Clopidogrel : insorgenza di porpora trombotica trombocitopenica dopo solo 14 giorni dall’assunzione del farmaco.
    Gli 11 soggetti che hanno manifestato questa grave reazione avverse sono stati sottoposti a plasmaferesi, ma  un paziente è morto.
    Negli studi di fase  III, preliminari all’entrata in commercio del Clopidogrel  , non erano mai stati segnalati  effetti indesiderati gravi con questo antiaggregante piastrinico.
    Dopo il report del New England Journal Medicine sono emersi altri casi di porpora trombotica trombocitopenica.
    Inoltre sono stati segnalati  casi di anemia aplastica ( Meyer B et al, Lancet 2001: 357: 1446-1447) e di anemia aplastica con esito fatale ( Trivier JM et al, Lancet 2001; 357: 446) e di pancitopenia ( Andres E et al, Arch Intern Med 2001; 161: 125).
    Questi report contrastano anche con le conclusioni dello studio CAPRIE ( Clopidogrel versus Aspirin in Patients at Risk of Ischaemic Events), che hanno mostrato un buon profilo di sicurezza del  Clopidogrel.
    Lo studio CAPRIE ha confrontato il Clopidogrel ( 75 m/die) con l’Aspirina ( 325 mg/die) in 19.185 pazienti con aterosclerosi sintomatica.
    La trombocitopenia è risultata identica nei due gruppi di trattamento. ( Hearker LA et al, Drug Saf 1999; 21: 325-335).
    E’ stato recentemente segnalato un caso di emorragia alveolare in un paziente di 56 anni, che assumeva il Clopidogrel, nel corso di un intervento di sostituzione di uno stent coronarico ( J Invasive Cardiol 2001 ;13 : 535-537).
    Sulla base di queste segnalazioni si potrebbe ipotizzare che alcuni pazienti , che assumono il Clopidogrel, potrebbero essere a maggior rischio di gravi eventi avversi rispetto ad altri, ma ad oggi non è possibile identificare questi pazienti.  
    Carlo Franzini
    Medicina-Online.net www.medicina-online.net
    Farmacologia.net www.farmacologia.net
    Tratto da : www.farmaci.net  

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    Maggiore incidenza di mortalità con il Clopidogrel rispetto alla Ticlopidina nei pazienti sottoposti ad impianto di stent coronarico

    I Ricercatori dell’ Herz-Zentrum di Bad Krozingen in Germania e dell’University Hospital di Basilea in Svizzera hanno confrontato il trattamento con Clopidogrel ( Iscover , Plavix ) rispetto al trattamento con Ticlopidina dopo un impianto di stent, relativamente all’incidenza di mortalità cardiovascolare.
    Dopo un impianto di stent coronarico, eseguito con successo, 700 pazienti con 899 lesioni, sono stati assegnati in modo random a ricevere un ciclo di 4 settimane di Ticlopidina 500mg ( n=345 ) o di Clopidogrel 75mg ( n=355 ), oltre all’Aspirina ( 100mg ).
    Il periodo di osservazione ( follow-up ) è stato di 28 mesi.
    L’end point primario era rappresentato dalla morte cardiovascolare.
    Otto pazienti trattati con Ticlopidina e 26 con Clopidogrel sono morti per cause cardiache ( hazard ratio 0,30; p=0.003 ).
    La Ticlopidina ha ridotto il rischio di morte cardiovascolare del 63% rispetto al Clopidogrel.
    L’end point combinato ( morte cardiovascolare o infarto miocardico non fatale ) è stato raggiunto in 19 pazienti trattati con la Ticlopidina contro i 40 pazienti trattati con Clopidogrel ( hazard radio: 0,45; p=0.005 ).
    I pazienti sottoposti ad impianto di stent coronarico, e trattati con il Clopidogrel hanno presentato una maggiore mortalità rispetto a quelli trattati con la Ticlopidina.
    Secondo gli Autori, i dati di questo studio dovrebbero far riflettere sull’attuale pratica di sostituire la Ticlopidina con il Clopidogrel. ( Xagena 2003 )
    Mueller C et al, J Am Coll Cardiol 2003; 41:969-973
    Tratto da : www.cardiologia.net   www.cuore.net

     

    CICLOFOSFAMIDE 
    (chemioterapia)

    La Ciclofosfamide è un farmaco alchilante utilizzato nella chemioteapia antitumorale.
    Uno studio pubblicato su Cancer ha dimostrato che la Ciclofosfamide, soprattutto ad alto dosaggio, produce infertilità tra i pazienti a cui è stata somministrata. Infertilità che si protrae nel tempo.
    Nello studio sono stati analizzati 17 uomini di età compresa tra i 16 ed i 34 anni che da bambini erano stati affetti da diversi tipi di sarcoma ed erano stati trattati con farmaci alchilanti.
    Il 60% di queste persone presentava a distanza una mancata produzione di spermatozoi; il 29%  presentava una produzione ridotta. ( Xagena 2001)
    Keywords: Ciclofosfamide, chemioterapia antitumorale, farmaci alchilanti, infertilità  
    Tratto da : www.farmaci.net  

     

    AMIODARONE

    Studi clinici hanno dimostrato un’incidenza di tossicità polmonare del 5-10% con alti dosaggi di Amiodarone (superiori a 400 mg/die).
    Un’incidenza minore ( 1,6%) è stata riportata in uno studio che ha coinvolto 3.439 pazienti , che ricevevano dosi di Amiodarone di 400 mg o meno.
    Prima di iniziare ad assumere l’Amiodarone dovrebbe essere eseguito un test di funzionalità polmonare ed una radiografia del torace.
    Le anomalie radiografiche della tossicità polmonare può anche precedere la tossicità clinica. ( Xagena 2001)
    Sunderji R et al, Can J Cardiol  2000; 16: 1435-1440
    Keywords: Amiodarone, tossicità polmonare, radiografia al torace, test di funzionalità polmonare
    Tratto da: www.farmaci.net  

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    AMIODARONE E TOSSICITA' POLMONARE

    L’ADRAC, l’Agenzia di Farmacovigilanza australiana, ha ricevuto diversi report di sospette reazioni avverse associate all’impiego dell’ Amiodarone ( in Italia : Cordarone , Amiodar ).
    Nel 2000 sono pervenute all’Agenzia 61 segnalazioni, e nel 2001 74, con 5 eventi fatali.
    A partire dal 1981 l’ADRAC ha ricevuto 31 report di eventi fatali associati all’Amiodarone, 17 morti avevano una causa polmonare : 8 fibrosi polmonari, 5 infiltrazioni polmonari, 2 polmoniti , 1 effusione pleurica ed 1 insufficienza respiratoria.
    Un caso esemplificativo di tossicità polmonare da Amiodarone è quello  di un uomo di 84 anni con storia di cardiopatia ischemica, e stenosi aortica e mitralica, a cui era stato impiantato un pacemaker, e che assumeva da 6 mesi Amiodarone, per controllare una tachiaritmia.
    L’uomo ha presentato una progressiva dispnea. L’analisi alla tomografia computerizzata ha evidenziato una fibrosi polmonare.
    L’Amiodarone è stato sospeso, ma nonostante il trattamento con corticosteroidi il paziente è morto.
    La tossicità polmonare con l’Amiodarone può presentarsi rapidamente.
    Qualora si dovesse instaurare una terapia con Amiodarone, sarebbe utile  utilizzare i dosaggi minimi efficaci.
    I pazienti dovrebbero comunicare al proprio medico la comparsa di dispnea e di tosse non produttiva.
    L’Amiodarone può inoltre causare altri effetti tossici, tra cui l’epatossicità ( cirrosi, insufficienza epatica ), effetti a livello  cardiovascolari ( bradicardia ), reazioni cutanee  ( fotosensibilità ), neurotossicità ( atassia, neuropatia periferica ), così come depositi corneali, ipertiroidismo ed ipotiroidismo.
    L’Amiodarone non dovrebbe essere impiegato nei soggetti ad alto rischio di sviluppare tossicità polmonare e la comparsa di dispnea e tosse dovrebbe richiedere un attento esame.  
    Fonte : ADRAC – Australian Drug Reactions Bulletin ,  vol 21 , Number 1, 2002  
    Tratto da : www.farmaci.net 
     

    FENILPROPANOLAMINA 
    (perdita di peso e/o raffreddamento)

    L’FDA , nel mese di novembre 2000, ha preso la decisione di non autorizzare la vendita di prodotti contenenti Fenilpropanolamina.
    La sostanza era presente nei prodotti contro il raffreddamento e per la perdita di peso.
    In uno studio condotto dal Yale University School of Medicine è emerso che alcune donne, dopo 3 giorni si assunzione dei prodotti contenenti Fenilpropanolamina, erano state colpite da ictus emorragico.
    Anche gli uomini sono a rischio, ma l’incidenza è inferiore rispetto alle donne.
    Fonte:  FDA    www.fda.gov
    Keywords:  Fenilpropanolamina, ictus emorragico
    Tratto da : www.farmaci.net

     

    LEVORMELOXIFENE 
    (contro l'osteoporosi)

    La Novo Nordisk nel 1998 ha bloccato lo sviluppo del proprio farmaco Levormeloxifene, nell’osteoporosi.
    Lo studio di fase III è stato interrotto prima del tempo.
    Il 22,6% delle donne trattate con questo farmaco ha dovuto infatti interrompere lo studio.
    E’ stato osservato un aumento dello spessore dell’endometrio
    Dodici persone  hanno presentato prolasso utero-vaginale.
    Fonte : Novo Nordisk
    Keywords: Levormeloxifene, osteporosi, interruzione dello studio  
    Tratto da: www.farmaci.net

     

    BUPROPIONE
    (farmaco per smettere di fumare)

    L'Agenzia di Farmacosorveglianza inglese ha ricevuto 18 report di morti di persone che assumevano Bupropione, un farmaco per la cessazione del fumo di sigaretta.
    A livello cardiovascolare il Bupropione può causare tachicardia, aumento pressorio talvolta grave. Non si deve superare la dose raccomandata di Bupropione poiché l'uso del farmaco è associato ad un rischio di convulsioni . A dosi fino alla dose massima giornaliera raccomandata (300 mg di Bupropione al giorno), l'incidenza di convulsioni è di circa lo 0,1% (1/1000).
    Il rischio del verificarsi di convulsioni collegate all'impiego di Bupropione è fortemente associato con la presenza di fattori predisponenti. Pertanto il Bupropione deve essere somministrato con estrema cautela a pazienti che presentino una o più condizioni predisponenti all'abbassamento della soglia per la comparsa di convulsioni. Esse includono:
    1. precedente trauma cranico
    2. tumore del sistema nervoso centrale (SNC)
    3. somministrazione concomitante di altri farmaci noti per abbassare la soglia della comparsa di convulsioni (ad esempio: antipsicotici, antidepressivi, teofillina, corticosteroidi sistemici). Inoltre, deve essere adottata cautela in quelle circostanze cliniche che sono associate con un aumento del rischio di convulsioni. Esse includono abuso di alcool, interruzione brusca dell'uso di alcool o benzodiazepine, diabete trattato con ipoglicemizzanti o insulina e uso di farmaci stimolanti o anoressizzanti.
    (Fonte: Rai Tg1 del 19 febbraio 2001 ore 13.30, scheda tecnica di Zyban)
    (Xagena 2001)
    Tratto da: www.farmaci.net

     

    MELOXICAM 
    (anti-infiammatorio)

    Una donna di 49 anni è stata ricoverata in Ospedale per diarrea ematica con dolore addominale.
    La donna stava assumendo da due settimane Meloxicam, un anti-infiammatorio, al dosaggio di 15 mg/die, a causa di una osteoartrite.
    All’esame colonscopico si è osservata mucosa infiammata con sanguinamento. Alla biopsia risultava necrosi a tutto spessore.
    I sintomi sono regrediti dopo una settimana dalla sospensione del  Meloxicam.
    Il Meloxicam a dosaggi inferiori ( 7,5 mg/die) presenta meno effetti indesiderati.
    Garcia Bet al, Lancet 2001; 357: 1690  
    Tratto da: www.farmaci.net
     
     

    CELEBREX - VIOXX
    (contro l'artrite)

    Uno studio svolto da un gruppo di scienziati di Cleveland dimostra che l'utilizzo dei farmaci Vioxx (Merck) e Celebrex (Pharmacia e Pfizer), le cui previsioni di vendita si attestano per quest'anno intorno ai 3 miliardi di dollari, causerebbe un aumento di attacchi di cuore e di problemi cardiovascolari.
    Tratto da www.aboutpharma.it

    RALOXIFENE
    (anti-osteoporosi)

    Secondo uno studio condotto in vitro da ricercatori americani, il farmaco anti-osteoporosi raloxifene (Lilly) stimola la crescita delle cellule di carcinoma ovarico. Il farmaco e' dotato di effetti favorevoli anche sui marcatori del rischio cardiovascolare e non stimola la proliferazione dell'endometrio delle donne in menopausa.
    Tratto da www.aboutpharma.it
     

    LOTRONEX
    (intestino irritabile)

    Il farmaco Lotronex (Alosetron) indicato nel trattamento della sindrome dell'intestino irritabile è stato ritirato dal commercio negli Usa. L'FDA ha ricevuto 49 report di colite ischemica e 21 report di grave costipazione nelle donne che assumevano il farmaco. Cinque donne sono morte.
    La sindrome dell'intestino (colon) irritabile colpisce maggiormente le donne con un rapporto uomo/donna di 1:2
    (Fonte: FDA www.fda.gov)

    Tratto da: www.farmaci.net

    ZANAMIVIR
    (influenza tipo A e B)

    Zanamivir (Relenza) è un farmaco indicato nel trattamento dell'influenza prodotta dai virus di tipo A e B. Il Canadian Adverse Drug Center, cioè il Centro di farmacosorveglianza canadese ha ricevuto nell'arco di 1 anno 16 segnalazioni di reazioni avverse dopo assunzione di Zanamivir.
    Una segnalazione si riferisce ad un paziente che è successivamente deceduto per insufficienza renale. Tuttavia non è certo il coinvolgimento dello Zanamivir. Il paziente era affetto da insufficienza cardiaca ed è stata accertata la presenza di un'infezione staflococcica. I più comuni effetti indesiderati dello Zanamivir sono a livello respiratorio: broncospasmo ed alterazione della funzione respiratoria.
    (Fonte: Canadian Adverse Drug Reaction Newsletter 2000; 10)
    (Xagena 2001)

    Tratto da: www.farmaci.net

    PROPAFENONE 
    (anti-aritmico)

    I più frequenti effetti indesiderati del Propafenone ( Rytmonorm) sono a livello gastrointestinale ( nausea, vomito, costipazione), e cerebrale ( cefalea, visione offuscata, vertigini), cardiologiche ( bradicardia, palpitazioni, blocco atrio-ventricolare di primo grado, rallentamento della conduzione intravenricolare).
    Il Propafenone, come gli altri farmaci antiaritmici, può dar origine  ad effetti paradossi, chiamati  pro-aritmici, di aggravamento di un’aritmia già esistente, o di induzione di  nuove aritmie.
    In letteratura l’effetto proaritmico del Propefenone è dell’ordine del 4,7%, ma la sua incidenza e gravità dipendono dal tipo di aritmia e dalla cardiopatia sottostante.
    Ci sono state segnalazioni di rari effetti indesiderati dopo somministrazione del Propafenone: agranulocitosi, anemia, granulocitopenie, prolungamento del tempo di sanguinamento, leucopenia, porpora, trombocitopenica.
    Keywords: Propafenone, Rytmonorm, bradicardia, effetto proaritmico, proaritmia  
    Tratto da : www.farmaci.net  


    Pochi studi clinici per Rytmonorm  a rilascio prolungato

    Il Propafenone ( Rytmonorm) è uno dei più impiegati farmaci antiaritmici, particolarmente nel trattamento delle aritmie sopraventricolari.
    Il farmaco presenta una farmacocinetica complessa con rilevante effetto di primo passaggio epatico, che rende difficile prevedere l’efficacia terapeutica. Nel 2001 sono state introdotte in commercio in Italia  due formulazioni di Propafenone a rilascio prolungato . Tuttavia a differenza di quanto atteso queste forme retard producono solo un marginale miglioramento della compliance, poiché richiedono 2 somministrazioni al giorno anzichè 3.
    Non esistono ad oggi studi clinici di comparazione tra Rytmonorm a rilascio prolungato e gli altri farmaci  antiaritmici ,soprattutto nella prevenzione degli episodi di fibrillazione atriale.
    Pertanto risulta difficile trarre conclusioni sulla reale efficacia antiaritmica di queste formulazioni e sorprende non poco la decisione dell’ Autorità Sanitaria di approvare il Rytmonorm retard in mancanza di studi clinici di confronto con altri farmaci antiaritmici e per periodi prolungati.
    L’unico studio clinico presente nella banca dati  Medline è un lavoro di Mastropasqua F et al di alcuni anni fa ( Cardiologia 1998; 43: 617-623).
    In questo studio sono stati valutati gli effetti di due formulazioni a rilascio ritardato rispetto al Propafenone a rilascio immediato nel trattamento delle extrasistoli ventricolari sintomatiche.
    Lo studio, eseguito in diversi Centri aritmologici italiani, ha coinvolto 83 pazienti, con un’età media di 57,9 +/- 12,2 anni.
    Dallo studio è emerso che  l’efficacia del Rytmonorm 325 a rilascio prolungato x 2 /die, è paragonabile a quella del dosaggio più basso del Rytmonorm a rilascio immediato , 150 mg x 3/die.Mentre la formulazione 225 mg x 2/die è scarsamente efficace.
    Nel corso dello studio si sono verificate reazioni avverse non gravi  in 30 pazienti ( 35%), tra cui in ordine di frequenza: stipsi, palpitazioni, arrossamento del volto, disturbi di visione, dolori addominali o pirosi gastrica, dispepsia, parestesie, insonnia, dolore toracico, alterazione degli indici epatici.
    In 10 pazienti il trattamento con il Propafenone è stato sospeso a causa degli effetti indesiderati: 5 assumevano Rytmonorm 150 mg x 3 /die, mentre 4 il Rytmonorm 225 mg x 2/die , ed 1 Rytmonorm  325 mg x 2 /die.
    Non sono stati osservati  effetti proaritmici gravi quali: aumento degli episodi di tachicardia ventricolare non sostenuta ( TVNS) , o  insorgenza di tachicardia ventricolare sostenuta ( TVS).
    Sotto l’aspetto farmacocinetico il Propafenone a rilascio prolungato raggiunge il massimo della sua azione dopo 3-6 ore dall’assunzione e l’effetto perdura per più di 12 ore.
    La biodiponibilità di queste formulazioni ritardo è attorno al 32%, inferiore rispetto alla biodisponibilità dei preparati a rilascio istantaneo ( 49%).  
    www.aritmologia.it


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