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24/08/2007 La decrescita impossibile (Paolo De Gregorio, http://www.canisciolti.info)

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Il frutto avvelenato del modello di sviluppo liberista infinito, cioè quello che non tiene conto della finitezza delle risorse e del collasso ambientale, è di tipo ideologico, in quanto diffonde convinzioni di massa di tipo irrazionale ed ottimistiche, che impediscono di percepire la gravità dei problemi.
La “crescita infinita” è un dogma di tipo religioso, totalmente irrazionale e falso, che però è difficile attribuire ad una struttura economica che usa metodi razionali e scientifici nel produrre le merci.

Il vero problema del nostro tempo è che siamo dominati da una struttura economica globale che “è” il vero potere, il cui fine, il “profitto”, è in rotta di collisione contro qualunque forma di umanesimo politico, di programmazione, di regole, di sostenibilità ecologica che gli scienziati ci dicono essere indispensabile per conservare la vita sulla terra.

La scienza, quella vera, ci indica una strada obbligata di risparmi di riconversioni, di decrescita demografica, di diminuzione degli sprechi e dei consumi, di utilizzo di energie rinnovabili. Usa spiegazioni convincenti, ci fornisce cifre, parla di pochissimo tempo per non cadere nell’abisso del non ritorno, ma nulla cambia, anzi le emissioni globali di Co2 aumentano vertiginosamente e cambiamenti climatici devastanti già si vedono.

La cultura irrazionale dello sviluppo e dei consumi infiniti, alimentata ogni giorno di ogni anno da un apparato mediatico monopolistico, ossessivo, ha lavato i cervelli di uomini, donne e bambini, ha prodotto il “pensiero unico” del CONSUMISMO e tutti sono certi che la felicità consista nel consumare sempre più.
Ma non basta, ti ricatta dicendoti che il posto di lavoro e il tuo futuro dipendono dal fatto che i consumi non devono fermarsi e che la logica irrazionale dello sviluppo infinito deve essere la tua logica e la tua religione.

Anche la politica, di destra e di sinistra, è subalterna a questa logica, accettano entrambe il potere ed il motore dello sviluppo capitalista, sindacati e padroni difendono entrambi lavoro e profitto che sono 2 facce della stessa medaglia, e sembrano non rendersi conto del processo distruttivo che si è innescato.
Comunque oggi in Italia non vi è una sola forza politica che metta in discussione la dittatura dell’economia. Gli attuali politicanti non possiedono né etica, né cultura scientifica, né prestigio per poter intervenire e guidare uno sviluppo diverso, ed è tremendamente urgente che affiori un movimento capace di portare razionalità e sostenibilità nei suoi programmi, e che si affermi una cultura alternativa, con altre priorità, altri poteri, nuove idee.

Se c’è una cosa che dimostra, oltre ogni dubbio, quanto sia stupida e irrazionale la logica seguita dal liberismo selvaggio, bisogna parlare della scelta dello stato più capitalista e aggressivo del mondo (gli USA) di destinare alla supremazia militare una cifra pazzesca all’anno (529 miliardi di dollari per il 2006, dato fornito dal SIPRI che è un Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace), a cui si devono aggiungere le spese delle guerre (vi sono 150.000 contractor civili in Iraq che affiancano l’esercito Usa), dello spionaggio, del sostegno in dollari e armi ai paesi “amici”, dell’enorme peso sociale degli invalidi di guerra.
Tale politica, appoggiata incredibilmente dalla Chiesa Evangelica con farneticazioni del tipo che i marine sono “legionari di Dio”, e dalle menzogne estreme che parlano di missione dell’America di portare democrazia e libertà in tutto il mondo, ha l’unico scopo di mantenere le materie prime strategiche (petrolio in testa) sotto il controllo Usa e il ruolo guida del dollaro.

Ebbene, se fossimo nella sfera del razionale e capaci di fare due conti, al di là della retorica e del desiderio di supremazia, si dimostrerebbe che la massa di denaro usata dagli Usa per armamenti, guerre, spionaggio, ecc. ecc, se investita nel settore energetico, con introduzione su larga scala di energie rinnovabili, riconversione dei trasporti e limitazione degli sprechi, darebbe dei risultati come la completa autosufficienza energetica, e, anche se non si volesse fare ciò, questa enorme massa di denaro basterebbe e avanzerebbe per comprarsi il petrolio sul mercato.

Credo che l’emergere di questa banalissima considerazione, renderebbe ancora più grottesche le “guerre per la demokrazia” che costano tante vite che hanno creato la reazione “terroristica”, hanno reso buona parte del mondo insicuro e invivibile, hanno reso l’America e i suoi alleati le nazioni più odiate del mondo, stanno compattando un miliardo e 300 milioni di islamici contro l’Occidente.

Preti e capitalisti, alleati di ferro, vogliono mantenere lo “status quo”, uniti dalla irrazionalità e dal dogmatismo, rifiutano in toto la necessaria riconversione industriale guidata dalle conclusioni degli scienziati, rifiutano un programma di decrescita demografica, vogliono continuare le loro guerre alimentate dalle religioni e puntano allo “scontro tra civiltà”, assicurandoci un futuro di massacri e distruzioni dell’ambiente.

Non credo che si possano avere dubbi su questa prospettiva. Se non si mettono in cammino quelle persone che desiderano la Pace, il rispetto dell’ambiente, il disarmo, che usano la ragione e la compassione per gli altri, che rifiutano la prepotenza, che accettano le evidenze scientifiche, NULLA POTRA’ CAMBIARE.
Bisogna però avere la certezza che le passeggiate del pacifismo, le ambiguità dei cattolici, le illusioni della sinistra, sono armi spuntate e ridicole di fronte alla cifra dei problemi.

Pensiero e azione devono diventare intimamente coerenti, in ciascuno di noi la prospettiva della decrescita, della diminuzione dei consumi individuali, della sobrietà, del rifiuto di finanziare istituti di credito legati alle armi e di dare l’8 per mille alle religioni, fino a rifiutare di votare se non per persone e programmi nuovi, devono diventare regole di vita e i legami organizzativi, di affinità e di amicizia interpersonali devono essere le fondamenta di un movimento che deve essere visibile e militante tutti i giorni.


Ogni movimento politico o culturale nasce da una analisi. La nostra è che il liberismo ci ha portato guerre e distruzione dell’ambiente e che questo processo va fermato. Sul come c’è moltissimo da dire e da inventarsi, ma sulla necessità di fermare questa deriva incosciente e distruttiva dobbiamo comunicare e convincere, già da oggi.
Decrescere è impossibile se non si verificano due fenomeni: la compatibilità dello sviluppo va decisa dagli scienziati che, insieme a una nuova politica, devono indicare la sostenibilità del processo produttivo, dei trasporti, i metodi con cui devono essere costruite le case, lo smaltimento dei rifiuti, la riconversione agricola, ecc.


L’altro fenomeno, contemporaneo, deve essere quello di mettere a disposizione di questa riconversione il denaro che viene attualmente speso per gli eserciti (in Italia ogni anno vengono spesi 29,9 miliardi di dollari), affidando la Difesa ad una guardia nazionale con armi leggere solo difensive.
Passare dal consumismo distruttivo ad una sostenibilità scientifica e programmata non sarà una passeggiata.

La decrescita impossibile - 2

Se vogliamo parlare concretamente di “decrescita” dobbiamo immaginare uno scenario molto probabile, addirittura sicuro in tempi medi, in cui si diffonderanno notizie sulla reale consistenza delle riserve petrolifere (ingigantite dalle grandi multinazionali per dare più valore alle loro società), a cui si aggiungerà il fatto sicuro che una quota consistente del petrolio mondiale andrà verso CINA e INDIA, a cui si aggiungerà prima o dopo una perdita di influenza degli USA e di tutto l’Occidente nell’area mediorientale, mentre la recente alleanza militare russo-cinese significa una strategia che dagli Urali al Pacifico porterà a un’area integrata economicamente e militarmente di tale peso da scoraggiare qualsiasi prepotenza.

La concomitanza di qualcuno di questi fatti, l’abbandono Usa dell’Iraq, voci su una grande crisi petrolifera, porteranno il costo del barile a 150 dollari e tutta l’economia attuale andrà in crisi. La globalizzazione, favorita dai bassi costi dei trasporti (aerei, navi, TIR) andrà in frantumi e sarà necessario passare alla terza rivoluzione industriale in cui le nazioni per prima cosa dovranno pensare alla autosufficienza alimentare ed energetica (da energie rinnovabili), abolendo tutti gli sprechi, a cominciare dagli eserciti.

L’attuale follia per cui centinaia di Tir trasportano dall’Italia alla Francia bottiglie di acqua San Pellegrino, mentre altrettanti camion partono dalla Francia per l’Italia con bottiglie di acqua Badoit ed Evian, la follia per cui un vasetto di yogurt alla fragola venduto a Stoccarda percorre 9115 chilometri tenuto conto del percorso del latte, delle fragole coltivate in Polonia, dell’alluminio per l’etichetta e della distanza per la distribuzione, la follia per cui un agnello surgelato in Nuova Zelanda percorre 18.835 chilometri in aereo cargo per arrivare in Inghilterra, ebbene queste follie, che sono la sostanza della globalizzazione, saranno spazzate via dalla crisi petrolifera e dovranno essere sostituite da un imperativo buono per tutti: bisognerà cibarsi di alimenti prodotti in una dimensione locale (che è poi la raccomandazione che da 20 anni ci propone il “contadino” Bovè).

Le nazioni che punteranno anticipatamente a ristrutturare settore energetico ed agricoltura in forme ecosostenibili e diventeranno autonome dalla globalizzazione, risparmieranno ai loro cittadini tragedie immense, anche se è lecito pensare che nulla si muoverà fino a quando i fenomeni sia del riscaldamento globale, sia la crisi petrolifera si manifesteranno.

Ricordo sommessamente che la nostra classe politica, pur avendo tutti i poteri per farlo, non impone ai palazzinari di realizzare le nuove costruzioni in cui vi siano due elementi strutturali obbligatori: le pareti rivestite di pannelli fotovoltaici proporzionate per dare 3 kilowatt a ogni appartamento, e un lastrico solare libero che convogli l’acqua piovana in una sottostante cisterna adeguata al volume dell’immobile. Praticamente avremmo case con l’autosufficienza energetica e l’autosufficienza idrica. E ciò costerebbe infinitamente di meno della urgente ristrutturazione di tutte le tubature che perdono per strada il 70% di preziosissima acqua. Ma il nostro ministro verde dell’ambiente, entusiasta difensore del suo appannaggio di 15.000 euro mensili, non disturba i palazzinari con queste “farneticanti” richieste.

La decrescita impossibile - 3

Nelle mie precedenti riflessioni sulla “decrescita” spero di non aver dato l’impressione che questo sia un processo che è possibile determinare cambiando solo stili di vita, perché, come senza appello ci dicono i dati scientifici sull’inquinamento: 50% industria, 30% trasporti, 20% consumi delle abitazioni, anche se tutti i cittadini avessero nel privato comportamenti virtuosissimi, sono l’industria e il sistema dei trasporti a determinare l’80% di inquinamento che rende l’attuale economia insostenibile sotto il profilo ecologico.

L’altro fattore fondamentale, che determina squilibri strutturali per la capacità del pianeta di rigenerarsi, è quello della crescita demografica, inarrestabile, non combattuta, anzi incoraggiata dalle religioni islamica e cristiana, che hanno strategie globali di espansione della loro influenza su masse di poveri e disperati.
Questi sono i veri “poteri forti”, proprietari delle industrie, dei mezzi di informazione e delle coscienze, che sono saldamente alleati nel conservare le proprie strategie di “eterno sviluppo”, di competizione, di “scontro tra civiltà”.

Non vi è nessuna entità, né politica, nè etica, né razionale, capace di fermare queste forze per loro natura anarchiche, dogmatiche, prepotenti, che hanno tutto in mano, anche se si è dimostrato scientificamente che ormai sulla terra si consuma più di quello che essa è in grado di rigenerare, le falde acquifere si stanno abbassando, e squilibri climatici, scioglimento dei ghiacci, desertificazioni già sono in atto.

Il mondo globalizzato ha enormemente accelerato il processo economico capitalistico, iperproduttivo, cancellando ogni differenza tra comunismo e capitalismo, che si sfidano spietatamente nella conquista dei mercati e delle materie prime, e per ottenere questi obiettivi non si preoccupano di inquinare e di distruggere.
La logica è questa, senza eccezioni, e oggi è possibile fare una operazione solo “culturale” indicando i responsabili, i complici, la subalternità vile della politica (di destra e di sinistra) e il ruolo delle religioni che stranamente difendono “LA VITA” ma non quella del pianeta terra.

Insomma, quando ascoltiamo Prodi che, prima delle vacanze, ci ricorda che senza crescita non si va da nessuna parte, e i cattolici organizzati che chiedono premi economici per le famiglie numerose, vediamo di riservare loro un sentimento di compassione, perché questi ignoranti, incompetenti, irresponsabili, non sono degni della nostra rabbia, non vedono nulla al di là del loro ombelico, sono completamente inadeguati a fronteggiare i problemi del nostro tempo.
La posta in gioco dunque è la guida dell’economia.

Il capitalismo, nella sua fase suprema di massima espansione e globalizzazione, dopo aver comprato la politica e averla annullata, quindi senza nessun ostacolo e nessun condizionamento, ha prodotto un mostro che non riesce a fermarsi, può restare in equilibrio solo continuando a correre, ma così facendo distrugge tutto ciò che incontra sul suo percorso, e continua anche se distrugge equilibri della biosfera, culture, intere regioni.

E’ a questo punto che il termine “decrescita” assume un significato ambiguo che va superato, perché sembrerebbe che può bastare un po’ di buona volontà dei responsabili del disastro e le stesse forze possono rimanere al potere e correggere gli errori.

Ecco perché bisogna parlare di rivoluzione Copernicana e non di decrescita. Bisogna passare dalla logica del profitto di una economia irragionevole, distruttiva, consumista, alla impostazione razionale e scientifica di una economia sostenibile e compatibile con la prosecuzione della vita sulla terra.

Progettare una economia sostenibile è una cosa seria,materia per scienziati, biologi, fisici dell’atmosfera, esperti di colture agricole, geologi, ingegneri specializzati in energie rinnovabili, esperti del riciclo dei rifiuti, deve essere ipotizzata sulla propria nazione e quindi valutate le proprie risorse in rapporto al numero di abitanti.
L’autosufficienza alimentare ed energetica deve essere la priorità assoluta con strategie diverse da paese a paese, e, quando la crisi petrolifera e climatica fermerà la globalizzazione, chi sarà stato previdente e si sarà reso autonomo con sagge scelte eviterà grandi tragedie.

L’unica regione che conosco in Italia, capace di reggere una profonda crisi energetica è la Sardegna. E’ abbastanza vasta per la sua popolazione di un milione e mezzo di abitanti, pochissimo industrializzata, ha una profondissima cultura agro-pastorale che utilizza terreni impervi senza uso di macchine. Con moderni impianti eolici e fotovoltaici può essere indipendente energeticamente, visto che sole e vento non mancano. In pochi anni, se il suo mare non fosse più arato e distrutto dai pescherecci a strascico, diventerebbe di nuovo ricchissimo di pesce che potrebbe essere pescato con piccole unità costiere. Praticamente un paradiso dove cercherebbero di sbarcare clandestinamente i leghisti in fuga dalla Padania.

Paolo De Gregorio

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