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  • 26/10/2005 Perché in Italia non si riescono ad installare aerogeneratori per produrre elettricità?  Perché nei dibattiti sull’energia non se ne deve parlare? (Carlo Bertani, www.disinformazione.it)

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    Vostra Eccellenza, abbia cura di quelle cose al di sopra delle quali non ci sono giganti, ma mulini a vento

    Miguel de Cervantes – Don Chisciotte della Mancia (1605) La prossima campagna elettorale è praticamente già iniziata e, per quanto riguarda la questione energetica, già s’avverte un sinistro tintinnar di sciabole. Il 3 ottobre 2005 viene trasmesso a livello nazionale da RAI3 un programma della redazione calabrese dedicato alla concessione, da parte di due sindaci della regione, d’aree destinate all’impianto d’aerogeneratori.
    Invitato a misurarsi con i sindaci c’è Vittorio Sgarbi, non si sa in quale veste – forse in quella di difensore nazionale dell’estetica – che lancia una filippica (giungendo quasi all’insulto) contro i due poveri sindaci, colpevoli – a suo dire – d’aver irrimediabilmente rovinato il panorama locale.
    Il servizio meriterebbe ampia censura da parte degli organi competenti: non per le opinioni espresse – ci mancherebbe – quanto perché dopo il fiume di parole di Sgarbi non è stato data ai sindaci la possibilità di replicare. Il giornalista è passato repentinamente a ricordare che quella data “era dedicata alla lotta contro il cancro al seno, quindi...” Fine della questione degli aerogeneratori, alla faccia di chi il cancro se lo prende davvero respirando i fumi delle centrali termoelettriche.
    «Qui à peur de qui?» recitava uno slogan del maggio francese; parafrasando: «Chi ha paura di Sgarbi?» Possibile che il più squalificato voltagabbana della politica nostrana, che ha cambiato più partiti che camicie, sia così potente sui media da intimidire un giornalista televisivo? Oppure c’è dell’altro?

    La campagna contro gli aerogeneratori è ormai partita, e chi ha a cuore la salvezza dell’aria che respiriamo e – più in generale – gli equilibri ecologici del pianeta, dovrebbe fare ogni sforzo per sostenere la produzione elettrica tramite gli aerogeneratori, perché sono attualmente l’alternativa più realisticamente fruibile. Resta da capire perché alcuni strani individui come Sgarbi o Carlo Ripa di Meana (recentemente eletto Presidente di Italia Nostra) abbiano lanciato una veemente campagna contro gli aerogeneratori: Ripa di Meana ha addirittura dichiarato “che è al primo posto nei piani dell’associazione”.
    Prima degli incendi d’immondizia che la camorra gestisce in Campania per nascondere il traffico clandestino dei rifiuti (urbani e speciali), prima di qualsiasi dubbio sulla costruzione di un inutile mostro come il Ponte sullo Stretto di Messina, prima di levare un grido contro i condoni edilizi del governo Berlusconi, prima delle tante, inique, ferite inferte al paesaggio nello Stivale: prima di tutto gli aerogeneratori. Qualche sospetto, vista tanta acredine, è lecito averlo.
    Se da qualche parte s’inizia con un rullo di tamburi, dalle parti del centro-sinistra siamo assordati da tanto silenzio: qualcuno ha udito una proposta seria per risolvere il problema energetico nazionale? Nulla. Sarebbe opportuno chiedere ai rappresentanti del centro-sinistra cosa intendono fare, ma chiederlo forte ed in tanti, perché le cose che contano sono queste e non il solito teatrino di “Porta a Porta”.

    Al centro destra è praticamente inutile chiedere, giacché temiamo che non capirebbero nemmeno la domanda: Marzano dichiarò di voler costruire nuove centrali a carbone «e che gli inquinanti sarebbero stati stivati nel fondo d’alcune miniere tedesche in disuso». Il che è verissimo, giacché la Germania richiede espressamente ceneri ed altri materiali inerti per contrastare alcuni fenomeni di bradisismo che stanno avvenendo nel nord del paese.
    Marzano voleva (forse?) inviare le ceneri in Germania, ma il principale inquinante generato dalle centrali termoelettriche è l’anidride carbonica (maggior responsabile dell’effetto serra): qualcuno avrà spiegato al Ministro di Forza Italia che la CO2 è un gas? Se non s’elimina la CO2 saltano anche gli accordi di Kyoto: forse Marzano voleva riempire miliardi di palloncini? Non abbiamo capito.
    Se il dilettantismo regna sovrano dalle parti di Berlusconi & soci, sull’altro versante c’è più serietà ma poca chiarezza. I Verdi – ovvero il partito che più dovrebbe porre attenzione ai temi ambientali – sugli aerogeneratori tacciono, e continuano a proclamare che le future fonti energetiche dovranno basarsi sul sole.
    Il che non è sbagliato, ma qui s’innesta un problema di tempi che potremmo riassumere con un semplice concetto: la produzione d’energia elettrica eolica è attualmente matura per essere competitiva con le fonti fossili, mentre quella solare fotovoltaica non lo è ancora.
    Diverso è invece l’approccio per il solare termico, ovvero per la produzione d’acqua calda, ma per non complicare le cose ce ne occuperemo in un prossimo articolo. Gli aerogeneratori sono apparecchiature complesse, ma concettualmente semplici: sfruttano l’energia cinetica del vento e la trasformano in energia elettrica.

    Quelli odierni sono ormai macchine di grande potenza: solo venticinque anni fa, le prime realizzazioni non superavano i 50 KW di potenza mentre oggi raggiungono i 3.000, ovvero 3 MW. Per avere un raffronto comprensibile per tutti, ricordiamo che per le utenze civili l’ENEL concede normalmente una potenza massima installata (ovvero quanta energia possiamo prelevare nello stesso istante) di 3 KW. Un solo aerogeneratore d’ultima generazione soddisfa quindi le necessità di 1.000 abitazioni che assorbano contemporaneamente la massima potenza disponibile: siccome si tratta di una situazione puramente teorica, possiamo affermare che con 3.000 KW si coprono le esigenze civili di 4-5000 abitanti (3 abitanti per nucleo familiare), vale a dire di una piccola cittadina.
    Gli aerogeneratori sono però macchine molto costose, sia per la costruzione sia per la messa in opera, mentre i costi di gestione sono molto bassi. La fase d’installazione di un aerogeneratore (o, meglio, di più macchine nello stesso sito) comporta un anno di rilevamenti per avere un quadro completo della velocità del vento secondo le stagioni, la posizione, l’altezza, ecc.
    Siccome l’energia prodotta aumenta con un rapporto cubico – ossia con una velocità del vento pari ad 1 s’ottiene 1 d’energia, mentre con una velocità pari a 2 si “salta” subito ad 8 (23) – è ovvio che sarà più conveniente installare le macchine in località ventose e, soprattutto, con vento costante. La direzione del vento non è importante, giacché la macchina ruota automaticamente secondo la direzione del vento, mentre la velocità ottimale del vento rientra in un intervallo compreso fra 12 e 24 m/s, anche se gli ultimi modelli di pale consentono un discreto rendimento già intorno ai 5 m/s (circa 20 Km/h).

    Paese

    Totale
    installato

    Germania

    14.609

    Spagna

    6.202

    Danimarca

    3.110

    Italia

    904

    Olanda

    873

    Gran Bretagna

    649

    Austria

    415

    Svezia

    399

    Grecia

    375

    Portogallo

    299

    Francia

    239

    Irlanda

    186

    Belgio

    68

    Finlandia

    51

    Lussemburgo

    22

    Totale UE 15

    28.401

    Lo sviluppo del settore eolico[1] vede ai primi posti Germania, Spagna e Danimarca, mentre il resto d’Europa segue a considerevole distanza: in Germania gli aerogeneratori hanno raggiunto (2005) una potenza installata di ben 17.000 MW, pari a quella di una decina d’impianti termoelettrici.
    A differenza dell’impianto termoelettrico, però, l’aerogeneratore non consuma un grammo di combustibile per generare energia: si tratta, inoltre, di macchine molto robuste e funzionali.
    Considerando i costi d’impianto e la fase di studio preliminare sul sito, un aerogeneratore costa circa 1.000 euro per KW [2] di potenza installata: un prezzo alto, che viene però compensato dai costi pressoché nulli dell’energia prodotta, giacché fornita gratuitamente dal vento. Si potrebbe pensare ad un investimento oneroso, ma anche costruire centrali termoelettriche non costa certo dei bruscolini, con la differenza che dopo bisognerà acquistare combustibili per produrre energia.
    Quanto costa produrre un KW con il sistema eolico?
    Le cifre variano molto perché – pur trattandosi di una tecnologia matura – è in continua evoluzione sia per le dimensioni delle macchine (più sono grandi e maggiore è l’efficienza del sistema), sia per le sempre più evolute tecnologie dei materiali applicate.
    In pochi anni il costo di produzione di un KW è precipitato, passando dai 17 centesimi (di euro) d’inizio secolo ai 9 di un paio d’anni fa fino ai circa 3-4 attuali: ciò è dovuto principalmente all’aumento di dimensioni delle macchine ed alla maggior attenzione posta nell’individuazione dei siti più adatti.
    Nel frattempo, i costi di produzione dell’industria termoelettrica sono aumentati a dismisura: nel 2000 il petrolio costava circa 20 $ il barile, oggi ne costa quasi 70, con un aumento pari a più del 300%!
    Produrre energia dal petrolio e dal gas è oggi meno conveniente rispetto agli aerogeneratori: è difficile fornire numeri validi nel tempo – giacché i prezzi variano in continuazione – ma produrre oggi un KW con il petrolio costa intorno ai 6 euro/cent, mentre l’unico combustibile fossile che può ancora competere è il carbone a circa 4.

    A complicare le cose, per i fautori del carbone, c’è però l’adesione italiana al Protocollo di Kyoto, che potremmo riassumere in un semplice concetto: più anidride carbonica produci, più paghi multe all’UE. Il metodo di calcolo è complesso, giacché comprende i cosiddetti “Certificati verdi”, la “Borsa Energetica”, ecc, ma si può riassumere in un semplice dato: la produzione d’energia dal carbone è sottoposta ad una specie di “tassa” ecologica pari a circa 20 euro/tonnellata[3], che incide per il 5-10% (secondo la qualità, il prezzo, ecc.) sul costo del carbone.
    Il costo di un KW prodotto con il carbone è quindi maggiore di 4 euro/cent, mentre quello prodotto da un aerogeneratore di 1.300 KW di potenza – con bassa velocità del vento, 5 m/s – è pari a circa 3-4[4]. Ma c’è un’ulteriore tegola che attende il passaggio dei signori del carbone e dell’Uranio.
    l’Unione Europea ha stabilito già dal 1997 un obiettivo da raggiungere nel 2010: portare al 12% del consumo energetico totale dei singoli stati la quota ricavata da Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), partendo da un iniziale 5,4% del 1997 (riferito all’UE di 15 paesi membri). In particolare, raggiungere il 22,1% della produzione d’energia elettrica con fonti rinnovabili[5]. L’Italia – ricordiamo – non è assolutamente in linea con il raggiungimento dell’obiettivo, giacché siamo lontanissimi (3% circa).

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