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  • 31/08/2006 Apertura Energetica ( www.verdi.it)

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    Il capo dell'Eni Scaroni apre al risparmio energetico: "In questi anni consumi folli". Positivo per i Verdi: "Subito un patto nazionale anche per lo sviluppo delle rinnovabili: l'Italia è al palo"

    In un’intervista concessa a Giovanni Valentini di Repubblica, Paolo Scaroni, ad di Eni, sottolinea con forza la necessità di puntare su risparmio e rinnovabili. Un’apertura tardiva ma allo stesso tempo positiva secondo il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli. “E’ positiva la nuova sensibilità sul risparmio energetico mostrata da Scaroni”, dice Pecoraro Scanio. “Ora occorre mettersi subito al lavoro per un patto nazionale per il risparmio energetico e per fare grandi investimenti sulle fonti sicure, pulite e rinnovabili che sono la vera sfida del futuro”.

     “Mentre Paesi come Germania e Giappone – aggiunge Bonelli - da anni investono su risparmio e rinnovabili, l’Italia è rimasta all’anno zero. Eni ed Enel - prosegue Bonelli - hanno pesanti responsabilità se l’Italia sinora non ha avviato serie politiche di risparmio ed efficienza, mentre ha aperto centrali a carbone che vanno contro Kyoto e i cittadini pagano bollette tra le più alte d’Europa. Bisogna – dice tra l’altro Bonelli - modificare la legge urbanistica nazionale per prevedere l’obbligatorietà di introdurre nei regolamenti edilizi comunali l’installazione di pannelli fotovoltaici per ogni nuovo edificio costruito”.

    Scaroni comunque non evita di gettare ottimismo nelle sue prime risposte, sottolineando che di petrolio ce n’è a volontà: le “riserve certe”, dice, mettono al sicuro l’economia al carbonio grazie ai mille miliardi di barili disponibili, “più di tutto il petrolio che l’umanità ha consumato dalla seconda metà dell’Ottocento fino a oggi”, rassicura Scaroni.

    Nell’intervista Valentini incalza l’interlocutore chiedendo se ci sia da stare sicuri con Cina e India che consumano a tambur battente, con percentuali di Pil annui a due cifre. Sicura anche in questo caso la risposta dell’ad di Eni: “Alle riserve certe, dobbiamo aggiungere quelle probabili e quelle possibili. Si può calcolare che sotto terra ci siano altri cinquemila miliardi di barili. Quanto basta per i prossimi 70 anni”.

    Per Scaroni le ragioni della crisi vanno ricercate nei prezzi “troppo bassi” del petrolio che sono stati una costante prima degli ultimi anni in cui si è registrata l’impennata che ha portato il prezzo al barile a circa 70 dollari.

    “Dal 1986 al 2001 il prezzo medio del greggio s’è attestato intorno ai 18 dollari al barile”, dice. Con prezzi così bassi, sottolinea Scaroni, “i Paesi produttori non avevano risorse da investire nell´esplorazione di nuovi giacimenti e neppure nello sviluppo di quelli già scoperti. La capacità di estrarre il petrolio, trasportarlo e raffinarlo non ha tenuto il passo perciò con la crescita della domanda”.

    Nonostante i prezzi alle stelle, l’ad di Eni chiarisce che “ormai ci siamo abituati a pagare poco risorse preziose come il petrolio, il gas e anche l’acqua, quasi che ci appartenessero per diritto divino. Certo, a questi prezzi il petrolio risulta caro. Ma un barile di Coca-cola o di aranciata, per esempio, costerebbe più del doppio. Il paradosso è che mentre ci lamentiamo per il prezzo del petrolio, continuiamo imperterriti a perseguire politiche e comportamenti energetici assolutamente folli”.

    Consumiamo troppo, anche lei crede nel risparmio energetico? chiede Valentini: “In rapporto agli aumenti registrati dal 2001 – risponde Scaroni -, oggi il petrolio costa il quadruplo di cinque anni fa. A rigor di logica, il consumatore avrebbe dovuto modificare i suoi comportamenti. E anche la politica sarebbe dovuta intervenire sulla domanda, scoraggiando sprechi e consumi eccessivi. Ma su questo terreno, i grandi consumatori mondiali - Stati Uniti ed Europa in testa - finora hanno fatto poco o niente".

    “Negli Stati Uniti mode e stili di vita irrazionali continuano a spingere in alto i consumi di benzina: metà dei 17 milioni di veicoli acquistati ogni anno dagli americani sono Suv, fuoristrada o gipponi che con un litro percorrono appena 4-5 chilometri, mostri inefficienti, inutili e inquinanti. In media l’intero parco automobilistico americano ne fa 7 con un litro, contro i 13 chilometri di quello europeo”.  

    “Né si giustifica – aggiunge Scaroni - che le case o gli uffici debbano essere surriscaldati d´inverno e ghiacciati d’estate, con un 30% di consumi in più rispetto all’Europa. Anche per questo gli Usa sono i più voraci utenti di petrolio al mondo, premendo così sulla domanda di prodotti raffinati a scapito dei Paesi più poveri. Ogni cittadino americano brucia 26 barili all’anno, rispetto ai 12 dell’europeo e ai 2 del cinese, mentre quello indiano è in coda alla graduatoria con meno di un barile”.

    Che fare? “Uso più efficiente del petrolio nei Paesi industrializzati, piuttosto che colpevolizzare la crescita impetuosa dell’economia cinese o la politica dei Paesi produttori. Con questi ultimi, al contrario, bisogna riuscire a costruire nuove alleanze, come l’Eni fa dai tempi di Enrico Mattei: loro hanno l´energia che muove il mondo; noi abbiamo tecnologie, competenze, capacità di gestione”.

    E le fonti alternative? “Certamente, a cominciare da quelle rinnovabili – risponde Scaroni: l´eolico, il solare, il geotermico, le biomasse. Con le tecnologie attuali, queste fonti rappresentano ancora una quota troppo esigua per incidere sul mercato dell’energia. Ma nei prossimi 30-40 anni, continuando a investire sull’innovazione, il loro contributo può diventare significativo. Poi ci sono i biocarburanti, idrocarburi vegetali prodotti soprattutto da canna da zucchero e olio di palma: la tecnologia più moderna consente a grandi Paesi tropicali, come il Brasile e l’Indonesia, di sostituire in quantità crescente i combustibili fossili”.

    Quanto all’idrogeno, Scaroni afferma che bisogna investire in ricerca “sia per produrre idrogeno da carbone, sia per un nucleare a bassa produzione di scorie. Carbone e uranio – dice - sono risorse abbondanti nel nostro pianeta e potranno realizzare il sogno di fornire energia a basso costo per molte generazioni”.  

    Una risposta che non piace ai Verdi e che dimostra, come sottolinea Pecoraro Scanio, come “lo sguardo dell’Eni è ancora troppo rivolto ai combustibili fossili” e “al nucleare”, per il quale bisogna invece, dice il ministro dell’Ambiente, puntare su quello “non radioattivo, che non produce scorie sul quale punta la ricerca più avanzata”.


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