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  • 11/04/2008 Programmi elettorali sulle infrastrutture (Andrea Boitani, http://www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Un esame dettagliato di tutti i programmi elettorali per quanto riguarda le politiche delle infrastrutture e dei trasporti è stato condotto dal gruppo di lavoro Movitalia del Wwf.
    Tutti i programmi elettorali dei partiti parlano di “infrastrutture” o di “opere pubbliche”, sia pure con diversi gradi di priorità.

    POPOLO DELLA LIBERTÀ

    Il Popolo delle libertà pone il tema delle infrastrutture (insieme a energia e telecomunicazioni) nell’ambito della “prima missione” e, quindi dà a esso grande rilevanza. In realtà, non si dice molto salvo proporre “il rifinanziamento della Legge obiettivo e delle grandi opere, con priorità alle Pedemontane lombarda e veneta, al Ponte sullo Stretto di Messina e all’alta velocità ferroviaria (…) realizzazione dei rigassificatori”. Il tema ricorre ancora nella “quinta missione” (Sud) quando si parla di “un piano decennale straordinario concordato con le Regioni per la realizzazione delle infrastrutture”. Qui si menzionano i porti, le reti stradali e autostradali e, di nuovo, l’alta capacità ferroviaria e il Ponte sullo Stretto. Un cenno c’è alla necessità di valorizzare Malpensa come “hub”, in contrasto con i piani di Alitalia.
    Nessun riferimento viene fatto all’esigenza di creare un preciso ordinamento dei programmi relativi alle diverse infrastrutture secondo i criteri standard internazionali di valutazione economica e finanziaria; nessun cenno all’esigenza di inserire le infrastrutture in una logica di programmazione dei servizi che dovrebbero farne uso; nessuna menzione del ruolo che la tecnologia può avere per migliorare la funzionalità delle infrastrutture esistenti, a costi assai inferiori rispetto a quelli della costruzione di nuove infrastrutture. Silenzio su come superare la “sindrome Nimby” senza innescare scontri frontali con le comunità locali e silenzio profondo sull’ammontare delle risorse da destinare alle infrastrutture. Del resto, la riproposizione della logica della Legge obiettivo è già un’indicazione piuttosto precisa della direzione che l’eventuale governo del Pdl prenderebbe in materia.

    PARTITO DEMOCRATICO

    Il Partito Democratico parla di infrastrutture nell’ambito dell’ “azione 5, l’ambientalismo del fare”.
    È esplicitamente dichiarata la priorità al trasporto ferroviario ed è esplicitamente menzionata la Tav Torino-Lione. Il punto forte sembra essere la “cura del ferro” per le aree metropolitane, seguendo l’esperienza avviata con successo nello scorso decennio a Roma e, molto prima, nelle aree metropolitane tedesche, francesi, inglesi. In questo quadro si inserisce l’accenno al fatto che “il completamento dell’alta velocità metterà a disposizione del trasporto regionale un aumento del 50 per cento delle tratte ferroviarie”. Si tratta di una considerazione molto ottimistica e vera soltanto per poche direttrici, mentre in alcuni casi la penetrazione dell’Av nei nodi è stata progettata in modo da rendere più difficoltosa la circolazione dei treni pendolari.
    Come nel caso del Pdl, le priorità menzionate dal Pd prescindono da qualsiasi valutazione dei costi e dei benefici delle opere; si propone soltanto una riforma della procedura di valutazione d’impatto ambientale, al fine di superare “l’ambientalismo che cavalca ogni Nimby e impedisce di fare le infrastrutture necessarie al paese”. C’è forte timore che ci voglia ben altro. Non si parla di una revisione della Legge obiettivo, né della necessità di coordinare la programmazione delle infrastrutture con una coerente politica dei servizi. Non è chiaro come tutto ciò si concili con la proposizione del “federalismo infrastrutturale” dell'“azione 2, per un fisco amico dello sviluppo”, sperimentato dal governo Prodi con la regione Lombardia.

    SINISTRA ARCOBALENO

    Alle “grandi opere” fa riferimento anche la Sinistra Arcobaleno, per dire che non vanno fatte la Tav, il Ponte sullo Stretto e il Mose di Venezia, ma “interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno e potenziamento dei valichi alpini”, oltre a “messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico” e investimenti per migliorare la mobilità pendolare e urbana (metropolitane, tranvie e mezzi a energia pulita). Anche qui, le priorità vengono dichiarate senza neanche menzionare la necessità di un supporto di valutazione economica e un quadro di programmazione che tenga conto della scarsità di risorse per gli usi alternativi.

    UDC

    Il programma dell’Udc mette al primo posto “il ripristino della Legge obiettivo (eliminazione dei diritti di veto localistici)” e al secondo la realizzazione delle grandi reti su rotaia, menzionando esplicitamente la Tav e il terzo valico (Milano-Genova, per chi non sapesse). Seguono: piano dei porti e “autostrade del mare”, nonché ammodernamento e ristrutturazione della rete autostradale. Pure questo programma non fa cenno alla valutazione e alla programmazione di servizi e infrastrutture.

    LEGA NORD

    In una risoluzione del sedicente Parlamento del Nord, la Lega ha deciso di mettere al primo posto tra i punti fondamentali del programma il completamento della rete infrastrutturale padana; la regionalizzazione del patrimonio autostradale; il sostegno, non è chiaro se con soldi pubblici, dell’hub di Malpensa, insieme a tutto il “sistema aeroportuale padano” (la contraddizione tra i due obiettivi non viene colta); la costruzione della Tav e di ogni altra opera ferroviaria che colleghi il Nord con il resto d’Europa. Naturalmente, anche in questo caso è assente la nozione di valutazione e di priorità. Anzi una ce n’è: costruire il Ponte sullo Stretto dopo la Tav e a costo zero per lo Stato. L’intersezione tra le due condizioni identifica un insieme vuoto.

    LA DESTRA

    Secondo La Destra, “se non si fanno tutte le infrastrutture necessarie l’Italia sarà presto fuori dai mercati europei e internazionali”. A prescindere dal fatto che l'affermazione risulta indimostrata e difficilmente dimostrabile, essa è seguita da un elenco che comprende, praticamente, tutto il pensabile. Una priorità però c’è: l’infrastrutturazione del Sud, dalla rete idrica per l’agricoltura (e chissà perché non quella per le assetate città), alle infrastrutture per il turismo, alla riconversione dei vecchi poli industriali dimessi. Non è chiaro come debbano essere individuate le opere “necessarie”, mancando anche in questo caso qualsiasi cenno alla valutazione. Se ne deduce che l’accento (nella frase citata sopra) vada posto più sul “tutte” che sul “necessarie”.

    COMMENTO

    Stando ai programmi, emerge l’unanime allergia dei partiti italiani nei confronti della scelta assistita da procedure di valutazione basate su criteri scientifici nonché nei confronti dei vincoli di bilancio pubblico (almeno in campagna elettorale). Unanime è anche la tendenza a identificare infrastrutture con cemento e, in larghissima misura, con infrastrutture di trasporto. C’è inoltre una larghissima maggioranza a favore della Tav Torino-Lione e, in generale, delle opere ferroviarie (qualsiasi esse siano e qualsiasi cifra costino), un diffuso fastidio verso i localismi, senza sapere bene come incanalarli e regolarli ex ante in modo che non diventino ostacoli insormontabili ex post. Comunque vada, per la politica infrastrutturale non ci sono good news.

    http://www.lavoce.info

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