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  • 21/03/2006 Dibattiti sull' Economia. Vero o falso? (Davide Baldi e Ludovico Poggi, www.lavoce.info)

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    La campagna elettorale è ormai entrata nel vivo; mai come in questi tempi l’economia è al centro dei dibattiti, soprattutto televisivi. Con i politici di entrambi gli schieramenti perennemente impegnati a snocciolare cifre, dati, statistiche: ma siamo proprio sicuri che queste cifre, questi dati, queste statistiche siano esatte? C’è qualcuno che si prende la briga di controllare se le affermazioni sono, fattualmente, vere?
    Negli Stati Uniti, il giorno dopo i dibattiti, servizi e inchieste fanno le pulci alle dichiarazioni dei due contendenti, per individuare eventuali errori (in particolare sulle questioni economiche) dell’uno o dell’altro.
    Domani andrà in onda il primo confronto televisivo tra i due candidati premier del prossimo Governo italiano. Staremo con le orecchie tese: cominceremo anche noi a fare le pulci ai nostri politici. Speriamo solo che qualcuno segua il nostro esempio.
    Invitiamo i nostri lettori ad aiutarci a smascherare dichiarazioni dubbie.

    Ipse dixit

    Dichiarazioni del presidente del Consiglio durante l’intervista a Lucia Annunciata "In mezz'ora" domenica 12 marzo, Rai3

    Errore di Silvio Berlusconi

    Lucia Annunziata: "Ma la Confindustria pone il problema sostanziale, sottolinea i dati di un'Italia ferma. Io non sono riuscita a capire in tutti i suoi interventi come lei può dire...". "Glielo spiego - interviene il premier - il governo della sinistra ha avuto uno sviluppo inferiore alla media UE dello 0,9%, noi dello 0,8. Quindi abbiamo fatto meglio. Capisco che lei non sia molto pratica di economia, ma i dati sono questi".

    Guardiamo, invece, i dati.

    Pil ai prezzi di mercato (variazione percentuale rispetto all’anno precedente)

     

    EU 15

    Italia

    Differenza (EU15 - Italia)

    1996

    1.6

    0.7

    +0.9

    1997

    2.6

    1.9

    +0.7

    1998

    2.9

    1.4

    +1.5

    1999

    3

    1.9

    +1.1

    2000

    3.9

    3.6

    +0.3

    2001

    1.9

    1.8

    +0.1

    2002

    1.1

    0.3

    +0.8

    2003

    1

    0

    +1

    2004

    2.3

    1.1

    +1.2

    2005

    1.4

    0

    +1.4

     

    Media

    EU 15

    Italia

    Differenza

    (EU15-Italia)

    1997-2000

    3.1

    2.2

    +0.9

    2002-2005

    1.45

    0.35

    +1.1

    Fonte: Eurostat (link)

    Abbiamo preso in considerazione i periodi 1997-2000 e 2002-2005 escludendo gli anni in cui si sono svolte le elezioni (1996 e 2001), per la semplice ragione che il loro risultato potrebbe non essere imputato interamente all’uno o all’altro schieramento. Dai dati si può vedere che per il periodo di governo del centrosinistra (1997-2000) la media europea è superiore dello 0,9 per cento alla crescita italiana, mentre per il periodo di Governo del centrodestra la media europea è superiore a quella italiana dell’1,1 per cento.
    Anche qualora si volessero attribuire al Governo Berlusconi i risultati del 2001 e al centrosinistra quelli del 1996, non avremmo quanto detto dal presidente del Consiglio: la differenza tra la media europea e la media italiana risulterebbe dello 0,9 per cento, uguale per entrambi i periodi.


    Ballarò - puntata del 7/3/2006

    Errore di Francesco Rutelli

    Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti dichiara "(...)per tre anni siamo cresciuti il doppio della Germania...". Francesco Rutelli interrompe: "No, metà della Germania". Tremonti precisa: "...nel 2001, 2002 e 2003", Rutelli insiste "no, metà della Germania".

    Vediamo i dati:

    Pil ai prezzi di mercato ( variazione percentuale rispetto all’anno precedente)

    1996

    1997

    1998

    1999

    2000

    2001

    2002

    2003

    2004

    2005

    Germania

    1

    1.8

    2

    2

    3.2

    1.2

    0.1

    -0.2

    1.6

    0.9

    Italia

    0.7

    1.9

    1.4

    1.9

    3.6

    1.8

    0.3

    0

    1.1

    0

    Fonte: Eurostat (link)

    Secondo questi dati la crescita della Germania è stata inferiore di poco meno della metà rispetto a quella italiana nel periodo 2001-2003.

    Media Germania

    2001-2003

    +0.37

    Media Italia

    2001-2003

    +0.70

     

    Ballarò - puntata del 7/3/2006

    Errore di Giulio Tremonti

    Sempre nella stessa puntata di Ballarò, il ministro Tremonti afferma: "mi pare che (Rutelli l’ha infatti dichiarato in precedenza, n.d.r.) l’onorevole Rutelli abbia detto che nel 2003 l’Italia è cresciuta dello 0,0 per cento. Nel 2003, una informazione che può essere verificata, la crescita, invece, è stata dell’1,4 per cento..."

    Basta guardare le tabelle qui sopra per rendersi conto che l’affermazione del Ministro è errata. Nel 2003 l’Italia ha avuto crescita zero.

     

    Dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riportate dall’agenzia ANSA l’8 Marzo

    Errore di Silvio Berlusconi

    "Il governo, nell' attuale legislatura, ha ridotto la pressione fiscale complessiva dal 45% al 40,6%. E intende continuare su questa strada anche nella prossima legislatura". Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi parlando a 'Porta a porta'." ANSA – ROMA -8 marzo.

    La pressione fiscale è la somma di imposte dirette, imposte indirette, contributi sociali e imposte in conto capitale, rapportata al Prodotto interno lordo (Pil).

    Vediamo i dati.

     

    2000

    2001

    2002

    2003

    2004

    2005

    Pressione fiscale (valori percentuali)

     

    41,6

     

    41,3

     

    40,8

     

    41,4

     

    40,7

     

    40,6

    Pressione fiscale al netto delle imposte in conto capitale (valori percentuali)

     

    41,5

     

    41,2

     

    40,6

     

    40,0

     

    40,1

     

    40,5

     

    Fonte. Istat, marzo 2006 (link)

    Se si considera la pressione fiscale nella sua versione più ampia (prima riga), la riduzione durante l’attuale legislatura (2005 rispetto al 2000) è pari a un solo punto percentuale. Il risultato non cambia se si escludono le imposte in conto capitale (seconda riga), che contengono entrate straordinare, quali i condoni. Anzi, al netto dei condoni, negli ultimi due anni la pressione fiscale è tornata a salire.

     

    Duello televisivo Berlusconi vs Prodi del 14 marzo, Rai1

    Errore di Silvio Berlusconi

    Berlusconi afferma che a seguito delle riforme dell’Irpef introdotte dal centrodestra

    "sono oggi 10 milioni i contribuenti in più che non devono neppure fare la dichiarazione
    dei redditi ne avevamo trovati 2 milioni e mezzo di prima"

    La cosiddetta no tax area e le deduzioni per carichi familiari (entrambe decrescenti al crescere del reddito)  introdotte con le riforme Irpef dal 2003 e dal 2005 riducono il reddito imponibile. Fino a che le deduzioni sono più ampie del reddito, il contribuente non paga alcuna imposta. Le deduzioni in questione individuano quindi una soglia di esenzione.

    Anche prima dell'introduzione dei due moduli di riforma Irpef esisteva però una soglia di esenzione entro cui ricadevano tutti i soggetti che potevano godere di detrazioni di imposta (per redditi di lavoro e per carichi famigliari) tali da annullare l'imposta dovuta.

    Gli ultimi dati ufficiali a cui si possa accedere su quanti siano i contribuenti al di sotto di questa soglia di esenzione riguardano il 2001 (entro breve dovrebbero essere disponibili anche quelli relativi al 2002) e sono riportati nella tabella che segue. Da essi risulta che, già nel 2001, i soggetti con imposta nulla erano  8,2 milioni.

    Se, come dice Berlusconi, ora sono  circa 12,5 milioni  (e il dato appare comunque plausibile, sulla base di microsimulazioni), la platea dei soggetti esenti è cresciuta non di 10 milioni di unità ma di 4,3 milioni.

    Persone fisiche anno di imposta 2001

    Fasce di reddito complessivo

    Dichiaranti

    Imposta netta nulla

    fino a 5000

    8.235.111

    5.124.788

    da 5000 a 20000

    21.538.114

    3.053.582

    da 20000 a 50000

    7.881.082

    14.923

    oltre 50000

    1.139.361

    716

    Totale

    38.793.668

    8.194.009

     

    Fonte: dati Sogei – Cd-rom Le dichiarazioni in cifre


    Errore di Silvio Berlusconi

    Berlusconi:
    "…l’85% dei 10000 scioperi all’anno che si sono verificati sono stati fatti per motivi politici.."

    Non esistono dati statistici aggregati, riferiti alla totalità degli scioperi effettuati anno per anno, che indichino se uno sciopero è avvenuto per motivi politici. Una ricerca su questo punto potrebbe essere svolta soltanto sugli scioperi del settore dei servizi pubblici, soggetti al controllo della Commissione di Garanzia istituita dalla legge n. 146/1990; la maggior parte di questi riguardano il settore dei trasporti ed è osservabile nel sito web del Ministero dei trasporti e delle infrastrutture. Basta una scorsa ai dati ivi disponibili per constatare che la parte nettamente maggiore degli scioperi nel settore dei trasporti è dettata da motivi di ordine strettamente sindacale-contrattuale.

    Quanto ai dati Istat disponibili, in riferimento alla generalità degli scioperi effettuati in Italia essi sono così rubricati: "ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro distinte per mese e causa". Essi inoltre non riguardano il numero degli scioperi, bensì il numero di ore non lavorate. Ecco i dati in questione:

    Anni 2001-2005 (Migliaia)

    Motivazioni

    2001

    2002

    2003

    2004p

    Rinnovo contratto di lavoro

    4 204

    2 153

    3 194

    1 951

    Rivendicazioni salariali

    146

    83

    157

    119

    Rivendicazioni economico-normative

    1 592

    1 344

    1 379

    1 550

    Licenziamenti e sospensione

    351

    744

    261

    387

    Solidarietà

    22

    538

    21

    189

    Altre cause

    723

    1 242

    717

    654

    TOTALE

    7 038

    6 104

    5 730

    4 852

     

    Fonte: Istat (link)

    Poiché non vengono censiti gli scioperi per "motivi politici", possiamo in via di approssimazione ricondurli prima alle ore non lavorate per "Altre cause", poi alla somma delle ore non lavorate per motivi di "Solidarietà" e "Altre cause". Nella seguente tabella sono indicate le incidenze percentuali di queste "motivazioni" sul totale delle ore non lavorate. Ne risulta con certezza che la dichiarazione di Berlusconi è falsa: gli scioperi per motivo politico, nel quadriennio 2001-2004, quand’anche potessero essere fatti coincidere con tutti gli "scioperi di solidarietà" e tutti gli "scioperi per altre cause", non raggiungerebbero mai il 30% del totale, attestandosi per tre dei quattro anni fra il 10 e il 18%.

    Percentuale sul totale

    2001

    2002

    2003

    2004p

    Altre cause

    10,27

    20,35

    12,51

    13,48

    Altre cause + solidarietà

    10,58

    29,16

    12,88

    17,37

     



    Dichiarazione dell’On. Piero Fassino alla puntata di Otto e mezzo, 8 Febbraio

    Errore di Piero Fassino

    "Nel periodo 1998-2001 la pressione fiscale scese di 4 punti in 4 anni. Le entrate non diminuirono perché ci fu un recupero dell'evasione. Con Berlusconi in 5 anni la pressione fiscale è scesa di un punto, ma sono aumentate le tasse degli enti locali, a causa dei tagli dei trasferimenti. Con Berlusconi gli italiani hanno pagato più tasse". Lo afferma ad Otto e mezzo il segretario Ds Piero Fassino. (AGI) - Roma, 8 feb

    Riprendiamo il tema della pressione fiscale

    La definizione ufficiale di "pressione fiscale" è la somma di imposte dirette, imposte indirette, contributi sociali e imposte in conto capitale, rapportata al Prodotto interno lordo (Pil). Talvolta il termine non comprende le imposte in conto capitale, nelle quali è incluso il gettito di condoni e sanatorie.

    Vediamo i dati (valori in percentuale).

      1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005
    Pressione fiscale 1

    41,2%

    41,6%

    43,7%

    42,3%

    42,4%

    41,6%

    41,3%

    40,8%

    41,4%

    40,7%

    40,6%

    Pressione fiscale 2

    40,6%

    41,4%

    43,0%

    41,9%

    42,3%

    41,5%

    41,2%

    40,6%

    40,0%

    40,1%

    40,5%

     

    1 Comprensiva delle imposte in conto capitale
    2 Al netto delle imposte in conto capitale

    Fonte. Istat, marzo 2006 (link)

    Come si vede, per entrambe le definizioni c’è un picco nel 1997 (l’anno dell’ammissione dell’Italia all’euro), dopo di che la tendenza è alla diminuzione. Dal 1997 al 2001 la diminuzione è stata di 2,4 punti per la prima definizione e di 1,8 punti per la seconda definizione. Dal 2001 al 2005 la diminuzione è di 0,7 punti per entrambe le definizioni.
    La pressione fiscale, in entrambe le definizioni, comprende le imposte di tutti i livelli di governo, quindi anche quelle attribuite alle regioni (ad esempio, l’Irap e l’addizionale Irpef) e agli enti locali (ad esempio, l’Ici).
    Questo dicono i dati ufficiali, quanta parte poi dell’andamento delle entrate sia imputabile al ciclo economico (che determina gli imponibili), al recupero dell’evasione, alla variazione delle aliquote legali richiede un’analisi molto più complessa.

    Dichiarazioni di Giulio Tremonti a Porta a Porta, 16 marzo 2006

    "Guardavo solo i dati europei. Non ho il minimo interesse per la moltiplicazione di dati che vengono fatti da varie fonti: il mio giudice è la Commissione europea e sono i dati Eurostat quelli fondamentali".

    Errore di Giulio Tremonti

    La bontà dei dati italiani, come si può leggere all'interno del Bollettino economico, è garantita dalla Banca d'Italia ed è conforme agli standard europei.

     

    Fonte: Banca d’Italia, Bollettino economico, pag. 56°
     

    Dichiarazioni di Silvio Berlusconi nel duello televisivo, 14 marzo 2006

    In base alla segnalazione di alcuni lettori abbiamo verificato la seguente dichiarazione:

    "Nel 2001 abbiamo trovato un buco di 37 mila miliardi certificato da Eurostat e Istat, che ha portato i nostri conti al deficit del 3,2% mentre i governi dell’Ulivo avevano dichiarato lo 0,8%. Proprio a causa del malgoverno dell’Ulivo siamo andati in deficit eccessivo prima di Francia e Germania."
     

    Affermazione contestata, ma formalmente corretta di Silvio Berlusconi

    I dati ufficiali Istat relativi al 2001 e pubblicati fino a luglio del 2004 (vedi c. stampa 5/7/04) indicavano un "rapporto indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche (deficit) / Pil" pari al 2,6%, quindi ben al disotto del 3%. Nel marzo del 2005 (c. stampa del 1/3/05), a seguito di decisioni Eurostat sul trattamento delle operazioni delle Ferrovie dello Stato, il deficit per il 2001 fu rivisto al 3,0%. Infine, secondo i dati rilasciati dall'Istat a febbraio 2006, i quali incorporano anche una rivalutazione del Pil di circa il 2,5% per il 2001, il rapporto riferito al 2001 è ora pari a 3,1% (3,2% se non ci fosse stata la rivalutazione). Di conseguenza, l'affermazione di Berlusconi che nel 2001 il deficit aveva già "sfondato" il limite del 3% è corretta sulla base dei recenti dati Istat, ma tale risultato è dovuto alla decisione Eurostat presa nel 2004/2005: sul piano sostanziale, quindi, non si può affermare che fu la politica del
    governo di centrosinistra a portare il deficit nel 2001 oltre la soglia del 3%.


    * A cura di Davide Baldi e Ludovico Poggi per la Redazione de lavoce.info


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