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06/11/2009 Rapporto europeo sulle droghe, la domanda che nessuno sembra porsi (Pietro Yates Moretti, http://www.aduc.it)

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Quando si parla di droga, l'informazione italiana non sa far altro che cronaca. Non c'Ŕ stato uno dei maggiori quotidiani italiani che, nel riportare i tristi numeri della Relazione annuale dell'Osservatorio europeo delle droghe presentato ieri, abbia posto domande sul loro significato. Eppure Ŕ molto semplice. Ogni anno, i rapporti del Governo italiano, dell'Europa e dell'Onu mostrano un aumento del consumo di droghe, un incremento di morti per droga, l'espansione di organizzazioni criminali e terroristiche grazie al mercato illegale della droga.

Anche quest'ultimo rapporto si inserisce in una tradizione decennale. Un giornalista dovrebbe chiedersi: visti i numeri, stiamo affrontando il fenomeno con gli strumenti giusti? Le risposte sono due: o la strategia proibizionista funziona, seppur debba essere nuovamente intensificata; oppure non funziona. Sia la prima che la seconda risposta presuppongono per˛ che la domanda sia posta, altrimenti anche i prossimi due, dieci, cento rapporti fotograferanno una situazione in costante deterioramento.

Ora, facciamo uno sforzo di fantasia, e immaginiamoci che qualche autorevole quotidiano abbia posto la domanda. Lo so, bisogna sforzarsi un po', ma immaginate che il giornalista, intento a organizzare in un articolo i suoi copia e incolla di cifre e di agenzie di stampa, abbia avuto un sussulto di curiositÓ: dopo decenni di guerra alla droga, sono questi i risultati? Da quarant'anni l'Italia e l'Europa hanno adottato una strategia improntata su proibizionismo e repressione.

E da quarant'anni, con poche eccezioni, quella strategia Ŕ stata implementata via via con sempre maggior vigore fino ad arrivare a oggi: carceri piene per reati connessi agli stupefacenti, tribunali sommersi, buona parte del budget delle forze dell'ordine destinato alla repressione, e ora anche l'invio degli eserciti Nato in Afghanistan, dove il nemico Ŕ responsabile del 90% dell'eroina mondiale. Nonostante ci˛, le organizzazioni mafiose e terroristiche continuano a crescere, come anche i consumatori e i decessi per overdose. Non sono abbastanza quarant'anni di fallimenti, certificati da centinaia e centinaia di rapporti annuali, per cominciare a mettere in discussione il proibizionismo?

Magari il nostro giornalista, trasportato dalla curiositÓ, potrebbe porre la domanda anche a colui che dal 2001 guida quasi ininterrottamente la politica antidroga in Italia, Carlo Giovanardi, visto che l'Italia continua a espandere la sua teca di primati negativi. Se non altro per chiedere conto del suo operato.

Ma non spingiamoci troppo il lÓ con la fantasia. Nessuno farÓ questa domanda, mentre la politica sembra aver giÓ trovato la nuova panacea: i test antidroga per i parlamentari. Ovviamente volontari e segreti. E la pagliacciata parlamentare ha giÓ sulla stampa maggiore spazio della tragica realtÓ che emerge dall'ultimo, sempre pi¨ inutile, rapporto europeo.

http://www.aduc.it

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