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  • Sergio Mattarella (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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    Sergio Mattarella (Palermo, 23 luglio 1941) è un politico e avvocato italiano, dodicesimo presidente della Repubblica Italiana dal 3 febbraio 2015.

    Dal 1983 al 2008 è stato deputato, prima per la Democrazia Cristiana e poi per il Partito Popolare Italiano, la Margherita e il Partito Democratico. È stato ministro per i Rapporti con il Parlamento (1987-1989), ministro della Pubblica Istruzione (1989-1990), vicepresidente del Consiglio (1998-1999), ministro della Difesa (1999-2001) e giudice costituzionale (2011-2015).

    Il 31 gennaio 2015 è stato eletto al quarto scrutinio presidente della Repubblica con 665 voti, poco meno dei due terzi dell'assemblea elettiva.[1]. L'ingresso al Quirinale, dopo il giuramento e il messaggio al Parlamento, è avvenuto il 3 febbraio 2015. È stato il quarto Presidente a essere eletto alla quarta chiamata (dopo Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi e Giorgio Napolitano nel 2006). È il primo siciliano a ricoprire questa carica, nonché il primo ad essere stato giudice costituzionale.

     

    Indice

     

    Biografia

    Sergio Mattarella è il quarto figlio di Maria Buccellato[2] e di Bernardo,[3] politico democristiano più volte ministro tra gli anni cinquanta e sessanta, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da cosa nostra mentre era presidente della Regione Siciliana. Suo padrino di battesimo fu l'amico paterno Salvatore Aldisio,[3] già deputato del Partito Popolare Italiano e ostracizzato dal regime fascista, che pochi anni dopo sarebbe tornato a essere esponente di primo piano della ricostruzione democratica.

    In gioventù Sergio Mattarella, trasferitosi a Roma a causa degli impegni politici di suo padre, militò tra le file del Movimento Studenti della Gioventù Maschile di Azione Cattolica, del quale fu responsabile come delegato studenti di Roma e poi del Lazio dal 1961 al 1964,[4] e successivamente aderì alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana.[5]

    Dopo essersi diplomato al liceo classico San Leone Magno di Roma,[6] istituto religioso dei Fratelli maristi delle scuole, nel 1964 si laureò in giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi su "La funzione dell'indirizzo politico".[7]

    Nel 1967 si iscrisse all'albo degli avvocati nel Foro di Palermo[7] ed esercitò l'avvocatura in un avviato studio legale palermitano specializzato in diritto amministrativo.[8] Mattarella intraprese inoltre la carriera accademica presso l'Istituto di Diritto Pubblico dell'Università di Palermo, come allievo di Pietro Virga[9], divenendo nel 1965 assistente di Diritto costituzionale[7], e poi professore associato, insegnando Diritto parlamentare sino al 1983, quando fu collocato in aspettativa per il mandato parlamentare[7].

    Nella produzione scientifica, si è occupato prevalentemente di questioni parlamentari (specificatamente il bicameralismo, il procedimento legislativo e l'attività ispettiva del Parlamento) e delle peculiarità dell'Amministrazione Regionale Siciliana, incluso l'intervento in materia di sviluppo economico.[7]

    Vita privata

    È stato sposato con Marisa Chiazzese, morta il 1º marzo 2012, figlia dell'ex rettore dell'università di Palermo, e docente di diritto romano, Lauro. Il fratello Piersanti aveva sposato la sorella di lei, Irma.[10] Oltre a Piersanti, ucciso dalla mafia nel 1980, Sergio Mattarella ha una sorella maggiore, la primogenita Marinella,[11] e un altro fratello, Antonino.[3]

    Ha tre figli: Laura, Francesco e Bernardo Giorgio (nato nel 1968), che è ordinario di diritto amministrativo all'Università di Siena e dal 2014 è posto dal ministro Marianna Madia a capo dell'ufficio legislativo del Dipartimento della funzione pubblica presso la presidenza del Consiglio dei ministri.[10]

    Attività politica

    L'ingresso in politica con la DC

    Vicino per tradizione familiare alla corrente morotea della Democrazia Cristiana, in seguito all'assassinio del fratello nel 1980, Mattarella aumentò progressivamente il suo impegno politico.

    Uno dei suoi primi incarichi di rilievo fu il ruolo di capo del collegio dei probiviri della DC, ricostituito in fretta alla fine del 1981 dopo un anno dalla scadenza a seguito dello scandalo P2 e dell'istituzione della relativa Commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dall'on. Tina Anselmi. L'organo di giustizia interna era stato incaricato di individuare i militanti iscritti alla loggia massonica di Licio Gelli (presenti negli elenchi e per i quali esistavano ulteriori prove) che andavano espulsi o sospesi, avendo violato lo statuto del partito che vietava l'iscrizione a logge massoniche.[12]

    Dal 1982 fu spinto dal neo-segretario DC De Mita ad un impegno politico attivo. In quell'anno, Cosa nostra era stata artefice degli omicidi del segretario regionale del PCI Pio La Torre e del prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa, che seguivano di appena due anni l'uccisione di Piersanti Mattarella. Questi eventi tragici scossero la credibilità del sistema politico regionale ponendo la DC di fronte alla necessità di una reazione nei confronti del fenomeno mafioso.[13] La risposta iniziò dal congresso regionale di Agrigento del febbraio 1983, nel quale fu eletto segretario regionale Giuseppe Campione, di area Zac, che si impose sulla corrente di Salvo Lima: in quella circostanza, fu proprio Mattarella a porre la condizione che l'elezione del Comitato Regionale del partito avvenisse con liste contrapposte: tale misura, accompagnata dalla presenza di una soglia di sbarramento, di fatto inibì alla piccola corrente dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, ritenuto contiguo ad ambienti mafiosi, di trovare rappresentanza nel massimo organo regionale del partito.[14] Quell'anno, alle elezioni politiche di giugno fu eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione della Sicilia occidentale.

    Nel 1984 De Mita, rieletto segretario, maturò l'idea di agire più incisivamente sulla via del rinnovamento e di azzerare i vertici palermitani del partito. A tale scopo, il 30 ottobre, cinque giorni prima della sua visita a Palermo, nominò Mattarella commissario straordinario.[15]. In tale veste nel 1985 Mattarella si fece promotore della formazione a Palermo di una giunta comunale di rinnovamento guidata da Leoluca Orlando, che era stato tra i collaboratori di suo fratello Piersanti alla Regione Siciliana:[16][13] la giunta Orlando fu uno degli elementi distintivi della cosiddetta primavera palermitana.[17] Mattarella restò commissario della DC palermitana fino al luglio 1988.

    I primi incarichi ministeriali

    Rieletto alla Camera nel 1987, si mantenne vicino alle correnti di sinistra del partito ed in particolare al segretario De Mita[18] ed ai suoi collaboratori, come Roberto Ruffilli. A luglio dello stesso anno fu nominato ministro dei rapporti con il Parlamento del governo Goria e confermato nell'incarico nel 1988 con il governo De Mita. Nei due anni di incarico ministeriale, sino a luglio 1989, seguì l'iter di riforma dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri e la modifica dei regolamenti parlamentari che assegnava carattere di ordinarietà al voto palese.[7]

    L'incarico al ministero della Pubblica Istruzione

    Nel luglio del 1989, con la formazione del governo Andreotti VI, fu nominato ministro della Pubblica Istruzione. A gennaio del 1990 guidò la prima Conferenza nazionale della scuola che discusse il rinnovamento del sistema dell'istruzione e affrontò il tema dell'autonomia scolastica.[19] E mentre, a marzo dello stesso anno, si teneva un maxi-concorso a cattedre per la scuola superiore, Mattarella intervenne con il riordino dei programmi didattici del biennio delle scuole superiori.[19]

    Curò inoltre il progetto di riforma complessiva della scuola elementare che dopo alcuni anni di sperimentazione, con la legge 148 del 23 maggio 1990, rese universale il modulo dei tre insegnanti su due classi portando al superamento del tradizionale maestro unico.[19] Mattarella la definì "una riforma che rende possibile la piena attuazione dei nuovi programmi", ma non mancarono le critiche da parte delle opposizioni di sinistra: l'On. Sergio Soave la definì "una riforma dimezzata e svilita per l'orario, per il maestro prevalente che rimane in prima e in seconda e perché non prevede, di fatto, nessuno stanziamento per la limitazione del tempo pieno".[20] Inizialmente avversata a causa dei maggiori costi per il bilancio statale, la riforma è stata col tempo considerata di grande portata innovativa sotto il profilo pedagogico.[19]

    A fine giugno trovava approvazione la cosiddetta legge antidroga, che demandava alle scuole l'educazione alla salute:[19] Il connubio tra sistema di istruzione e misure di prevenzione, non solo in materia sanitaria, era in effetti parte delle linee programmatiche che il ministro aveva tracciato.

    Le dimissioni dal governo Andreotti e il ritorno al partito

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legge Mammì.

    Appena un mese dopo, il 27 luglio 1990, Mattarella si dimise dall'incarico di ministro insieme ad altri esponenti della sinistra democristiana (Mino Martinazzoli, Riccardo Misasi, Carlo Fracanzani e Calogero Mannino) per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo,[21] che venne soprannominato sarcasticamente legge Polaroid in quanto, a detta dei detrattori, esso si limitava a fotografare la condizione esistente legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi.

    Rimasto privo di incarichi di governo, a dicembre 1990 divenne uno dei due vicesegretari della Democrazia Cristiana durante la segreteria di Arnaldo Forlani, in quota alle correnti di sinistra del partito.[22] Mantenne l'incarico fino al 1992, quando gli fu affidata la direzione politica del quotidiano democristiano Il Popolo.[21]

    La legge Mattarella e la fondazione del Partito Popolare

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legge Mattarella.

    Alle elezioni del 1992 Sergio Mattarella venne rieletto alla Camera, e nel corso dell'XI legislatura fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l'esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria sia pure mitigata dall'attribuzione, con il sistema proporzionale, del 25% dei seggi. La legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l'appellativo di Mattarellum,[23] fu impiegata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001.

    Mattarella venne solo sfiorato dalle inchieste su Tangentopoli: nell'agosto 1993 fu uno dei destinatari di un'informazione di garanzia che seguiva le dichiarazioni un imprenditore edile siciliano all'epoca sotto processo per turbativa d'asta[24] di aver ricevuto 50 milioni di lire[25] e dei buoni benzina. Mattarella annunciò le sue dimissioni da tutti gli incarichi e ricevette la solidarietà di Mino Martinazzoli, allora segretario del partito, un gesto criticato pubblicamente da Francesco Cossiga perché in contrasto con quanto fatto per altri inquisiti.[25] Venne in seguito assolto dall'accusa[26].

     
    Sergio Mattarella nel 1994

    Mattarella fu uno dei protagonisti del rinnovamento della DC che avrebbe condotto nel gennaio 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano, nelle cui liste sarebbe stato eletto alla Camera nel 1994 e nel 1996.

    Lo scontro con Rocco Buttiglione e la fondazione dell'Ulivo

    Al congresso di luglio 1994, insieme alla componente più di sinistra dei popolari, si oppose alla candidatura di Rocco Buttiglione alla segreteria del partito, in sostituzione del segretario dimissionario Martinazzoli. Con l'affermazione congressuale di Buttiglione e delineandosi una linea politica orientata ad un'alleanza con il Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi, Mattarella si dimise dalla direzione de Il Popolo, che dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana era diventato il giornale di riferimento del PPI, e continuò la battaglia politica interna.

    Già il 20 luglio 1994 aveva dichiarato in un'intervista su l'Unità di ritenere interessante la nuova proposta poltica che si andava delineando di un nuovo centrosinistra, "soprattutto per chi ha grande nostalgia della strategia poltica di Aldo Moro"[27] Nel 1995, al culmine dello scontro interno al PPI, apostrofò il segretario, che pervicacemente cercava l'alleanza con la destra, come «el general golpista Roquito Butillone...» e definì «un incubo irrazionale» l'ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Partito Popolare Europeo.[28]

    Sostenitore, sin dal 1995, della candidatura di Romano Prodi alla guida di una coalizione di centrosinistra (L'Ulivo) comprendente, tra gli altri, il PPI e il PDS, fu confermato alla Camera alle elezioni del 1996 e venne eletto capogruppo dei deputati popolari. Dal 1997 al 1998 fece parte dell'ufficio di presidenza della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali presieduta da Massimo D'Alema.[29]

    Gli incarichi ministeriali nei governi D'Alema e Amato

     
    Mattarella, ministro della Difesa, al Pentagono con l'omologo Cohen

    Caduto il primo governo Prodi, Mattarella assunse la carica di vicepresidente del Consiglio durante il governo D'Alema I[21], con delega ai servizi segreti[30]. Ebbe così modo di accedere al direttorio ristretto del Partito Popolare Europeo, dove conobbe Angela Merkel e Jean Claude Juncker.[31]

    Tenne invece il ministero della Difesa nei successivi Governo D'Alema II e Governo Amato II, sino al 2001. L'incarico di Mattarella al ministero della Difesa seguì la delicata partecipazione dell'Italia all'operazione Allied Force, con la quale la NATO era intervenuta nella guerra del Kosovo, e coincise con l'approvazione della legge di riforma delle Forze Armate che aboliva di fatto il servizio di leva obbligatorio.[16]

    Il 27 luglio 2000 Mattarella siglò per l'Italia con altri paesi europei l'accordo di Farnborough per la progressiva ristrutturazione ed integrazione dell'industria europea della difesa,[32] accordo che venne poi ratificato nel 2003.[33] Nell'ambito della ristrutturazione del comparto dell difesa su chiave continentale, Mattarella si impegnò a nome del governo per la partecipazione dell'Italia nel consorzio per la costruzione dell'Airbus A400M Atlas, una decisione poi ricusata dal successivo governo Berlusconi II a fine 2001.[34]

    La successiva attività parlamentare

    Nel 2001 Mattarella fu rieletto alla Camera dei deputati nelle liste de La Margherita, che comprendeva l'intera componente dei popolari e nella quale pochi mesi dopo il PPI si sarebbe fuso. A differenza delle elezioni precedenti, non fu candidato in Sicilia ma in Trentino-Alto Adige.[28] Nominato, su iniziativa del presidente della Camera, componente del Comitato per la legislazione, ne fu vicepresidente sino al 2002 e presidente fino al 2003.

     
    Mattarella presta giuramento come giudice costituzionale dinanzi ai presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera

    Alle elezioni politiche del 2006 fu candidato nella lista dell'Ulivo e venne eletto deputato per la settima volta. Nel 2007 fu tra gli estensori del manifesto fondativo dei valori del Partito Democratico,[35] ma con lo scioglimento anticipato della XV legislatura il 28 aprile 2008, non si ricandidò.

    Gli incarichi istituzionali

    Dopo che era stato fatto il suo nome per la presidenza della RAI,[36] il 22 aprile 2009 è stato eletto dalla Camera dei Deputati componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa[37], di cui è stato vicepresidente[7].

    Il 5 ottobre 2011 il Parlamento in seduta comune lo ha eletto giudice della Corte costituzionale alla quarta votazione con 572 voti, uno più del quorum richiesto.[38]

    In occasione dell'elezione del presidente della Repubblica del 2013 il suo nome era nella rosa dei candidati che Pier Luigi Bersani sottopose a Silvio Berlusconi. La scelta cadde tuttavia su Franco Marini, che poi non venne eletto.[39]

    Presidente della Repubblica

     
    Mattarella rilascia la sua prima dichiarazione appena eletto
     
    Sergio Mattarella pronuncia il discorso di insediamento dinnanzi al Parlamento

    Nel gennaio 2015, con le dimissioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la necessità di una nuova elezione, il nome di Mattarella è stato nuovamente al centro delle trattative tra le principali forze politiche. Il 29 gennaio, su proposta del segretario di partito e premier Matteo Renzi, l'assemblea degli elettori del Partito Democratico ha deciso all'unanimità di votare Mattarella nella quarta votazione [40] senza attendere che gli altri partiti consultati sciogliessero le riserve sulla candidatura.

    Il 31 gennaio, al quarto scrutinio, il Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali, lo ha eletto presidente della Repubblica Italiana con 665 voti, con l'esplicito sostegno dei partiti della maggioranza di governo e di Sinistra Ecologia Libertà[1]. Presta giuramento e si insedia il 3 febbraio, secondo il consueto cerimoniale.[41]

    Incarichi parlamentari

    • IX Legislatura
      • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
      • Componente della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio
      • Componente della Commissione parlamentare per il parere al Governo sulla destinazione dei fondi per la ricostruzione del Belice
    • X Legislatura
      • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
    • XI Legislatura
      • Vicepresidente della Commissione Parlamentare per le riforme istituzionali
      • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
      • Componente della Commissione speciale per l'esame, in sede referente, dei progetti di legge concernente la riforma dell'immunità parlamentare
    • XII Legislatura
      • Vicepresidente della I Commissione (Affari costituzionali)
      • Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi
      • Componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari
    • XIII Legislatura
      • Componente della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali
    • XIV Legislatura
      • Presidente del Comitato per la legislazione
      • Componente della III Commissione (Affari esteri e comunitari)
      • Componente della Delegazione parlamentare presso l'Assemblea NATO
    • XV Legislatura
      • Presidente della Commissione Giurisdizionale per il personale
      • Componente della III Commissione (Affari esteri e comunitari)
      • Componente della Giunta delle elezioni
      • Componente della Commissione Parlamentare per le questioni regionali

    Onorificenze

    Onorificenze italiane

    Nelle sue funzioni di Presidente della Repubblica italiana è dal 3 febbraio 2015:

    Capo dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
       
    Capo dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine militare d'Italia
       
    Capo dell'Ordine al merito del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine al merito del lavoro
       
    Capo dell'Ordine della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine della Stella d'Italia
       
    Capo dell'Ordine di Vittorio Veneto - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine di Vittorio Veneto
      — quiescente dal 2008

    Personalmente è stato insignito del titolo di:

    Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
      «di iniziativa del Presidente della Repubblica»
    — 24 ottobre 2011[42]
    Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte
      — 27 dicembre 1991[43]

    Note

    1. ^ a b Mattarella eletto al Quirinale con 665 voti: è lui il nuovo presidente della Repubblica in Repubblica.it, 31 gennaio 2015. URL consultato il 31 gennaio 2015.
    2. ^ Bolignani, p. 97
    3. ^ a b c Bolignani, p. 145
    4. ^ Sergio Mattarella, Il MSAC durante il concilio su Movi100 - Cent'anni di Movimento Studenti di Azione Cattolica, 13 gennaio 2011. URL consultato il 01 febbraio 2014.
    5. ^ Presidenza nazionale della FUCI, [fuci.net/phocadownload/comunicati/2015/20150131-NotaElezioneMattarella.pdf Buon lavoro al presidente della Repubblica Sergio Mattarella] , 31 gennaio 2015.
    6. ^ Sebastiano Messina, Dagli ex popolari agli amici del San Leone il mondo riservato del giudice costituzionale in La Repubblica, 30 gennaio 2015. URL consultato il 1 febbraio 2015.
    7. ^ a b c d e f g Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, Discorso di benvenuto del Presidente Alfonso Quaranta al Prof. Sergio Mattarella, Giudice costituzionale, 18 ottobre 2011. URL consultato il 2 febbraio 2014.
    8. ^ Ppi e dalemiani vorrebbero Mattarella alla Corte costituzionale in Il Velino, 13 dicembre 1999. URL consultato il 1 febbraio 2015.
    9. ^ Enrico Del Mercato, La cittadella del potere, 1 aprile 2003. URL consultato il 2 febbraio 2014.
    10. ^ a b Marisa Chiazzese: chi era la moglie di Sergio Mattarella in Next quotidiano, 30 gennaio 2015. URL consultato il 31 gennaio 2015.
    11. ^ Bolignani, p. 102
    12. ^ Filmato video Giorgio Zanchini, I poteri occulti e la loggia P2 secondo Sergio Mattarella, Internazionale, 4 febbraio 2015. URL consultato il 5 febbraio 2015.
    13. ^ a b Laura Azzolina, Governare Palermo: storia e sociologia di un cambiamento mancato, Soveria Mannelli, Donzelli Editore, 2009, p. 22, ISBN 9788860363176.
    14. ^ Camera dei Deputati-Senato della Repubblica: Documenti XIV legislatura, pp. 525-526.
    15. ^ Sergio Mattarella: democristiano 'doc' che fu vice di D'Alema, Agenzia giornalistica Italia, 31 gennaio 2015. URL consultato il 1 febbraio 2015.
    16. ^ a b Sebastiano Messina, Sergio Mattarella, dalla morte del padre al no sulla Mammì, una carriera con la schiena dritta in La Repubblica, 29 gennaio 2015. URL consultato il 29 gennaio 2015.
    17. ^ Giuseppe Alberto Falci, Mattarella: per parlare con lui chiamate amico Burtone, il più cercato alla Camera in Il Fatto quotidiano, 31 gennaio 2015. URL consultato il 1 febbraio 2015.
    18. ^ Alessandro Da Rold e Marco Sarti, Mattarella, il siciliano silenzioso che sogna il Colle in Linkiesta, 15 gennaio 2015. URL consultato il 29 gennaio 2015.
    19. ^ a b c d e Antonella De Gregorio, Addio al maestro unico, così Mattarella cambiò la scuola in Corriere della Sera, 30 gennaio 2015. URL consultato il 2 febbraio 2015.
    20. ^ C. Desinan, Discutere la scuola. Ipotesi, contenuti e prospettive a confronto, FrancoAngeli, 1998, p. 51, ISBN 9788846409140.
    21. ^ a b c Sergio Mattarella - Ministro della Difesa in La Repubblica. URL consultato il 29gennaio 2015.
    22. ^ Fabio Martini, La nuova mappa del potere dc delude la sinistra in La Stampa, 15 dicembre 1990.
    23. ^ Giovanni Sartori, Riforma, de profundis in Corriere della Sera, 19 giugno 1993. URL consultato il 01 febbraio 2015.
    24. ^ testo dell'autorizzazione a procedere del 7 agosto 1993
    25. ^ a b F. Amabile, F. La Licata e A. Ravidà, Mani Pulite in Sicilia: bufera su dc, psi e pds in La Stampa, 7 agosto 1993. URL consultato il 3 febbraio 2015.
    26. ^ Mattarella, chi è? in Il Post, 29 gennaio 2015. URL consultato il 29 gennaio 2015.
    27. ^ Enrico Berlinguer, Introduzione - Berlinguer e l'aporia della democratizzazione italiana in Fabio Vander (a cura di), Per un nuovo grande compromesso storico, LIT EDIZIONI, 2005, ISBN 9788868269784.
    28. ^ a b Gian Antonio Stella, Il difficile trapianto di «Sergiuzzu» Mattarella in Corriere della Sera, 19 aprile 2001. URL consultato il 29 gennaio 2015.
    29. ^ http://www.camera.it/parlam/bicam/rifcost/composiz/ufpres.htm
    30. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1999/ottobre/28/Mattarella_dossier_Havel_non_presidente_co_0_9910282256.shtml
    31. ^ Il retroscena di Bechis su Sergio Mattarella: dal Vaticano alla Merkel, chi l'ha spinto al Colle
    32. ^ Riccardo Bagnato e Benedetta Verrini, Armi d'Italia: protagonisti e ombre di un made in Italy di successo, Fazi Editore, 2005, p. 70, ISBN 9788881124992.
    33. ^ Legge 17 giugno 2003, n. 148, in materia di "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro tra la Repubblica francese, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica italiana, il Regno di Spagna, il Regno di Svezia e il Regno Unito della Gran Bretagna e dell'Irlanda del Nord relativo alle misure per facilitare la ristrutturazione e le attività dell'industria europea per la difesa, con allegato, fatto a Farnborough il 27 luglio 2000, nonché modifiche alla Legge 9 luglio 1990, n. 185"
    34. ^ (FR) Birte Wassenberg, Giovanni Faleg e Martin W. Młodecki, L' Otan et L'Europe: Quels liens pour la sécurité et la défense Européenne?, Berna, Peter Lang, 2010, p. 53, ISBN 9789052015996.
    35. ^ Ernesto Paolozzi, Il Partito Democratico e l'orizzonte della complessità, Napoli, Guida editore, 2007, p. 63, ISBN 978-88-6042-280-4.
    36. ^ Sergio Mattarella, chi è il nuovo Presidente della Repubblica
    37. ^ Giustizia: La Camera ha eletto i membri laici delle magistrature speciali in L'Unione Sarda, 22 aprile 2009. URL consultato il 29 gennaio 2015.
    38. ^ Nicoletta Cottone, Il democratico Sergio Mattarella eletto a giudice della Consulta con un voto di scarto in Il Sole-24 Ore, 5 ottobre 2011. URL consultato il 29 gennaio 2015.
    39. ^ Goffredo De Marchis, Quirinale, Bersani ora punta su un cattolico: con Marini spunta il nome di Mattarella in La Repubblica, 13 aprile 2013. URL consultato il 29 gennaio 2015.
    40. ^ Quirinale, al via la partita. Renzi: "il nome è Mattarella" in La Repubblica, 29 gennaio 2015. URL consultato il 29 gennaio 2015.
    41. ^ Quirinale, Mattarella a Montecitorio: 'Crisi ha inferto ferite ed emarginazioni'
    42. ^ Dettaglio decorato Mattarella Avv. Sergio su Sito web del Quirinale. URL consultato il 2 febbraio 2015.
    43. ^ Dettaglio decorato MATTARELLA On. Prof. Dott. Sergio su Sito web del Quirinale. URL consultato il 2 febbraio 2015.

    Bibliografia

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    Giorgio Napolitano dal 3 febbraio 2015 in carica  
    Predecessore Ministro della difesa della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
    Carlo Scognamiglio Pasini 22 dicembre 1999 - 20 giugno 2001 Antonio Martino  
    Predecessore Ministro della pubblica istruzione della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
    Giovanni Galloni 22 luglio 1989 - 27 luglio 1990 Gerardo Bianco  
    Predecessore Ministro per i Rapporti con il Parlamento Successore Emblem of Italy.svg
    Gaetano Gifuni 28 luglio 1987 - 22 luglio 1989 Egidio Sterpa  

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