04/10/2004 Primo figlio col bonus (Maria Concetta Chiuri, Daniela Del Boca, www.lavoce.info)

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  • Nella Finanziaria 2005 non c’è traccia del bonus per il secondo figlio (mille euro) in vigore nel 2004. Tuttavia, diverse voci in seno al Governo oltreché al di fuori (si vedano le tesi dei giovani industriali al convegno di Capri), si sono levate in questi giorni chiedendo non solo il ripristino di questo incentivo alla natalità, ma anche la sua estensione ai primogeniti.  Che effetti ha avuto il bonus al secondo figlio e che cosa possiamo aspettarci da una misura rivolta anche al primo figlio?

    Tutti i difetti del bonus

    In entrambi i casi si tratta senz’altro di misure che possono sortire l’effetto di sostegno dei redditi delle famiglie. In particolare, il bonus al secondo figlio, così come è stato ideato (mille euro una tantum) ha costituito un sostegno di tipo universale che è andato nella direzione di una maggiore equità orizzontale. Si è trattato ciononostante di un valore di modesta entità. Secondo le stime dell’Isae, i beneficiari hanno goduto infatti di un incremento medio del reddito disponibile del 3,8 per cento. Mentre le stime (1) indicano che il costo mensile di un bambino in più (misurato in termini dei soli costi diretti, non considerando cioè i costi opportunità della madre che lavora) corrisponde al 20-25 per cento del reddito disponibile familiare. Anche dai dati del Libro bianco del ministero del Welfare risultava che per avere un secondo figlio una famiglia dovrebbe incrementare il proprio reddito annuo del 18-30 per cento. Come ricordava Emilio Roncoroni su lavoce.info , bisogna essere davvero poverissimi per potere trovare nel bonus la copertura delle spese aggiuntive del secondo figlio: mille euro sono infatti il 18 per cento di 5.500 euro. Inoltre a causa del peculiare disegno della misura, non c’è da attendersi che abbia sortito alcun effetto incentivante sulle nascite avvenute tra il 1° dicembre 2003 e il prossimo 31 dicembre 2004. Il mancato annuncio di questa misura da un lato, e la troppo breve validità del provvedimento dall’altro, a parte la modestia dell’importo, hanno minato la sua efficacia.  Ad aggravare il tutto, la Finanziaria 2005 non prevede il rinnovo del bonus. Viene così a mancare anche la continuità della misura e si impedisce alla politica di creare effetti incentivanti alla fertilità almeno nel lungo periodo.

    Per un incentivo efficace

    In Francia, invece, è stata attuata una misura analoga, ma ben più generosa e continuativa. Dalle analisi degli effetti dell’Allocation Parentale d’Education (Ape) che dal 1994 ha esteso il bonus di 500 euro mensili anche al secondo figlio (prima scattava al terzo), si evince un notevole effetto incentivante sulla fertilità, pari a metà della crescita del 6 per cento nelle nascite osservata tra il 1995 ed il 1996. (2) In particolare, l’effetto risulta maggiore in presenza di figli con età inferiore a quattro anni e di donne relativamente giovani. Inoltre, va ricordato che in Italia la percentuale di famiglie con un solo figlio (29,4 per cento della popolazione con coniugi di età compresa tra i 20 e i 50 anni) è più ampia rispetto alla percentuale di famiglie che non hanno figli (24,4 per cento), in base all’indagine della Banca d’Italia 2002, utilizzando i pesi campionari. Se il bonus introdotto nella Finanziaria 2004 era comunque troppo basso (come già ha sostenuto su lavoce.info Chiara Saraceno ) per indurre una famiglia con bambini ad avere un altro figlio, la stessa cifra sarebbe ancora più inadeguata a far cambiare opinione a chi figli non ne ha affatto e non può beneficiare di nessuna economia di scala. È quindi importante intervenire con una politica che non serva solo a distribuire una tantum, ma si ponga l’obiettivo di sostenere in modo significativo e continuativo le famiglie con figli. Si tratta di puntare a un maggiore impatto (come si impara dalla Francia) e a una maggior continuità che ci consenta di valutare l’efficacia degli incentivi ad avere figli. La valutazione appare infatti una questione imprescindibile in un contesto politico ed economico, come quello attuale italiano, in cui gli obiettivi urgenti da raggiungere sono pesantemente condizionati dalla limitatezza delle risorse a disposizione. Una analoga riflessione va fatta sul provvedimento che prevede, in base al testo della Finanziaria in discussione, un incremento del Fondo di rotazione a favore dell’istituzione di asili aziendali. Sebbene si tratti di una misura lodevole, data la quasi totale assenza di strutture a sostegno delle famiglie giovani con figli in età prescolare, il provvedimento potrebbe beneficiare esclusivamente le madri che già lavorano in strutture aziendali di media-grande dimensione, escludendo le altre realtà femminili più vulnerabili (disoccupate, occupate in piccole imprese).

    (1) Si veda ad esempio De Santis e Livi Bacci 2001

    (2) Laroque e Selanie 2004

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  • 23/08/2006 Bonus Bebè Archivio


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