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31/10/2006 Il Grande Fallimento: c’è sempre più Fame (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

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    La Fao ammette: “La fame nel mondo aumenta”. L'obiettivo fissato nel 1996 è praticamente irraggiungibile. In dieci anni nell'Africa sub-sahariana oltre 40 milioni di malnutriti in più. Campagna di Action Aid: “Che state a Fao?”.

    Dieci anni dopo, tutto da rifare. Non è cambiato niente, anzi le cose sono peggiorate. L’obiettivo – formulato nel 1996 con la Dichiarazione di Roma sottoscritta da oltre 180 capi di Stato e di governo - era quello di dimezzare il numero di affamati entro il 2015. A metà percorso, i numeri sono sconsolanti: ogni anno che passa ci sono quattro milioni di disperati in più, e l’obiettivo dunque è ormai quasi solamente una chimera. E a dirlo è lo stesso Rapporto annuale sullo Stato di insicurezza alimentare nel mondo diffuso dalla Fao, l’agenzia delle Nazioni Unite sull’alimentazione: "In dieci anni, in pratica, non è stato fatto alcun progresso verso l'obiettivo di dimezzare il numero di sottoalimentati nel mondo".

    Un vero e proprio fallimento, dunque: le ultime rilevazioni sono quelle del periodo 2001-2003: 854 milioni di persone sottoalimentate, 820 milioni nei paesi in via di sviluppo, 25 milioni nei paesi in transizione e nove milioni nei paesi industrializzati. Alcuni dati confortanti ci sono stati, e sono gli unici: riguardano i paesi in via di sviluppo, nei quali il numero di sottoalimentati si è ridotto del 3% rispetto al 1990, e potrebbe dimezzarsi entro il 2015. Una buona notizia, un mare di cattive notizie: sempre più ampio il divario nei poveri, nei quali le cifre parlano di un aumento netto della povertà.

    A farne le spese soprattutto l’Africa, ed è la tragica conferma di un luogo comune: entro il 2015 il 30% dei sottoalimentati sarà concentrato in quella regione. Nella Repubblica Democratica del Congo la situazione che più preoccupa la Fao: a causa della guerra del 1998-2002 il numero degli affamati è triplicato passando da 12 a 37 milioni di persone. Nel paese è affamato cioè il 72% dell’intera popolazione.

    Ci sono i dati e ci sono gli impegni, i nuovi impegni. Il rapporto della Fao fa infatti notare che nonostante tutto l'obiettivo è ancora raggiungibile, ma solo se si interverrà concretamente e in modo concertato, con un'azione diretta contro la fame contemporaneamente a interventi mirati allo sviluppo agricolo e rurale. E allora un lungo elenco di prescrizioni: indirizzare i programmi e gli investimenti verso le "zone più critiche" di povertà e sottonutrizione; rafforzare la produttività a livello di piccoli produttori; creare condizioni idonee per gli investimenti privati, oltre a trasparenza e buon governo. Mica poco. E poi un immediato del livello degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo (APS) per arrivare a raggiungere lo 0,7% del Pil, come promesso.

    Intanto, da ieri e fino al 4 novembre, proprio nel palazzo della Fao, a Roma, si tengono gli incontri per la revisione del piano d'azione del Vertice mondiale dell'alimentazione: all'evento partecipano i ministri di alcuni tra i Paesi più ricchi e più poveri del mondo e la Fao ha invitato organizzazioni non governative ed esponenti della società civile per discutere quali misure adottare per non fallire l'obiettivo del 2015. Fin troppo esplicita la campagna lanciata in contemporanea da Action Aid International: si chiama "Che state a Fao?" e denuncia l'insufficiente impegno politico e finanziario degli ultimi dieci anni da parte dei governi e della comunità internazionale.


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