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  • 29/12/2006 Pane, pane dovunque...ma neanche un tozzo da mangiare I (Jason Miller, Fonte: http://civillibertarian.blogspot.com, visto su www.comedonchisciottre.org)

    Ricerca personalizzata

    Bombardati da un fascio ininterrotto di elettroni sparati dal tubo catodico, i pixel del mio PC mi propinano generosi approfondimenti intellettuali con parole e immagini che arrivano da punti virtualmente infiniti del mondo. Permettendomi di collegarmi a Internet quando voglio, il computer è la mia finestra sul mondo e il portale che posso usare per rovesciare i miei scritti sulle ignare vittime.

    Agl'inizi della settimana, mentre curiosavo nel cyber-spazio attraverso la mia apertura a senso unico, sono finito su un'immagine che il mio indottrinamento imperialista mi aveva condizionato a scartare o ignorare automaticamente. Sono però diventato sempre più resistente al "richiamo" patologicamente deludente della superiorità, invulnerabilità, impunità e diritto alla decadenza del popolo statunitense. Qualcosa in questo particolare assemblaggio di scintillanti pixel mi ha catapultato in un violento turbine di emozioni. E mentre cercavo di dominare il tumultuoso sentimento che mi nasceva in petto, ho preso la deliberata decisione di dimenticare lo stile di vita americano di oblio e distrazione, e ho scelto invece di collegarmi e guardare.

    Dallo schermo mi fissava la tragica immagine di un bambino keniota condannato all'abbietta sofferenza della morte per denutrizione. Un pianto dirotto sottolineava la profondità della sua miseria, anche se gli occhi angelici brillavano ancora con la forza della loro vitalità. Nemmeno il brutale assalto della fame poteva soffocare la persistente fiamma dello spirito umano.

     


    Fatuma Hillow viene pesato mentre sua nonna, Batula Guhat (a sinistra), aspetta vicino. Foto per Chronicle di Michael Macor. Nota dell'autore: la foto sopra non è lo specifico soggetto del mio saggio

    In stridente contrasto col fuoco tenace del suo essere interiore, l'involucro corporeo appariva avvizzito in macabra sincronia con le piante, oramai distrutte dalla siccità, che lo circondavano. Nonostante la temporanea scarsità di cibo nella sua regione, questo rinsecchito spauracchio continuava ad esistere in un mondo ricco di alimenti non destinati a lui. Con la pelle simile a cuoio tesa su uno scheletro bene in evidenza, la più leggera brezza lo avrebbe sicuramente fatto frusciare come una pannocchia di granturco secca. E mentre cercavo inutilmente d'immaginare la sua sofferenza, il sangue defluiva dal cuore.

    Nonostante fossi quasi sopraffatto dalla commozione, sono rimasto concentrato per cercare di capire meglio i profondi patimenti di questo essere innocente.

    Fino a qualche secondo prima, la fame era un concetto astratto tanto profondamente rimosso dalla mia coscienza da non averlo praticamente mai analizzato. Ma è bastato un istante di commozione perché gli anni di lotta personale, il lavoro degli ultimi otto mesi con i senzatetto, e la decisione di analizzare a fondo la sofferenza umana racchiusa in quella semplice immagine JPEG forgiassero la mia determinazione di esaminare, esplorare, e capire uno squallido aspetto dell'esistenza umana.

    La fame è un duro percorso...

    Negare al corpo un adeguato nutrimento per un periodo prolungato porta ad un progressivo deterioramento fisico in tre fasi: una lunga serie di sintomi perniciosi, innumerevoli sofferenze atroci, e infine la morte.

    Nella fase iniziale, il corpo consuma quantità enormi di glicogeno per produrre l'energia di cui ha bisogno. In meno di 24 ore le riserve di glicogeno sono in genere finite e i grassi diventano la fonte principale di energia per il corpo. Una volta finiti anche i grassi, vengono metabolizzate le preziose proteine che formano i muscoli. Questa terza fase provoca un rapido deterioramento dei muscoli e porta infine alla scheletrica magrezza dell'affamato ragazzo keniota, la cui immagine è ora profondamente incisa nel mio cervello.
    Un essere denutrito mostra apatia, fatica, eruzioni cutanee, estrema irritabilità, e un sistema immunitario significativamente compromesso. Aggiungete all'insieme diarrea, scorbuto, edema (rigonfiamento) addominale, scompensi cardiaci e avrete un quadro globale dell'angoscia umana. Forse è una benedizione il fatto che la maggior parte dei sofferenti soccombano alle malattie o alle infezioni prima che la denutrizione arrivi al termine del suo percorso.

    Carestia e Morte atroce... una partita giocata all'inferno...

    Andando più a fondo, sono rimasto sbigottito nello scoprire fino a che punto fame e carestia sono diffuse sul nostro pianeta, soprattutto nei "paesi in via di sviluppo".

    Indice

  • Parte I
  • Parte II
  • Parte III

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