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  • 29/12/2006 Pane, pane dovunque...ma neanche un tozzo da mangiare II (Jason Miller, Fonte: http://civillibertarian.blogspot.com, visto su www.comedonchisciottre.org)

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    Mark Elsis ha offerto questa sobria testimonianza a Lovearth.net:

    Martedì 11 settembre 2001 almeno 35.615 nostri fratelli e sorelle sono morti nel peggiore dei modi: di fame. Nell'85% circa dei casi si trattava di bambini di 5 anni o meno. Perché lasciamo che ogni giorno almeno 30.273 meravigliosi bambini muoiano nella maniera più orrenda? Ogni 2,43 secondi un altro nostro fratello o sorella muore di fame. La carestia non è esistita solo martedì 11 settembre 2001, esiste ogni giorno, 365 giorni all'anno, 24 ore al giorno: non si ferma mai.

    Il 12 maggio 2006 la popolazione mondiale ammontava a 6,4 miliardi di persone. Lo stesso giorno, il totale di morti per denutrizione nel 2006 ha toccato i 10,1 milioni: un morto per denutrizione ogni 2,43 secondi. Ma non è così che dovrebbe essere.

    E se non si trovano altre scuse, incolpiamo le vittime...

    Rimproverare le vittime delle carestie di popolare il pianeta al di là delle sue capacità può placare il senso di colpa di molti, ma questa squallida conclusione si alimenta di miti pericolosi. L'umanità produce cibo più che sufficiente a sostenere l'intera popolazione mondiale. Ogni anno, i soli Stati Uniti sprecano una quantità allucinante di 96 miliardi di libbre di alimenti e devono fronteggiare un'epidemia di obesità.

    Nella sua ansia di dominare, saccheggiare e sfruttare i paesi in via di sviluppo, il mondo industrializzato (con in testa gli Stati Uniti) è responsabile di buona parte delle carestie che abusivamente attribuisce a una procreazione irresponsabile.

    "Libero commercio", "sviluppo economico", e “assistenza” di FMI/Banca mondiale sono le ricette del disastro imposte ai paesi in via di sviluppo. Dopo essersi accaparrati molta della loro terra arabile per destinarla a uso commerciale o industriale, i padroni neocolonialisti si affidano in buona parte agli alimenti importati dagli stati vassalli, riducendo significativamente la capacità di questi paesi impoveriti di sfamare i propri cittadini. L'inurbamento dei paesi in via di sviluppo (incoraggiato dallo sviluppo economico occidentale) sposta nelle città grandi masse di popolazione, che non ha più la possibilità di coltivare da sé il proprio cibo. I prestiti della Banca mondiale finanziano di solito progetti che vanno a tutto vantaggio dei padroni e creano un mare di debiti per i loro sudditi.

    Nel loro intento di opprimere il mondo, spesso gli Stati Uniti mettono al potere e sostengono capi autoritari interessati ad attuare politiche neoliberaliste tali da fomentare condizioni che portano alla fame e alla carestia i loro stessi popoli. Fino ai recenti successi democratici dei populisti indigeni in America latina, i governi che rifiutavano di allinearsi agli Stati Uniti erano di solito composti da crudeli elite che il popolo aveva in un primo momento accolto come una bene accetta pausa (o come una alternativa) all'oppressione yankee. Entrambi gli scenari portavano di solito a una profonda miseria per i poveri e a una manna per le elite aristocratiche.

    Priorità di bilancio... 99,50 dollari per ucciderli e 50 centesimi per tenerli in vita...

    Non solo gli Stati Uniti contribuiscono in modo preponderante all'atroce diffondersi della denutrizione, ma l'aiuto economico contro le carestie, tanto esaltato da certi apologisti statunitensi, è trascurabile in confronto alle somme spese per scatenare guerre e uccidere esseri innocenti.

    Fate attenzione a questo estratto dalla brillante opera di Andrew S. Taylor Moral Mathematics in the Post-Enlightenment Era, che ha ispirato il mio scritto:

    "Il 22 ottobre 2006 il costo totale della guerra in Iraq ammontava a 336 miliardi di dollari. Facciamo due conti. Quattro anni dopo l'Afghanistan avevamo speso 1,62 miliardi di dollari per aiutare i cittadini di quel paese a ricostruire le infrastrutture e a rafforzare la loro "libertà". Meno di quattro anni dopo aver invaso l'Iraq, abbiamo speso 207 volte di più per violare i diritti di una società che non ci vuole tra i piedi a casa sua.

    E ancora:

    Per l'anno fiscale 2006, gli Stati Uniti hanno fino ad oggi impegnato oltre 175 milioni di dollari per interventi umanitari urgenti destinati alle aree più colpite del Corno d'Africa: acqua e igiene, sanità, nutrizione, assistenza alimentare.

    E poi:

    Il Congresso ha già destinato circa 850 milioni di dollari per aiuti all'intero Sudan negli anni 2005 e 2006, e la Casa Bianca ha sollecitato altri 880 milioni.

    Ma santo cielo, questo è poco più di quanto abbiamo investito in Afghanistan ed è solo circa lo 0,5% del bilancio annuo in Iraq, dove a quanto pare abbiamo ucciso un numero di persone che già supera i 400.000 morti per denutrizione nel Darfur, e ne abbiamo sradicato un numero non lontano dai 2 milioni deportati laggiù".


    Tornando adesso all'innocente martire la cui foto mi aveva dato voglia di studiare a fondo il tema della carestia, mi sono chiesto se non fosse sopravvissuto per un qualche miracolo. E mi si sono affacciate alla mente altre domande: come si chiama? Quanti anni ha? Quali sono i suoi giochi preferiti? Che cosa ama mangiare, quando può farlo? Che fine hanno fatto i suoi genitori? E se è morto, come e quando è successo?

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