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  • 07/12/2006 Economia: Analisti prevedono rallentamento dell’economia mondiale nel 2007 (http://www.canisciolti.info)

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    Le previsioni degli organismi internazionali e dei principali analisti sembrano concordare circa un moderato rallentamento dell’economia mondiale nel 2007, con una dinamica per aree geografiche differenziata: ad un andamento ciclico ancora robusto in Asia si contrapporrebbe una decelerazione negli Stati Uniti e in Europa, anche se quest’ultima sembrerebbe determinata da fattori temporanei.

     

    L’affermarsi negli anni più recenti di un “ciclo asiatico”, relativamente meno dipendente rispetto al passato dagli andamenti delle economie industrializzate, sembra rappresentare l’elemento in grado attenuare gli effetti negativi della trasmissione di un rallentamento statunitense all’economia internazionale. E’ quanto emerge dalla nota mensile diffusa dall’Isae, Istituto di Studi e Analisi Economica

    Nel documento, per valutare quali potrebbero essere gli effetti di feedback sulle principali economie europee e asiatiche di uno shock avverso di entità più consistente nel mercato immobiliare americano rispetto a quanto implicito nelle previsioni di consenso, si effettua una simulazione con l’ausilio di un modello macroeconometrico. I risultati della simulazione relativi al biennio 2007-2008 sono riportati nella tabella 1, in termini di variazione percentuale rispetto allo scenario base. Il rallentamento negli Stati Uniti, risulterebbe di una certa entità (9 decimi e 1,6 decimi di punto rispettivamente nel 2006 e 2007 rispetto alla base), ma non tale da determinare una recessione.

    Al contrario, gli effetti sarebbero trascurabili per la zona Euro (un decimo di punto in entrambi gli anni) e leggermente più marcati per l’area asiatica, dove la situazione per i tre maggiori paesi appare molto differenziata. Per l’area euro, effetti più significativi sono ipotizzabili se alla decelerazione statunitense si accompagnasse una tendenza all’apprezzamento della moneta unica verso il dollaro, favorito da una reazione dei mercati finanziari rispetto al rallentamento americano e se, soprattutto, la Bce tardasse a modificare le proprie strategie di tassi di interesse in risposta al mutamento di scenario. Nella tabella 2 si riassumono i risultati di una simulazione in cui, al rallentamento statunitense ipotizzato nella prima simulazione, si associa un livello del cambio bilaterale euro/dollaro pari a 1,40 per il biennio 2007-08 e contestualmente la BCE non modifica in modo sostanziale il proprio comportamento rispetto allo scenario di base.

    In questo caso, la crescita del PIL nell’area dell’euro risulterebbe inferiore di 5 decimi di punto sia nel 2007 che nel 2008. Tra i paesi europei, la Germania evidenzierebbe un effetto negativo superiore alla media e agli altri due principali partner, Italia e Francia, a causa della sua maggiore esposizione commerciale sia verso gli Stati Uniti che verso Cina e Giappone. In definitiva, la severità della decelerazione europea, a fronte di una apprezzabile frenata americana e di un dollaro più debole, verrebbe a dipendere dalla velocità di risposta della Bce al materializzarsi di tali shock.

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