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Nella Finanziaria 2005 non c’è traccia del bonus per il secondo figlio
(mille euro) in vigore nel 2004. Tuttavia, diverse voci in seno al Governo
oltreché al di fuori (si vedano le tesi dei giovani industriali al convegno di
Capri), si sono levate in questi giorni chiedendo non solo il ripristino di
questo incentivo alla natalità, ma anche la sua estensione ai primogeniti.
Che effetti ha avuto il bonus al secondo figlio e che cosa possiamo aspettarci
da una misura rivolta anche al primo figlio?
Tutti i difetti del bonus
In entrambi i casi si tratta senz’altro di misure che possono sortire
l’effetto di sostegno dei redditi delle famiglie. In particolare, il bonus al
secondo figlio, così come è stato ideato (mille euro una tantum) ha costituito
un sostegno di tipo universale che è andato nella direzione di una maggiore
equità orizzontale. Si è trattato ciononostante di un valore di modesta
entità. Secondo le stime dell’Isae, i beneficiari hanno goduto infatti di
un incremento medio del reddito disponibile del 3,8 per cento. Mentre le
stime (1) indicano che il costo mensile di un bambino in più (misurato
in termini dei soli costi diretti, non considerando cioè i costi opportunità
della madre che lavora) corrisponde al 20-25 per cento del reddito
disponibile familiare. Anche dai dati del Libro bianco del ministero del Welfare
risultava che per avere un secondo figlio una famiglia dovrebbe incrementare il
proprio reddito annuo del 18-30 per cento. Come ricordava Emilio Roncoroni su lavoce.info
, bisogna essere davvero poverissimi per potere trovare nel bonus la
copertura delle spese aggiuntive del secondo figlio: mille euro sono infatti il
18 per cento di 5.500 euro. Inoltre a causa del peculiare disegno della misura,
non c’è da attendersi che abbia sortito alcun effetto incentivante sulle
nascite avvenute tra il 1° dicembre 2003 e il prossimo 31 dicembre 2004. Il
mancato annuncio di questa misura da un lato, e la troppo breve validità del
provvedimento dall’altro, a parte la modestia dell’importo, hanno minato la
sua efficacia. Ad aggravare il tutto, la Finanziaria 2005 non prevede il
rinnovo del bonus. Viene così a mancare anche la continuità della misura
e si impedisce alla politica di creare effetti incentivanti alla fertilità
almeno nel lungo periodo.
Per un incentivo efficace
In Francia, invece, è stata attuata una misura analoga, ma ben più
generosa e continuativa. Dalle analisi degli effetti dell’Allocation Parentale
d’Education (Ape) che dal 1994 ha esteso il bonus di 500 euro mensili anche al
secondo figlio (prima scattava al terzo), si evince un notevole effetto
incentivante sulla fertilità, pari a metà della crescita del 6 per
cento nelle nascite osservata tra il 1995 ed il 1996. (2) In particolare,
l’effetto risulta maggiore in presenza di figli con età inferiore a quattro
anni e di donne relativamente giovani. Inoltre, va ricordato che in Italia la
percentuale di famiglie con un solo figlio (29,4 per cento della popolazione con
coniugi di età compresa tra i 20 e i 50 anni) è più ampia rispetto alla
percentuale di famiglie che non hanno figli (24,4 per cento), in base
all’indagine della Banca d’Italia 2002, utilizzando i pesi campionari. Se
il bonus introdotto nella Finanziaria 2004 era comunque troppo basso (come già
ha sostenuto su lavoce.info
Chiara Saraceno ) per indurre una famiglia con bambini ad avere un altro
figlio, la stessa cifra sarebbe ancora più inadeguata a far cambiare opinione a
chi figli non ne ha affatto e non può beneficiare di nessuna economia di scala.
È quindi importante intervenire con una politica che non serva solo a
distribuire una tantum, ma si ponga l’obiettivo di sostenere in modo
significativo e continuativo le famiglie con figli. Si tratta di puntare a un maggiore
impatto (come si impara dalla Francia) e a una maggior continuità
che ci consenta di valutare l’efficacia degli incentivi ad avere figli. La
valutazione appare infatti una questione imprescindibile in un contesto politico
ed economico, come quello attuale italiano, in cui gli obiettivi urgenti da
raggiungere sono pesantemente condizionati dalla limitatezza delle risorse a
disposizione. Una analoga riflessione va fatta sul provvedimento che prevede, in
base al testo della Finanziaria in discussione, un incremento del Fondo di
rotazione a favore dell’istituzione di asili aziendali. Sebbene si
tratti di una misura lodevole, data la quasi totale assenza di strutture a
sostegno delle famiglie giovani con figli in età prescolare, il provvedimento
potrebbe beneficiare esclusivamente le madri che già lavorano in strutture
aziendali di media-grande dimensione, escludendo le altre realtà femminili più
vulnerabili (disoccupate, occupate in piccole imprese).
(1) Si veda ad esempio De Santis e Livi Bacci 2001
(2) Laroque e Selanie 2004
Archivio Bonus Bebè
23/08/2006 Bonus Bebè Archivio
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