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  • 04/01/2006 Economia Calante con Borsa Levante (Eugenio Benetazzo, www.comedonchisciotte.org)

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    Devi avere coscienza e non paura: solo la perdita di tutto quel che ti circonda ti renderà veramente libero. La proiezione su un futuro a rischio depressione stile anni trenta (da me e molti altri profetizzata) solleva non poche considerazioni anche sulle attuali giovani generazioni.
    Consideriamo, per esempio, il giovane italiano stereotipato di venticinque anni, generalmente con una cultura medio bassa, che lavora come operaio o come dipendente in qualche azienda di manifattura o di servizi: la sua concezione della vita e del lavoro è particolarmente ristretta, lavora per guadagnarsi (ma ancora per poco) lo stipendio che gli servirà per comprarsi l’ultimo modello di Golf o di Audi A3.
    Vive esclusivamente per comperare beni e servizi che non gli servono, accecato e drogato da una pubblicità ingannevole che lo porta a circondarsi di beni materiali superflui per lui ed il suo stile di vita.

    La maggior parte di queste generazioni giovanili non risparmia, spende più di quanto guadagna, convinta che la crisi in atto sia solo passeggerà e prima o poi passerà. L’aspetto più tragico è che proprio questi soggetti saranno le prime vittime in caso di shock finanziario globale, privati del loro unico sostentamento, il posto di lavoro e di quelle banali e finte certezze che per anni li hanno convinti di poter contare su un benessere costruito.
    E proprio come loro anche le nuove generazioni italiane stanno facendo di tutto per assomigliarvici: la moda del wrestiling in tv è dilagante (solo un ebete si metterebbe a guardare uno show più coreografato di un balletto di danza moderna), il fast food e le merendine ipercaloriche hanno contagiato la nazione (e proprio come i fratelli americani anche i giovani italiani si stanno incamminando verso la strada dell’obesità) e le carte di credito con fido revolving sono un must sociale, più ne hai e più sei accreditato.
    Queste ultime in particolare stanno facendo sparire una caratteristica che per decenni ha reso famoso il popolo italiano in tutto il mondo: la vigorosa propensione al risparmio. Prima si comperava tutto per contanti accantonati tra sacrifici e rinunce nel tempo, adesso complice questa società godereccia drogata inconsciamente dagli spot pubblicitari del consumismo sfrenato o da qualche pupazzo mediatico si deve possedere il meglio, tutto e subito. Costi quel che costi.
    Da qui la mia constatazione che la maggior parte di voi è schiava di un sistema che gli impone di lavorare per pagare le rate della sua auto-ultimo-modello-appena-uscito e per acquistare frivolezze e porcherie che non gli servono né per il suo stile di vita e né per la sua salute. Le cose che possedete alla fine vi posseggono.

    Pensate all’italiano medio che negli anni settanta e ottanta comprava l’automobile anticipando almeno il sessanta per cento del costo o addirittura pagandola interamente in contanti. Adesso assistiamo a queste nuove forme di finanziamento che servono solo a vendere le auto anche a chi non se le può permettere.
    Zero anticipo, una microrata di cento euro o meno per ventiquattro mesi, ed alla fine dei due anni o pagate il residuo (cioè il valore complessivo dell’auto perché per due anni avete pagato solo gli interessi) oppure andate a rifinanziare di nuovo l’importo iniziale: ecco come si acquistano le automobili oggi.

    Chi è particolarmente portato per essere abbindolato con queste formule di vendita alla fine del secondo anno acquista il nuovo modello di auto dando in permuta quello vecchio di due anni e ricominciando nuovamente a pagare: alla fine lentamente diventate degli automi che lavorano solo per consentire che la vostra casa automobilistica preferita possa costruire e continuare a vendere auto, certa che qualche babbeo sarà drogato da questo meccanismo e continuerà a cambiarla ogni due o tre anni.
    Non lavorate per vivere, ma vivete per lavorare e quei quattro soldi che pigliate se li prendono le banche e le multinazionali dell’auto o dei beni di consumo.
    Non avete speranza, voi giovani e anche voi non tanto più giovani, una sola cosa potete fare: prendere le valigie ed espatriare come hanno fatto secoli or sono centinaia di generazioni di italiani.

    Il denaro ci ha reso succubi di lui stesso, non siamo più noi che lo facciamo girare, ma è lui che ci fa muovere: sarete voi nei prossimi anni che dovrete andarvene a lavorare con la valigia sotto il braccio dove i capitali hanno deciso di andare per riprodursi. Chi è causa del suo male pianga se stesso: è il caso che iniziate a piangere allora.
    Sarà un’epoca senza precedenti per il vecchio continente in quanto per la prima volta dopo secoli di progresso e prosperità economica le nuove generazioni saranno più povere di quelle precedenti, vale a dire che i vostri padri sono stati più ricchi dei loro e voi sarete più poveri dei vostri genitori: per la prima volta questo processo di generazione di ricchezza si interrompe e si inverte con un trend che ha tutto l’opposto di essere una correzione.

    La maggior parte di quelli che stanno leggendo questo saggio nei prossimi 15/20 anni vivrà in uno stato di precarietà economica senza precedenti, con un lavoro a singhiozzo, e senza alcuna garanzia per il proseguio dei suoi giorni.
    Questa è la conseguenza non tanto lontana che già si percepisce in Italia: pensate a quante famiglie hanno dovuto modificare il proprio tenore alimentare per riuscire non a vivere, ma a sopravvivere.
    La globalizzazione multinazionale, ormai vanto del capitalismo sfrenato ed allo sbando senza più regole, comporta queste sfaccettature: il denaro va dove è più conveniente che sia investito.

    Tuttavia da speculatore professionista della borsa, mi sento dirvi che la verità è anche un’altra. La verità è che il capitalismo è imperfetto proprio come il suo inventore, accecato dalla frenesia incessante di accumulare denaro. Ed i mercati borsistici stanno premiando (irrazionalmente) questo scenario. L’abbaglio per il denaro facile ed il profitto indiscriminato ci insegnano che il mercato borsistico è un grande incubatore di sogni e di ricchezza, ma questa indiscrimata rappresentazione ci ha fatto dimenticare che anche lui è soggetto come qualsiasi altro prodotto della natura umana alla sua stessa fragilità e debolezza.
    Diffidate da chi vi propina teoremi sulla efficienza e razionalità del mercato, perché proprio questo è tutt’altro che efficiente e razionale. Specialmente nelle fasi in cui l’euforia e l’irrazionalità hanno preso il sopravvento sul buon senso.

    Eugenio Benetazzo
    duriepuri@eugeniobenetazzo.com


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