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  • 28/08/2017 Debiti pregressi: il colpo di spugna non convince (Federica Pasquariello)

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    Nel progetto di riforma della legge fallimentare è evidente un atteggiamento di crescente favore per le tecniche di esdebitazione del debitore insolvente. Ma è una scelta normativa che suscita perplessità per gli effetti negativi che potrebbe produrre.



    Perché si ricorre al “condono” dei debiti

    Con il disegno di legge cosiddetto Rordorf, già approvato alla Camera (Ddl 3671bis) e in attesa dell’approvazione del Senato dalla primavera 2017, potrebbe essere introdotta anche nell’ordinamento italiano (come già in Francia) una forma, per così dire, di condono dei debiti pregressi, testualmente per “consentire al debitore meritevole, che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno futura, di accedere all’esdebitazione solo per una volta, salvo l’obbligo di pagamento dei debiti entro tre anni, laddove sopravvengano utilità”.

    Si intende inoltre semplificare i requisiti di accesso alla liberazione del fallito dai debiti, per come già previsti per legge, ed estenderne l’ammissione anche alle persone giuridiche, in modo che, conformemente a un principio di eguaglianza costituzionalmente garantito, escano uniformati gli effetti dell’insolvenza per tutti i debitori.

    Questa tendenza, chiaramente legata a modelli stranieri, riceve anche l’incoraggiamento della normativa comunitaria, secondo la raccomandazione della Commissione Ue 2014/135 da ultimo trasfusa nella proposta di direttiva 22 novembre 2016 della Commissione 2012/30/EU, che insiste particolarmente sul tema della cosiddetta “seconda opportunità” da offrire al debitore insolvente: “un “secondo tentativo” può avere più successo e l’impresa vive più a lungo rispetto alla media delle start-up (…).

    Pertanto un fallimento aziendale non dovrebbe tradursi in una “condanna a vita” che precluda qualsiasi attività imprenditoriale futura, ma andrebbe visto quale opportunità di apprendimento e miglioramento (…). (Piano d’azione imprenditorialità 2020).

    Ora, che i debiti vadano onorati è precetto che appartiene all’etica, prima che al diritto. Che la responsabilità debba impegnare tutti i beni del debitore, “presenti e futuri”, è affermato chiaramente dall’articolo 2740 codice civile, vero architrave del diritto delle obbligazioni.

    Ma la più moderna sensibilità attenua il rigore di quel principio e – non per un generico buonismo, bensì nella logica di una precisa convenienza di sistema – ha portato a creare e a sempre più allargare gli spazi per una riabilitazione (discharge). Ciò permette la liberazione dai debiti non performanti o inesigibili, che possono gravare inutilmente un consumatore, un professionista, un imprenditore, mentre l’esdebitazione riesce a ripristinare la sua attitudine al consumo e alla spesa e a restituirgli un ruolo attivo nell’economia e a favorire un “nuovo inizio” nell’iniziativa economica.

    In più, consente di evitare un carico giudiziario inefficiente e di combattere diffusi fenomeni delinquenziali di usura ed estorsione. Poiché, poi, le esdebitazioni non risultano concesse per via automatica, ma dipendono dal rigoroso riscontro di requisiti di legge, per lo più legati alla cosiddetta “meritevolezza” del debitore, non va sottovalutato che il premio della liberazione dai debiti incentiva la collaborazione nelle procedure concorsuali e può arginare strategie di azzardo morale del debitore.

    L’altra faccia della medaglia

    È per queste ragioni che abbiamo dapprima conosciuto l’introduzione dell’istituto della esdebitazione postfallimentare regolata dall’art. 142 legge fallimentare – riservata alle persone fisiche dichiarate fallite in proprio o in estensione, quali i soci di società di persone – e in seguito la legge 3/2012 che ha previsto procedure, per lo più volontarie e spontanee, per la composizione della crisi da sovraindebitamento dei soggetti esclusi dalla fallibilità, consentendo loro di guadagnare l’effetto dell’esdebitazione dei debiti all’esito della procedura.

    Si possono, però, nutrire alcune perplessità su una simile fiducia nello strumento della esdebitazione. Anche se non è certo concessa in modo indiscriminato, ma a seguito del riscontro, da parte del giudice, di requisiti legali di meritevolezza soggettiva, l’apertura alla soluzione della cancellazione dei debiti è capace di creare effetti negativi.

    Può provocare la lievitazione del costo dell’accesso al credito non garantito, che compensi il maggior rischio del finanziatore; può minare la certezza del diritto e la sicurezza delle negoziazioni, finendo per disincentivarle; può ingenerare un sentimento di sfiducia in coloro che si trovano nella posizione del creditore che subisce lo svuotamento della propria legittima pretesa.

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