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22/10/2008 "Crisi dei consumi perché il Paese è bloccato da anni" (BS, http://www.helpconsumatori.it)

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E' quanto sostiene Confcommercio che ha esposto oggi le sue "cinque verità sui prezzi". Su un euro di venduto, ha detto la confederazione, sono 7 e non 60 i centesimi che vanno al commercio.

Produttività e redditi bloccati sono i veri responsabili della crisi dei consumi. E in tema di filiera e prezzi, su un euro di venduto i commercianti all'ingrosso e al dettaglio trattengono 7 centesimi e non 60. É quanto ha affermato oggi Confcommercio, che ha esposto le sue "cinque verità sui prezzi" in tema di calo di consumi e filiera agroalimentare. Per Confcommercio all'origine della crisi ci sono infatti produttività e redditi bloccati.

I dati sono stati illustrati oggi dal direttore dell'Ufficio Studi, Mariano Bella. "In primo luogo - ha detto Bella - diciamo una volte per tutte che il calo dei consumi non causato dall'aumento dei prezzi ma dal fatto che il Paese è bloccato ormai da anni in termini di produttività e redditi. Basta osservare l'andamento dell'inflazione dei maggiori paesi europei che è pressoché uguale per tutti mentre i consumi registrano un andamento molto lento se non addirittura negativo, nel primo semestre 2008, solo in Italia". Bella si è soffermato sui dati del Pil, che nel primo semestre 2008 è cresciuto molto meno in Italia rispetto a Francia, Spagna e Regno Unito.

In tema di filiera agroalimentare, Confcommercio contesta i dati sui ricavi della filiera agroalimentare per i quali al commercio andrebbero 60 centesimi su un euro di spesa. "Una cosa assolutamente falsa e quasi offensiva - ha detto Bella - perché guardando i numeri emerge chiaramente che alla fine l'utile netto per il commercio al dettaglio più quello all'ingrosso è del 9%".

Confcommercio ha sottolineato inoltre i sussidi all'agricoltura e ridisegnato la "catena del valore aggiunto" per definire quanto, su un euro di venduto, arriva al commercio. Ha detto il Direttore dell'Ufficio Studi: "Per ogni euro di valore aggiunto l'agricoltura riceve oltre 61 centesimi di aiuti. Quindi tenendo conto di tutti i sussidi, la realistica catena del valore aggiunto è: 25 per l'agricoltura, 32 per gli altri settori (energia, banche, assicurazioni etc.), 20 per il dettaglio più l'ingrosso e 23 per l'import più il trasporto. Quindi in definitiva, gli imprenditori del commercio all'ingrosso e al dettaglio trattengono complessivamente sette e non sessanta centesimi totali su un euro di venduto".

Confcommercio non condivide la denuncia sulla doppia velocità dell'andamento dei prezzi delle materie prime e al consumo. Per Bella è "assolutamente falso che i prezzi delle materie prime scendono e i prezzi alimentari al consumo restano elevati. Basta considerare l'esempio tipico della pasta. Considerando i dati citati da Ismea, si vede chiaramente come in realtà i prezzi al consumo smussano le oscillazioni sui mercati d'origine anche grazie ai passaggi di filiera. Il livello assoluto del prezzo della pasta è diminuito tra settembre e luglio 2008 dell'1,3%, passando da 1,5 euro a 1,48 euro al chilo".

Per il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli è dunque necessario intervenire con una riduzione della pressione fiscale e con interventi di detassazione su straordinari e tredicesime. Per Sangalli "il vero tallone d'Achille è la debolezza della domanda interna, e in particolare dei consumi delle famiglie". E dunque "bisogna continuare a lavorare - ha detto Sangalli - per costruire condizioni di riduzione strutturale della pressione fiscale: controllando, ristrutturando e riqualificando, riducendo la spesa pubblica improduttiva; recuperando evasione ed elusione; integrando il principio del pagare tutti per pagare meno con quello del pagare meno per pagare tutti; attuando un federalismo fiscale all'insegna del principio di responsabilità nella spesa e nella tassazione".

Inoltre, ha aggiunto il presidente di Confcommercio, "è anche il momento di confermare e rafforzare le misure di riduzione del prelievo fiscale su straordinari, premi, e sulla redistribuzione degli incrementi di produttività e di verificare la praticabilità di misure di alleggerimento della tassazione sulle tredicesime". Per Sangalli la detassazione totale delle tredicesime avrebbe un costo compreso fra 8 e 9 miliardi di euro ma "a fronte di questo costo, oltre 5 miliardi si tradurrebbero in consumi, migliorando il loro andamento tendenziale di un buon mezzo punto. Con i chiari di luna che abbiamo davanti, sarebbe davvero un intervento importante".

http://www.helpconsumatori.it

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