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  • 06/04/2006 Chi guadagna dall' Elezione (Stefano Gagliarducci, Tommaso Nannicini, Paolo Naticchioni, www.lavoce.info)

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    Chi guadagna dall'elezione, di Stefano Gagliarducci, Tommaso Nannicini, Paolo Naticchioni

    Come si comportano i parlamentari una volta eletti? La letteratura economica ospita ipotesi diverse. (1) Da una parte, si assume che siano mossi da interessi esclusivamente personali, che possono coincidere sia con la volontà di essere rieletti sia con quella di estrarre reddito e vantaggi da una posizione di potere. Dall’altra, si assume che siano motivati dall’obiettivo di realizzare precise politiche pubbliche, capaci di massimizzare il benessere sociale o quello della propria parte politica. Utilizzando i dati già descritti nell’altro nostro articolo(LINK), soffermiamoci su due aspetti: l’attività di proposta legislativa e l’evoluzione del reddito.

    L’attività legislativa

    La nostra banca dati sui 1.867 parlamentari italiani delle ultime tre legislature contiene informazioni dettagliate sui disegni di legge di prima firma presentati da ogni deputato o senatore. Anche se all’incirca l’80 per cento delle leggi approvate in parlamento è di origine governativa, i Ddl restano un "segnale" importante del ritmo e degli interessi dell’attività del singolo parlamentare. (2) Ebbene, a parità di altri fattori (maggioranza/opposizione; esperienza parlamentare; incarichi governativi; genere; ramo del parlamento; partito; anno e legislatura), i parlamentari più giovani (meno di 40 anni) ne presentano circa 19 per cento in più nel corso di una legislatura, mentre quelli più anziani (più di 60 anni) circa il 33 per cento in meno. Il possesso di un titolo di studio universitario sembra non comportare alcuna differenza sul totale dei disegni di legge proposti. Rispetto al tipo di lavoro svolto prima di entrare in politica, i politici di professione presentano il 19 per cento di Ddl in meno a legislatura, gli imprenditori il 12 per cento in meno, mentre gli avvocati e magistrati il 17 per cento in più, probabilmente in virtù delle maggiori competenze di tecnica legislativa. Chi è stato eletto con il sistema maggioritario presenta il 14 per cento di Ddl in più per legislatura rispetto a chi è stato eletto nelle liste proporzionali, ma questo dato potrebbe essere in parte influenzato dai diversi meccanismi di selezione. (vedi precedente articolo)

    Si potrebbe obiettare che quello che conta veramente è la qualità dei Ddl presentati, piuttosto che la loro quantità. Non è facile tuttavia individuare una buona misura di qualità, perché il contenuto dei Ddl non è agevolmente identificabile, e la percentuale di conversione in legge è soggetta a fattori esterni alla volontà del parlamentare, non del tutto prevedibili in fase di presentazione.

    Ma alcune caratteristiche delle proposte di legge possono dirci, in ogni caso, qualcosa d’interessante sulle motivazioni dei parlamentari. In linea di principio, il parlamentare dovrebbe svolgere la sua attività senza vincolo di mandato rispetto al territorio di elezione. (3) Le iniziative legate strettamente al proprio collegio sono dunque la spia di un impegno particolarmente orientato verso la volontà di rielezione, oppure di una maggiore "responsabilità" verso i propri elettori locali. Se si considera la percentuale di Ddl afferenti al territorio di elezione sul totale di quelli presentati, a livello geografico è interessante notare come i parlamentari eletti nei collegi del Centro e del Nord-Ovest non sembrino presentare differenze rilevanti in termini di "attenzione" per il proprio collegio. Più significativo invece l’effetto per gli eletti nel Nord-Est, nel Sud e nelle Isole: presentano rispettivamente il 7, il 2 e il 3 per cento in più di Ddl afferenti al proprio collegio. Tuttavia, se si è eletti in una regione diversa da quella di residenza o di nascita (rispettivamente, il 13 e il 23 per cento dei parlamentari) l’attenzione per il territorio diminuisce, a indicazione del fatto che l’effetto è rilevante per i parlamentari già inseriti nei network locali, e non per quelli "paracadutati" da fuori.

    L’evoluzione dei redditi

    Quanto contano le considerazioni di tipo economico nella scelta di intraprendere la carriera parlamentare? Per la XIII e la XIV legislatura, la crescita del reddito reale complessivo nel primo anno trascorso interamente in Parlamento per i parlamentari alla prima legislatura è rilevante: il reddito medio aumenta di circa il 69 per cento (vedi colonna A della tabella sui redditi). Come prevedibile, l’aumento è ancora più marcato per chi, prima di entrare in Parlamento, svolgeva professioni a basso reddito (165 per cento per gli impiegati e 151 per cento per gli insegnanti), ma è decisamente elevato anche per professioni solitamente considerate a più alto reddito (151 per cento per i professionisti e 77 per cento per gli imprenditori). (4)

    Professioni Legislature 13 e 14 –

    Aumento medio (%) legato alla entrata in parlamento (A)

    Legislature 13 e 14 –

    Effetto (%) dell’anzianità

    parlamentare (B)

    Avvocato 50,8 27,4
    Dirigente in PA 62,5 -8,2
    Dirigente in azienda 65,6 21,5
    Dirigente politico 102,4 8,4
    Giornalista 77,0 12,7
    Impiegato in PA o azienda 165,1 5,8
    Imprenditore 76,7 60,0
    Insegnante 150,5 16,5
    Libero professionista 150,6 21,6
    Magistrato 51,8 27,9
    Medico 65,8 16,1
    Prof. univ. o ricercatore 25,9 -15,2
    Sindacalista 173,1 0,4
    Totale 69,3 13,3
    (A) tasso di crescita fra redditi medi per professione nell'anno prima di entrare in parlamento (2000) e redditi medi nel primo anno interamente trascorso in parlamento (2002). In termini reali.
    (B) tassi di crescita fra il primo anno interamente trascorso il parlamento della 13esima legislatura (1997) e l'ultimo anno disponibile della 14esima legislatura (2003). In termini reali.

    (A) tasso di crescita fra redditi medi per professione nell'anno prima di entrare in parlamento (2000) e redditi medi nel primo anno interamente trascorso in parlamento (2002). In termini reali.

    (B) tassi di crescita fra il primo anno interamente trascorso il parlamento della 13esima legislatura (1997) e l'ultimo anno disponibile della 14esima legislatura (2003). In termini reali.

    Un’altra questione riguarda i rendimenti dell’anzianità parlamentare (vedi colonna B della tabella sui redditi). Per avere un periodo di analisi più esteso, è utile concentrarsi su quei parlamentari che sono stati eletti per due legislature, considerando la crescita del reddito reale fra il primo anno interamente in parlamento nella XIII legislatura (1997) e l’ultimo anno al momento disponibile per la XIV (2003). È interessante notare come gli effetti sul reddito reale di una permanenza parlamentare di sei anni siano in media positivi: poco più del 13 per cento. E tale effetto si rivela decisamente superiore proprio per alcune professioni che sono caratterizzate da un reddito di entrata più elevato della media: 60 per cento per gli imprenditori, 28 per cento per i magistrati, 27 per cento per gli avvocati, 22 per cento per i liberi professionisti.

    Che cosa determina dinamiche così differenziate a seconda del lavoro di provenienza? Un primo elemento da considerare è la differenza fra il reddito dichiarato dai parlamentari, che include anche i proventi da attività esterne, e l’insieme delle competenze di carica a loro spettanti nello stesso lasso di tempo. (5) L’appartenenza ad alcune categorie professionali è associata a una maggiore crescita del reddito derivante da attività esterne, che in media aumenta del 51 per cento. Più precisamente, i redditi esterni degli avvocati aumentano in media del 73 per cento, quelli dei magistrati del 127 per cento, quelli dei liberi professionisti dell’80 per cento, e quelli degli imprenditori del 102 per cento. Per molte altre categorie (impiegati, dirigenti politici, sindacalisti) si assiste a una crescita inferiore o addirittura a una diminuzione. Sembra quindi che alcune professioni siano in una posizione tale da catturare un consistente vantaggio in termini di crescita del reddito derivante da attività esterne a quella di parlamentare, nel periodo in cui si trovano in carica. Anche se, naturalmente, un’analisi più dettagliata richiederebbe il confronto di questi aumenti con quelli registrati dalle categorie professionali considerate nel corso degli stessi anni.

    In conclusione, non è da escludere l’esistenza di diversi, più o meno piccoli, conflitti di interesse che si annidano tra le pieghe dell’attività parlamentare. Qualsiasi iniziativa volta ad aumentarne la trasparenza, come pubblicare il dettaglio dell’attività di ogni singolo deputato o senatore (6), o rendere noti gli andamenti dei redditi di chi ricopre incarichi pubblici (troppo spesso limitata, purtroppo, a qualche classifica sui più famosi), non può che migliorare la qualità del processo di selezione e di controllo degli eletti da parte dei cittadini.

    (1) Si vedano Persson T. e Tabellini G. (2001), Political Economics. Explaining Economic Policy, Mit Press; Merlo A. (2005), Whither Political Economy? Theories, Facts, and Issues, World Congress of the Econometric Society.

    (2) Altrettanto interessante sarebbe analizzare misure diverse, come le presenze nelle votazioni elettroniche, gli interventi in aula o in commissione e gli atti di sindacato ispettivo. Questi dati sono ancora in fase di raccolta.

    (3) Ai sensi dell’articolo 67 della Costituzione italiana, "ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato".

    (4) I dati si riferiscono ai redditi dichiarati dai singoli parlamentari. Non vengono considerati né i fringe benefit (cioè i rimborsi spese, che però non figurano nella dichiarazione), né le maggiorazioni delle competenze dovute a incarichi (ma si tenga conto che tra i neo-parlamentari solo il 3,5 per cento ha incarichi parlamentari e l’1,5 per cento incarichi governativi).

    (5) Le variazioni stimate del "reddito extra" (non riportate in tabella ma citate nel testo) sono da considerarsi una sovrastima nel caso dei parlamentari appartenenti a quei partiti che chiedono di devolvere una parte dell’indennità di carica (con donazioni liberali totalmente detraibili ai sensi della L. 157/99).

    (6) Sole-24Ore, 21-28 febbraio 2006.

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