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13/04/2008 Stop al televoto (Saverio Monno, http://altrenotizie.org/alt)

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Archiviato il momento cruciale dell’”evangelizzazione”, la campagna elettorale, la più brutta degli ultimi quindici anni, è finita. Di messaggi ne abbiamo ricevuti abbastanza. Dal biblico “Rialzati Italia!” di Berlusconi, al profetico “Yes we can!” di Veltroni, passando per la “Scelta di parte” auspicata da Bertinotti, o per la lezione morale di Casini, secondo il quale “i veri valori non sono in vendita”. Senza dimenticare, poi, il pedagogico Ferrara che, folgorato sulla via di Damasco, s’improvvisa cavaliere pontificio, al grido di: “Aborto? No grazie!”. Ve ne sarebbero anche degli altri, ma nonostante la grande varietà di slogan ad effetto e l’altrettanto variegato parterre di candidati premier, il dibattito ha finito per concentrarsi sul duo Veltroni-Berlusconi. Dopo aver macinato centinaia di chilometri ed accumulato promesse su promesse, gli “anfitrioni” dell’ormai conclusa campagna elettorale, si sono scontrati un’ultima volta, sempre debitamente a distanza, nel corso della trasmissione televisiva “Matrix”. Sei milioni di italiani incollati al televisore. Il pulpito ideale per un’ultima arringa.

“Io sono ottimista!” è il messaggio di fondo di un Veltroni pronto a “giocarsela sino in fondo”. Berlusconi invece cerca una chiusura col botto. Come con Prodi due anni fa, con il suo “avete capito bene”, in perfetto stile reclame, sfoderato in “zona Cesarini”. Quest’anno anziché l’ICI, ci promette di eliminare il bollo auto. “Il conto è preciso: 3,1 miliardi di Euro” annuncia il cavaliere, che confessa d’aver studiato la fattibilità di questa proposta con Tremonti, “per l’intera settimana.”

Al termine della trasmissione, le maggiori testate giornalistiche straniere giocano le loro scommesse e si lanciano in previsioni e consigli. Il più duro è il Times di Londra: “Una vittoria di Berlusconi sarebbe sicuramente più divertente, ma non garantirebbe al Paese i miglioramenti di cui ha bisogno. Gli Italiani farebbero bene a votare Veltroni, il diavolo che non conoscono, piuttosto di uno che hanno già sperimentato.” Anche all'estero è poca l'attenzione ai piccoli, nell'ottica di una politica ridotta ai minimi termini in cui il voto è "utile", mai "politico".

Le urne sono aperte. Nell’arco delle prossime ore, l’annunciata baruffa per assicurare regolarità al voto ed il consueto bombardamento di aggiornamenti dalle altrettanto consuete “regioni in bilico”. Stiano tranquilli però, gli italiani. Sul “referendum” vigileranno i ministri dell’interno delle ultime legislature. Amato, Maroni, Scajola, Pisanu, Enzo Bianco, tutti insieme appassionatamente, per rassicurare gli animi degli elettori. “Ci tengo per me, per i miei predecessori e per i miei successori che non venga messa in dubbio la qualità del Viminale come casa di vetro, dove si lavora secondo il principio di legalità” precisa, infatti, Giuliano Amato.

Nell’attesa di entrare in cabina riesce difficile non riflettere su quanto è accaduto negli ultimi mesi. Un confronto politico inesistente, una campagna elettorale all’insegna di riprovevoli trovate pubblicitarie, accuse e denunce da ambo le parti, ed anche se il dibattito è stato caratterizzato da un certo fair play, non può certo dirsi che questa tornata elettorale possa garantire l’agognato rinnovamento. Ma ha ragione Mariuccia Ciotta, ieri su il Manifesto: “E’ troppo facile accusare la scheda elettorale di non contenere i nostri sogni”, e rinunciare al voto vuol dire arrendersi agli eventi. Nell’ambito della più grande violazione ai dettami della nostra Costituzione, siamo chiamati a confermare un Parlamento preconfezionato, ad esprimere con una “x” un parere su una questione pressoché archiviata.

Quel “pressoché” però, può fare una grande differenza, giacché, nel bene e nel male, chi governerà il nostro Paese sarà chiamato a fare scelte importanti per la nostra vita quotidiana e anche per il nostro futuro. E alla luce del fatto che, nella passata legislatura, la maggioranza fu determinata da uno scarto di circa 24.000 voti, prendere parte ad un momento così importante nella vita del Paese diviene un obbligo morale. Non tanto perchè chiamati a scegliere l'uno o l'altro schieramento, quanto per esprimere secondo coscienza la propria idea della politica. Non si può restare in casa.

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