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  • 16/03/2007  Droga, stop al decreto ‘cannabis’: ecco il profilo del giovane consumatore  (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

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    È maschio, diplomato, vive con i genitori, ha un lavoro e fuma lo spinello. Non è sempre e solo così, ma i dati raccolti dalle forze dell’ordine e segnalati al prefetto di Milano perché trovati negli ultimi cinque anni in possesso di stupefacenti per uso personale ci mettono davanti a questo identikit. E lo fanno proprio nel giorno in cui il Tar del Lazio ha sospeso il decreto del 13 novembre scorso con cui i ministri della salute Turco e gisutizia Mastella avevano innalzato da 500 a 1.000 milligrammi la quantità massima di principio attivo della cannabis detenibile per uso personale, quantità oltre la quale - in base alla legge Fini-Giovanardi – si incorre in sanzioni penali gravi per spaccio di stupefacenti. Il tribunale non solo ha negato la potestà di stabilire per decreto tali limiti (la legge “non conferisca al decreto un potere politico di scelta in ordine all'individuazione dei limiti massimi delle sostanze stupefacenti o psicotrope che possono essere detenute senza incorrere nelle sanzione penali”) ma ha anche contestato come tale scelta non sia stata “supportata da alcuna istruttoria tecnica che giustifichi il raddoppio del parametro moltiplicatore”. Le richieste di sospensione erano state presentate dall'associazione di consumatori Codacons e da una cooperativa sociale-comunità terapeutica di Taranto.

    L’indagine di Milano, presentata ieri pomeriggio e basata sui dati forniti dalla Asl Milano2, alla quale erano stati indirizzati per un colloquio i giovani trovati in possesso di stupefacenti, ha messo in evidenza una netta maggioranza di consumatori di cannabis (82%), seguiti da cocaina (13%), oppiacei (1,5%) e  altre droghe (3,5%). Tutt’altro che giovani sbandati: nel 65% dei casi avevano un lavoro e nel 26% si trattava di studenti, quasi sempre vivevano in famiglia (90%) e potevano vantare un buon livello di studio, con l'88% diplomato o prossimo al diploma e un 5% di laureati. E una nettissima prevalenza di italiani (94%) e di maschi (92,6%).

    E’ a giovani come questi che si è applicata la normativa che prevede la segnalazione all’autorità giudiziaria ogni qualvolta un soggetto è trovato in possesso di una quantità di stupefacente eccedente una determinata soglia. Con il decreto dello scorso novembre questo limite era stato innalzato – riguardo alla cannabis - da 500 a 1000 milligrammi, sulla scia della presunta impennata degli arresti verificatosi dall’entrata in vigore della legge Fini – Giovanardi, nel maggio 2006: era diventato prioritario, secondo i responsabili della Giustizia e della Salute, evitare che entrassero nel circuito penale molti semplici consumatori. Attenzione: si è detto “presunta” impennata, perché i dati definitivi dei periodi immediatamente precedenti e successivi all’entrata in vigore della legge Fini – Giovanardi non segnala alcuna eccessiva differenza, almeno per il possesso della cannabis: il che, a ben vedere, potrebbe semplicemente significare che la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra nel 2006, con le sue restrizioni rispetto a quella precedente, venga applicata solo parzialmente. Va da sé che – se questa teoria è corretta – così come il passaggio alla nuova normativa nel maggio 2006 non significò alcun rilevante cambiamento sul versante degli effetti penali, poco potrebbe cambiare anche ora che il decreto di sei mesi fa è stato sospeso.

    “Rispetto sempre le sentenze - è stato il commento del ministro Livia Turco, “ma contro questa farò appello al Consiglio di Stato perché ne ritengo infondate le motivazioni. Al contrario di quanto sostiene il Tar del Lazio, infatti, la legge Fini-Giovanardi, nell'ambito della quale ho emanato a novembre il decreto di revisione della quantità massima, non offre al ministro della Salute alcun criterio tecnico per determinare tale quantità”.

    LE ASSOCIAZIONI E LE COMUNITA' - Numerosi i commenti delle associazioni. “Sentenza suicida” per Patrizio Gonnella, presidente  dell’associazione Antigone, attiva nel mondo delle carceri. Per Antigone la legge in vigore (la Fini-Giovanardi) “va abrogata non per i sofismi formali del Tar, ma perché è una legge che mette sullo stesso piano criminale consumatori di droghe leggere e spacciatori di droghe pesanti, servizi pubblici e comunità private”. “Speriamo che la sentenza sia un’occasione per velocizzare l’iter parlamentare di quelle proposte che si muovono nel segno della depenalizzazione e del buon senso”, dicono. Simile la posizione del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) che esprime ''sconcerto'' per la decisione del Tar. La Federazione che raccoglie numerosi operatori del settore ritiene che debba essere “assolutamente superata un'impostazione che affronta tematiche che riguardano aspetti educativi e di crescita con risposte penali e sanzionatorie” ed esprime, conseguentemente, la propria netta contrarietà a “trattare come delinquenti quelli che in realtà sono semplici consumatori di sostanze”, per puntare invece sulla prevenzione, la cura e il trattamento.

    Ma anche fra gli operatori, come sempre accade, c’è chi la pensa in modo totalmente opposto. ''Come operatori sociali nel campo della prevenzione e del recupero dalla droga, accogliamo con soddisfazione la decisione del Tar del Lazio di sospendere il decreto Turco che alzava la quantità consentita di cannabis, depenalizzando di fatto lo spaccio di questa sostanza”, dice il responsabile della comunità di San Patrignano, Andrea Muccioli. “In questi mesi avevamo più volte denunciato l'assurdità di questo decreto, promulgato dal ministero della Salute senza consultare nessun operatore e sulla base di motivazioni inesistenti: facilitare il consumo e la cessione di cannabis è un atto ingiustificabile, a fronte della crescita esponenziale di droghe tra i ragazzi denunciata anche dalle istituzioni”. E su questa linea, tutta l’opposizione chiede le dimissioni del ministro Turco. A livello politico intervengono fra gli altri anche i giovani di Forza Italia: “Da anni denunciamo, inascoltati, la pericolosa tendenza a normalizzare l'uso delle droghe sedicentì leggere, che continua ad essere promossa dalla maggior parte dei politici del centro sinistra e da un certo star system. Questa vera e propria politica culturale non ha fatto altro che produrre l'aumento a dismisura del consumo delle droghe tout court, dalle metanfetamine alla cocaina, deresponsabilizzando i giovani, le istituzioni e le stesse famiglie, che si sono illuse sulla fine del fenomeno droga dopo il calo del consumo di eroina”.

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