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25/09/2007 Navigazione a vista per la Bce* (Charles Wyplosz, http://www.lavoce.info)

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L’America, dove la crisi attuale è nata, ha fornito il segnale atteso. Si sapeva da tempo che ci sarebbe stato un taglio dei tassi, ma la Fed, almeno fino ad agosto quando è scoppiata la crisi, non sembrava intenzionata a farlo a breve. Continuava a ripetere che permaneva il rischio di risalita dell’inflazione e prendeva tempo. Ora ha mandato un segnale deciso. Bene, e noi? Dal momento che la crisi si è rapidamente allargata all’Europa, la Bce non dovrebbe fare altrettanto? Ma chi spera in una riduzione dei tassi anche in Europa, rischia di rimanere deluso, a meno che la situazione non precipiti. All’inizio di settembre la Bce ha rinunciato sì all’idea di rialzare i tassi, come aveva preannunciato prima dell’estate, ma resta pur sempre in tale ottica.

Perché la Bce non segue la Fed

Non si tratta di ostinazione europea nei confronti del pragmatismo americano. L’atteggiamento rispecchia una situazione diversa. Da qualche anno ormai i cicli americani precedono i cicli europei di più di dodici mesi. La Fed aveva cominciato a rialzare i tassi a metà del 2004, la Bce l’aveva fatto alla fine del 2005, perché la crescita economica, che in genere si accompagna a un incremento dell’inflazione, si era manifestata negli Stati Uniti ben prima che in Europa. Il rallentamento della crescita, per contro, si è fatto sentire negli Stati Uniti all’inizio del 2007 mentre in Europa, se non fosse per il contraccolpo della crisi, per il momento non se ne parlerebbe neanche. Ecco perché negli Stati Uniti si cominciava già a parlare di taglio dei tassi anche senza la crisi, mentre in Europa non se ne parlava affatto.
La crisi farà cambiare tutto? È presto per dirlo. Un atteggiamento così distaccato può sorprendere, nel momento in cui i cittadini inglesi fanno la coda per tentare di recuperare il denaro depositato nella loro banca sull’orlo del fallimento. Ciò potrebbe, del resto, avvenire anche altrove, compresa la Francia. Il che peraltro non significa che siamo sull’orlo di una recessione catastrofica. Tutto potrebbe, infatti, rientrare nella normalità. Non è probabile, ma è possibile.
In effetti, si tratta di una crisi di modeste proporzioni, se la si considera su scala planetaria. Il problema non consiste nelle perdite subite sui crediti ipotecari americani, ma nel fatto che tali perdite si risentono nel mondo intero. Fortunatamente sono di dimensioni ridotte, spezzettate in modo da risultare sopportabili da quasi tutti i grandi istituti finanziari. Ma, per contro, nessuno sa prevedere chi potrebbe trovarsi in difficoltà. Questa ignoranza incoraggia la prudenza e l’eccesso di prudenza si trasforma rapidamente in panico. Che infatti ha preso velocemente piede. Tuttavia, il panico può dissolversi altrettanto rapidamente, nel momento in cui si avranno informazioni precise. Questo è lo scenario ottimista. Ed è il motivo per cui la Bce temporeggerà.
Niente assicura però che le cose vadano così. C’è sempre il rischio che si diffondano informazioni preoccupanti, per esempio il fallimento di banche, come avviene da qualche mese negli Stati Uniti e da qualche settimana in Europa. Finché dura questa situazione, le banche, come le lumache che rientrano nel loro guscio al minimo allarme, assicurano il servizio minimo e anche meno. In particolare, concedono i crediti col contagocce e ciò può rivelarsi negativo. Ecco perché le previsioni di crescita sono al ribasso.
Ma, per lo stesso motivo, non basterà un taglio dei tassi per superare la crisi. Le banche non fanno prestiti perché hanno paura. Dopo l’atteggiamento spensierato degli ultimi anni, dimostrano ora un eccesso di prudenza, anche nei crediti interbancari. Le banche centrali si sforzano di far tornare la fiducia. Prestano somme considerevoli alle banche commerciali al fine di incoraggiarle a mantenere la loro attività. Ma la fiducia non è purtroppo un problema di tassi di interesse.

Un esercizio di equilibrismo

La Bce è stata la prima a concedere crediti in misura massiccia. L’hanno persino accusata di concederne troppi e di aiutare le banche che si sono eccessivamente esposte. Quelle stesse, ovviamente, che oggi richiedono a gran voce il taglio dei tassi. È ben per questo che la Bce, come le altre banche centrali, oggi non vuole dare l’impressione di cedere al ricatto delle banche commerciali. Per tagliare i tassi, attende segnali di deterioramento della situazione economica, chiari e precisi, anche a rischio di aspettare un po’ troppo. Barcamenarsi tra la necessità di far tornare la fiducia e quella di non ricompensare le banche imprudenti che si sono troppo esposte è un vero esercizio di equilibrismo.
La disavventura della Banca d’Inghilterra ne è la dimostrazione più lampante. Si è rifiutata di seguire l’esempio della Bce e della Fed e non ha concesso ampi crediti, spiegando dottamente che se si rende più facile la vita a coloro che si espongono a rischi, si semina i germi di una futura crisi. E la fermezza ha prodotto i suoi effetti: uno dei più grandi istituti ipotecari del paese, la Northern Rock, si è ritrovata con le casse vuote. Quando ha cominciato ad allungarsi la fila dei clienti, determinati a ritirare i loro depositi, la Banca d’Inghilterra è dovuta ricorrere a un salvataggio in extremis. Invece di concedere crediti al mercato in generale, col rischio di premiare istituti che avrebbero invece dovuto essere puniti, la Banca d’Inghilterra li ha concessi a un solo istituto, conosciuto per la sua audacia finanziaria. Non poteva esserci istigazione peggiore.
Attualmente sono quindi in gioco diverse variabili, con aspetti tecnici che possono essere fuorvianti. Lo scenario più probabile è che continui la situazione d’instabilità, col rischio di nuove scosse che ci faranno "scivolare" sempre più in basso, fino a sfociare in una vera e propria recessione mondiale. Non è più tempo di "pilota automatico", ma di navigazione "a vista".

* La versione francese dell'articolo è visibile su www.telos-eu.com. Traduzione di Daniela Crocco

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