06/06/2005 Commenti presenti. Oggetto: Giovani in Famiglia (www.lavoce.info)

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    09-07-2005 23:50:00
    baohlina
    giovani in famiglia
    I giovani-adulti-in-cerca-di-autonomia provenienti da famiglie non ricche corrono il rischio di fallire nel loro tentativo di indipendenza e di retrocedere nella scala sociale alle soglie del livello di poverta'.
    Vorrei inoltre aggiungere che, in molti casi, proprio i genitori approfittano di questa situazione di potenziale precarieta' ed insicurezza per trattenere il giovene-adulto nel caldo nido materno e sotto il loro controllo quanto piu' a lungo possibile e con tutte le loro forze. Tutto cio' utilizzando due "subdoli" metodi: la comodita' (del tipo: delisiosi pranzi e cenette sempre pronti, camice stirate e auto del papa' a disposizione) e la minaccia (del tipo far pesare l'impossibilita' di accedere a qualsiasi mutuo senza un cospicuo anticipo che sara' impossibile accumulare se non rimanendo nel nido fino almeno a 30 anni). Parlo sinceramente, per esperienza personale: 26 anni, laureata, uscita di casa due anni fa subito dopo la laurea per lavorare all'estero, stipendio medio di un giovane italiano laureato, senza auto, appartamento in condivisione, vacanze in campeggio e niente spese pazze. Pur soddisfatta e, in un certo senso, anche orgogliosa della vita che faccio, non ho purtroppo messo via molto in questi 2 anni di autonomia... Mi ritrovo pero' dei genitori pronti a a prospettarmi scenari di poverta' sicura e a definire le mie scelte come "immature e ingenue" rispetto a quelle dei miei amici giovani-laureati-lavoratori ancora nella casa paterna e con un conto in banca decisamente piu' consistente del mio. "Loro si' che sono stati furbi!" - e' il commento di mia madre...
    Insomma, forse una certa "colpa" in questa situazione ce l'hanno anche i nostri cari papa' e mamme che tentano di imporre la loro visione di come dovrebbero essere i loro pargoli: belli, ricchi, super-accessoriati, sempre lindi, sempre al sicuro, sempre cauti, sempre sotto le loro ali, cioe' sempre i loro adorati bambini. O bambocci...


     
    15-06-2005 01:02:00
    Giuseppe Gaggero
    giovani e famiglia
    Io penso che che i genitori di oggi con figli al di sotto dei venti/venticinque anni abbiano una grande responsabilità: quella di trasmettere e far accettare ai loro figli l'idea che, in linea di massima, non sarà facile fare "progressi" se non a costo di grandi sacrifici, economici e personali. Occorre trasmettere il preziosissimo insegnamento di farsi una cultura, fine a se stessa, ma indispensabile per capire i repentini cambiamenti del mondo in cui vivremo e vivranno, quello di fare dei sacrifici, economici (qui il nostro compito è determinante) e personali, senza i quali, oggi meno che mai, si potranno ottenere risultati, e quello di fare una scelta di vita scevra da stereotipi ed orientata a soddisfare in primis le proprie propensioni e secondariamente la dignità di una vita non improntata alla continua ricerca di un inutile mondo virtuale che qualcuno dovrebbe avere il coraggio di oscurare.
    La famiglia spesso non è un ammortizzatore sociale dei giovani ma un narcotizzatore sociale degli stessi che diventano irrimediabilmente incapaci di affrontare i problemi e le pur minime asperità della vita.
    Nei prossimi decenni i giovani cinesi, i giovani dell'est, dell'Africa meno povera, ed altri ancora si metteranno sotto l'ascella i nostri giovani ai quali avremo impedito di imparare a combattere anche solo per ottenere una piccola soddisfazione che oggi ritengono (l'averla) un sacrosanto diritto.
    Giuseppe Gaggero


     
    14-06-2005 10:18:00
    Hank
    Foto di giovani in famiglia
    Voglio sinceramente ringraziarvi per l'indagine. Era ora di mettere a fuoco il problema andando oltre lo stereotipo dell'italiano "mammone". Che la famiglia in Italia sia l'unico ammortizzatore sociale mi sembra un dato di fatto. Chi ha avuto esperienze in paesi dove il welfare esiste lo evince con chiarezza. E' altresì condivisibile l'ipotesi per cui chi non ha una famiglia ricca vive quotidianamente il pericolo di un fallimento di cui sarebbe interessante studiarne gli effetti.Vi porto un esempio personale. Ho trovato un lavoro pertinente alla mia onerosa formazione fuori dalla regione di nascita. Mi sono quindi trasferito con mia moglie e mia figlia neonata li dove lavoro. In assenza di strutture pubbliche che accogliessero mia figlia (il mio reddito e' ironicamente troppo alto)il costo di una struttura privata e gli orari che rendevano comunque necessario l'assunzione di una terza persona hanno spinto alla dolorosa decisione di fare abbandonare il lavoro a mia moglie per dedicarsi alla famiglia. Improvvisamente i costi fissi di affitto della casa (casa impossibile da comprare per me; il 25-30% di liquidita' necessaria corrisponde ad una cifra iperbolica, oltre il fatto che non capisco perche' dovrei pagare 400mila euro quello che l'altro giorno costava 400 milioni di lire) e condominio hanno iniziato ad assorbire almeno il 75% del mio stipendio (considerato ripeto ironicamente alto dallo Stato). Cio' ha fatto si che negli ultimi due anni siano state completamente azzerati i risparmi.
    Non avendo alle spalle una famiglia benestante sto imparando a convivere con lo spettro di quel fallimento di cui parlavamo.


     
    13-06-2005 11:58:00
    Simona
    Foto di giovani in famiglia
    Mi rendo conto che il mio è un commento banale, ma vorrei sottolineare che le motivazioni economiche sono di per sé sufficienti a giustificare i giovani che restano in famiglia, posto che siamo la prima generazione che non solo ha poche possibilità di "salire" nella "scala sociale" (come accadeva ai nostri nonni) , ma che decisamente "torna indietro" rispetto a quella che l'ho preceduta.


     
    12-06-2005 09:41:00
    barbara
    Famiglia: ammortizzatore sociale?
    Un ammortizzatore sociale è uno strumento per attutire l'impatto economico di eventi traumatici, che ha quindi riflessi indiretti su altri bisogni primari ( affettivi, di riconoscimento sociale ecc. ). La famiglia d'origine, oltre ad una funzione economica di sostegno risponde a tutta una serie di bisogni che non hanno natura economica ma che non sono meno importanti. Il fatto che giovani adulti (non mi sembra corretto chiamare semplicemente giovani coloro che stanno nella fascia d'età fra i 25 ed i 35), anzichè spiccare il volo e cercare di costruire qualcosa di proprio si ripieghino nella famiglia d'origine è una "novità" di questi ultimi anni; sicuramente dipende dal fatto che oggi le famiglie d'origine (spesso con un solo figlio) sono molto più accoglienti (e vischiose) di quelle delle generazioni precedenti, ma non vanno sottovalutate le variabili non economiche...
    Siamo una generazione emotivamente stanca in una società emotivamente stanca: meno male che almeno, finchè resiste c'è un "ammortizzatore affettivo" ed ideale che si chiama famiglia; sicuramente sarebbe meglio vedere dei giovani adulti creare un loro originale percorso, ma fuori di casa, al di là della carenza di prospettive economiche ed alla grande incertezza, c'è un vuoto emotivo e relazionale spaventoso che cresce di giorno in giorno ( e basta accendere la televisione per rendersene conto ). Forse il fatto che in Italia non siano mai stati coltivati più di tanto dei valori civici e sociali condivisi come patrimonio comune peggiora la situazione, ma spesso, al di là della presenza o meno di un lavoro decoroso, la famiglia rimane l'unica cosa veramente "bella" e coinvolgente a cui una parte di noi partecipa. Ci sono stati periodi con incertezze conomiche molto più pesanti, con difficoltà economiche più forti, ma i giovani uscivano di casa per costruire la loro strada, anche se le famiglie erano più autoritarie e possessive di quelle di oggi...
    Le variabili economiche non bastano a spiegare un ripiegamento verso il privato così forte.


     
    09-06-2005 13:50:00
    Andrea
    Commenti...
    Vorrei segnalare alcuni punti, riferendomi in particolare ai problemi degli studenti universitari e alla mia personale esperienza:
    -le borse di studio, almeno quelle erogate dal FriuliVG, sfavoriscono nettamente chi decide di mantenersi negli studi universitari tramite dei requisiti che, per scoraggiare gli evasori, colpiscono tutti gli altri;
    -mantenersi e studiare una facolta' impegnativa e' pressoche' impossibile, dato che le nuove lauree prevedono corsi intensivi (stupidi anche per una cascata di altri motivi). Per me, scegliere di mantenermi significherebbe scegliere di rinunciare all'universita' (ovvero di laurearmi in un numero spropositato di anni);
    -pur abitando fuori casa sento la necessita' di farci ritorno spesso, dal momento che la mancanza di servizi (soprattutto trasporti) da un lato, e di reali attrative culturali (almeno qui a Trieste) dall'altro, mi spinge a ritornare a casa ad esempio per sfruttare (e uso questo verbo non casualmente) la possibilita' di spostarsi in automobile, condizione indispensabile da queste parti per partecipare a una qualsiasi sorta di attivita', culturale e non;
    -a mio avviso ha grande importanza anche il fatto che nelle citta' la qualita' della vita e' nettamente piu' bassa rispetto ai centri minori (traffico, rumore, inquinamento, difficolta' e durata degli spostamenti, cattive condizioni delle abitazioni, costo della vita elevato).
    Quello che voglio evidenziare in definitiva e' che l'aspetto economico e' importante ma non e' a mio avviso il solo determinante: non va dimenticato che i grossi centri e le universita' italiane non rappresentano piu' un polo di reale attrazione per chi, come me, si trova a vent'anni in questa schifezza di paese. La societa' italiana non appare ai nostri occhi un luogo dove possiamo fiorire e dove lasceremo un segno, e la famiglia resta per molti (me compreso) un modo comodo per sopravvivere noiosamente.
    I commenti al commento sono molto graditi.


     
    09-06-2005 01:04:00
    sempreilsolito
    giovani in casa
    Mi sembra un'interpretazione eccessivamente buonista. Il problema del reddito non credo possa giustificare l'età avanzata a cui molti, troppi giovani lasciano Casa. Forse semplicemente l'insieme degli svantaggi, da Lei citati, nell'uscita da casa non sono visti compensati da adeguati vantaggi.
    Per i cinquantenni come me, uscire da Casa rappresentava un obiettivo primario, lasciare una famiglia che non ci comprendeva e che non comprendevamo si pagava allora come ora con molti inconvenienti, anche la riduzione del tenore di vita. Ma questa è una circostanza fisiologica, non riesco a vederla come causa di rinuncia all'emancipazione familiare.

     

    Indice

  • 06/06/2005 Foto di giovani in famiglia
  • 06/06/2005 Foto (sempre più sfocata) dei giovani fuori dalla famiglia, un commento di Alessandro Rosina
  • 06/06/2005 La controreplica dell'autore
  • 06/06/2005 Commenti Vari


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