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  • 10/11/2008 Crisi mondiale: summit a Washington (Giuseppe Zaccagni, http://altrenotizie.org)

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    Con Obama nuovo inquilino della Casa Bianca, negli Usa si pensa già ad una sorta di “check up” dell’economia, nel tentativo disperato di sapere in anticipo cosa andrà peggio nel prossimo futuro nel campo della finanza internazionale. L’appuntamento è a Washington per il prossimo 15 novembre. Qui le onoranze funebri per il grande capitale internazionale saranno celebrate dall’(ex ormai) presidente George Bush che, nonostante la scadenza del suo mandato alla Casa Bianca, incontrerà Capi di stato e di governo. Ci saranno i Paesi del G-20 (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europea), i responsabili del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale, il segretario generale dell'Onu e il Presidente del Forum di Stabilità Finanziaria.

    Scopo del summit - precisa Dana Pierino portavoce della Casa Bianca - sarà quello di “esaminare i progressi fatti per fronteggiare la attuale crisi finanziaria, approfondire una comprensione comune delle sue cause e concordare una serie di principi per una riforma dei regimi regolatori e istituzionali dei settori finanziari mondiali”. Belle parole, ma tutte sospese nel vuoto di una crisi che sconvolge il mondo capitalista in uno tsunami annunciato da tempo. I punti centrali del vertice – dicono poi i grandi medici della Casa Bianca - saranno “sviluppati ulteriormente da gruppi di lavoro per essere quindi esaminati in successivi vertici”. Una terapia tutta a lungo raggio nel buco nero dell’economia mondiale.

    Comunque sia, è chiaro che l’incontro di novembre dimostra che l’Ovest (Usa in testa) non è in grado di risolvere il problema economico. Si rivelano insufficienti le grandi holding della geopolitica e della geoeconomia che appoggiano il mondo economico statunitense: dalla Nato al Fondo monetario sino ai maggiori mass media. La realtà consiste nel fatto – lo scrivono a Mosca i maggiori commentatori della vita economica mondiale - che la potenza americana non riesce a controllare la “Grande Depressione”.

    In questo contesto si pone in primo piano la Cina che annuncia orgogliosamente che le sue riserve d’oro arrivano a 1,9 trilioni di dollari. Ed è un titolo d’onore che rivela come il “dragone rosso” sia già riuscito ad occupare un posto notevole nel futuro sistema finanziario mondiale. E’ Pechino, infatti, che prima ha organizzato un summit asiatico globale e poi un altro grande incontro tra i paesi dell’Asia e dell’Europa. Tutto è avvenuto – e non a caso – senza la presenza degli americani rivelando che il sistema finanziario della Casa Bianca registra sempre più colpi mortali. Ne consegue che Cina e Giappone vanno in vantaggio e si trovano anche in una condizione privilegiata. Di poter decidere se e come allungare i tempi dei crediti, rivederli, oppure rifiutare i vari compromessi.

    In questo contesto di vantaggi Pechino chiede a Washington non solo una presa di posizione a favore della soluzione pro-cinese della vicenda di Taiwan, ma avanza soprattutto la richiesta relativa alla liberalizzazione delle proprietà statali americane. In parole povere questo vuol dire che la Cina si candida a mettere le mani nell’economia americana per acquisire proprietà di rilievo.
    Non solo, ma Pechino chiede che gli Usa rispettino gli interessi cinesi in America Latina, nell’Asia del sud e in Australia. Contemporaneamente Cina e Giappone fanno sapere che hanno già avviato operazioni finanziarie di ordine globale per creare una loro zona valutaria. Tutto questo fa capire al mondo politico ed economico che il rapporto della Cina con gli Usa è ancora una volta caratterizzato da dissidi e da manifestazioni di aperta ostilità. Perchè tra Pechino e Washington c’è stato sempre un clima di sospetto (reciproco) evidenziato da valutazioni discordanti sulle principali questioni di geopolitica.

    Si arriva così, con questa mole di problemi e di iniziative, al vertice di Washington che sarà dominato dalla “questione cinese”. Con il premier Wen Jiabao che annuncia che userà "ogni mezzo" per difendere il suo Paese dai rischi della crisi economica. Intanto il Governatore della Banca centrale, Zhou Xiaochuan - in un resoconto alla quinta sessione del Comitato permanente del Congresso del popolo – rende noto che l'economia cinese si sta sviluppando secondo le attese, ma che le prospettive sono complicate dal rallentamento della crescita economica globale e da una possibile diminuzione delle esportazioni da cui il Paese è altamente dipendente. Serve cautela – precisa l’esponente cinese - nella scelta delle politiche da attuare perché c'è sia il pericolo di un aumento dei prezzi causato dal rialzo dei costi di produzione, sia quello, opposto, di un crollo dei prezzi. La strada da percorrere - conclude Xiaochuan - è quella di un potenziamento dei sistemi di vigilanza e di controllo del flusso di capitali.

    Quanto alla presenza russa al summit di Washington, qui la situazione è particolare; perchè per gli Usa il fatto che tra Mosca e Pechino ci sia ora un periodo di grandi intese rappresenta un vero e proprio colpo geostrategico. Ma nello stesso tempo la Casa Bianca si impegna nel diffondere notizie su una sorta di “contrasto” che esisterebbe al vertice russo. Da un lato un Putin impegnato (con i monetaristi Kudrin e Ignatiev) sulle finanze globali, dall’altro un Medvedev più concentrato sulla realtà economica, industriale e produttiva del Paese.

    Per la Russia - si dice a Mosca - il momento della verità arriverà nella primavera del 2009. L’onda lunga dei successi accumulati, infatti, dura ancora. Ma si è agli sgoccioli. Tutto è, quindi, rimandato al dopo Washington con i leader mondiali che avranno la possibilità di incontrare anche il nuovo presidente. Quanto a Bush, il ricevimento alla Casa Bianca in onore del summit sarà per lui l’ultima cena.

    http://altrenotizie.org
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