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  • 16/04/2010 Telecom: Quello che non torna (http://antefatto.ilcannocchiale.it)

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    La versione di Roberto Colaninno, a mio avviso fa acqua. Sia dal punto di vista storico che da quello politico e finanziario. Vediamo perché.

    1) Nel 1998, cioè subito prima dell’arrivo alla testa di Telecom dei "capitani coraggiosi”, la società era indebitata per 8,1 miliardi di euro. Oggi sono 34.

    2) Questo buco è stato in gran parte causato dall’opa del ‘99. A indebitarsi infatti non fu nell’immediato Telecom, ma le società che la controllavano come Tecnost e Olivetti. Società che negli anni successivi, dopo diverse fusioni, hanno finito per scaricare il debito su Telecom. Ma quel che è peggio è che tutto questo era stato ampiamente previsto. Non solo da molti giornali ed economisti, ma persino, il 28 aprile del '99, dall’allora ad Franco Bernabè in un celebre discorso ai dipendenti.

    3) Le scatole finanziarie, come Bell e Olivetti (17,5 miliardi di debiti nel febbraio 2001), che dall’opa in poi hanno controllato Telecom (con Tronchetti si è passati a Olimpia) avevano sempre bisogno di soldi. E li pompavano dal basso. Anche per questo Telecom tra il 1998 e il 2008 ha distribuito 21 miliardi di dividendi. Pure quando la società andava male.

    4) È vero che nell’era Colaninno l’azienda, sull’onda della bolla della Borsa, si espandeva all’estero. Ma altrettanto vere sono le cessioni italiane di asset come Sirti e Italtel.

    5) La conversione delle azioni Telecom e il buy-back successivo che, secondo Colaninno, avrebbero potuto risolvere parte dei problemi non si sono realizzate. E la storia non si fa con i se.

    6) Parlare di governo D’Alema neutrale è un insulto alla cronaca e all’intelligenza. Prima di tutto perché Telecom è un azienda strategica per il Paese e l’esecutivo ha non solo il potere, ma anche il dovere di seguirla. E poi perché una serie di fatti, molti dei quali riassunti ne "L’affare Telecom", libro mai smentito dei giornalisti Oddo e Pons, dimostrano l’esatto contrario.

    Elogio dei “capitani coraggiosi” a parte - avvenuto 24 ore prima del cda Olivetti che vota l’opa - bisogna ricordare che a Colaninno, per fare cassa, fu permesso di vendere Omnitel e Infostrada alla Mannesmann con un anno di anticipo rispetto al vincolo previsto nella concessione di governo. Che nel cda Telecom sedevano tre rappresentanti dell’esecutivo che potevano esprime il loro gradimento sui nuovi soci con più del 3 per cento del capitale. Che, secondo i mai smentiti Oddo e Pons, Colaninno incontrò D’Alema un mese prima della scalata e gli mostrò due lettere d’impegno delle banche disposte a sostenerlo. Che il Tesoro e la Banca d’Italia non parteciparono all’assemblea Telecom che avrebbe dovuto deliberare l’opa su Tim per stoppare la scalata. E se è vero che da sole le loro azioni non sarebbero state sufficienti per raggiungere il quorum 30 per cento del capitale, è altrettanto vero che alcuni fondi internazionali decisero di non partecipare all'assemblea proprio perché il governo tifava per i “capitani coraggiosi”. Infine un’ultima annotazione: realmente qualcuno può pensare che Consorte (presente con Unipol in Bell, la lussemburghese di cui nessuno ha mai scritto che Colaninno fosse socio) abbia parlato con D’Alema solo in occasione delle scalate bancarie del 2005? Io, no.

    Da il Fatto Quotidiano del 16 aprile



    http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it

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